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“Il posto sbagliato” del Belgio: una lunga storia alla ricerca di un nuovo successo

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Il Belgio è uno dei sette Paesi fondatori dell’Eurovision Song Contest, essendo tra i 7 presenti nella prima, storica edizione, che ha avuto luogo il 24 maggio 1956.

Eppure non ha mai riscontrato pienamente i favori delle giurie, riuscendo a vincere solo una volta, 35 anni fa, e arrivando in top3 solo 3 volte, su un totale di 61 partecipazioni, oltre ad aver raggiunto la finale solo in 5 occasioni da quando sono state istituite le semifinali, senza contare la finale a cui ha avuto accesso di diritto nel 2004, tutte raggiunte negli anni 2010.

Il Belgio è diviso internamente in due regioni linguistiche distinte e, per questa ragione, ha due emittenti nazionali, la fiamminga Vlaamse Radio-en Televisieomroep (VRT) e la vallona Radio Télévision belge de la communauté française (RTBF), che si alternano nell’organizzazione dei processi di selezione del brano e dell’artista, oltre che definire la partecipazione: attualmente la VRT negli anni pari e la RTBF negli anni dispari, mentre precedentemente l’alternanza era opposta.

Questa dualità e alternanza tra le due emittenti ha portato, almeno fino al 1996, anche all’alternanza tra francese e olandese come lingua del brano in gara. Dopo di che ha spesso partecipato con brani in inglese. È curioso notare come non sia mai stata utilizzata la lingua tedesca, che è una delle tre lingue ufficiali del Paese.

Inoltre, pensando proprio alla lingua, il Belgio è anche l’unico Paese che ha partecipato, per ben due volte, con una lingua inesistente, sfiorando addirittura la vittoria nel 2003, con soli 2 punti di distacco rispetto al vincitore.

Le due emittenti hanno modalità differenti di selezione: la VRT ospita normalmente una finale nazionale, Eurosong, messa da parte in rare occasioni, mentre la RTBF solitamente opta per una selezione interna, per quanto abbia organizzato delle finali nazionali.

Dal 1956 il Belgio è stato costretto a non prendere parte al concorso, a causa del regolamento che per alcune edizioni attuava una sorta di relegazione dovuta ai cattivi risultati dell’edizione precedente, solo nel 1994, 1997 e 2001.

Questa breve premessa mi è sembrata doverosa per non far apparire la storia belga nel concorso una mera sequenza di partecipazioni.

Nel 1956 è stato uno dei sette Paesi partecipanti . L’emittente INR selezionò due rappresentanti, secondo il regolamento di quella prima edizione. Fud Leclerc calcò per la prima volta quel palco con “Messieurs les noyés de la Seine”, mentre Mony Marc cantò “Le plus beau jour de ma vie”. Ufficialmente risultano entrambe seconde non essendoci una classifica finale.

Per il 1957 l’emittente fiamminga organizzò la prima selezione nazionale, per quanto legata solo alla scelta del brano. Bobbejaan Schoepen presentò tre brani durante lo spettacolo musicale “De TV Maakt Muziek” attraverso dei videoclip e tra questi il brano vincitore fu “Straatdeuntje”, primo brano in lingua olandese, primo selezionato dall’emittente fiamminga, eseguito con uno sfondo che riprendeva il titolo con una strada sullo sfondo.

Fud Leclerc torna in gara nel 1958 con “Ma petite chatte” per la seconda volta, ma lo rivedremo ancora nel 1960, scelto durante una finale nazionale alla quale prese parte Solange Berry che aveva rappresentato il Lussemburgo nel 1958, con al canzone “Mon amour pour toi”, e per la quarta volta anche nel 1962. In questa edizione Leclerc segna due record. Innanzitutto quello del maggior numero di partecipazioni come cantante principale, primato condiviso con Lys Assia, Elisabeth Andreassen e Peter, Sue & Marc, a cui possiamo aggiungere Valentina Monetta che ha rappresentato San Marino per 4 volte, anche se una di queste in duetto. Il secondo primato è meno blasonato. La sua canzone del 1962, “Ton nom” è passata alla storia eurovisiva come la prima a registrare i famigerati e temuti nul-points. Per onor di cronaca la posizione è condivisa con Austria, Paesi Bassi e Spagna, ma il triste riconoscimento di essere il primo viene riconosciuto al Belgio poiché arrivava prima in ordine di esibizione nel corso della serata.

Senza contare il fatto che è stata la seconda volta consecutiva in cui il Belgio si piazza ultima.

Anche l’emittente in lingua olandese ha selezionato per due edizioni lo stesso cantante, Bob Benny, che ha portato “Hou toch van mij” nel 1959 e “September, gouden roos” nel 1961, che segna l’ultimo posto con 1 solo punto. Secondo il quotidiano olandese “Het vrije volk”, Francis Bay, direttore d’orchestra belga in quell’edizione, ha lamentato la mancata attribuzione di almeno un punto da parte dei giurati olandesi, tenuto tra l’altro conto del fatto che la canzone fosse stata interpretata in quella lingua, e propose un “blocco di voto” con i Paesi Bassi e i paesi scandinavi, come riteneva stessero facendo i Paesi di lingua francese.

Nel 1963 il Belgio fu rappresentato da Jacques Raymond, già secondo classificato alla finale nazionale organizzata dalla stessa emittente nel 1961 e che rivedremo anche più in avanti. La sua “Waarom?” ricevette solo 4 punti, assegnati tutti dall’Austria, ma evitò di finire ancora ultima.

L’edizione del 1964 vede per la prima volta una scelta interna sia per l’interprete, Robert Cogoi, che per il brano, “Près de ma rivière”, autoprodotto. L’esibizione di Carlos Cogoi fu ritardata a causa dell’invasione del palco da parte di un manifestante subito dopo quella svizzera. Il manifestante, forse ingannato dal nome del cantante, è salito sul palco con uno striscione a sfondo politico con la scritta “Boicotta Franco e Salazar”, già al centro di alcune polemiche. La posizione in classifica risultà la stessa rispetto all’anno precedente, ma con soli 2 punti.

Anche per il 1965 la BRT optò per la scelta interna, almeno per quanto riguardava l’interprete, mentre il brano fu selezionato attraverso una finale nazionale. Lize Marke era già arrivata seconda alle selezioni del 1963 e fu per lei una piccola rivalsa, mentre il brano “Als het weer lente is” fu al centro di una piccola controversia legata al fatto che fosse stato eseguito in TV già prima della selezione, da un’altra interprete, Tonia che rappresenterà il Belgio l’edizione successiva. Però, dato che non erano state infrante le regole allora vigenti, il brano restò in gara, incassando un nuovo Nul-points, insieme a Finlandia, Germania e Spagna, il secondo della lunga storia belga all’Eurovision. La giuria belga inoltre fu l’unica a concentrare i voti solo tra due canzoni, attribuendo dunque 6 voti al Regno Unito e 3 punti all’Italia.

Per il 1966 l’emittente in lingua francese, la RBT fu incaricata di organizzare la selezione del rappresentante belga per l’edizione. Dopo aver selezionato internamente Tonia, ha organizzato una selezione nazionale, che si ripresenterà successivamente, Eurosong, con 4 brani in gara, tra cui viene premiato con uno scarto di poco più di 1000 voti “Un peu de poivre, un peu de sel” che riesce a portare il Belgio al quarto posto, risultato migliore fino a quel momento e che resterà tale fino al 1978.

BRT, l’emittente in lingua olandese, conferma Eurosong anche per le sue scelte ma con una selezione che vedeva in gara anche i cantanti. Louis Neefs, che poi vinse, aveva due brani in gara nella serata finale, ma decise di concentrarsi solo su “Ik heb zorgen” per evitare di disperdere i voti a suo favore. Durante il concorso eurovisivo conquista un buon settimo posto che viene confermato anche nella seconda edizione a cui prese parte, nel 1969. Infatti la BRT selezionò internamente Louis Neefs per quell’edizione del concorso dando alla giurie di Eurosong di scegliere solo il brano, tra 6 proposti, e a spuntarla fu “Jennifer Jennings”.

Anche per il 1968 il Belgio restò ancorato al suo settimo posto grazie a Claude Lombard che con “Quand tu reviendras” aveva vinto la selezione Eurosong organizzata dalla RBT, preselezione a cui aveva preso parte anche Tonia e Nicole Josy che vedremo qualche anno più avanti sul palco dell’ESC in coppia con Hugo.

La selezione del 1970 ha visto gareggiare dei nomi che si sarebbero imposti successivamente, come Serge & Christine Ghisoland, che decisero di gareggiare con un solo brano invece dei due che ebbero accesso alla finale nazionale, e Ann Christy. A vincere però fu Jean Vallée con “Viens l’oublier” che ottiene l’ottavo posto in classifica, mentre la giuria belga si distingue ancora una volta attribuendo ben 9 dei 10 punti totali disponibili ad un solo Paese, l’Irlanda, che poi avrebbe trionfato nell’edizione.

Eurosong nel 1971 vide la vittoria di Nicole & Hugo col brano “Goeiemorgen morgen” ma poco prima della finale di Dublino, Nicole si ammalò e non fu in grado di raggiungere la sede dell’evento. Per questa ragione l’emittente BRT decise di chiamare in corsa Jacques Raymond e Lily Castel che sostituirono in corsa i rappresentanti selezionati. Jacques Raymond era alla sua seconda partecipazione, mentre in gara durante Eurosong erano presenti anche Ann Christy e Micha Marah, che calcheranno il palco eurovisivo successivamente, come faranno Nicole & Hugo già nell’edizione successiva organizzata dall’emittente fiamminga.

Seppur vincitori nel 1971, il duo dovette ripercorrere tutto l’iter di selezione e riuscì a trionfare ancora con il brano “Baby, Baby” che però resta ultima in classifica durante l’Eurovision del 1973. Il pessimo risultato non inficiò però il successo del brano e della coppia, tanto che tanto l’esibizione quanto il brano sono ritenuti un cult e furono celebrati pensino durante lo speciale per il 50° anniversario dell’Eurovision.

Una piccola curiosità potrebbe essere data dal fatto che Claude Lombard, rappresentante belga nel 1968, era tra il coro.

Facendo un piccolo passo indietro, nel 1972 “À la folie ou pas du tout” è stata la vincitrice della finale nazionale belga del concorso, che ha visto Serge & Christine Ghisoland eseguire tutte le 10 proposte. Il duo era già stato sul podio di Eurosong nel 1970, ma all’Eurovision non conquistarono le giurie poiché il brano risultò antiquato e pittoresco rispetto alle altre proposte in gara. Ma questo non si tramutò in un ennesimo ultimo posto, dato che comunque si piazzarono prima della entry maltese.

Anche per il 1974 l’emittente francofona optò per la stessa modalità di selezione, facendo eseguire da Jacques Hustin, scelto internamente, tutte le sei canzoni in gara, vedendo trionfare “Fleur de liberté” che si comporta bene anche alla finale eurovisiva, piazzandosi nona.

Dopo svariati tentativi, nel 1975 a salire sul palco dell’Eurovision Song Contest fu Ann Christy che durante le selezioni aveva ben due brani in concorso, tra cui decise di non scegliere. Il brano con cui arrivò a Stoccolma fu “Gelukkig zijn” che però ottenne un risultato deludente, soprattutto in riferimento ai pronostici che vedevano abbastanza in alto. Grazie alla regola della lingua libera il brano fu eseguito in versione bilingue, con la prima metà in olandese e la seconda metà in inglese.

Ai fini della classifica si rifà nel 1976, con l’ottavo posto raggiunto da Pierre Rapsat con il brano “Judy et Cie” col quale aveva vinto la selezione nazionale.

Per il 1977 ancora una grande delusione per il pubblico belga. “A million i one, two, three”, interpretata dai Dream Express, era data come papabile vincitrice del concorso e la settima posizione raggiunta, per quanto fosse il miglior piazzamento dal ’69, stava stretto. Il processo di selezione vide tre semifinali, con 3 diversi contendenti protagonisti di ognuna di esse, con una finale che li vedeva scontrarsi tra loro. Il brano fu cantato in inglese nonostante la regola della lingua libera fosse stata abolita per l’edizione del 1977 ma, dato che la selezione belga aveva visto il suo vincitore prima dell’abolizione della regola e che non c’era tempo per un revamp in una versione diversa, fu data una deroga, come fu fatto per la Germania, per la stessa ragione.

Per il 1978 abbiamo un ritorno in rappresentanza del Belgio. A vincere la selezione, a cui presero parte anche Jacques Hustin (rappresentante nel 1974) e Franck Olivier (che rappresenterà il Lussemburgo nel 1985), fu infatti Jean Vallée, già sul palco ad Amsterdam, che ottiene il miglior risultato belga fino a quel momento, superato solo dalla vittoria nel 1986 e eguagliato poi nel 2003, con il brano “L’amour ça fait chanter la vie” che con 125 punti ottiene il secondo posto, oltre ad essere votato da tutte le giurie, tranne che da Turchia e Danimarca.

Per il 1979 la BRT decise di modificare il format di Eurosong dando vita ad una lunga e inutile selezione che vede ridurre 6 brani a 3 in 4 semifinali, tenendo conto, tra l’altro che in finale sono giunti i 3 brani che da subito erano stati identificati come i preferiti dal pubblico. A risultare una sorpresa fu però il ribaltamento ad opera della giuria, composta da 20 personalità, che porta alla vittoria “Hey Nana” a discapito del brano che fino a quel momento era primo, grazie all’enorme supporto del pubblico, “Comment ça va?”. Ognuno dei 6 brani fu interpretata da Micha Marah che non ha mai nascosto la sua “Antipatia” verso il brano che decise addirittura di non incidere.  Non sorprende dunque il fatto che sia arrivata ultima.

Nel 1980, per la prima volta nella storia dell’Eurovision, arriva in gara un brano Synthpop che fu accolto con un po’ di sconcerto sia dal pubblico che dalle giurie. Il gruppo Telex presentò “Euro-Vision” nel cui testo deliberatamente infantile, deride con sarcasmo l’intera manifestazione. Dopo aver ricevuto 14 punti e scongiurata l’ombra di un’ennesima ultima posizione, Marc Moulin, leader della band, dichiarò spavaldo che l’obiettivo era arrivare ultimi, per poi ironizzare sui voti ottenuti dal Portogallo.

Emly Starr è la rappresentante belga per il 1981, dopo aver vinto una controversa selezione nazionale con il brano “Samson en Dalilah”, poi abbreviato poco prima della finale di Dublino, mantenendo come titolo solo “Samson”. Le controversie associate alla selezione nazionale sono legate alla modalità di voto, tramite cartoline della lotteria, che attribuiva a chi avesse indovinato il vincitore dei premi come auto, vacanze, e altro. Questo portò a ritenere che il pubblico fosse spinto più a votare per il brano che riteneva potesse avere maggior appeal, piuttosto che per il proprio brano preferito. In gara per il processo di selezioni c’erano anche Stella Maessen e Liliane Saint-Pierre, che sarebbero salite sul palco eurovisivo successivamente.

Stella Maessen deve aspettare solo un anno, rispetto al tentativo della selezione nazionale 1981, per tornare a calcare il palco dell’Eurovision, dopo esserci stata come membro dei Hearts of Soul, in rappresentanza dei Paesi Bassi nel 1970 e dei Dream Express per il Belgio nel 1977. La canzone con cui vinse la selezione fu “Si tu aimes ma musique” che però provocò lo scontento della dirigenza della RTBF che non nascosero la delusione per essere rappresentati da una cantante olandese che parlava pochissimo francese. Nonostante questo però il successo fu tangibile e ogni singola giuria diede voti alla canzone che quindi riuscì a raggiungere la quarta posizione in classifica.

Lo scontento che la volta precedente era trapelato solo dalla dirigenza, si fa tangibile durante il voting delle preselezioni.

I Pas de Deux hanno conquistato le giurie con il brano “Rendez-Vous”, ma il pubblico presente aveva una predilezione chiara verso un altro concorrente, tanto che quando fu chiaro che la vittoria sarebbe andata a loro, il pubblico ha cominciato ad inveire confischi, scherni e urla, prima di lasciare lo studio televisivo.

Probabilmente aveva ragione il pubblico, dato che la canzone non ottiene i consensi delle giurie fermandosi al 18° posto.

Va decisamente meglio nel 1984 con il brano “Avanti la vie”, interpretata da Jacques Zegers, che raggiunge la quinta posizione, condividendola con Franco Battiato ed Alice.

Il 1985 invece vide una serie di problemi associati alla scelta del rappresentante belga. Per la prima volta la BRT optò per una selezione interna, ma ci furono una lunga serie di problematiche che portarono all’annuncio del cantante e della canzone in extremis. Inizialmente la scelta cadde su Mireille Capelle che avrebbe dovuto interpretare un brano musicato da Frédéric Devreese. Il brano su scelto solo sulla base della composizione musicale, senza testo, che fu proposto successivamente. La cantante e il compositore proposero alcuni testi scritti da Hugo Claus che furono respinti dalla BRT che proponeva invece un testo di Bert Vivier che invece non entusiasmava né l’autore della musica né l’interprete che si ritrovarono davanti alla scelta di interpretare quel testo o rinunciare all’opportunità di rappresentare il Belgio all’Eurovision Song Contest. Davanti alla netta presa di posizione della cantante e del compositore, la BRT dovette affrontare una corsa contro il tempo per trovare un interprete sostitutivo e, davanti a interpreti o brani che ritenevano inadatti, decisero per l’attrice Linda Lepomme, col brano “Laat me nu gaan” che fu annunciato l’ultimo giorno utile.

La entry non ottenne i favori delle giurie e si piazzò ultima, per la sesta volta per una canzone belga.

Dopo questa difficile annata l’organizzazione passa alla RTBF che organizza la selezione nazionale Eurovision ’86 che vede trionfare Sandra Kim con la canzone “J’aime la vie”, scritta e composta da due autori di origini italiane, Angelo Crisci che compone le musiche con Jean Paul Furnémont, e Rosario Marino-Atri che invece si occupa del testo. Il brano riesce a conquistare tutti, pubblico e giurie, conquistando per la prima volta la vittoria con un record assoluto per l’epoca, bel 176 punti e 9,26 punti di media per ogni giuria, con il 77,2% del punteggio massimo possibile, che porta la vittoria belga ancora tra le più condivise di sempre. Sebbene affermasse di avere 15 anni, Sandra aveva poco più di 13 anni e pur con una contestazione le fu permesso di mantenere il titolo poiché non c’era nessuna voce nel regolamento che parlasse di età minima per poter partecipare.

Attualmente però l’età minima per poter partecipare è di 16 anni per cui Sandra Kim, anch’ella di origini italiane (Sandra Caldarone, con i genitori originari di Torrebruna, in Abruzzo), resterà sempre la vincitrice più giovane di sempre.

La RTBF si occupò dell’organizzazione dell’evento europeo, mentre la BRT fu incaricata di organizzare la selezione del rappresentante belga per l’edizione di casa. A vincere la selezione nazionale fu Liliane Saint-Pierre con il brano “Soldiers of love” che si posizionò in undicesima posizione durante la finale.

Andò ancora peggio nel 1988 con Reynaert che con il brano “Laissez briller le soleil” ottiene solo 5 punti e il 18° posto in classifica. L’anno seguente Ingeborg con “Door de wind” conferma la posizione bassa, fermandosi sul 19° gradino su un totale di 22 partecipanti.

Nel 1990 la RTBF selezionò internamente l’interprete, Philippe Lafontaine che presentò il brano “Macédomienne”, autoprodotto e dedicato a sua moglie. Nonostante il buon successo nel corso dell’evento, posizionandosi 12° su 22 partecipanti, si rifiutò di commercializzare il brano, arrivando addirittura a distruggere il master tape originale.

La BRTN nel 1991 seleziona internamente la band Clouseau che scelse autonomamente il brano con cui si sarebbero poi esibiti a Roma, nel corso di una serata evento dedicata a loro. La scelta cadde su “Geef het op” che li portò ad occupare la 16° posizione in classifica.

Morgane e la sua “Nous, on veut des violons”non riescono a migliorare la posizione belga, anzi, tanto che nel 1992 il Belgio non va oltre la 20° posizione su 23 partecipanti, che è comunque un risultato migliore rispetto a quello ottenuto nell’edizione successiva da Barbara Dex che, con “Iemand als jij” non riesce a schiodarsi dalla 25° ed ultima posizione, per la settima volta.

Barbara Dex ha però scritto il suo nome nella storia del concorso musicale, grazie a quell’abito che si confezionò da sola per l’occasione e che fu ritenuto non all’altezza, attirando le attenzioni negative di commentatori e pubblico. Proprio questa caratteristica oggi ha fatto sì che un premio, per quanto poco ambito, le sia stato intitolato e dal 1997 in poi l’interprete peggio vestito dell’edizione viene insignito di questo premio così inusuale. La posizione raggiunta da Barbara Dex, secondo il nuovo regolamento dell’Eurovision Song Contest, comporta la “relegazione” per l’anno successivo, per poter permettere a quei Paesi che non hanno potuto prendere parte all’edizione del 1993, di partecipare nel 1994.

Fino all’istituzione delle semifinali, gli ultimi classificati dell’edizione in corso restano in panchina per l’edizione successiva per permettere ad altri Paesi di prender parte al concorso.

Dopo questa pausa forzata, la scelta del brano e dell’interprete per l’edizione del 1995 è nelle mani della RTBF che organizza una selezione nazionale che vede vincere Frédéric Etherlinck con “La voix est libre” che però non si comporta benissimo in termini di classifica, fermandosi al 20° posto su 23 partecipanti.

Fortunatamente il 1996 vede sospesa la regola della relegaziene per dare vita ad una preselezione a cui tutti i Paesi che si erano candidati alla partecipazione avrebbero dovuto superare, ad eccezione della Norvegia, vincitrice dell’edizione precedente. La preselezione vedeva quindi la presentazione di 29 brani in formato audio, 7 dei quali non avrebbero avuto poi accesso alla finale di Oslo.

Sorprendentemente è riuscito a superare questa selezione con Lisa del Bo e “Liefde is een kaartspel” che è l’ultimo brano in lingua olandese presentata dal Belgio, e che però si piazza in una posizione insufficiente, 16° su 23, tanto da dover tornare in panchina ancora per una volta. Nonostante la posizione non proprio esaltante, il brano fu al centro di una causa per plagio contro gli autori del brano “Listen to your heartbeat”, che la Svezia presentò per l’edizione 2001. Nonostante gli autori del brano svedese rigettassero ogni accusa, accettarono un accordo pecuniario per fermare la causa.

La pausa ha fatto bene al Belgio che ha potuto organizzare al meglio la modalità di selezione e per il 1998 vede Melanie Cohl con “Dis oui” difendere i colori belga. Per la prima volta dalla vittoria nel 1986 il Belgio torna in top10, fermandosi in sesta posizione, permettendo la partecipazione per l’edizione successiva. È Vanessa Chinitor, con “Like the wind” a rappresentare il Belgio nel 1999, dopo la vittoria della selezione nazionale, e nonostante non abbia confermato la posizione della precedente entry, riesce ad evitare ancora una volta la relegazione grazie alla 12° posizione raggiunta.

Non sarà altrettanto fortunata Nathalie Sorce che, con “Envie de vivre” si ferma per l’ottava volta in ultima posizione nel 2000, costringendo il Paese ad una nuova pausa forzata, l’ultima prima dell’istituzione delle semifinali, oltre a meritare il premio intitolato alla sua connazionale Barbara Dex.

Si torna in gara nel 2002 con Sergio & The Ladies con “Sister” che ha vinto la selezione nazionale che vedeva in giuria il nostro Rocco Granata, cantautore italiano naturalizzato belga ormai da qualche anno. Durante l’evento a Tallinn riesce a confermare la partecipazione per l’anno successivo, segnando la 13° posizione.

Per il 2003 la RBTF annuncia gli Urban Trad come rappresentanti designati che presentano “Sanomi”, primo brano interpretato in una lingua immaginaria nella storia del concorso, cosa che porta alla battuta del commentatore della Bbc, Terry Wogan, “Hanno 4 lingue in Belgio e loro cantano in una immaginaria, l’essenza stessa dell’Euro”. Il brano ha una doppia versione, una standard, presente nell’album, e la Eurovision version, di oltre un minuto più breve, da cui viene rimossa totalmente la voce di Soetkin Collier, accusata di simpatie verso l’estrema destra che avrebbero potuto danneggiare l’immagine internazionale del Paese. Accuse poi rivelatesi esagerate e basate su informazioni obsolete. La finale 2003 è stata quella più combattuta, vedendo il podio tutto stretto in 3 punti, con “Sanomi” a soli 2 punti dal brano vincitore e solo un punto sopra il terzo classificato. Il grande successo ottenuto nel 2003 permette al Belgio di partecipare già in finale nel 2004, senza dover passare dalle semifinali che vengono istituite proprio per questa edizione. La VRT, nuovo nome dell’emittente fiamminga, seleziona Xanadee con “1 Life” che però ottiene solo 7 punti fermandosi in 22° posizione.

Per la prima volta il Belgio deve passare dalle semifinali e l’onere di tentare l’accesso alla finale è di Nuno Resende, cantante con una carriera anche nel musical, oltre ad una carriera come membro della band La Teuf, che ferma la sua “Le grand soir” in 22° posizione restando in semifinale.

Si riparte da lì anche nel 2006 con Kate Ryan che poteva contare su un sussidio governativo per la promozione di “Je t’adore”, ma pur essendo tra i brano favoriti pre-gara non riesce a superare l’ostacolo della semifinale, piazzandosi solo 12° con il primo brano bilingue dopo molti anni.

Stessa sorte anche per The KMG’s che portano in gara il primo brano in inglese nella storia dell’emittente francofona, “Love power”, che si ferma in 26° posizione.

Per tentare di arginare questa situazione, nel 2008 a vincere la selezione nazionale sono gli Ishtar con “O Julissi”, ancora una volta in una lingua immaginaria, ma questa volta si fermano in semifinale, come anche Patrick Ouchène, per l’occasione con lo pseudonimo di Copycat, selezionato con la canzone omonima dopo un appello alle case discografiche.

Per il 2010, dopo una lunga storia fatta di selezioni nazionali, anche la VRT opta per la selezione interna sia per il brano che per l’interprete. La scelta ricade su Tom Dice con il brano “Me and my guitar” che non solo riporta il Belgio in finale dopo una serie di débâcle, ma lo riporta anche in top10, permettendogli di vincere la sua semifinale. Tom Dice è stato il secondo classificato della terza edizione di X-Factor in Belgio e al momento rappresenta il miglior piazzamento per un artista fiammingo all’Eurovision Song Contest.

Ad organizzare una selezione nazionale è la RTBF che vede trionfare il gruppo vocale Witloof Bay con “With love baby” che si fermano ad un solo punto dalla qualificazione in finale. Anche nel 2012 Iris, selezionata dall VRT con “Would you?”, non riesce a qualificarsi, ma questa volta con un risultato ancor meno lusinghiero, essendo il secondo risultato partendo dal basso.

Per il 2013 è Roberto Bellarosa, cantante di origini pugliesi e primo vincitore di The voice in Belgio, ad essere selezionato internamente, per quanto la scelta del brano sia nelle mani del pubblico che opta per “Love Kills” che riporta nuovamente il Belgio in finale, ad un passo dalla Top10.

La finale torna ad apparire lontana nel 2014 quando Axel Hirsoux lascia la sua “Mother” al 14° posto su 16 partecipanti nella sua semifinale.

Nel 2015 ad essere selezionato internamente è Loïc Nottet, secondo classificato a The Voice e autore di “Rhythm inside” che ha permesso nuovamente al Belgio di raggiungere la finale, raggiungendo la quarta posizione con 217 punti, rappresentando la prima volta in assoluto, con quel sistema di voto, che un Paese arriva quarto superando i 200 punti.

Una nuova selezione nazionale, organizzata dalla VRT, ha visto trionfare Laura Tesoro, di padre italiano, con “What’s the pressure” che conferma il Belgio in top10, fermandosi in decima posizione con 181 voti.

È Blanche, nome d’arte di Ellie Delvaux, che avrà l’onore di rappresentare il Belgio nel 2017. Diciassette anni e ottime capacità interpretative, porta “City Lights” in alto già nelle aspettative dei Bookmakers. Anche Blanche ha mosso i primi passi a The Voice Belgique come Roberto Bellanova, Axel Hirsoux e Loïc Nottet, oltre a Laura Tesoro che aveva preso parte alla versione fiamminga The Voice van Vlaanderen, segnando il quindo artista consecutivo proveniente da The Voice.

La scalata in classifica si ferma anche per lei in quarta posizione.

Nel 2018 ad essere selezionata è Laura Groeseneken, con il nome d’arte di Sennek che presenta “A matter of time, tra le preferite dei bookmakers inizialmente, descritta inizialmente come una canzone pop con una sensazione misteriosa. Dopo le prime prove era chiaro che non sarebbe riuscita ad accedere alla serata finale, cosa poi avvenuta, fermandosi in 12° posizione nella sua semifinale.

Sorte condivisa con Eliot e “Wake Up” che è la prima entry selezionata dalla RTBF a non accedere in finale dal 2011.

Per il 2020 l’emittente fiamminga VRT punta in alto, selezionando internamente il gruppo, con numerosi successi internazionali, Hooverphonic presentando il brano “Release me” scritto tra gli altri anche da Luca Chiaravalli. Dopo l’annullamento dell’edizione 2020 le emittenti VRT e RTBF si sono accordate affinché la seconda potesse scegliere la band come rappresentante anche nell’edizione 2021, con il brano “The Wrong Place”. Nel frattempo però gli Hooverphonic hanno avuto un cambio di formazione, tornando alla storica voce di Geike Arnaert, che ne era stata la cantante nel periodo d’oro dal 1997 al 2008, concludendo la collaborazione con Luka Cruysberghs dopo 3 anni intensi.

Gli Hooverphonic sono stati gli unici rappresentanti previsti per il 2020 ad aver rifiutato di prender parte alla performance collettiva di “Love shine a light” per l’evento “Europe shine a light”, sebbene fosse apparsa Luka in un frame.

Una lunga storia con molto da raccontare… Riusciranno a segnare una seconda vittoria?

Intanto ripercorriamo questo lungo percorso.