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Dallo Zecchino d’Oro al Junior Eurovision Song Contest!

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E finalmente siamo alla “resa dei conti”, anche se questa grande festa tra bambini di 17 Paesi non assomiglia tanto a una gara quanto a un’occasione di divertimento collettivo. Sono appena terminate tutte le esibizioni di questo Junior Eurovision Song Contest 2016, e i nostri occhi e le nostre orecchie sono ancora piene di sorrisi, suoni e colori.
Quest’anno possiamo dire che il Junior Eurovision Song Contest rappresenta veramente una continuità con lo Zecchino d’Oro, non solo perché la nostra Fiamma viene, come già la sorella maggiore, dalla manifestazione dell’Antoniano, ma anche perché proprio ieri su RAI 1 è stata trasmessa la cinquantanovesima edizione proprio dello Zecchino d’Oro.
Dall’Italia all’Europa, quindi, con tutto l’entusiasmo e la mancanza di pregiudizi dei bambini. Non sarebbe male prendere esempio dal loro modo di affrontare la vita, qualche volta!
Intanto, però, vi raccontiamo come si è svolta la manifestazione di oggi, sperando di fare entrare un poco anche voi nell’atmosfera gioiosa del Junior Eurovision Song Contest.
Dopo la sigla e i balletti di presentazione, la prima a esibirsi è stata l’Irlanda: Zena Donnelly ha cantato “Bríce ar bhríce”, un midtempo in gaelico cesellato con voce precisa e leggeri vocalizzi. Zena, sola in un’atmosfera blu, indossava un vestito con gonna larga a strati turchese. Un dolce inizio!
Per l’Armenia sono arrivate poi Anahit & Mary con “Tarber”, accompagnate da quattro ballerine che hanno sottolineato l’atmosfera grintosa del pezzo. Staging giocato sul contrasto fra bianco e nero e colore, ritmo ma anche molta gioia e grande professionalità delle due cantanti anche dal punto di vista interpretativo.
Dolcissima e tenera la cantante albanese, Klesta Qehaja con “Besoj”. L’aspetto è quello di una brava bambina nel giorno della Prima Comunione, con i capelli lisci, gli occhiali e il vestito bianco dal taglio austero e dalla gonna larga. Quando, però, dopo un inizio sussurrato, tira fuori la voce, tutta la suggestione e il sapore etnico della sua canzone vengono fuori, e incantano il pubblico.
The water of life project rappresentano la Russia con “Water of life”. Vestite a metà strada fra hippies e principesse Diseny, hanno iniziato la performance sdraiate per terra e hanno proseguito con movenze fluide e delicate, intonando un pezzo arioso e tranquillo, senza grandi acrobazie vocali, e terminando la loro esibizione formando un cuore con le braccia.
La padrona di casa Christina Magrin, abbigliata in rosso ciliegia con un abito simile a un’uniforme da banda musicale, ha interpretato al meglio “Parachute”. E’ incredibile come Malta presenti ogni anno cantanti con voci straordinarie, e Christina fa parte a buon diritto di questa categoria, con il suo colore vagamente soul e la sua estensione vocale di tutto rispetto che danno energia a questo midtempo allegro e deciso.
La bulgara Lidia Ganeva è sembrata proprio una principessina, nel suo vestito lungo dai colori tenui e con profili di uccelli in volo applicati. “Magical Day (Valsheben Den)” è un midtempo molto melodico, dall’andamento scorrevole. Ottima voce anche per Lidia, malgrado l’aspetto dolce e quasi timido.
Quanto oro per la E.R.I. Macedonia! Martija Stanojkovic si è presentata fasciata in una tuta da vera diva, che basta da sola a illuminare il palco, e le sue coriste/ballerine le sono di poco inferiori. “Love will lead our way” è una dance soft che, come del resto molte delle canzoni di quest’anno, non sembra adatta esclusivamente a un pubblico di bambini.
Ecco poi il rientro della Polonia, che non aveva più partecipato dopo la seconda edizione del 2004. Olivia Wieczorek ha cantato “Nie zapomnij”, un pezzo di sapore rétro che ci ha ricordato qualche Festival di Sanremo degli anni Settanta. Grande grinta, e vestito che ci ha colpiti, con la gonna gonfia di quelle che, da lontano, sembrano piume.
Esplosione di colori per la Bielorussia, con Alexander Minyonok che è entrato, insieme ai suoi ballerini su di uno hoverboard. “Musyka moih pobed” è il pezzo adatto per ballare come ragazzini indiavolati per le strade, in mezzo ai graffiti, e infatti i bambini si sono scatenati, esibendosi anche in qualche acrobazia.
Dopo la Bielorussia si è esibita Poli Genova, ospite di eccezione in quanto presentatrice del Junior Eurovision Song Contest del 2015, a Sofia. Poli, vestita, insieme alle coriste, in un trionfo di oro e bronzo, ha interpretato “If love was a crime”, che a Stoccolma le ha fatto ottenere il quarto posto, il più alto risultato mai raggiunto dalla Bulgaria.
Suggestiva la presentazione ucraina: nel suo prezioso abito in pizzo, Sofia Rol ha iniziato la sua “Planet craves for love” dentro a un ombrello rovesciato, lanciando immaginarie farfalle a uno dei due mimi che l’hanno accompagnata sul palco, raggiunto poi da una giovane violinista. Un contorno da sogno per una buona ballata classica.
Ed ecco finalmente la nostra Fiamma Boccia! E’ apparsa vestita come una vera cantante italiana d’oggi, moderna, in pelle nera con pochi fronzoli e tanta presenza. “Cara Mamma – Dear Mom”, in contrasto, è il brano italiano classico. La voce di Fiamma è la più pulita e chiara di tutte, e ha fatto volare il pezzo nell’aria, invadendo il teatro.
Anche la cantante serba, Dunja Jeličić, è entrata in scena su di un hoverboard, utilizzandolo al meglio per tutta l’esibizione. Avvolta in paillettes, ha cantato “U La La La”, un brano di quelli che acchiappano subito e fanno ballare anche i piedi più pigri. Tutti in disco!
L’unico duetto maschio/femmina di questa edizione è stato quello di Israele: Shir & Tim con “Follow my heart”. Ha iniziato Tim, che visivamente ricorda un piccolo Riccardo Cocciante, con una voce impostata e calda. Nella migliore edizione dei duetti, la ragazza è entrata alla seconda strofa. La canzone riecheggia, nell’inizio del ritornello, qualche brano rock classico, ma in generale è un fluido midtempo.
Una volta di più è entrata in gara l’Australia: Alexa Curtis con “We Are” (titolo debitamente sottolineato dalle scritte sul muro a led). Miniabito blu luccicante e cintura dorata, Alexa ha tenuto il palco da sola con questo brano ottimista e gioioso, dal ritmo moderato ma contagioso.
Coloratissimo il trio olandese, le Kisses, con i loro abitini completamente rivestiti di scritte fluo. “Kisses and dancin'” è il pezzo adatto per una festa fra amici, e le ragazze lo hanno cantato con convinzione e allegria.
L’esibizione di Cipro ci è sembrata pronta per l’Eurovision dei grandi, con i percussionisti incappucciati e il carattere decisamente dance, molto lontano dalle altre canzoni in gara. George Michaelides ha cantato e, soprattutto ballato, “Dance Floor”. Il pezzo è così fortemente caratterizzato che possiamo solo dire: o bene bene, o male male. Vedremo.
Ha chiuso la gara la Georgia, con Mariam Mamadashvili e “Mzeo”. Una ballata dal sapore molto rétro, che inizia con un incedere da Sanremo degli anni Cinquanta e prosegue con un andamento vagamente jazzy e non propriamente melodico. Ottima sia dal punto di vista della composizione che della voce, ha incantato il pubblico. Bello il vestito bianco corto con quella specie di “coda” di fiori.
Alla fine delle esibizioni, Destiny si è esibita nel suo nuovo singolo “La di da da” e, chiaramente, nella sua “Not my soul”, dimostrando ancora una volta la potenza della sua voce.
Dopo di lei, i Jedward , membri della giuria di qualità, sono stati invitati sul palco per cantare il loro ultimo singolo, che ci è semprato molto più maturo dai tempi di “Lipstick” e “Waterline”.
E adesso, eccoci qui ad attendere i risultati: vinca il migliore!