Home #ESC2017 Una polemica… lasciata in mutande

Una polemica… lasciata in mutande

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E va bene: vuoto il sacco. Mi sono decisa a scrivere di un episodio curioso e significativo successo subito dopo il nostro arrivo a Kiev. Non credevo che la storia meritasse tanto, ma, da quando su Facebook è apparsa la mia foto nella sala conferenze, con in mano un paio di mutande femminili, tutti i miei contatti stanno continuando a chiedermi che cosa rappresenti. E, visto che mi sono stancata di ripetere ogni volta la stessa, benché divertente, storia, la racconto a tutti con questo articolo.

Dobbiamo tornare indietro di qualche giorno, a domenica scorsa, giorno della conferenza stampa di Francesco Gabbani. Noi di OGAE Italy non potevamo certo mancare. Ci siamo quindi avviati in anticipo per assicurarci un buon posto, e siamo entrati quasi alla fine della conferenza precedente, quella degli O.Torvald, rappresentanti dell’Ucraina. Siamo rimasti in piedi in fondo alla stanza, ad ascoltare in silenzio: personalmente, amo molto la canzone ucraina e trovo che un poco di buon rock sia essenziale in ogni Eurovision Song Contest.

Quando la moderatrice ha annunciato l’ultima domanda della conferenza, un giovane giornalista ucraino si è alzato e ha chiesto a Ženja, il frontman del gruppo, che cosa ne pensasse della polemica sollevata dalla TV italiana, visto che un giornalista (non meglio identificato) avrebbe dichiarato che l’Ucraina, dopo avere perso la Crimea, avrebbe perso anche l’Eurovision Song Contest. Da parte nostra ci siamo guardati sbalorditi: di cosa si stava parlando?

Abbiamo saputo in seguito che si sarebbe trattato di Enrico Lucci, durante una puntata del programma “Nemo”. Solo una battuta, quindi, ma sicuramente inopportuna: senza stare a fare analisi e scandagliare torti e ragioni, con le questioni politiche e con le sofferenze delle persone non si scherza, e la Crimea è un nervo scoperto che non dovrebbe essere fatto oggetto di discorsi frivoli.

Lì per lì, in ogni caso, ci siamo trovati spiazzati. Mentre cercavamo di renderci conto di quello che stava succedendo, Ženja ha preso il microfono e ha risposto in ucraino. Quello che la traduttrice ha riportato è stato che, in ogni caso, i cretini esistono ovunque, che l’Ucraina l’Eurovision l’ha già vinto e non è più possibile toglierglielo, che non sta a un giornalista ma all’EBU fare certe affermazioni, e che, in ogni caso, agli attacchi avrebbero risposto in modo adeguato. Eh no, mi sono detta in quel momento: non potevo lasciare che un equivoco, perché sicuramente di questo si trattava, rovinasse l’atmosfera dell’Eurovision. Senza pensarci un attimo mi sono letteralmente slanciata attraverso il corridoio, con la mano alzata, chiedendo di parlare.

La moderatrice ha rifiutato, dicendo che era spiacente, ma le domande erano terminate. Ho avuto un attimo di esitazione, ma gli atri ragazzi di OGAE Italy, dietro a me, si sono messi a urlare che ero italiana e dovevano lasciarmi parlare. A quel punto anche Ženja ha chiesto che parlassi, e mi è stato portato un microfono.

“Io sono italiana” ho detto, “e noi non sappiamo niente di quello che è stato riferito. Anzi,” ho continuato, girandomi verso il giornalista che aveva fatto la domanda, “avrei piacere di sapere chi e quando ha fatto un’affermazione del genere. Noi siamo qui per celebrare la diversità, per cercare di conoscerci meglio anche attraverso la musica, amiamo l’Ucraina e ci sentiamo i benvenuti, e amiamo la vostra canzone. Non c’è dubbio che l’Eurovision sia vostro, lo avete vinto, nessuno può affermare il contrario. Questo non è il nostro tipo di umorismo, se di umorismo si può parlare.” Parole che mi sono venute dritte dal cuore, sincere e sentite.

Ženja, con aria premurosa, mi ha risposto in ucraino, dicendo che anche lui aveva affermato che si trattava di un caso isolato e che i cretini ci sono ovunque, e che sa bene che un’affermazione del genere non rappresenta tutti gli italiani. Dopo di che è saltato giù dal palco e mi ha stretta in un abbraccio che ho ricambiato con gioia, mentre i flash scattavano tutto intorno.

Ma non è finita qui: Ženja è risalito sul palco e mi ha detto che aveva un regalo per me. Quale non è stato il divertimento generale, oltre al mio, quando ha tirato fuori un paio di mutande femminili con il nome degli O.Torvald sopra! Un gadget promozionale a dir poco… piccante.

Ovviamente, le mutande sono diventate l’argomento del giorno, e ci hanno dimostrato che, spesso, basta poco per avvicinarsi e chiarire gli equivoci. Più mutande, quindi, e meno diffidenza. Anzi, che ne dite, potremmo fondare un “Movimento delle Mutande” per favorire la pace e la comprensione fra i popoli?