Home #ESC2017 La finale! Gioia e ansia allo stesso tempo!

La finale! Gioia e ansia allo stesso tempo!

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Ci siamo, e ci siamo sul serio! Siamo alle emozioni, al batticuore, alla fibrillazione dell’ultima serata, e per noi, oramai lo sappiamo, è più importante che mai. Un applauso della sala stampa ha appena sottolineato il classico Te Deum di Charpentier, e adesso sta partendo un video in cui le perle della collana eurovisiva rimbalzano per tutta Kiev in mezzo a persone sorridenti. Parte poi l’ormai tradizionale passerella dei cantanti in gara, che emergono da esplosioni virtuali di brillantini nei colori della loro bandiera. L’uscita di Francesco, nel suo solito stile scanzonato, è semplicemente sensazionale.

Dopo alcune gag dei presentatori, il primo a esibirsi è Israele. Dalla sala stampa percepiamo una certa emozione nella voce di Imri: d’altronde, esibirsi per primo è una bella responsabilità.

L’animo animalista della Polonia si nota fin dalla cartolina. L’interpretazione di Kasia è dura e rabbiosa, e forse toglie una certa suggestione alla canzone, che nella versione CD è molto più sognante e leggera.

La Bielorussia fa ballare la sala stampa: i Naviband hanno acquisito sicurezza e sono ancora più gioiosi nell’esecuzione del loro pezzo, che trascina letteralmente i piedi.

Grande divertimento e sicurezza anche per l’Austria e Nathan Trent. Canta con una facilità e una leggerezza che conquistano, e coinvolge il pubblico dall’inizio alla fine.

Precisa e gioiosa anche Artsvik, per l’Armenia. L’empatia con la telecamera è ottima, i movimenti netti e precisi, la coreografia semplice ma d’effetto.

Ecco l’Olanda con le OG3NE. Sarà la suggestione, ma stasera, anche dalla sala stampa, non ci sembra di notare stonature. Anzi, le tre sorelle olandesi fanno risplendere il loro bellissimo incrocio vocale.

Grande divertimento e ritmo con la Moldavia dei Sunstroke Project, sicuramente uno degli hit che risulteranno da questa edizione dell’Eurovision. Un inno alle MILF, ma anche alla gioia di vivere!

Ariosa e cantabile anche l’Ungheria, con il suo sapore che ricorda terre lontane. Stasera sembrano tutti eccezionalmente coinvolgenti e carichi, e Joci Papai non fa eccezione.

Silenzio stampa su Francesco, non perché non ne vogliamo parlare, ma perché stavamo cantando e ballando con tutta la sala stampa. Namasté… Alé!

Buona esibizione anche per la Danimarca, che però rischia di rimanere schiacciata fra due favorite. Peccato per Anja, che ha certamente un’ottima voce e la sa usare.

Tocca al Portogallo. Probabilmente è l’acustica della sala stampa, ma ci sembra che Salvador Sobral inizi la canzone un poco in sordina. E’ comunque un pezzo estremamente coinvolgente che saprà darci molto filo da torcere.

Esibizione accademica anche per l’Azerbaijan, preciso e glaciale. Del resto, la canzone di Dihaj è un pezzo dark, costruito sulla storia di un amore finito: rappresenta perfettamente la situazione.

La Croazia è impeccabile, con Jacques Houdek in stile Bocelli, con doppia voce pop e lirica. Piaccia o non piaccia la canzone, dal punto di vista tecnico non gli si può dire niente.

Isaiah, per l’Australia, canta con grande facilità e in modo scorrevole. La sua ottima voce impreziosisce il pezzo, che non sfigurerebbe assolutamente nelle nostre programmazioni radiofoniche.

La Grecia la preferiamo con il bouzouki, ma Demy è carina e non ci sembra che stoni come pare abbia fatto alla semifinale. Non vediamo comunque una concorrente per la vittoria.

La canzone della Spagna scorre via come acqua fresca, carina e poco di più, e Manel, purtroppo, stona nell’acuto principale. Dispiace, oltretutto essendo la entry già molto contestata anche dai propri connazionali.

Più energia della semifinale per la Norvegia e Joost. Una entry che vediamo comunque meglio in un club, o al limite a un concerto dal vivo, che in una gara come questa. Verificheremo.

Simpatico il video dei tre presentatori con Mans Zelmerlow che insegna loro a essere i perfetti eurovision hosts. Subito dopo canta il Regno Unito. Lucie ha una voce chiara e dalla buona estensione, ma si sente la giovane età. Buona esibizione comunque.

Niente da dire neppure sulla precisione e sicurezza di Hovig per Cipro che ha tenuto il ritmo giusto per tutta la canzone e ha sicuramente spinto il pubblico a ballare.

Stranamente, anche Ilinca dalla Romania ci sembra leggermente sottotono, forse leggermente stanca. Il pezzo è di quelli che piacciono moltissimo ai fans, ma a noi, dopo un poco, appare in qualche modo ripetitivo.

Godibile l’esibizione di Levina per la Germania. La cantante intona il pezzo con semplicità e allegria, con il sorriso sulle labbra ed esprimendo tutta la felicità di essere sul palco.

Ecco poi i padroni di casa, gli O.Torvald. A parte l’ovvia considerazione che ormai non riusciamo a guardarli senza chiederci se portino le mutande, il pezzo è un buon rock classico tirato al punto giusto, coinvolgente e ben eseguito. Brava Ucraina.

Blanche continua ad avere poca empatia con il video e l’aria vagamente terrorizzata, ma il pezzo è molto forte, e il Belgio potrebbe davvero dare fastidio per la vittoria finale.

La Svezia offre sempre performance curatissime, al millimetro. Robin Bengtsson e i suoi ballerini sono programmati per la perfezione, se esiste. Il rischio è quello di sembrare un po’ algidi.

In penultima posizione, ecco un altro favorito, Kristian Kostov dalla Bulgaria. Si sente l’emozione anche nella sua voce, ma la dolcezza che trasmette conquisterà molti cuori.

Si chiude con la Francia. Alma è deliziosa, la francesina tipo, e riesce a dare un’impronta allegra perfino a un tema così triste. Una voce dolce e tanta simpatia.

E adesso, via agli interval act e alle votazioni, e dita incrociate!