Home #ESC2020 La prima serata del Festival di Sanremo 2020: caccia all’eroe eurovisivo!

La prima serata del Festival di Sanremo 2020: caccia all’eroe eurovisivo!

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Eccoci qui come ogni anno! Vi parliamo dalla Sala Stampa Lucio Dalla, già pronti ad affrontare la prima serata del Festival di Sanremo 2020, indecisi fra il piacere di goderci ogni minuto di queste cinque serate e la voglia di arrivare prima possibile a Sabato sera per conoscere il nome del vincitore che, speriamo, coinciderà con quello del nostro rappresentante all’Eurovision Song Contest di Rotterdam.

Siamo talmente in fibrillazione che ci verrebbe da dire a Fiorello, che sta facendo il suo show per aprire la serata, “Grazie, basta così”. La nostra curiosità per i cantanti e le canzoni non ammette distrazioni! Finalmente Amadeus sale sul palco e dà il via alla sigla. Ma subito dopo rientra Fiorello… Ragazzi, scusate, ma noi siamo impazienti!

Finalmente si inizia, con la gara dei giovani. E’ anche quest’anno a eliminazione diretta, e il primo scontro è fra gli Eugenio in Via Di Gioia e Tecla Insolia. Iniziano gli Eugenio in Via Di Gioia con “Tsunami”. Un inizio che ricorda vagamente “Occidentali’s Karma” del nostro Gabbani, un ritmo incalzante che fa subito venire voglia di ballare senza essere banale, un testo interessante, un arrangiamento a metà fra la dance e l’etnico. Potevamo pensare a un inizio migliore? Contro di loro, Tecla insolia con “Otto Marzo”. E’ la più giovane e canta un testo dedicato alle donne e alle loro difficoltà di ogni giorno. Una ballata che sa un poco di sentito, lei comunque la interpreta bene, forse anche con l’incoscienza dell’età. Il testo non scava più di tanto, ma il tema è senza dubbio importante. Arriva il risultato del duello: vince Tecla.

Il secondo duello è fra Fadi e Leo Gassman. Inizia Fadi con “Due noi”. Stile cantautorale, voce un poco appannata che accenna all’urlato nella seconda strofa. Un testo non memorabile. Segue Leo Gassman, rampollo di illustre famiglia di attori (e nell’interpretazione si sente) con “Vai bene così”. Sicuramente la canzone, fra le due, è quella che merita di andare avanti: più complessa musicalmente e con un testo più incisivo, apparentemente di nicchia (sembra diretto più che altro agli artisti), ma in realtà molto più universale. Vince, prevedibilmente, Leo Gassman.

Finita la gara delle Nuove Proposte, entra l’ospite fisso Tiziano Ferro. Non che “Nel blu dipinto di blu” sia la scelta più originale, ma lui la interpreta con classe, dandole uno stile swing non nuovissimo, ma sempre gradevole.

Finalmente si inizia con la gara dei big, e arriva sul palco Irene Grandi. Molto elegante in un completo top-pantalone in seta color petrolio, leggermente impacciata nello scendere le scale. “Finalmente io” è un brano di Rossi e Curreri che inizia quasi come un rap e si apre in una melodia quasi urlata. Irene, super carica, ci sbatte in faccia tutta la sua indipendenza e la sua coscienza di sé: sembra volerci dire “Io sono così, se non vi va bene chissenefrega”. Un po’ Nannini, forse, ma trasmette un’energia contagiosa. Forza, a testa bassa, verso la parte alta della classifica!

Dopo l’entrata di Diletta Leotta, principessa in giallo, si continua con un altro fiorentino: Marco Masini con “Il confronto”. Si siede al pianoforte per una ballata rabbiosa con un ritornello appassionato, sul cui testo in qualche punto si potrebbe discutere, ma che cattura subito con il suo pathos in salita, e un finale soft “alla Masini”. Davvero bravo anche lui.

Ma ecco che entra la veterana: Rita Pavone con “Niente (Resilienza 74)”. La melodia ricorda vagamente alcune delle sue hit anni 60, ma l’arrangiamento è sicuramente più moderno, e la grinta è intatta! E adesso, come la mettiamo col “Largo ai giovani”? Questo brano lascerà il segno, e dalle prime tre canzoni appare ormai chiaro: questo è il Sanremo della grinta!

Significativo l’ingresso di Rula Jebreal, che introduce Achille Lauro La cappa nera con ricami in oro è una sua creazione. Inizia la canzone in modo “soft”, con la sua inconfondibile voce strascicata. Poi la cappa casca e… ma è nudo??? Naturalmente no, ma la sua calzamaglia ingannevole entrerà sicuramente nella storia del Festival. Il pezzo, “Me ne frego” è un midtempo orecchiabile, di buona qualità e sicuramente trascinante, ma forse non d’impatto come “Rolls Royce”. Forse il look incredibile distrae dall’ascolto, ma non vorremmo che il bravo Achille si fosse già un poco “festivalizzato”.

Ecco adesso Diodato, sobrio in total black. Il brano, “Fai rumore”, inizia come una dolce ballata un poco cadenzata, ma subito si apre in un grido dolce e disperato che ricorda vagamente certi brani di Edoardo De Crescenzo. La batteria entra classicamente nella seconda strofa. Un brano ben costruito, ma ci manca il meraviglioso crescendo quasi rossiniano di “Adesso”…

Largo a un gruppo: Le Vibrazioni. I primi applausi, però, se li prende Peppe Vessicchio. “Dov’è” inizia come una ballata e arriva, con un crescendo, al ritornello, in cui il titolo viene ripetuto in modo ossessivo. L’impressione è che Sarcina e soci stiano guarendo dalla “Sindrome Modà” e tornando verso il loro stile originale. Un po’ più rock, un po’ meno pop. Bene così! Bella anche la traduzione del testo nel linguaggio dei segni.

Prendiamo un break dalla gara, e qui gli eurofans si fanno attenti, perché, introdotti dalla figlia Romina Junior, stanno per entrare Albano e Romina. Dall’emozione, lui cade quasi dalle scale, prontamente soccorso da lei. La coppia più bella d’Italia malgrado il divorzio intona “Nostalgia canaglia”, ricordando la propria esibizione in gara al Festival, quando Romina Junior era ancora in pancia. Albano continua con “La siepe”, premio della critica nel 1968, poi insieme proseguono con “Ci sarà”, vincitrice nel 1984. Poi, la classica “Felicità”.

Adesso, però, un vero avvenimento: un inedito di Albano e Romina. Si intitola “Raccogli l’attimo” e il testo è stato scritto da Romina insieme a Cristiano Malgioglio. L’introduzione riecheggia “I like Chopin” di Gazebo, ma il ritmo è molto più estivo, quasi caraibico, anche se non eccessivamente sostenuto: a metà strada fra una lambada e il reggae. Melodia e arrangiamento sono, ovviamente, molto più tradizionali. La voce da contralto di Romina sembra più consistente del solito.

Si riprende la gara con Anastasio, che oggettivamente sembra uscito da un ospedale, con quella camicia bianca… La canzone “Rosso di rabbia” è veramente un’esplosione di rabbia, che inizia come rap e si arricchisce di una cadenza rock nel ritornello. Un pezzo non facile ma sicuramente sincero e valido. Candidato alla vittoria? Non sapremmo, ma di sicuro successo.

Segue un nuovo intervento di Tiziano Ferro con un omaggio a Mia Martini, “Almeno tu nell’universo”. Poi il monologo sulla bellezza di Diletta Leotta, che, per quanto condivisibile, in questo contesto ci saremmo pure risparmiati. Si riprende dopo la pubblicità con il promo del film di Muccino “Gli anni più belli”, con una partecipazione di Emma che intona, insieme agli altri, “E tu come stai”.

Finalmente si riprende la gara, ed entra Elodie. “Andromeda” inizia come una strana ballata molto cadenzata, per poi virare sull’ormai classico “Stile Mahmood”, con abbondanti striature dance. Una costruzione complessa che rende il brano poco immediato, ma che sicuramente si rivelerà vincente sul lungo termine.

Il monologo di Rula Jebreal è ancora più condivisibile di quello della Leotta, ma vale la stessa considerazione: forse il contesto non è proprio quello giusto, perché non permette approfondimenti né la giusta attenzione da parte di un pubblico che attende le canzoni. Niente da dire, però, ha ragione su tutto.

Riprende la gara con Bugo e Morgan e “Sincero”. Eccentrici e scanzonati fin dal loro ingresso. Il brano è molto anni 80, sin dall’introduzione. Parte ritmato, poi, nel bridge, ha un rallentamento che riporta quasi indietro di due decenni. Bugo affronta il ritornello quasi con una via di mezzo fra il parlato e il canto. Niente male però, c’è una bella energia. Un festival davvero grintoso, quest’anno.

Eurofans di nuovo in piedi per Emma! Eccola qui, a cantarci la sua ultima hit “Stupida allegria”, e, a seguire, un mix fra “Non è l’inferno” (vincitrice di Sanremo 2012), “Arriverà” e “Amami”.

Decimo cantante in gara Alberto Urso, con “Il sole ad est”. Inizio pianistico (qualcuno, qui, nomina Elton John) per una ballata classica con qualche accento originale qua e là. La voce non è la classica voce lirica impostata, malgrado l’indubbia estensione.

Torna Tiziano Ferro con “Accetto miracoli”, poi entra Riki. Anche in questo caso c’è una breve introduzione al pianoforte, per una ballata pop davvero molto classica, “Lo sappiamo entrambi”. La voce, in alcuni punti “doppiata” con un effetto, riecheggia un poco Raf, ma lo sentiamo davvero molto emozionato.

Arriva poi un inedito duetto fuori gara. Lui è Antonio Maggio, vincitore delle Nuove Proposte nel 2013; lei è Jessica Notaro, la bellissima aspirante cantante sfregiata con l’acido dall’ex fidanzato. Il pezzo, firmato da Ermal Meta, è “La faccia e il cuore”. Riecheggia moltissimo “Vietato morire”, ma dato il tema importante si può perdonare questa somiglianza. Fra l’altro, Jessica ha davvero una bella voce e la sa usare.

Eccolo, il nostro eroe: Raphael Gualazzi con “Carioca”! La sala stampa inizia subito a battere le mani. Meno jazz, più ritmo caraibico, ma con una classe incredibile. Prende, cattura, fa ballare con leggerezza e trasmettendo subito il calore dell’estate. Scommettiamo che sarà una sorpresa?

Eccoci alle classifiche! Ovviamente parziali e del tutto sovvertibili.

1 – Le Vibrazioni

2 – Elodie

3 – Diodato

4 – Irene Grandi

5 – Marco Masini

6 – Alberto Urso

7 – Raphael Gualazzi

8 – Anastasio

9 – Achille Lauro

10 – Rita Pavone

11 – Riki

12 – Bugo e Morgan

E per stasera è tutto! A domani!