Sanremo seconda serata, ancora 7 big e in più 4 giovani

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Anche i protagonisti della seconda serata hanno svelato al pubblico le loro canzoni, e anche ieri sera abbiamo seguito con attenzione tutte le esibizioni per intuire se, fra di esse, potesse celarsi la nostra entry per Malmö.

Come potete vedere dalla foto qua sopra, i nostri Eddy Anselmi e Alessandro Banti, presenti in sala stampa, hanno potuto, come già ieri sera, esprimere la propria preferenza ed essere così artefici della scelta dei brani.

La serata è stata aperta da Beppe Fiorello, arrivato per rendere omaggio a Domenico Modugno e, ovviamente, presentare la fiction a lui dedicata, della quale abbiamo parlato in precedenza.

Primi big in gara i Modà di Kekko Silvestre, la cui vocalità ricorda molto da vicino quella di Roby Facchinetti dei Pooh. Hanno presentato due pezzi lenti, legati alla melodia italiana classica. “Se si potesse non morire”, più emotiva e disperata, è stata la prescelta, a discapito della più positiva “Come l’acqua dentro il mare”.

L’ironico Simone Cristicchi si è presentato con due filastrocche. Più lenta e triste “Mi manchi”, dedicata a un amore finito; appena accelerata “La prima volta (che sono morto)”, dal testo più arguto, che ha passato il turno.

Malika Ayane, voce preziosa, ha portato due canzoni scritte da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. “Niente”, molto raffinata e delicata, inizia quasi “in punta di note”, per poi aprirsi, ma non troppo, verso il finale. È però stata preferita “E se poi”, più fluida, di gusto anni ’60, che ricorda certe canzoni della Mina degli anni d’oro.

E’ stato poi il momento di far conoscere al grande pubblico gli Almamegretta, che hanno attaccato con “Mamma non lo sa”, una sorte di reggae partenopeo che è stato promosso. Comunque suggestivo “Onda che vai” dei fratelli Zampaglione, nel più puro stile Tiromancino, affrontata con vocalità rude e graffiante.

Divertimento allo stato puro, ma intelligente, con Max Gazzè. “I tuoi maledettissimi impegni”, dedicato a molte donne d’oggi, è un buon rock che colpisce. Il voto però sceglie “Sotto casa”, con un ritmo da kazachok, trascinante e con un testo rimarchevole.

Annalisa rivela una vocalità molto più raffinata del solito con “Scintille”, una marcetta anni ’60 affrontata con decisione, che non a caso viene preferita a “Non so ballare”, più romantica ma anche più usuale, che esalta meno anche la voce della cantante.

Elio e le Storie Tese, sempre spiritosi e trasformisti, hanno il dono di far apparire originale anche quello che, a ben vedere, non lo è più di tanto. In effetti “Dannati forever” è una sorta di swing lento che ricorda pezzi come “Happy together” e “Penny Lane”, mentre la prescelta “La canzone mononota”, che inizia comunque con una bella melodia, è molto ispirata a “Samba de una nota”.

Dopo il triste annuncio del forfait dei Ricchi e Poveri, è stato il momento di presentare i primi quattro giovani in gara.

Renzo Rubino, risultato poi essere il primo finalista, ha presentato con “Il postino (Amami uomo)” un argomento quanto mai attuale. Il tema musicale è struggente, di sapore antico.

Clamorosa esclusione per Il Cile, dato per favorito. “Le parole non servono più”, dopo una strofa dall’andamento tremolante e sospeso, culmina in un ritornello di tipo tradizionale.

Poca fortuna anche per Irene Ghiotto con l’originale “Baciami?”, quasi una “canzone-carillon”, con un arrangiamento delicato, cantata con voce cristallina.

Promossi i Blastema con “Dietro l’intima ragione”, una ballata rock molto tesa che non segue una melodia lineare.

Conclusione ancora con Beppe Fiorello e un medley di successi di Modugno fra cui “Vecchio frac” e “Cosa sono le nuvole”.

Appuntamento a questa sera per gli ultimi quattro giovani e il riascolto delle canzoni dei big rimaste in gara.