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Sanremo 2016 Seconda Serata: e se, invece, il nostro eroe fosse tra questi?

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E siamo di nuovo, di persona o virtualmente, nel teatro Ariston di Sanremo, per l’ascolto della seconda metà delle canzoni dei big, nonché di metà di quelle dei giovani. Come ha appena ricordato Carlo Conti, ieri sera un italiano su due ha guardato la kermesse: ci sono tutte le premesse per pensare che anche stasera l’interesse del pubblico sia altrettanto alto. E noi eurofans, ovviamente, siamo qui in fibrillazione: non dimenticatevi che da questa manifestazione uscirà il nostro rappresentante per Stoccolma!
Si inizia col botto, con la prima sfida tra i giovani, a eliminazione diretta. La loro probabilità di essere nostri rappresentanti per quest’anno è molto remota, ma non per questo non meritano la nostra attenzione e il nostro ascolto. La prima sfida è tra Chiara Dello Iacovo e Cécile. Chiara Dello Iacovo canta “Introverso”, una canzone ritmata ma delicata, con una vocalità di testa, chiara come il suo nome e decisa, che fa buon uso dello staccato. Cécile è in gara con N.E.G.R.A., insieme al rapper Raffaele Giannuzzi. E’ un pezzo violento, arrabbiato, con un ritmo incalzante che ci porta echi d’Africa, una canzone che prende dentro. Non sempre il tema scottante fa la buona canzone, anzi, ma in questo caso le due cose coincidono. Una sfida durissima, che viene vinta da Chiara Dello Iacovo.
Seconda sfida tra Irama ed Ermal Meta. “Cosa resterà”, il pezzo di Irama, è una ballata dal curioso contrasto fra la vocalità veloce della strofa e quella sillabata del ritornello, che conferisce originalità al pezzo. Ermal Meta non è nuovo per Sanremo, avendo già partecipato con gli Ameba 4 e con i La Fame di Camilla. “Odio le favole” è un midtempo che riecheggia sonorità anni sessanta, dall’andamento cantabile e molto accattivante. Altra sfida molto difficile. Passa il turno Ermal Meta.
Dopo queste due crudeli sfide, arriva l’apertura vera e propria con il quartetto “classico” femminile Salut Salon, che esegue l’Estate di Vivaldi mixandola con l’Opera da Tre Soldi, in un’esecuzione quantomeno curiosa e decisamente poco ortodossa: violini suonati come chitarre, pianoforti suonati al contrario e chi più ne ha più ne metta. Verso la fine della serata eseguiranno anche “Les deux guitares” di Charles Aznavour.
Si entra poi nel vivo della gara dei big, con Dolcenera che sembra quasi avere rubato il vestito a Linda Wagenmakers (Olanda 2000). “Ora o mai più (Le cose cambiano)” è un brano fra il soul e il gospel, al quale la voce di Dolcenera, leggermente roca, dà un tocco particolare. La cantante la esegue al pianoforte, con l’aiuto di due coriste: è l’unica a portare sul palco questo elemento “eurovisivo”.
Prosegue Clementino, al suo debutto con “Quando sono lontano”. Un classico rap in italiano con ritornello cantato in napoletano. Niente rabbia, niente proteste, solo la nostalgia di chi è lontano da casa e la fatica di chi cerca di fare la propria strada. E’ un rapper buono, amico, con il sorriso sulle labbra, e risulta gradevole.
Arriva Patty Pravo, ma nella Sala Stampa Lucio Dalla parte l’applauso prima ancora che inizi a cantare, all’indirizzo del direttore Peppe Vessicchio. Patty parte quasi parlando, ma nel ritornello si nota che, dalle sue ultime prove, ha ripreso intonazione in modo notevole. Il brano “Cieli immensi” è molto più pop rispetto alle sue ultime partecipazioni, anche questo ricco di echi anni sessanta. Una presenza comunque sempre preziosa, quella della Pravo.
Il superospite di stasera, Eros Ramazzotti, anticipa il proprio intervento, uscendo dopo soli tre big. In un’atmosfera da concerto, esegue un medley dei suoi tre brani sanremesi “Terra promessa”, “Una storia importante” e “Adesso tu”, sulla quale la sala stampa si scatena nel coro, insieme a “Più bella cosa”. Dopo una breve intervista, propone la nuova “Rosa nata ieri”, una ballata nel più puro “Ramazzotti style”.
Esibirsi dopo un mito della canzone italiana come Ramazzotti non è facile, neppure per un ex vincitore come Valerio Scanu. Al di là delle ironie su “tutti i luoghi e tutti i laghi” Scanu ha talento: lo ha dimostrato con “Tale e quale show” e continua a farlo con questo brano, “Finalmente piove”, una ballata non facilissima e non lineare, che sale nel ritornello. Buona prova.
Molto emozionata Francesca Michielin: d’altronde, è giovanissima. Affronta la sua “Nessun grado di separazione” con un poco di nervosismo ma anche con molta grinta e voglia di farcela. Il brano è un midtempo non originalissimo, ma che funziona.
Il secondo ospite musicale è Ezio Bosso, il pianista affetto da una grave malattia neurologica degenerativa che ha trovato nella sua musica la forza per reagire e abbracciare comunque la vita. Quando appoggia le mani sul pianoforte, i suoi problemi passano in secondo piano, e si pensa solo a seguire le note sottili e malinconiche di “Following a bird”. Una speranza e un’iniezione di forza per tutti quelli che soffrono.
Brano grintoso per Alessio Bernabei, ex Dear Jack. “Noi siamo infinito” è uno dei pezzi più ballabili del festival, e ricorda il Nek dello scorso anno. La voce di Alessio è però più velata, ma proprio per questo risulta piuttosto suggestiva. I giovani ameranno questa canzone.
Peppe Vessicchio ha parlato! E’ suo il “Pronti, partenza, via!” che introduce “Vincere l’odio” di Elio e le Storie Tese. Sorprendenti in rosa, gli Elii ci divertono con una concatenazione di ritornelli, diversi fra di loro per genere, melodia e ritmo, legati l’uno all’altro solo dalla parola finale dell’uno che diventa quella iniziale dell’altro. All’Eurovision? Se c’è stata una “Ljubi, ljubi, I love you”, ancora con più onore potrebbe essere presentato questo brano. Poche chiacchiere: o si ama o si odia.
Altra pausa con Ellie Goulding, che interpreta “Love me like you do” e il nuovo singolo “Army”. Dopo di lei entra in gara Neffa, con “Sogno e nostalgia”. E’ un brano quasi “fuori tempo” in mezzo agli altri, una classica marcetta che, nel ritornello, si fa quasi sognante. Un pezzo curioso, ma che non passerà inosservato, e non solo per il curioso cappello stile alpino del cantante.
Annalisa, splendida in bianco, interpreta adesso “Il diluvio universale”. L’inizio ricorda l’incedere di “Sei bellissima” di Loredana Berté, ma lo sviluppo è totalmente diverso. E’ un brano assolutamente non facile, un crescendo drammatico per un modello di donna deciso e sicuro di se. Annalisa lo interpreta con grande trasporto e ottima voce.
Gli Zero Assoluto, che tornano al Festival dopo diversi anni, sembrano diversi già dall’attacco della loro “Di me e di te”. L’interpretazione è ancora soft, ma l’incedere è decisamente ritmato, abbastanza sorprendente da parte loro. Ci viene da pensare che per l’Eurovision non sarebbe male.
Stupisce l’ospite Nino Frassica, entrato con il suo solito piglio comico per una “doppia intervista” con Gabriel Garko, che poi ci regala “A mare”, una specie di rap dedicato ai migranti che strappa l’applauso di tutto il pubblico e della sala stampa.
E’ quasi l’una di notte, e siamo arrivati alla classifica provvisoria: agli ultimi quattro posti troviamo gli Zero Assoluto, Dolcenera, Neffa e Alessio Bernabei. Ma tutto può ancora cambiare.