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JESC 2017: vince la Russia con Polina Bogusevich

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Vince la 15° edizione dello Junior Eurovision Song Contest la Russia con Polina Bogusevich e la canzone “Wings“.

Al secondo posto troviamo i padroni di casa, la Georgia, e al terzo l’Australia.

L’Italia fuori dalla top 10, undicesima, nonostante un’eccellente performance di Maria Iside.

Ecco la classifica completa:

  1. Russia: Polina Bogusevich “Wings (Krylya)” 188
  2. Georgia: Grigol Kipshidze “Voice Of The Heart (Gulis Khma)” 185
  3. Australia: Isabella Clarke “Speak Up” 172
  4. Olanda: Fource “Love Me” 156
  5. Bielorussia: Helena Meraai “I Am The One (Ya Samaya)” 149
  6. Armenia: Misha “Boomerang” 148
  7. Ucraina: Anastasiya Baginska “Don’t Stop (Ne zupyniay)” 147
  8. Polonia: Alicja Rega “Mój Dom (My Home)” 138
  9. Malta: Gianluca Cilia “Dawra Tond (Turning Around And Round)” 107
  10. Serbia: Irina Brodić & Jana Paunović “Ceo Svet Je Naš (The World Is Ours)” 92
  11. Italia: Maria Iside Fiore “Scelgo (My Choice)” 86
  12. Macedonia: Mina Blažev “Dancing Through Life” 69
  13. Albania: Ana Kodra “Don’t Touch My Tree (Mos Ma Prekni Pemën)” 67
  14. Portogallo: Mariana Venâncio “Youtuber” 54
  15. Irlanda: Muireann McDonnell “Súile Glasa (Green Eyes)” 54
  16. Cipro: Nicole Nicolaou “I Wanna Be A Star” 45

 

 

Ma ecco la cronaca dello show.

La cerimonia di apertura, iniziata con il classico “recap” della votazione dello scorso anno, è stata anche stavolta un trionfo di bandiere e di energia. Dopo un filmato che ha presentato i luoghi più suggestivi del Paese ospitante, introdotta da bambine in costume tradizionale e con luci nelle mani, Maryam … è entrata per accennare la sua “Mzeo”. Un poco azzardato il costume, simile a una zucca luminosa, ma del resto sono bambini, anche se Maryam è cresciuta notevolmente dallo scorso anno.

E’ stata poi la volta dei protagonisti di questa edizione, che hanno eseguito insieme il tema “Shine bright”, un uptempo ballabilissimo adatto anche ai grandi. E’ sempre una gioia vedere questi ragazzini ballare e cantare tutti insieme, come se fossero ad una festa e non su di un palcoscenico. In coda alla canzone sono entrate in scena le due presentatrici Lizi Pop ed Helen Kalandadze.

  • Ha aperto la gara Cipro con Nicole Nicolaou e la sua “I wanna be a star” (Voglio essere una star). I costumi di Nicole e dei suoi ballerini erano giocati sul bianco e arancio, ma lei portava anche una giacchetta di paillettes dorate. L’atmosfera è apparsa estremamente energica, e ha richiamato lo stile consueto di Cipro. Nicole ha cantato con sicurezza, mentre i tre ballerini eseguivano acrobazie. Parte della scenografia era anche una struttura a cubi luninosi sulla quale la cantante e i ragazzi si sono posizionati durante il bridge lento.
  • Secondo Paese in gara, la Polonia. Alicja Rega ha dato un’interpretazione molto emozionale della ballata “Moj dom” (La mia casa) con voce potente e sicura. Sola sul palco, vestita con un abito lungo color champagne, Alicja è apparsa sullo sfondo di proiezioni fiabesche, in sfumature di blu, rappresentanti boschi e paesaggi con ricami in sovrapposizione.
  • L’Olanda ha proposto una vera e propria boyband, i Fource, con la loro “Love me” (Amami). Ci è sembrato di essere davanti a un gruppo e a una canzone già pronti per un pubblico di ragazzine più adulte (e adoranti). Niente di originale, ma ben eseguita, e con molta grinta. Simpatici gli abiti di velluto di colori sgargianti e diversi, ben eseguito anche il balletto.
  • Spazio poi all’Armenia, a Misha e a “Boomerang”. Il piccolo Misha, con capelli lunghi da rockstar e giubbotto di pelle, si è mosso per tutto il palco su di un segway a forma di boomerang, sullo sfondo di una proiezione di nuvole. “Boomerang” è un midtempo che richiede una buona voce e che non è facile da cantare in una situzione del genere, eseguendo acrobazie su due ruote: ci sembra che Misha se la sia cavata benissimo. Per il finale in crescendo, comunque, lo ha abbandonato e ha cantato in una situazione più “stabile”.
  • E’ poi entrata in scena Helena Meraai per la Bielorussia. Il brano “I am the one (Ya samaya)” (Io sono quella/Io sola è sicuramente uno dei più “adulti” della manifestazione, rarefatto nella strofa e urlato nel ritornello. Helena, posizionata su di una pedana rotante a specchi, è apparsa elegantissima in tuta nera con inserti e mantello rosa shocking, e ha dato un’interpretazione convincente e sentita. Anche questa esibizione non avrebbe sfigurato all’Eurovision vero e proprio.
  • Da una canzone “da grandi” a una estremamente giovanile: “Youtuber” di Mariana Venancio per il Portogallo, una delle più piccole in gara. Vestita semplicemente in giubbotto di pelle nero, sullo sfondo di proiezioni di emojis, Mariana ci ha spiegato perché vuole diventare una youtuber. Del resto, i sogni dei ragazzini di oggi sono ben diversi da quelli di una volta! La canzone è divertente e figlia dei tempi, e Mariana ha la simpatia che ci vuole per interpretarla.
  • Muireann McDonnell ha cantato per l’Irlanda la sua “Súile glasa” (Occhi verdi). Molto anni Settanta, almeno come aspetto, Muireann è stata l’unica concorrente a esibirzi con la sua chitarra, il che non è certo frequente in questo tipo di concorso. La canzone ci è sembrata molto “easy” e ci ha riecheggiato vari altri motivi provenienti dal suo Paese. Anche questo è un brano molto più “adulto” che da bambini.
  • Noi, per fare prima, la chiamiamo solo Macedonia. In questa occasione è stata rappresentata da Mina Blažev con “Dancing through life” (Ballando attraverso la vita), quasi una versione rallentta di quella “Dance alone” che lo stesso paese ha portato a Kiev. Mina si è presentata da sola, in tuta bianca e con sopra uno spolverino pure bianco, mentre sullo sfondo venivano proiettate immagini di ballerini stilizzati, non sempre a tempo con la musica.
  • Come intervallo fra la prima e la seconda parte della gara, abbiamo assistito a un balletto nel quale i ballerini hanno indossato i costumi più incredibili, come a una festa di Carnevale: anni Settanta, spaziale, supereroe, robot, mago e perfino batteria!
  • E’ stato poi il momento di fare spazio ai padroni di casa, la Georgia. Grigol Kipshidze ha iniziato la sua “Voice of the heart” (Voce del cuore) seduto per terra, con una luna enorme sullo sfondo. Accompagnato da quattro coriste molto anni Sessanta, ha cantato un brano di classe, dallo stile molto americano: un midtempo quasi da crooner, molto suggestivo. Buona voce, passione e sicurezza.
  • Fiorito il vestito della piccola Ana Kodra, per l’Albania: del resto, la sua canzone era “Dont’t touch my tree (Ma prekni premën)” (Non toccate il mio albero). L’albero in questione, proiettato sullo sfondo, ha attraversato, per tutta la canzone, le proprie quattro stagioni. Ana ha cantato con grinta un midtempo molto significativo ed emozionale. Bella la sottolineatura del pianoforte all’inizio e alla fine.
  • Albero in scena, concreto questa volta, anche per l’Ucraina. Anstasiya Bahinska vi si è seduta sopra insieme a un chitarrista, e ha iniziato con il parlato la sua “Don’t stop (Ne zupyniay)” (Non fermarti). Vestita con un completino azzurro di sapore orientale, ha cantato con passione e partecipazione. Il brano è un midtempo in qualche modo già sentito, ma coinvolgente. Ha completato la scena una violinista in rosa.
  • Pochi secondi, e il palco è stato invaso dall’energia di Gianluca Cilia e dal sapore di Malta. Piccolo, simpaticissimo, vestito come un ometto, Gianluca ha eseguito un semplice “Dawra tond” (Girotondo), ma lo padroneggia con maestria da grande. Circondato da cinque ballerine, ha marciato, ballato, usato il megafono e trasmesso allegria a tutti, senza dimenticare di farci assaggiare alcuni tipici elementi della sua terra, come le note allungate nel finale. Ottima voce!
  • La Russia ha letteralmente arredato una stanza sul palco, con divano, armadio, scrivania e sedia a dondolo. Polina Bogusevich, con la sua “Wings (Krylija)” (Ali), nel video racconta una storia di violenza domestica, ma sul palco i giovani ballerini hanno semplicemente inscenato il disagio della piccola protagonista. Canzone coinvolgente, interpretazione sentita.
  • Per la Serbia, Irina Brodić e Jana Paunović hanno cantato “Ceo svet je naš” (Tutto il mondo è nostro). Vestite anni trenta, hanno iniziato ballando per poi accennare a suonare un piano e un violoncello. Il brano è sottile, di classe, non facilissimo da cantare, ma le ragazze se la sono cavata molto bene, con una buona armonia delle voci. Sembrava di assistere a una film sull’epoca del proibizionismo (senza l’alcol, ovviamente).
  • Penultimo Paese in gara l’Australia, con “Speak up” (Parla). Isabella Clarke è già una donna, e ha cantato una canzone da donna, un uptempo solare e arioso. Fasciata in una tuta argento, ha fatto da buon contrasto con le ballerine in tuta nera e gilet. Un insieme molto “australiano”, nel pieno stile del Paese.
  • Ha chiuso la gara la nostra Maria Iside Fiore con la sua “Scelgo (My choice)”. Semplice, dolcissima, ha iniziato quasi sussurrando il suo importantissimo messaggio, per poi modularlo e proiettarlo verso il cielo durante il ritornello. Le proiezioni sullo sfondo hanno sottolineato le sue parole. Certo, siamo condizionati dall’orgoglio: ma a noi è sembrata perfetta!

Il via al televoto e un’intervallo danzante ci hanno portato all’inizio delle votazioni.