Home 2017 Sanremo terza serata: le cover e il batticuore delle gare

Sanremo terza serata: le cover e il batticuore delle gare

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@CLAUDIO ONORATI

E ci risiamo! Anche stasera, terminato il Primafestival e le varie sigle, si riparte subito, come è giusto, con la gara dei giovani: purtroppo anche stasera due di loro dovranno essere eliminati. Dedichiamo loro una pacca sulla spalla come augurio di una carriera comunque luminosa!

Entrano anche stasera tutti insieme, introdotti da Carlo Conti, e il primo a esibirsi è Maldestro. “Canzone per Federica” è il suo brano, malinconico e intimista, molto di classe. Maldestro lo interpreta con voce leggermente roca ed espressione accorata. Un buon inizio per questa gara.

Firenze esulta all’entrata di Tommaso Pini, con le sue “Cose che danno ansia”. Originale, eccentrico, Tommaso è un personaggio estremamente teatrale, così come tutta la sua performance. Il brano è ritmato e trascinante, il testo ironico e dissacrante: ascoltatelo bene, è meglio di una seduta dall’analista.

Valeria Farinacci canta “Insieme” di Giuseppe Anastasi, l’autore di Arisa, e la mano si sente. Look da brava ragazza bilanciato dal rosso acceso, Valeria canta con un poco di soggezione una canzone d’amore intimista, con un key change nel finale, che non lascia grandissime impressioni, ma ben eseguita.

Lele, l’ultimo in gara, è uno dei più accreditati per la vittoria finale. “Ora mai” è la sua canzone, che presenta una strofa quasi sussurrata e un ritornello che si apre in un’incalzante drammaticità. Non è particolarmente originale, ma l’interpretazione è molto sentita e molto professionale.

Arrivano subito i risultati, e purtroppo dobbiamo salutare Tommaso Pini e Valeria Farinacci. Saranno Maldestro e Lele a proseguire la gara.

Il vero e proprio inizio del Festival è affidato al Piccolo Coro dell’Antoniano “Mariele Ventre”, che propone un medley fra “Il caffè della Peppina”, “Il valzer del moscerino”, “Volevo un gatto nero”, “Il coccodrillo come fa”, “Popoff”, “44 gatti”, e “Le tagliatelle di nonna Pina”. Infine, un accenno di “Che sarà”. Sala Stampa in delirio.

La prima cover in gara è “Diamante” di Zucchero, interpretata da Chiara con Mauro Pagani alla chitarra e al violino. La canzone è splendida e fuori discussione, l’interpretazione è più “canonica” rispetto alla voce roca e sussurrata di Zucchero, e l’assolo di violino di Pagani la rende molto country. Alla luce anche del suo brano in gara, ci chiediamo se non sia questa la svolta artistica di Chiara.

Si prosegue con Ermal Meta, che ha scelto un brano apparentemente molto lontano dal suo stile: “Amara terra mia” di Domenico Modugno, una canzone legata al Sud e all’emigrazione. L’interpretazione è accorata, sentita, e nella seconda strofa la voce di Ermal si innalza, diventando quasi femminile. Stupefacente, e coinvolgente al massimo.

Lodovica Comello, novella emula di Mina, affronta “Le mille bolle blu”. Il ritmo è incalzante, vestito e scenografia sono molto anni 60. La voce di Lodovica è abbastanza chiara e graziosa per fare una bella figura con questo brano, e l’insieme è molto piacevole.

“Pregherò”, ovvero “Stand by me”, di Adriano Celentano, è la scelta di Al Bano. La bravura non si discute, ma abbiamo sempre l’impressione che Al Bano si stia trattenendo, affidandosi più a ritmo e schitarrate. Questo è capibile visti i recenti problemi di salute, ma ci chiediamo quando potremo riavere il vecchio Al Bano.

Dopo l’evitabile siparietto della pluriostetrica (complimenti all’aspetto giovanile, però!), c’è quella, ben più interessante, della Orquesta Reciclados de Cateura, un’orchestra di bambini paraguayani che suonano con strumenti ricavati da rifiuti riciclati. Ci dedicano “Libertango” di Astor Piazzolla, ed è veramente un’esperienza unica.

Fiorella Mannoia, da vera regina della canzone qual è, ha scelto un brano non esattamente immediato: “Sempre e per sempre” di Francesco De Gregori. Al pianoforte l’accompagna Danilo Rea. E’ l’interpretazione che tutti ci aspettiamo da Fiorella, suadente, tranquilla e allo stesso tempo intensa. Benvenuti nell’Olimpo della musica italiana.

Intervento comico di Crozza che imita il Papa, poi Alessio Bernabei si esibisce nel Bennato più intimista, quello di “Un giorno credi”. Provvisto di chitarra, Alessio dà un’interpretazione senza guizzi, molto più sul soffiato rispetto alla voce tagliente e ironica di Bennato.

Originale come sempre Paola Turci, che ha scelto “Un’emozione da poco” della primissima Anna Oxa. E’ un’interpretazione decisa ma meno “urlata”, che stacca nel ritornello con delicatezza, poi torna alla grinta originale. Sembra quasi scritta per Paola, questa canzone.

Se tutti i superospiti avessero il carisma e la semplicità di Mika, saremmo anche disposti ad accantonare la gara. Veramente bello il dialogo con l’orchestra (senza stare a scomodare Prokofiev o Britten), dopo il quale ci delizia con “Grace Kelly”, “Good guys” e “Boum boum boum”, in una straordinaria contaminazione, facendo entrare anche un coro e quattro strumentisti. A uno così non si riesce a obiettare niente, neppure che allunga la serata. Come ulteriore regalo, omaggia George Michael con “Jesus to a child”. E’ in gara per il premio delle cover?

Gigi D’Alessio affronta “L’immensità” di Don Backy, brano oggetto di numerosissime cover di ogni tipo. L’arrangiamento è leggermente jazzato, e ci sembra che Gigi sia un poco in anticipo sul tempo. Buona voce comunque, non indulge in troppe “napoletanità”. Un piccolo assolo di pianoforte completa il tutto.

Francesco Gabbani, per “Susanna” di Adriano Celentano, lascia a casa il gorilla e si porta la chitarra. Interpretazione piuttosto conforme all’originale, ma con più ritmo e con tutta la simpatia del personaggio. Ha scelto la canzone giusta.

Arriva il duo Gassmann/Giallini, per presentare Marco Masini. Una scelta difficile, “Signor Tenente” di Giorgio Faletti. Marco fa subito “suo” l’inizio, strappandolo ai sussurri per inglobarlo nella sua consueta vocalità. Il parlato, supportato dalla base musicale piuttosto che dal nudo ritmo, si addolcisce, prendendo anche risvolti cantabili, e poi colorandosi di rabbia. Interpretazione molto personale.

Originalissima la scelta di Michele Zarrillo, “Se tu non torni” di Miguel Bosé. La canzone viene “zarrillata”: Michele la rende talmente personale da far pensare, a chi non la conosce, che sia un brano suo. Suadente e cantabile come tutte le sue canzoni d’amore: forse l’ha scelta proprio perché la sentiva particolarmente adatta alle sue corde e al suo stile.

Elodie affronta “Quando finisce un amore” di Riccardo Cocciante. Interpretazione “canonica” e adatta alla sua voce, anche se manca del graffio di Cocciante nel crescendo. L’emozione, però, si sente tutta, e la disperazione delle parole viene ben interpretata.

Ci viene proposto anche il siparietto della nipote di Jean-Paul Belmondo e della figlia di Alain Delon. Passiamo oltre: Samuel ha un brano importante, “Ho difeso il mio amore” dei Nomadi, cover di “Nights in white satin” dei Moody Blues. La strofa si stempera leggermente nel pop, mentre il ritornello riprende tutta la sua anima prog.

Sergio Sylvestre si è portato dietro i Soul System per una cover molto appropriata al suo stile, “La pelle nera” di Nino Ferrer. Gran ritmo e gran divertimento, anche se manca il graffio vocale del grande e indimenticato Nino. In ogni caso, i piedi si muovono da soli, e tanto basta.

“La leva calcistica della classe ’68” è il brano di De Gregori che Fabrizio Moro ha scelto per fare una sorpresa a suo figlio Libero. La voce roca di Fabrizio si adatta alla canzone in un modo diverso rispetto a quella dolce e vagamente femminea di Francesco, ma il risultato è comunque ottimo.

Nell’interpretazione della canzone di Franco Battiato “La stagione dell’amore”, ci pare che la voce molto particolare di Michele Bravi si trovi più a suo agio rispetto al brano sanremese. Forse lo stile più adatto a lui sarebbe ancora più “tirato” e “pazzo”, qualcosa di veramente originale, più del semplice melodico.

La gara è finita, e ci distraiamo con Luca e Paolo. Poi, subito, parte la gara dei sei a rischio di eliminazione. Sfilano e danno il massimo Ron, Raige e Giulia Luzi, Bianca Atzei, Clementino, Giusy Ferreri, Nesli e Alice Paba. Dopo le loro esibizioni, si procede a proclamare la migliore cover della serata. Al terzo posto si clssifica Marco Masini, al secondo Paola Turci, e vince la serata l’ottimo Ermal Meta.

Altra superospite straniera: LP. Canta “Lost on you” e “Other people”.

Infine, scopriamo i definitivamente eliminati: Nesli e Alice Paba e Raige e Giulia Luzi.