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Eurovision 2017: la prima semifinale

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Molto bella e interessante la sigla, che presenta una serie di costumi tipici ucraini. Subito dopo sale sul palco Monatik, che interpreta il brano “Spinning”, abbigliato con un curioso mix di streetwear e tradizione.

Dopo questa breve introduzione, i tre presentatori, composizione inedita per una presentazione eurovisiva, entrano, salutando l’Ucraina, l’Europa e il Mondo. Dopo avere ringraziato la Svezia per l’edizione dello scorso anno, salutano anche i fans, le persone più importanti dell’Eurovision.Dopo di che, la vera festa può inizire.

Si comincia subito con la Svezia, uno dei Paesi dati per favoriti. Robin Bengtsson e la sua “I can’t go on” variano poco o niente dalla finale del Melodifestivalen: melodia accattivante cantata con precisione, buona dance routine e tapis roulant. Il tutto, però, non emana particolare calore, anche se possiamo figurarci che incontrerà comunque molti consensi.

Ecco poi Tamara con “Keep the faith” per la Georgia. La cantante è in rosso totale, con un ampio mantello, e lo sfondo presenta immagini astratte pure in rosso. Ci sembra azzeccata e di buon gusto la scelta di rinunciare allo sfondo forte e quasi provocatorio della selezione nazionale, con i titoli di giornale in sequenza. La ballata, in minore, non è particolarmente originale, ma sicuramente interpretata con molta passione.

Molto elegante Isaiah, l’australiano, in giacca lunga, lucida, color canna di fucile. Il volto del cantante viene proiettato in varie gradazioni di colore sullo sfondo, mentre lui interpreta con sicurezza e disinvoltura la radiofonica e piacevole “Don’t come easy”. Possiamo immaginare il passaggio alla finale.

Quarta a esibirsi, l’Albania di Lindita con “World”. La cantante appare come una sposa, con un abito bianco dal corpetto paillettato con rose sulla scollatura e una sorta di velo in testa, con gonna trasparente per dare un’aria più sexy e meno monacale. Belle le proiezioni sullo sfondo, con orologi, navi volanti e altre figure insolite. Il brano è molto interessante ma veramente difficile per un primo ascolto, e la giovane Lindita ci è sembrata un poco intimorita dal palco.

Un altro favorito è il Belgio, con Blanche e “City lights”. Scena quasi fantascentifica, con la cantante in nero lungo e proiezioni astratte sullo sfondo. La canzone è di gran lunga la più moderna di questa edizione, e la voce di Blanche è particolarissima. Patiamo una certa assenza di movimento, e ci lascia perplessi il cambio di vocalità nell’ultima strofa.

Grande personaggio il montenegrino Slavko Kalezic, con la sua lunga treccia e la gonna blu che toglie per rivelare dei leggings scintillanti. Il brano “Space” è molto Disco anni 70, nel più puro stile delle dive. Slavko è solo sul palco e si esprime con il proprio corpo, roteando la treccia come per ipnotizzare il pubblico.

Dopo il collegamento dalla green room, si riprende con la Finlandia. Una delle canzoni più suggestive di questa edizione, quasi una “Nocturne” più dark. Lui seduto al pianoforte dal quale esce una nuvola di vapore, lei bionda in un largo abito nero, ci trasportano in una favola noir di altissimo livello. Splendido il bridge strumentale, ottima la vocalità. Il “Blackbird” vola alto.

L’esibizione azera è diversa da tutte, non lo si può negare. Un muro nero pieno di graffiti bianchi, un uomo con una testa di cavallo in cima a una scala, e Dihai che canta la sua “Skeletons” quasi struccata e con un abbigliamento “street-chic”. Un brano interessantissimo, difficilissimo da assimilare al primo ascolto, di quelli che portano, in alternativa, a un sì o a un no deciso.

Il Portogallo, altro grandissimo favorito, ci riporta in una classe Anni Cinquanta: ma chi ha detto che “old style” sia un’offesa? Salvador Sobral canta “Amar pelos dois” sulla penisola, in mezzo al pubblico che tiene accese le torce dei callulari, sullo sfondo di un bosco incantato. Violini, sussurri, dolcezza e cantabilità per un brano che porta lo spetttore a galleggiare a mezz’aria. Ci sbilanciamo: probabile vincitore della semifinale.

Ancora una breve pausa, e si riprende con la Grecia. La bellissima Demy è in rosa lungo con spacco vertiginoso. “This is love” inizia come una ballata, per poi esplodere in un ritmo dance infuocato, e anche lo sfondo, con i suoi colori, segue il mood della canzone. Ci spiace per l’assenza di elementi etnici, solitamente caratteristici dei brani provenienti dalla Grecia, ma il tutto è fresco e moderno.

Kasia Moś, per la Polonia, ci regala “Flashlight”. Il vestito, bianco, è succinto, anche se con gonna lunga, e Kasia è accompagnata in scena da un solo violinista. Il brano è difficile e spettralmente bello, e le proiezioni sullo sfondo blu lo rendono onirico. La vocalità è più “dura” rispetto alla versione su CD.

Arriva poi la Moldavia con i Sunstroke Project e la loro “Hey mamma”. Bello il gioco di bianco e nero di scena e costumi, originali le coriste stile sposine dark. Epic Sax Guy è sempre Epic Sax Guy, e il ritmo è molto trascinante. Se non possiamo predire il risultato della serata, sicuramente questo brano sarà fra i più suonati dell’estate, e non in un solo Paese europeo.

In bianco totale, con una scollatura a dir poco vertiginosa, Svala canta “Paper” per l’Islanda. E’ sola sul palco con luci stroboscopiche, e basa il tutto solo sulla sua bella voce e sulla sua interpretazione. Il brano è piacevole, la voce chiara e decisa.

Un momento di vera classe con la Repubblica Ceca e “My turn” di Martina Bárta. Martina è in tailleur pantalone color bronzo, mentre, sullo sfondo, vengono proiettate le immagini del video originale. Non è facile reggere il palco da soli, ma Martina ha il carisma per farlo, e la canzone accarezza le orecchie come un sogno languido.

“Gravity”, per quanto insolito, non è un titolo nuovo per l’Eurovision Song Contest. Stavolta ce lo propone Hovig, per Cipro. Un midtempo deciso, supportato da una coreografia a tre molto precisa. Le proiezioni sullo sfondo ricordano vagamente la Russia dello scorso anno, in un’atmosfera tra l’onirico e lo spaziale.

E adesso voliamo con l’Armenia, o almeno con Artsvik e “Fly with me”. Vapore e proiezioni in stile quasi orientale per un brano suadente, quasi strisciante, e molto sensuale. Artsvik è accompagnata da due ballerine che eseguono movimenti netti e precisi, seguendo la musica.

Adesso permettetemi di non essere obiettiva, perché con lo sloveno Omar Naber non riesco davvero a non sbilanciarmi. Il nuovo arrangiamento di “On my way” l’ha resa molto più moderna e suggestiva, e la sua voce dà letteralmente i brividi. La scena molto particolare, con lui, da solo, “imprigionato” fra i pannelli bianchi, crea suggestione. Non dico niente e spero!

Ultimo concorrente, la Lettonia dei Triana Park con “Line”. Il brano è originalissimo e anche gli interpreti lo sono. La scena è molto colorata, mentre la musica è quasi “ghiacciata”, netta, precisa, con molto staccato. Una canzone sicuramente contemporanea che incontrerà consensi.

Via al televoto!

Arriva Jamala che ci ripropone la sua “1944” in versione sinfonica e vengono presentati i tre Big 5 che votano stasera: Spagna, Regno Unito e ITALIA!

Francesco e il suo team sono nella Green Room, un paio di domande e 1 minuto di “Occidentali’s karma“.

Stop al televoto e adesso godiamoci l’esibizione di Jamala, in attesa dei risultati!

E finalmente eccoli! Passano il turno:

Moldavia

Azerbaigian

Grecia

Svezia

Portogallo

Polonia

Armenia

Australia

Cipro

Belgio