Home #ESC2018 La serata finale: impressioni dalla sala stampa

La serata finale: impressioni dalla sala stampa

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E ci siamo di nuovo. A metà strada fra la tristezza di essere arrivati alla fine del periodo eurovisivo e l’eccitazione per questa serata magica, è appena partito il Te Deum dell’Eurovisione, che segnala l’inizio della serata finale dell’Eurovision Song Contest. Noi siamo qui, a seguirlo dalla sala stampa e a comunicarvi le nostre impressioni.

La serata inizia con l’esibizione di Ana Moura che ci regala “Loucura (Sou du fado)” e di Mariza con “Barco negro”. Dopo di che, accompagnati da due DJ e preceduti dalle proprie bandiere, sfilano i cantanti in gara.

Dopo le veloci presentazioni di rito, pronti a partire con l’Ucraina. Un po’ complicata la scena messa in piedi da Melovin per la sua “Under the ladder”, ma in qualche modo il tutto funziona. Il cantante inizia il pezzo sdraiato nella coda di un pianoforte, che si apre lasciandolo uscire a mo’ di vampiro dalla bara. Poi scende le scale per arrivare sul palco, e, quando le risale per tornare al pianoforte, quelle più basse si incendiano. Il tutto è molto cinematrografico, compresa la lente a contatto bianca del cantante, ma il brano è un pop niente male, oscurato da altre canzoni forse meno meritevoli.

Entra in gara la Spagna con Alfred e Amaia e la loro “Tu canciòn”. Il brano è dolce ma adolescenziale, molto “Tempo delle mele”, con i due cantanti che si tengono per mano e si guardano negli occhi come solo due che stanno veramente insieme possono fare. La scenografia è semplicissima e affidata esclusivamente ai telefonini agitati dal pubblico: le candele del nuovo millennio.

Terza a esibirsi, la Slovenia di Lea Sirk e “Hvala, ne!”. Se volete ballare, questo è il momento giusto. Anche qui, scenografia semplice, ma cantante e ballerine che si agitano in perfetto sincrono a tempo di musica. Non nuovissima la trovata della musica che si interrompe, qui usata per coinvolgere il pubblico, ma, bisogna dire, con molta maestria.

Siamo alla Lituania: Ieva è già seduta sul palco per cantare la sua “When we’re old”. Niente da aggiungere rispetto all’esibizione della semifinale, compreso il marito che arriva alla fine. La Lituania è salita moltissimo nella classifica degli scommettitori, e francamente siamo curiosi di capire quale posizione potrà raggiungere questa sera.

Cesar Sampson e “Nobody but you” gareggiano per l’Austria. Anche in questo caso non c’è molto da aggiungere rispetto alla semifiinale. Cesar sottolinea le parole della canzone con un’espressione quasi sofferente, tanto da apparire quasi un poco intimidito dalla situazione.

Elina è nuovamente pronta a usare “La forza” per spingere avanti l’Estonia. Voce e proiettori sul vestito non sbagliano un colpo, ma il brano avrà sicuramente una battuta di arresto con i puristi che non gradiranno il testo nel quale le varie citazioni operistiche vengono “cucite” fra di loro.

Passiamo a qualcuno che sa come si fa, non solo a scrivere una canzone, ma anche a vincere l’Eurovision Song Contest. Alexander Rybak sa come tenere il palco e ha una grande maestria nell’interagire con le sovrimpressioni, ma, secondo molti, “That’s how you write a song” perde il confronto con “Fairytale”. Vedremo quale sarà il risultato per la Norvegia. Intanto, la corda “portafortuna” dell’archetto è saltata ancora una volta.

Ecco le padrone di casa. Claudia Pascoal difende i colori del Portogallo esibendo una capigliatura rosa shocking, su di una specie di set cinematografico nel quale, poco dopo, la raggiunge Isaura. La canzone “O jardim” è sicuramente delicata e suggestiva, ma dopo pochi secondi scivola pericolosamente vicino alla noia. Come si piazzerà?

Segue il Regno Unito. SuRie canta “Storm” dentro a un corridoio di neon. La canzone parte molto bene, ma il ritornello, in qualche modo, la frena. Sembra che un disturbo sia intervenuto durante la performance: abbiamo sentito una voce maschile non prevista, mentre la cantante si è mostrata per un attimo a disagio, prima di continuare più sicura di prima.

Siamo sicuri che nessuno proverà a disturbare la Serbia, a meno che non voglia passare un brutto quarto d’ora, vista la mole del cantante. Lasciamo quindi che si esibiscano Sanja Ilic e Balkanica con “Nova deca”. Meravigliosa performance di gusto etnico che, zitta zitta, sta guadaganando sempre più punti. Attenzione!

Molto atteso, Michael Schulte per la Germania. “You let me walk alone” è un brano ispirato dalla storia personale dello stesso cantante, che ha perso il padre a 13 anni. Durante l’esecuzione vengono proiettate frasi in sovrimpressione e foto di famiglia dello stesso Michael. Lo stile è molto Ed Sheeran.

L’Albania potrebbe riservare grosse sorprese. Eugent Bushpepa ha un modo curioso di interpretare “Mall”, con una calma apparente che sembra in contrasto con il brano. La voce è da grande, con una rimarchevole serie di acuti sul finale. Sicuramente non passa inosservato.

La Francia, che ci è affine per l’importanza del mesaggio, ha scelto uno staging molto semplice. Madame Monsieur iniziano immersi in una bassa nebbia, per poi proseguire la loro “Mercy” muovendosi per il palco. La cantante, bravissima, a nostro parere sorride però un po’ troppo, perdendo di vista l’interpretazione facciale. Restano favoriti per la vittoria.

Andiamo con un altro brano sul quale ci sono grandi aspettative, quello della Repubblica Ceca. Mikolas Josef, come ormai sappiamo bene, ha dovuto ridurre drasticamente le proprie acrobazie, ma il pezzo funziona comunque. “Lie to me” potrebbe essere in lizza per il podio.

Arrivano i vichinghi! Rasmussen e i suoi coristi, fra vele spiegate, cantano la loro “Higher ground” per la Danimarca. Performance senza pecche, realizzata con voce molto suadente, come un vento dal Nord. Alla fine, un velo di neve ricopre i vichinghi. Epico.

L’Australia schiera Jessica Mauboy, evidentemente entusiasta di essere passata dalla qualifica di “prima ospite australiana” a quella di vera e propria rappresentante. Il vestito, ahinoi, non le rende giustizia, e la scena è un semplice sfondo di neon. Il brano non è niente di originale, ma funziona.

Visto che la Finlandia è pratica di mostri, ieri, per sostenere Saara Aalto, c’erano i Lordi in giro per la sala stampa. Infatti lei, oggi, sembra ancora più carica. “Monsters” è una canzone orecchiabile ma anche significativa, che ha le carte in regola per lasciare un segno. Vediamo.

Seguono gli Equinox con la loro “Bones” per la Bulgaria. Anche qui l’interpretazione è precisa come quella della semifinale. Forse non sarebbe stata strettamente necessaria la struttura: bastano le voci dei cantanti. Piazzamento alto?

I DoReDoS mettono in scena un teatrino fatto di sportelli che si aprono e si chiudono, nel quale rappresentano un “ménage à trois” molto divertente e cabarettistico, con qualche lieve caduta di stile. Un modo simpatico di far spiccare una canzoncina tutto sommato popolare come “My lucky day”. Scommettiamo che la Moldavia piacerà molto.

La performance di Benjamin Ingrosso è praticamente la stessa del Melodifestivalen, con i neon e il suo balletto ben eseguito. “Dance you off” ha un sapore molto anni settanta, ma riesce a coiinvolgere. Vedremo come arriverà la Svezia in classifica.

Occhio all’onda sonora! Salgono sul palco gli ungheresi AWS. C’è poco da fare: si vede e si sente che questi ci sanno stare, sul palco. “Viszlát nyár” è un pezzo letteralmente infuocato, e cantato con grande rabbia. I piedi nudi del cantante e lo stage diving del chitarrista sono impagabili.

Non sappiamo se, per Israele, essere collocata dietro agli ungheresi sia un bene o un male: i generi sono talmente divergenti da poter creare qualche ostacolo. Netta Barzilai non fa errori, ma in qualche modo ci sembra anche lei intimorita dalla serata. Comunque, “Toy” funziona.

A stringere nel mezzo una delle favorite, arriva un altro brano rock. Personalmente, Waylon ci entusiasma addirittura molto di più di quando è arrivato secondo insieme ai Common Linnets. “Outlaw in ‘em” ha ben più di una venatura country, e in effetti lo staging è raccolto, come un’esibizione da festa di paese. Buone chances anche per i Paesi Bassi.

Anche l’Irlanda ha guadagnato molti posti nelle previsioni della vigilia. Ryan O’Shaughnessy certamente esegue molto bene “Together”, ma sicuramente una buona parte del lavoro la fanno i due ballerini che fanno rivivere sul palco il videoclip.

Ecco Cipro, l’altra superfavorita. Buffo come l’inizio di “Fuego” ricordi quello di “If love was a crime”. Eleni è indubbiamente bravissima, ma l’impressione che danno canzone e balletto è quella di già visto e già sentito. Comunque, Cipro è un bellissimo Paese, quindi, se vince, non abbiamo obiezioni.

E ci siamo. Impossibile parlare della nostra canzone, perché tutti gli italiani della sala stampa si sono riuniti intorno a noi a cantare a squarciagola, circondati da cento telecamere. Possiamo solo dire di esserci sentiti orgogliosi di Ermal Meta e Fabrizio Moro, e di essere stati fieri di urlare insieme a loro “Non mi avete fatto niente”!

Adesso guardiamoci tranquilli le performance dei vari ospiti, in attesa del verdetto. A dopo!