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Noi siamo il mondo di domani: viva il Junior Eurovision Song Contest!

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Un gioioso arcobaleno di musica e sorrisi: ecco cosa è il Junior Eurovision Song Contest! L’allegria e la professionalità dei giovani partecipanti ne fanno un evento affascinante per tutta la famiglia, ma soprattutto un messaggio di amicizia e condivisione per tutto il mondo. Tornare, anche se solo per una sera, come bambini è il segreto per riscoprire i valori fondamentali della vita e per cercare di costruire un mondo migliore.
Questo è quello che è successo anche stasera sul palco del Junior, sotto la direzione della fantastica presentatrice Poli Genova, scatenata al punto giusto, vestita come una bambola rock e protagonista di uno degli interval acts, “Where is my dress?”, iniziato come un filmato e culminato in un travolgente rap in diretta dall’arena.
Lena Stamenković, dalla Serbia, ha aperto la gara con la sua “Lenina Pesma”. Sola sul palco nel suo bel vestito rosso, ha fornito una performance drammatica ed emozionale, mentre alcune parole della sua canzone, pure in rosso, apparivano sullo sfondo.
Dalla Georgia sono poi arrivati i “The Virus”. “Gabede” è il titolo della canzone, energica e perfetta per ballare. Il palco si è letteralmente frantumato in giochi di luce, mentre le tre ragazze, molto Nina Zilli in bianco e nero, hanno fatto da perfetto sostegno al frontman, cantando con entusiasmo.
In una foresta innevata si è esibita la slovena Lina Kuduzović con “Prva ljubezen/Primo amore” scritta da Raay dei Maraaya. Semplice nel suo vestito bianco, sola sul palco, Lina ha cantato con trasporto e dolcezza, accarezzando le parole italiane che il ritornello contiene.
Rosse sullo sfondo di un turbinio di raggi e di “Viva” colorati, le nostre Chiara e Martina sono state estremamente convincenti. La canzone è forse la più adatta a un pubblico giovanissimo e spensierato, una celebrazione della crescita e della scoperta del mondo.
L’esibizione di Shalisa, per i Paesi Bassi, con la sua “Million lights” ci ha ricordato certi Eurovision degli anni Ottanta. Se non fosse stato per l’originale mise con cappello e paillettes, avremmo potuto accostarla alla norvegese Karoline Krueger, con il suo pianoforte e la sua scorrevole ballata.
Fuochi d’artificio virtuali, a cascata, per il debutto dell’Australia. Bella Paige ha preso il palco con sicurezza, elegantissima in top nero e gonna lunga color oro, insieme alle sue “My girls”. Indubbiamente una delle grandi favorite di questa edizione, e non solo per l'”effetto debutto”.
La piccola Enya del Junior, Aimée Banks, è apparsa in un vestito azzurro lungo, con scene marine sullo sfondo. “Réalta na mara” è un brano suggestivo e delicato, che ha catturato gli spettatori con il suo incedere ispirato e onirico.
Composto, elegante ma molto emozionante, Mikhail Smirnov ha eseguito “Мечта/Dream” per la Russia. Sul palco è stato accompagnato soltanto da una ballerina in abito bianco e lunghi capelli biondi, che, con le sue mosse, ha sottolineato il pathos della canzone.
Un girotondo ha introdotto il brano della Macedonia, “Pletenka”, eseguito da Ivana e Magdalena. Una canzone giovane, eseguita in abiti casual, quasi a voler rappresentare una festa o una giornata insieme a un gruppo di amici.
Ambientazione bucolica per il bielorusso Ruslan Aslanov, che, con ampi gesti molto ispirati, ha eseguito “Volshebstvo/Magic”. Un brano davvero magico che si candida per una posizione alta nella classifica finale.
L’Armenia arriva dallo spazio per portarci un carico di “Love”! Il nostro ambasciatore extraterrestre è Mika, accompagnato dalle sue tre coriste in abito rosa. Grande sicurezza sul palco, ritmo molto contagioso che fa ballare tutta l’arena.
Da un enorme fior di loto scintillante è uscita Anna Trincher, l’ucraina che ha interpretato “Pochny z sebe/Start with yourself”. Anna sembrava quasi nuotare, nel suo leggero vestito color arancio, nel mare proiettato sullo schermo.
Ecco poi i padroni di casa, i bulgari Gabriela Yordanova e Ivan Stoyanov. Somiglianti a due sposini, hanno interpretato “Colour of hope” accompagnati da un gruppo di bravissime ginnaste che hanno sottolineato la loro esibizione con nastri, palle e piroette.
San Marino si è guadagnata scroscianti applausi con la suggestiva “Mirror”. Kamilla Ismailova ha conquistato il pubblico con la sua voce fresca e con un’ottima messa in scena. Gli specchi applicati sul vestito di Kamilla e sulle tute delle sue ballerine hanno creato un effetto incantato.
Cosa dire di Destiny e della sua “Not my soul”? La giovanissima maltese ha trasmesso energia e gioia di vivere fin dalla prima nota, così sola sul palco in un tripudio di colori e di voce da brivido. Vittoria più che meritata!
Dolcissima l’Albania di Mishela Rapo e “Dambaje”, una dolce nenia con echi etnici che ha cullato tutta l’arena. Deliziosa in bianco pennellato di colori pastello, Mishela ha cantato come un piccolo angelo.
Più “da adulte” la performance del Montenegro. Jana Mirkovic ha cantato “Oluja” insieme alle sue ballerine in un’ambientazione da metropoli statunitense, trasmettendo spensieratezza e chiudendo in bellezza la gara.
Potremmo parlarvi delle due fantastiche performances di Krisia, la bulgara seconda classificata lo scorso anno, o del nostro Vincenzo Cantiello, che ha interpretato nuovamente la sua “Tu, primo grande amore” con trasporto e sentimento. Potremmo nominarvi tutti gli spokesperson, fra cui lo stesso Vincenzo e Arianna Ulivi, che hanno dato i voti per Italia e San Marino. Ma preferiamo sottolineare l’elemento, secondo noi, più importante di tutti: stasera, qui a Sofia, si è svolta una festa della gioia e dell’amore, alla quale tutti, dai cantanti agli spettatori, allo staff, ai giornalisti, sono intervenuti senza cedere alla paura per i recenti fatti di cronaca. Essere qui ha significato dare un segno, un segno di speranza, un segno che la vita continua e che il nostro futuro sono questi ragazzi, con i loro sorrisi e le loro emozioni ancora pulite. Non sappiamo quale sarà la loro strada: forse per tutti loro la carriera musicale andrà avanti, forse qualcuno cambierà direzione o la cambieranno tutti; ma una cosa è certa, il mondo andrà certamente meglio se tutti noi ci sforzeremo, almeno un poco, di assomigliare a loro.
Arrivederci al prossimo anno, forse a Malta o forse chissà, ma sempre con questo entusiasmo dentro ai giovani partecipanti e dentro a tutti noi.