Home #nonsoloESC I Baustelle: “Eurofestival” e una dedica per noi

I Baustelle: “Eurofestival” e una dedica per noi

0
SHARE

 

13 Gennaio 2017 è una data che tutti gli eurofans italiani debbono segnare in rosso sul calendario. Un giorno storico per noi, perché segna l’uscita di quella che ci risulta essere la prima canzone italiana che sia stata mai dedicata all’Eurovision Song Contest. Sì, ci sono stati dei precedenti a livello internazionale (uno su tutti “Euro-Vision” dei belgi Telex, che partecipò proprio all’Eurovision Song Contest nel 1980), ma in Italia, finora, non era mai successo. E non si tratta di un brano destinato a rimanere confinato fra le tracce di un CD di qualche artista di nicchia, ma di una canzone contenuta in uno degli album più attesi degli ultimi anni: il nuovo lavoro dei Baustelle, “L’amore e la violenza”, che i fans attendevano da ben quattro anni è che è schizzato subito in testa alle classifiche di iTunes.
Ma come, ci si chiede subito: un gruppo indie rock come i Baustelle che dedica una canzone all’Eurofestival? Apparentemente, questi due mondi non potrebbero essere più diversi. Ma l’Eurovision Song Contest esiste proprio per avvicinare quello che sembra essere agli antipodi. Sembra, appunto: in realtà, chi conosce il repertorio dei Baustelle sa quanto le loro melodie siano marcatamente pop. Anzi, la loro forza è proprio nello stridente contrasto fra testi duri, crudi, perfino scioccanti, e musiche orecchiabili e rassicuranti.
Il nostro “Eurofestival” non fa eccezione. Si tratta di un brano nel più puro stile Baustelle, il cui testo utilizza l’Eurovision Song Contest per fare da contrappunto e, allo stesso tempo, metafora di un’Europa in rovina e di un amore che è arrivato al capolinea.

 

Dalla Turchia all’Albania
Posti di blocco, posti di polizia, la guerra avanza
Ragazzo mio ci vuol pazienza
Interventisti, jihadisti e scambisti in lontananza
Nazi e giudei, demoni e dei, macchine, fiamme, terroristi e cortei, scuole di danza
E viva il re e l’indipendenza
Bravi registi, preti e lacryma christi in abbondanza
Gravi stati di allucinazione mentre passa l’ultima canzone all’Eurofestival
E il nostro amore è ai titoli di coda
Chi siamo noi? Chissà quest’anno cosa andrà di moda?
Epicurei, etero e gay, giovani rapper occultisti e DJ nella mia stanza
Ragazza mia non c’è speranza
Vieni Justine in questo mondo d’amore e di violenza
Gravi stati di allucinazione mentre passa l’ultima canzone all’Eurofestival
E il nostro amore è ai titoli di coda
Chi siamo noi? Chissà quest’anno cosa va di moda?
Via, portatemi via, lontano da qui
Io non voglio più soffrire così
Ho perso la fede e la verginità
Buttatemi fuori dal festival!
Via, portatemi via, lontano da qui
Che non voglio più cantare così
Ho perso la voce e la tonalità
Vorrei ritirarmi dal festival
Via, portatemi via…

Come si vede, nel testo c’è tutto: il presente che precipita, la disillusione, la paura del futuro, mentre l’Eurofestival fa da sfondo rassicurante e inconsapevole al tormento di chi canta. La musica, invece, a contrasto, è accattivante e piena di energia, tanto da suonare veramente molto eurovisiva. Le voci di Rachele e Francesco sono maturate, molto più sicure e ben definite, e si dividono letteralmente il brano a metà: la prima parte a lei, la seconda parte a lui, che arriva quasi come una voce dal televisore, a spezzare le ansie della protagonista ma, al tempo stesso, a dare loro espressione.
Il firmacopie di poche ore fa alla Feltrinelli Red di Firenze è stata una vera e propria lotta, un assalto da parte dei fans entusiasti del ritorno della loro band preferita. Nell’intervista che l’ha preceduto, Francesco Bianconi ha evidenziato come il pop abbia sempre fatto parte dei loro gusti e del loro stile, con le sue caratteristiche di ritmo, orecchiabilità e cantabilità. E questo loro ultimo album, per sua stessa ammissione, è “oscenamente pop”: impressione che è accentuata dall’utilizzo di strumenti analogici piuttosto che digitali, e dalla scelta dei temi (non per niente il primo singolo, in programmazione da ieri, si intitola “Amanda Lear”: più pop di così!).
La mancanza di tempo e la concitazione non ci hanno lasciato molto spazio, ma c’è stato comunque modo di salutare i Baustelle da parte di OGAE Italy e di ricevere la dedica la cui foto vedete in apertura dell’articolo: una dedica al fan club italiano dell’Eurovision Song Contest, da parte della prima band italiana che abbia mai cantato l’Eurofestival.
Insomma, adesso anche noi eurofans italiani abbiamo la nostra canzone! E, attenzione, il brano è già fra i più graditi di questo ultimo lavoro, tanto che mi sento di azzardare una previsione: “Eurofestival” potrebbe diventare presto il secondo singolo tratto da “L’amore e la violenza”. Sicuramente lo ascolteremo molto spesso, d’ora in poi. E attraverso questa canzone l’Eurovision Song Contest si insinuerà, sottile e inesorabile, nelle orecchie degli ascoltatori italiani. Bravi Baustelle!