Home #ESC2016 Barbara Dex Award alla croata Nina Kraljić

Barbara Dex Award alla croata Nina Kraljić

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Il risultato, bisogna dirlo, era scontato. E’ vero che, lo abbiamo detto più volte, il vero scopo del Barbara Dex Award non dovrebbe essere quello di “premiare al contrario” il peggior costume di scena, ma semmai l’abito più banale, quello che sembra acquistato dalla merciaia sotto casa, quello con cui nessun uomo o donna di spettacolo che si rispetti si presenterebbe mai sul palco. Tuttavia, quest’anno la Croazia ha effettivamente esagerato, ed è apparso prevedibile fin dalla sua prima esibizione che Nina Kraljić avrebbe conquistato senza problemi questo premio di dubbio prestigio.
Già a cominciare dal soprabito, somigliante a una struttura in carta di riso giapponese con disegni di arbusti invernali, l’impressione non è stata esattamente delle migliori, con la cantante piuttosto costretta in quella specie di enorme guscio. Del resto, non è che, una volta tolta la parte esterna del vestito, la situazione sia molto migliorata, come potete vedere dalla foto qui sotto.

 

Anche l’abito vero e proprio, infatti, risultava piuttosto confusionario, in una profusione di gale, pieghine ed elementi decorativi. In tutto questo insieme, la cosa più sobria è stata la scelta del bianco e nero che ha quantomeno mitigato il tutto. Indubbiamente la mise indossata da Nina, oltre ad averle fatto vincere il Barbara Dex Award, rimarrà nella storia della manifestazione, ma forse un vestito un poco più minimalista avrebbe distratto meno l’attenzione e permesso agli ascoltatori di concentrarsi meglio sull’ascolto della canzone.
Bisogna dire, in ogni caso, che Nina non ha brillato per sobrietà neppure in altre occasioni: esemplare il vestito fantascientifico scelto per il Red Carpet.
Seconda classificata la Germania, con “Miss Manga” Jamie-Lee Kriewitz. D’altronde, il suo personaggio è proprio quello, e la somiglianza con un cartone animato giapponese è puramente voluta. Molto probabilmente anche Jamie-Lee si aspettava un piazzamento, e non sarà stata sorpresa più di tanto da questo suo secondo posto.
Il terzo posto, attribuito alla Svizzera Rykka, dipende essenzialmente dal colore blu chiaro della sua chioma, che, a essere onesti, non le rendeva gran che giustizia. Probabilmente è stato un tentativo di giocare con ironia con il suo look da Marylin Monroe, ma l’effetto non è stato eclatante.
Al quarto posto la Bulgaria: altro outfit spaziale, stile supereroina galattica con aggiunta di catarifrangenti e led. Poli Genova, però, può passare sopra ridendo a questo piazzamento, perché ha un altro quarto posto, ben più importante, da festeggiare: possiamo affermare, senza tema di smentita, che, per avere regalato alla Bulgaria il miglior risultato di sempre, e per avere ampiamente riscattato la propria (ingiusta) eliminazione del 2011 con “Na inat”, Poli può essere considerata la vera vincitrice di questa edizione dell’Eurovision Song Contest.
Chiudiamo con il quinto posto della Bosnia Herzegovina, con Deen e Dalal anch’essi quasi usciti da un film di fantascienza: vestiario “tecnico”, rosso e nero, scollatura profonda con corpetto dalla forma di farfalla. Se dobbiamo dare il nostro parere, come abiti non ci sembravano così terribili, e ci sarebbe stato certamente da scegliere qualcosa di peggio. Ma tant’è.
Infine, qualche nota tecnica: per motivi non specificati, il sito Eurovisionhouse non ospiterà più il Barbara Dex Award, che, dalla prossima edizione, sarà organizzato dal sito Songfestival.be. Il nuovo indirizzo, che per il momento condurrà al vecchio sito, sarà www.barbaradexaward.com.