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La finale dalla sala stampa: Italia e San Marino finalmente in gara insieme!

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Grande eccitazione questa sera nella sala stampa di Copenaghen, dalla quale vi stiamo scrivendo. Giornalisti e semplici fans di tutte le nazioni in gara sono impazienti di sapere chi, fra poche ore, stringerà fra le mani il prezioso trofeo e l’onore, per il proprio Paese, di essere l’organizzatore del prossimo anno.

Incredibile quello che si vede da queste parti. Dimenticate le compassate sale stampa proprie di tutti gli altri eventi musicali e non: solo qui potete vedere un lettone vestito da cuoco, con tanto di cappello, in attesa di una “Cake to bake”. Solo qui i giornalisti portano i baffi di plastica in onore dei Twin-Twin, o una barba posticcia per imitare Conchita Wurst. Solo qui potete vedere gli svedesi che hanno montato il gran pavese, o un ungherese con un curioso cappello da jolly. L’atmosfera è perfino molto più carica di quella dello scorso anno. Pensate quindi come ci sentiamo noi, che stavolta abbiamo in gara sia Italia che San Marino!

Parte l’inno eurovisivo, ed è un boato che ci avvolge. Sullo schermo scorrono le immagini della sigla, e la tensione sale sempre di più. Un tripudio di bandiere invade il palco, mentre tutti i giornalisti battono le mani a tempo. Le urla della sala stampa si fondono a quelle provenienti dall’arena. Siamo già tutti ubriachi e fuori di testa.

Inedita la presentazione dei cantanti uno a uno. Sembra di essere a Miss Italia, ma è un ottimo sistema per dirigere l’attenzione su ogni singolo cantante e per mostrarli da subito al pubblico a casa. Nel frattempo la nostra scrittura è rallentata da degli ottimi “moretti” che i volontari ci stanno presentando su dei vassoi. Dopotutto, sarebbe ora di mettere qualcosa sotto i denti!

Inizia l’Ucraina con Marya Yaremchuk e l’ormai famoso “uomo-criceto”. Sempre originali nelle loro presentazioni. Un uptempo senza grosse pretese ma con molta energia. Molto più semplice la presentazione della Bielorussia, con Teo e i suoi ballerini in semplici completi neri. Evidentemente puntano molto di più sul brano, simpatico e accattivante. Speriamo che non venga penalizzato dalla “maledizione del numero due”.

Ecco adesso una canzone veramente di classe, quella dell’azera Dilara Kazimova. Apprezziamo la bravura e il coraggio della trapezista, che però non toglie ne’ aggiunge niente al brano, che sarebbe stato di per sé già perfetto anche senza grossi effetti scenici. Arrivano poi i colorati islandesi Pollapönk. Al di là del ritmo e dell’allegria, come non fare proprio il loro messaggio? Basta con i pregiudizi!

Una canzone incantevole è quella della Norvegia, dolce e malinconica. L’atmosfera è sottolineata dai telefoni cellulari usati in funzione flash da tutto il pubblico, ma il brano è veramente bello e non avrebbe neppure bisogno di questo aiuto. Seguono due vecchie conoscenze dell’ESC, Paula Seling e Ovi, con la loro “Miracle”. L’interpretazione è come sempre impeccabile, ma su di loro pesa ancora il ricordo della superiore “Playing with fire”. La sala stampa, comunque, sta ballando scatenata.

Ecco ora il grande favorito dei bookmakers fino alla scorsa settimana, Aram MP3 per l’Armenia. Solo in mezzo al palco, regala una performance emozionale arricchita e sottolineata solo da un gioco di luci e sfondi. Il brano seguente, quello montenegrino, regala davvero un sogno a chi lo ascolta. Chiudete gli occhi, e la voce di Sergej vi trasporterà dalle bocche di Kotor al lago di Skadar in un attimo.

Stiamo adesso guardando e ascoltando la performance energica della Polonia, che combina ritmo trascinante ed elementi etnici. Un po’ al limite del gusto le due figuranti che fingono di fare il burro e lavare i panni, ma visto che la stessa Cleo ha dichiarato che l’importante è la canzone… ascoltate! E quando avrete finito di dimenarvi, ricominciate: sta arrivando la Grecia con la sua house e il suo tappeto elastico. Riuscirete a resistere? I giornalisti greci in sala stampa sicuramente no: sono già saliti sulle sedie!

Ed eccola, la vera protagonista di questo ESC: Conchita Wurst, con “Rise like a phoenix”. Vada come vada, la rappresentante austriaca ha già vinto, facendo passare il proprio messaggio di tolleranza e venendo circondata ovunque da consensi ed entusiasmo. Aggiungeteci che è davvero brava, e chiedetevi dove può arrivare. La sala stampa è in delirio. Dopo di lei, per le Elaiza, rappresentanti tedesche, è un lavoro durissimo. Loro però ce la mettono tutta, seguendo il ritmo costante del loro pezzo con precisione.

Un simpatico siparietto con i vari record eurovisivi, e siamo pronti per ripartire.

Un tappeto di flash dei cellulari accoglie anche la svedese Sanna Nielsen, la favorita dei fans, con la sua ballata che inizia come un carillon e culmina in leggere acrobazie vocali. Risolto il problema con il faro “deviato” che aveva provocato una protesta della delegazione alla prima prova. Cambio di atmosfera con la Francia e i TwinTwin che presentano “Moustache”. La canzone è piena di vita ed energia, ma non per questo il testo è banale. Ben riuscita!

Ecco le gemelline russe, davvero molto dolci e carine sul palco. La canzone è orecchiabile, ma un poco sentita e risentita. Attenzione a Rui Andrade che appare sul palco per chiudere il ventaglio! E dopo di loro, eccoci a Emma, e scusatemi se non ho guardato la performance perché troppo occupata a cantare e ballare in mezzo alla sala. Bella inquadratura per i fans di OGAE Italy alla fine!

Il flauto traverso fa il suo effetto: Tinkara Kovac ha inaspettatamente portato la Slovenia in finale, e spera in un buon successo. E’ un’artista, e se lo meriterebbe, tanto più che la canzone è pregevole. A contrasto, arriva il rock finlandese. Il genere non è nuovo, ma il pezzo coinvolge e convince. Stupendo l’aspetto scenico, tutto in argento.

Effetto pioggia (fino ai capelli effetto bagnato), logicamente, per Ruth Lorenzo. Gli spagnoli in sala stampa sono stranamente tranquilli, probabilmente aspettano solo la fine della canzone per esplodere in grida di giubilo. Ah, no, non sono riusciti a trattenersi oltre il secondo ritornello. Ma c’è poco da dire, hanno di che essere orgogliosi. SebAlter, invece, conquista con la simpatia e con il suo essere ticinese, quindi quasi italiano. Movimento sul palco, divertimento e ritmo frenetico per una canzone estremamente radiofonica.

La performance ungherese è veramente da brividi, con il violento confronto fra i ballerini e con l’interprete che li divide nel finale. Anche una canzone può servire a concentrare l’attenzione del pubblico su di un tema scottante come la violenza domestica. Non meno importante anche la dedica dei maltesi Firelight a tutti coloro che non sono tornati dalla Seconda Guerra Mondiale. Un allegro country con uso di strumenti particolari e una grande voce femminile.

Un vero tripudio accoglie in sala stampa la performance del rappresentante danese Basim. Sicuramente il rappresentante di casa vince in allegria e spensieratezza. Sfidiamo chiunque a non ritrovarsi in meno di quattro secondi a canticchiare il ritornello della sua canzone: il suo “Shubidubidu” è scritto anche sui muri di Copenaghen! Netto contrasto con la entry olandese, intitolata propriamente “Calm after the storm”. Un soft country il cui stile “on the road” è accentuato dalla proiezione di una strada sul palco.

Con Valentina è arrivato di nuovo il momento di alzarsi e sventolare la bandiera durante tutta la performance. Ultima esibizione, quella del Regno Unito con Molly e la trionfale “Children of the universe”. Oro e piume per la cantante, nero e piume per i coristi, per un pezzo che resta molto ben quotato.

E con questo abbiamo terminato l’ascolto e la visione delle 26 canzoni in gara: tempo di prepararsi a una votazione che si preannuncia all’ultimo respiro!