Who See?: L’ESC è una possibilità che non si può rifiutare

0
116
Foto: Risto Bozovic

Se l’Eurovision Song Contest è una grande festa, prepariamoci a festeggiare degnamente! E chi meglio dei Who See?, il duo hip hop montenegrino coadiuvato dalla vocalist Nina Žižić, potrebbe animare il nostro grande party? Intanto abbiamo scambiato due chiacchiere con loro: sentiamo cosa ci hanno raccontato.

D – Salve ragazzi, siamo molto contenti di avere la possibilità di intervistarvi e vogliamo congratularci con voi per essere stati scelti quali rappresentanti montenegrini a Malmö. “Who See?” è un nome particolare. Leggo che siete conosciuti anche come “Who See Klapa”. Da dove viene il vostro nome?

R – Se pensi un po’ più attentamente ai nomi, ti renderai conto che sono abbastanza banali. Forse sono stati gli indiani d’America i più precisi nel dare nomi alle persone secondo i loro caratteri. Se fossimo indiani, il nostro nome sarebbe “Gruppo divertente che si diverte”. E “klapa” è il nome dei gruppi della costa adriatica che cantano la musica tradizionale a cappella. Ci è sembrato divertente aggiungerlo qualche volta, per sottolineare il fatto che anche noi veniamo dalla costa, malgrado la klapa non abbia niente a che vedere con il nostro nome. Il vero gruppo klapa è quello che partecipa quest’anno per la Croazia.

D – Siamo curiosi di sapere qual è stata la vostra reazione quando vi è stato chiesto di rappresentare il vostro Paese all’ESC. L’idea vi è piaciuta subito, avete accettato immediatamente oppure avete avuto dei dubbi in merito?

R – Ci abbiamo pensato ben 15 minuti. L’Eurovision non è molto popolare nel campo della musica hip hop che è quella che noi facciamo, ma si tratta ugualmente della possibilità che nessuno può rifiutare.

D – Come siete venuti in contatto con Nina Žižić e avete deciso di coinvolgerla nel progetto? Da quanto leggo è la prima volta che collaborate, giusto?

R – Il produttore del nostro video ci ha suggerito lei come bravissima vocalist, ed era esattamente quello di cui avevamo bisogno. Sapevamo dall’inizio di avere bisogno di una voce femminile forte per il ritornello, e appena abbiamo sentito cantare Nina abbiamo capito che era quella giusta.

D – “Igranka” vuol dire “festa”. Le parole parlano del divertirsi e dimenticare i problemi di ogni giorno ballando, ascoltando musica e stando insieme. L’Eurovision Song Contest è un tipo di grande festa: lo percepite quando cantate la vostra canzone? La musica può unire Paesi diversi?

R – Ci siamo divertiti a mixare stili musicali diversi e ci divertiremo a Malmö quando ci esibiremo davanti ai milioni di spettatori. L’Eurovision è un enorme spettacolo e noi cercheremo di dare il nostro contributo. La musica unisce sempre le persone, è bello che esista qualcosa che ci riunisce. Questa è una ragione di più per far sì che l’Eurovision sia per ogni gusto. La musica cura e riattacca quello che è rotto.

D – E quindi ci farete tutti ballare al suono della lingua montenegrina! E’ una bellissima scelta: ci si aspetterebbe che una canzone da party come la vostra fosse cantata in inglese per renderla più “internazionale”, voi invece avete deciso per la vostra bella lingua. Come avete preso la decisione di cantare in montenegrino?

R – Se la gente di questo pianeta parlasse un’unica lingua, probabilmente ci capiremmo meglio e non ci sarebbero problemi. Malgrado questo, le nostre storie e i nostri problemi non suonano bene in inglese, che è la lingua universale di oggigiorno. Siamo diventati popolari nel Montenegro perché non copiamo lo stile hip hop di New York, ma vi abbiamo portato lo spirito del posto nel quale viviamo, quindi le nostre canzoni odorano di mare, sole, buon cibo e belle donne. Non che tutto sia meraviglioso nella nostra vita, ma cerchiamo di essere accattivanti anche nei momenti più duri. Sappiamo esserlo solo nella nostra lingua, il che ammettiamo possa essere un ostacolo a una carriera internazionale.

D –  Entrambi, Dedduh e Noyz, avete anche inciso qualcosa separatamente. E’ facile seguire due carriere, quella comune con i Who See? e quelle distinte?

R – In realtà non abbiamo carriere soliste, ma a volte uno di noi si unisce al progetto di qualcun altro al di fuori del duo. Siamo un duo senza timone e navigheremo così ancora per molto tempo. Ci stiamo preparando per il terzo album che sarà molto migliore degli altri due.

D – Bene, adesso, destinazione Malmö. Come vi sentite? Cosa vi aspettate da questa esperienza? Come immaginate l’ambiente, i vostri impegni, tutto?

R – Conosciamo già i nostri impegni giornalieri a Malmö, quindi quando avremo finito il lavoro del giorno speriamo di andare in giro e a divertirci con altri protagonisti dell’Eurovision. La partenza si avvicina sempre di più e siamo eccitati di diventare parte dello show. Ci aspettiamo di arrivare in finale e di non deludere il pubblico.

D – Avete avuto la possibilità di ascoltare le altre canzoni in gara? Ci sono canzoni che vi piacciono particolarmente? Avete idea di chi possa vincere?

R – Sì, abbiamo ascoltato tutte le canzoni, ci piacciono soprattutto la Norvegia, la Grecia, l’Italia.

D – Parlando della vostra musica, quali sono gli artisti dai quali vi sentite più influenzati e quelli che amate ascoltare nel tempo libero?

R – Non ci sono artisti che possiamo nominare in particolare. L’hip hop è una visione soggettiva del mondo, quindi ascoltiamo molte cose e mettiamo nella nostra musica quello che ci colpisce di più.

D – Visto che il Montenegro è molto vicino all’Italia, scommetto che vi capita spesso di ascoltare musica italiana. Vi piace? Ci sono artisti che preferite?

R – L’Italia ha sempre avuto un’influenza culturale sul Montenegro, specialmente per quanto riguarda la musica. I nostri festival musicali sono concepiti sul modello di Sanremo. Essendo artisti hip hop non siamo particolarmente entusiasti della musica pop. Fra gli artisti italiani amiamo Jovanotti, è forte.

D – Grazie per essere stati così gentili nel rispondere alle nostre domande! Buona fortuna a Malmö e per la vostra carriera!

R – Grazie anche a voi, a presto!

Ringraziamo ancora i Who See?, e un grazie di cuore anche a Milica Fajgelj che ha reso possibile questa intervista.