Home #ESC2021 Il lungo percorso dell’Austria, da Bob Martin a Vincent Bueno: “Amen”

Il lungo percorso dell’Austria, da Bob Martin a Vincent Bueno: “Amen”

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La storia dell’Austria all’interno dell’Eurovision Song Contest è lunga, variegata e ricca di polemiche e momenti di protesta.

L’Austria arriva nella famiglia ESC alla seconda edizione e da subito si fa notare nell’immaginario eurofestivaliero, con il suo ultimo posto al debutto e, dopo nemmeno troppo tempo, con lo spirito ribelle di chi può essere protagonista.

Già nel 1956 aveva inviato una candidatura per prendere parte all’evento ma, come per Danimarca e Regno Unito, l’aveva inoltrata oltre la scadenza e dunque ha dovuto rimandare il suo debutto.

Debutto che, come detto, avviene nel 1957, nel corso della seconda edizione del concorso.

Bob Martin fu selezionato internamente con il brano “Wohin, kleines pony?”, uno schlager tipico del tempo, con tema “far west”. Ufficialmente, dato che nella prima edizione fu reso noto solo il brano vincitore, l’Austria è anche la prima Nazione ad arrivare ultima nella competizione europea.

Il brano non fu mai inciso e ne esiste solo la versione live eseguita in quell’occasione.

Nel 1958 è Liane Augustin a difendere i colori austriaci con “Die ganze welt braucht liebe” che porta alla prima top5 della storia austriaca.

Una conferma che però non arriva nel 1959 con il divertente calypso portato da Ferry Graf con la sua “Der K und K Kalypso aus Wien”. È il primo tentativo di fondere generi diversi tra loro, in questo caso il calypso con lo stile schlager popolare, ma con un po’ di jodel nell’esecuzione. Il titolo sembrerebbe anche avere dei riferimenti alla passata gloria dell’Impero Austro-Ungarico: “K und K” si riferisce infatti a “Kaiserlich und Königlich” (Imperiale e Reale) che era la descrizione dell’esercito imperiale. Il brano arriva solo nono su 11 partecipanti.

Nel 1960 si torna a qualcosa di tradizionale, con una canzone dal racconto romantico di cui però, l’oggetto del desiderio, non sa nulla. Infatti Harry Winter nella sua Du hast mich so fasziniert” racconta di questa fanciulla che lo ha conquistato durante una vacanza ma a cui non si è mai dichiarato, seppur non l’abbia mai dimenticata. La classifica è un po’ più fortunata, vedendolo settimo su 13 partecipanti.

Nel 1961 l’Austria torna ultima, dividendo il brutto piazzamento con il Belgio, con la tradizionale “Sehnsucht” interpretata da Jimmy Makulis.

Non va meglio, anzi peggiora con il primo Null Points, seppur condiviso con altri 4 Paesi, nel 1962. Eleonore Schwarz con “Nur in der wiener luft” presenta un secondo elogio a Vienna in pochi anni, questa volta soffermandosi sul vento che ispira il Valzer.

Nel 1963 l’Austria si fa rappresentare da una cantante israeliana, 10 anni prima del debutto di Israele nella competizione musicale europea. Carmela Corren aveva lasciato una carriera militare per iniziare quella nello spettacolo, spinta da Ed Sullivan e ottenendo grandissimo successo soprattutto in Germania, Austria e Svizzera nei primi anni 60. il brano, “Vielleicht geschieht ein wunder” fu presentato in una versione bilingue in cui era presente una strofa in inglese. La versione eseguita era una sorta di crasi tra la versione originate, totalmente in tedesco, ed una bilingue con maggiore presenza dell’inglese. Una versione ante litteram del “mai una gioia” con la cantante che spera in un miracolo per trovare l’amore ma si arrende al fatto che non arriverà, facendola restare per sempre sola. Questa botta di allegria la porta comunque al settimo posto, su 16 partecipanti.

Nel 1964 fa il suo debutto all’Eurovision Song Contest Udo Jürgens con “Warum nur, warum?”, interpretata mentre suona il pianoforte. Il brano ottiene un grande successo a livello europeo, pur arrivando solo sesto in gara, essendo tradotto per tre diverse versioni in inglese, ma anche in italiano e in spagnolo, consolidando non solo la fama dell’interprete originale, ma anche di Matt Monro che ne aveva intuito le potenzialità sul mercato.

Udo ottenne un riscontro non indifferente anche in Italia e infatti lo vedremo sul palco del Festival di Sanremo come secondo interprete di “Abbracciamo Forte”, prima di ritrovarlo ancora all’ESC nel 1965, con “Sag ihr, ich lass sie grüßen” una dichiarazione per un amore mai superato per una storia finita. Anche in questo caso il successo commerciale va al di là del quarto posto, con incisioni anche in spagnolo ed italiano, oltre a nuove versione incise nel 1972 e nel 1996.

Però è il 1966 però l’anno della vera affermazione: alla terza partecipazione consecutiva Udo Jürgens conquista la vittoria con “Merci, Chérie”, che resterà l’unico risultato in Top3 fino alla vittoria successiva, ben 48 anni dopo.

Nel 1967 è Vienna ad ospitare il concorso e viene rappresentata da Peter Horton che in “Warum es hunderttausend sterne gibt” (che durante la trasmissione viene lasciata passare sullo schermo come “Warum es 100.000 sterne gibt”) invita a vivere il momento, cogliere l’attimo, ottenendo però solo due punti e la quattordicesima posizione.

Udo Jürgens torna in gara, ma solo come autore, nel 1968, firmando “Tausend fenster”con cui Karel Gott partecipa all’evento, ottenendo solo il tredicesimo posto, seppure portando il brano ad essere inciso in francese e in inglese, ma anche dall’autore stesso in tedesco e in ceco.

La vittoria della Spagna con “La, la, la” interpretata da Massiel porta alla prima polemica di cui l’Austria si rende protagonista.

Decide infatti di non partecipare all’edizione ospitata da un Paese retto da un regime dittatoriale, una aperta protesta verso la Spagna di Franco, con il boicottaggio che però non mostra coerenza con le votazioni dell’edizione del 68 in cui Massiel vince solo di un punto, grazie anche ai 2 punti dati proprio dall’Austria.

Anche nel 1970 l’Austria decide di non partecipare, questa volta seguita da altri Paesi, in aperta polemica verso le regole che avevano permesso un esito caotico e senza precedenti, né esempi successivi, con ben 4 vincitori.

Torna in gara nel 1971 con “Musik” eseguita in dialetto viennese da Marianne Mendt che pur ottenendo 66 punti si ferma al sedicesimo posto in classifica.

Va decisamente meglio nel 1972 quando i Milestones portano la loro “Falter im wind” al quinto posto in classifica ottenendo ben 100 punti. Il brano era sicuramente atipico per l’Eurovision e molto contemporaneo, anche grazie alle influenze folk, e parla della caducità della vita.

Nonostante il buon piazzamento nasce una nuova polemica legata questa volta alla struttura di voto. Decide quindi di non partecipare per qualche anno, dal 1973 al 1975 compresi.

Nel 1976 Waterloo & Robinson confermano il quinto posto, ma con un punteggio inferiore, eseguendo la loro “My little World” totalmente in inglese, per la prima volta per l’Austria. Il duo avrebbe cercato di tornare al concorso e nel 2004 arriva secondo alla selezione nazionale, perdendo contro un brano che non rispettava i criteri base di durata, poi corretti per la partecipazione all’Eurovision, dichiarando che avrebbero pensato di rivolgersi in tribunale, cosa che poi non fecero.

Il 1977 è un anno cruciale per il Paese all’Eurovision. Gli Schmetterlinge presentano “Boom Boom Boomerang” che è il primo brano a canzonare l’intero concorso con una parte del testo totalmente priva di senso, oltre ad una esibizione iconica e memorabile: i quattro cantanti danno le spalle al pubblico più volte durante l’esibizione, mostrando un look diverso rispetto al frontale, con tanto di faccia finta, e con una coreografia irriverente. Nonostante sia rimasta nella storia della manifestazione, all’epoca non conquistò le giurie che la lasciarono solo al diciassettesimo posto.

Nel 1978 si torna ad un brano più tradizionale nell’esecuzione con i Springtime e la loro “Mrs. Caroline Robinson” che si ferma al quattordicesimo posto.

Nel 1979 torna ad essere ultima con Christina Simon e “Heute in Jerusalem” ma basta una nuova dichiarazione d’amore, nella romantica esibizione dei Blue Danube nel 1980, con “Du bist musik”, a riportare l’Austria in top10.

Marty Brem, già componente dei Blue Danube, rappresenta l’Austria nel 1981 con una ballad classica, “Wenn du da bist”, che però viene eseguita in maniera insolita, con una coreografia fuori dagli schemi che non contribuisce però a far entrare il brano nel cuore dei giurati che lo relegano in 17° posizione.

Nel 1982 l’Austria organizza una finale nazionale per poter selezionare il suo rappresentante e la vittoria va ai Mess che con “Sonntag” conquistano prima il pubblico in patria e poi anche le giurie eurovisive che li portano in top10, al nono posto, posizione confermata dai Westend nel 1983 con la loro “Hurricane”, anch’essa vincitrice della selezione nazionale.

Il successo ottenuto dai brani selezionati grazie al concorso nazionale, spinge l’emittente organizzatrice a continuare con questa modalità di scelta e nel 1984 a essere designata come rappresentante austriaca è Anita con il brano “Einfach weg” che però riporta l’Austria all’ultimo posto.

Questa battuta d’arresto fa sì che si torni con la selezione interna e sul palco dell’Eurovision torna Gary Lux, leader dei Westend che avevano rappresentato l’Austria solo due anni prima. “Kinder dieser welt” è la sua prima prova da solista all’ESC, e conferma l’apprezzamento delle giurie che lo fanno tornare in top10, cosa che non avverrà quando tornerà nel 1987, col brano “Nur noch gefühl”, che si fermerà in 20° siposizione.

Nel 1986 Timna Brauer, figlia del pittore Arik e parte di un duo etno jazz con Elias Meiri, viene selezionata internamente con il brano “Die zeit ist einsam”. Nonostante una buona performance si ferma al 18° posto.

Dopo il brutto piazzamento ottenuto da Gary Lux nel 1987, si cerca di puntare in alto con Wilfried che auspica un buon apprezzamento per la sua “Lisa Mona Lisa”, tanto da registrare il brano anche in Inglese e francese, oltre alla versione in tedesco. Ma il pessimo piazzamento (ultimo in classifica, con il temuto Null Points) e il riscontro quasi nullo, ferma il rilascio della versione inglese.

Nel 1989 Thomas Forstner riporta l’Austria in alto, al quinto posto, anche se ancora con meno punti rispetto ai Milestones, con “Nur ein lied” in cui fa l’elogio della musica e dei suoi “poteri curativi”.

Per il 1990 si torna ad una finale nazionale per scegliere il rappresentante. Viene premiata Simone Stelzer con “Keine mauern mehr”. In realtà i vincitori della selezione furono i Duett con “Das beste”. Tuttavia furono squalificati poiché avevano gareggiato con lo stesso brano alla selezione nazionale tedesca del 1988. nonostante non fosse la prima scelta del pubblico e delle giurie austriache, Simone resta in top10.

Nel 1991 la selezione nazionale viene vinta da Thomas Forstner, già rappresentante austriaco nel 1989, con il brano “Venedig im regen”. Un brano dedicato a Venezia che però non colpisce le giurie che regalano all’Austria il terzo Null Points della sua storia.

Tony Wegas è la voce scelta internamente dalla ORF per le edizioni del 1992, a cui partecipa con “Zusammen geh’n”, arrivando decimo, e del 1993 con “Maria Magdalena”, brano scelto durante una selezione pubblica e che lo porta al 14° posto su venticinque partecipanti.

Il 1994 vede il ritorno della selezione interna anche per il cantante e viene selezionata Petra Frey con “Für den frieden der welt” che non va oltre al 17° posto.

Va un po’ meglio a Stella Jones nel 1995 con “Die Welt dreht sich verkehrt”, che pur raccontando di come il mondo giri nel modo sbagliato quando è accanto al suo amore, riesce a conquistare qualche voto in più arrivando 13°.

L’edizione del 1996 ha visto la prima selezione vera e propria, prima del debutto delle semifinali nel 2004, e per l’occasione la ORF ha contattato Mischa Krausz, già autore del brano presentato da Stella Jones l’anno precedente. Fu lui a decidere e imporre la presenza di George Nussbaumer, musicista e cantante blues con cui aveva già collaborato. Dalla loro collaborazione nacque “Weil’s dr guat got” che riesce a superare la selezione audio e ad arrivare in top10 nella finale di Oslo. Il brano fu eseguito in un dialetto, per la seconda volta, questa volta della zona occidentale, condiviso con il nord della Svizzera e il Liechtenstein.

Per la prima volta una voce protagonista torna in un ruolo minore: infatti nel coro che accompagna George ad Oslo abbiamo Stella Jones. Oltre a lei c’è Bettina Soriat che si prenderà il posto al centro del palco l’anno successivo.

Nel 1997 Bettina Soriat porta un uptempo in cui si riprende “One step” dopo l’altro dalle delusioni che la storia finita le ha dato. Però a quelle delusioni deve aggiungere un brutto piazzamento in classifica. Infatti la sua 21° posizione, secondo il regolamento, la vede cedere il passo.

Per accedere all’edizione del 1998 veniva fatta una media dei voti ottenuti nelle ultime 5 edizioni, dal 1993 al 1998, e con una media di 39,5 punti si posizionava al 22° posto.

Torna però nel 1999 con una selezione interna che vede la scelta di Bobbie Singer con “Reflection”, in inglese. Il brano porterà fortuna all’Austria che torna in top10.

Da questo momento l’inglese diventa una regola e non più l’eccezione per i brani in concorso all’Eurovision Song Contest. Infatti saranno solo 3 i brani in tedesco presentati in concorso dal 2000 in poi, di cui due in dialetto.

Il 2000 vede le Rounder Girls con “All to you” in rappresentanza dell’Austria. Pur posizionandosi mediamente bene, in 14° posizione, i punti ottenuti portano nuovamente ad una battuta d’arresto che impedisce la partecipazione nel 2001. con una media di 44,75 punti ottenuti nelle edizioni tra il 1996 e il 2000, è 17° su 24, ma la qualificazione automatica dei BIG 4 la vede cedere qualche posizione a favore di Spagna e Francia.

Per il 2002 fu organizzata dalla ORF una selezione nazionale, Song.Null.Zwe, a cui presero parte 10 artisti, di cui 6 presentati direttamente dalle case discografiche e 4 scelti da una selezione pubblica, e ad essere scelto come rappresentante austriaco fu Manuel Ortega che con “Say a word” deve accontentarsi del 18° posto.

Alf Poier, attore comico prestato alla musica, presenta nel 2003 una parodia del concorso con il suo brano “Weil der mensch zählt”. Il brano, interpretato nel dialetto della Stiria, parla degli animali da cortile e delle loro abitudini, ma anche una sequenza di Non Sequitur letterari. Musicalmente il brano è un po’ rapsodico e surreale, così come memorabile è lo staging che vede gli animali citati presenti sul palco in cartonato e lui che si dimena, passando dalla musica popolare a sonorità più rock.

Grazie a questa entry surreale l’Austria ottiene il miglior piazzamento dal 1989 e il record di punti, dopo i 100 punti ottenuti nel 1972: 101 punti e 6° posto in classifica.

Nel 2004 il brano fu scelto ancora una volta con la selezione nazionale Song.Null.Vier e, al netto delle polemiche sollevate da Waterloo & Robinson, giunti secondi, la scelta non si è rivelata particolarmente fortunata. “Du bist”, portata all’Eurovision dal trio dei Tie Break, si è fermata al 21° posto in classifica. L’Austria prese parte direttamente alla serata finale in quanto rientrava in top10 nell’edizione precedente, ma non possiamo certo dire se avrebbe superato lo scoglio della semifinale che proprio in questa edizione prende forma per permettere a tutti i Paesi che vogliono partecipare all’evento di inoltrare la propria candidatura.

Quindi l’Austria partecipa per la prima volta ad una semifinale, escludendo le preselezioni del 1996, solo nel 2005.

Il brano inviato in rappresentanza del Paese a Kiev fu scelto tramite la selezione nazionale Song.Null.Fünf che aveva inaugurato un sistema di votazione iniquo secondo gli standard, ma più affine alle votazioni eurovisive. In definitiva, Alf Poier, arrivato secondo secondo il criterio di attribuzione voti, di soli 4 punti, aveva però ricevuto molti più voti degli effettivi vincitori.

Ad esibirsi sul palco del Palazzo dello sport di Kiev furono i Global Kryner, una folk band che presentano uno strano mix tra la musica latina e il folk tirolese con la loro “Y así”. Il brano non piace alle giurie che infatti non permettono all’Austria di raggiungere la serata finale.

Proprio a seguito di questo risultato, l’ORF decide di non partecipare all’edizione del 2006, adducendo come motivazione che il talento musicale degli artisti non fosse più un fattore determinante per poter raggiungere il successo nella competizione e, soprattutto, un sistema di voto che non rispecchierebbe i valori musicali.

Torna in gara, nonostante questa vena polemica, nel 2007, con il brano “Get a life – Get alive”, interpretato da Eric Papilaya. La scelta del brano fu interna e la ORF cercava una performance che “attraesse visivamente”. Il brano fu spinto anche dal fatto che fu scelto come canzone ufficiale del Life Ball, tra gli eventi di beneficenza più importanti d’Europa.

Nonostante questo e i 20 mila Swarovski usati per illuminare la sua esibizione, il risultato non è stato brillante e con soli 4 punti risulta penultimo in semifinale.

Questa ennesima delusione portò a rimarcare le stesse motivazione che portarono al ritiro nel 2006, ma garantì comunque la messa in onda della serata finale nel 2008; nel 2009 decise di mandare in onda solo il voting, per poter osservare le modalità di voto, mentre nel 2010 la ORF ignorò totalmente l’evento.

Tra le motivazioni del ritiro c’erano i voti “di blocco” e il fatto che ci fosse solo il televoto a portare alla vittoria un Paese.

Proprio per andare incontro alle esigenze dell’Austria fu introdotta una seconda semifinale, procedendo per sorteggio per evitare quindi di avere blocchi completi nella stessa semifinale; furono inoltre reintrodotte le giurie nazionali che avrebbero potuto mitigare i voti del pubblico, col valore del 50%.

Nel luglio 2010, il presidente dell’ORF, Alexander Wrabetz, ha dichiarato che l’Austria sarebbe tornata per il concorso del 2011, poiché si sarebbe tenuta nella vicina Germania.

Per il ritorno in gara fu organizzata una selezione nazionale, Düsseldorf – Wir kommen!, che ebbe notevole successo. Tra gli artisti presenti alla selezione c’erano Waterloo e Robinson, ma non più come duo, bensì come artisti solisti, Petra Frey, Alf Poier e Bernardo, componente dei Tie Break, tra coloro che avevano già calcato il palco eurovisivo, alcuni vincitori di Talent Show e, udite udite, il candidato alla presidenza del 1998, Richard Lugner.

A trionfare fu Nadine Beiler con “The secret is love”, mentre secondi arrivano i Trackshittaz, che riusciranno ad arrivare all’ESC l’anno successivo. Nadine riesce a raggiungere la finale, fermandosi però al 18° posto.

Per cercare il rappresentante austriaco che si sarebbe esibito a Baku, fu organizzata la selezione Österreich rockt den Song Contest, con annessa una piccola polemica legata ad uno dei partecipanti, i DelaDap, che rischiavano la squalifica per aver presentato un brano che non rispettava il regolamento dell’Eurovision Song Contest, ma cambiarono prontamente il brano.

La finalissima a due vide contrapposti il duo rap Trackshittaz con “Woki mit deim popo” e Conchita Wurst, che pur arrivando seconda si prenderà una rivincita pochi anni dopo.

Woki mit deim popo” è stato l’ultimo brano in lingua tedesca, per quanto nel dialetto Mühlviertel, ad essere stata eseguita all’Eurovision e ottenne solo 8 punti, risultando ultima nella sua semifinale.

Österreich rockt den Song Contest venne comunque riproposto per la scelta del rappresentante austriaco nel 2013. a vincere la selezione nazionale fu Natália Kelly con “Shine” che fallì la qualificazione in finale.

Erano passati 47 anni dall’ultima e unica vittoria austriaca all’Eurovision e rappresentava un record per la manifestazione.

Per il 2014, dopo due pessimi risultati, la ORF decise di selezionare internamente il rappresentante e la scelta cadde su Conchita Wurst, nota da qualche anno sulle scene nazionali, ma senza aver ancora fatto il salto internazionale. Il brano che portò a Copenaghen fu “Rise like a Phoenix” che fu vista come potenziale vincitrice già dopo i tour promozionali a cui prese parte.

La vittoria di Conchita Wurst resta iconica e rappresenta il maggior punteggio ottenuto dal Paese fino a quel momento, con 290 punti.

Conchita è un personaggio creato da Tom Neuwirth, secondo classificato a Starmania nel 2007, che ha fatto parte di una boyband con altri concorrenti allo stesso talent. Conchita appare per la prima volta come personaggio nel 2011.

La scelta di Conchita Wurst scatenò da subito grandi polemiche partendo da un gruppo Facebook in cui fu inizialmente contestato l’uso della selezione interna e quando fu fatto notare che è un mezzo in uso anche in altre occasioni, la protesta si spostò su termini omofobi e discriminatori. Ma non solo il pubblico si lasciò andare in polemiche. La scelta della Drag Queen fece nascere una petizione in Bielorussia verso il Ministero dell’Informazione, in cui si chiedeva che l’evento non fosse trasmesso in quanto ritenuto “un focolaio di sodomia” e un tentativo dei liberali europei di imporre i valori occidentali in Bielorussia e in Russia. Una petizione simile raggiunse anche il Ministero della Comunicazione e dei Mass Media russo, con le stesse motivazioni e con il supporto del comitato dei genitori russi. Anche in Ucraina ci fu una mobilitazione simile, ma senza arrivare in parlamento.

Inoltre Aram Mp3, rappresentante armeno, si lasciò andare ad una battuta infelice, in cui disse che avrebbe dovuto decidere se è uomo o donna, per poi scusarsi pubblicamente.

Nonostante queste mobilitazioni, molti furono in vece i Paesi che decisero di sostenere il percorso di Conchita Wurst nella manifestazione, e in finale ottenne per ben 13 volte i 12 punti, tra cui quelli italiani e, cosa per nulla immaginabile, anche 5 punti dalla Russia.

Una vittoria confermata anche dal riconoscimento ai Premi Marcel Bezençon per il Press Award.

La vittoria di Conchita Wurst contribuì ad aumentare la visibilità del concorso a livello mondiale, grazie al plauso di star come Cher, Elton John, Lady Gaga, Boy George e Robbie Williams, ma anche reazioni negative come quelle di Erdoğan, allora primo ministro turco, che dichiarò pubblicamente che la Turchia non avrebbe più partecipato all’Eurovision Song Contest poiché permetteva queste esibizioni, o quella di numerosi patriarchi ortodossi, che sostenevano che la vittoria di Conchita Wurst fosse la causa delle inondazioni nell’Europa sudorientale nel maggio 2014.

di contro Ban Ki-Moon, segretario Generale dell’ONU, ha salutato la vittoria di Conchita Wurst all’Eurovision come un “messaggio potente” elogiandone la promozione per il rispetto delle diversità, valore fondamentale delle Nazioni Unite.

Dopo il successo ottenuto con una selezione interna, la ORF decide comunque di tornare alla selezione nazionale e organizza Wer singt für Österreich? che ha visto trionfare i The Makemakes con “I am yours” come rappresentanti per l’edizione 2015.

Dopo il grande trionfo del 2014 non ci si sarebbe aspettata una debacle e invece la entry non ottiene nessun punto in finale, risultando quindi il primo Paese organizzatore ad ottenere un Null Points, pur non essendo formalmente risultata ultima.

Wer singt für Österreich? Fu nuovamente organizzata per scegliere il rappresentante austriaco anche per il 2016.

La scelta cadde su Zoë, seconda nell’edizione precedente, che porta a Stoccolma “Loin d’ici”, prima canzone in francese nella storia dell’Austria nel concorso eurovisivo e unica che non comprendesse una parte in inglese tra quelle presenti nella serata finale, in cui raggiunge un buon 13° posto.

Per il 2017 si torna ad una selezione interna, prima per l’artista, Nathan Trent, e successivamente per il brano “Running on air”.

Prima che fosse annunciata la partecipazione di Nathan Trent era stata presa in considerazione la band ska Russkaja come scelta interna, poi rientrata a seguito di una ricerca tra le giovani voci del panorama austriaco.

Nathan Trent era tra i 33 cantanti selezionati, su quasi 2200 candidature, per la selezione nazionale tedesca dello stesso anno, e se non fosse stato scelto dall’ORF avrebbe potuto rappresentare la Germania nello stesso anno. In finale raggiunge la 16° posizione.

Anche per il 2018 si propende per una selezione interna che vede Cesár Sampson designato come rappresentante austriaco all’Eurovision Song Contest di Lisbona, con “Nobody but you” che ottiene il record di punti, con 342, e il terzo risultato migliore di sempre per l’Austria, dopo le due vittorie nel 1966 e 2014.

Le giurie hanno comunque dato la Vittoria all’Austria, per la seconda volta da quando ci sono le semifinali. Purtroppo il voto delle giurie rappresenta solo il 50% del totale e il 13° posto ottenuto al televoto ha limitato la possibilità di vittoria.

Anche per il 2019 la scelta dell’artista in gara è stata presa con una selezione interna che ha passato il testimone a Pænda che ha interpretato “Limits”a Tel Aviv. Purtroppo il brano non è piaciuto al pubblico che ha decretato un Null Points per il televoto, lasciando solo i 21 punti ottenuti dalle giurie nel totale che l’ha vista comunque in penultima posizione.

Nel 2020 ancora una selezione interna, questa volta ad appannaggio di Vincent Bueno, austro-filippino che aveva già provato la strada dell’Eurovision nel 2016, arrivando in finale nell’ultima selezione nazionale che si è tenuta a Vienna. Avrebbe dovuto esibirsi con “Alive”, ma nonostante l’annullamento dell’evento, non ha perso la possibilità di esibirsi su quel palco che tanto lo emoziona, come ha dichiarato.

È stato infatti confermato per il 2021 e a Rotterdam potrà esibirsi con “Amen”.

Riuscirà a riportare l’Austria in alto?

Intanto ascoltiamo un recap di tutte le proposte austriache dal debutto ad oggi.