Takasa: unire per mezzo della musica

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Foto: Simon Opladen

Sono loro, ma non si può dire! Per rappresentare la Svizzera all’Eurovision Song Contest, hanno dovuto cambiare nome e vestiti di scena. Adesso si chiamano Takasa. Nel loro video, li vediamo raggiungere Malmö a bordo di una Seicento, in un trionfo di gioia, ritmo e sentimenti positivi. Prima che iniziassero davvero il viaggio, li abbiamo fermati per una breve chiacchierata. Eccola.

D – Salve a tutti voi, siamo molto contenti di potervi fare alcune domande. Per prima cosa vorremmo congratularci con voi per essere stati scelti per rappresentare la Svizzera a Malmö! La vostra canzone e la vostra presentazione sono molto particolari, senza dubbio qualcosa di nuovo all’ESC.
E’ inusuale avere come concorrenti nell’Eurovision Song Contest un gruppo formato da membri di un’associazione religiosa. Sappiamo naturalmente che la musica e il canto fanno parte di tali realtà, ma è la prima volta che un gruppo di questo tipo partecipa all’ESC. Come avete avuto l’idea di prendere parte alla vostra selezione nazionale?

R – L’Esercito della Salvezza ha una lunga tradizione musicale ed è abituato a diversi ambienti nei quali suonare. La band è felice di suonare la propria musica in strada così come in chiesa, a proprio agio in una prigione così come nell’Edificio del Parlamento Federale. Nella stessa ottica, il viaggio dei Takasa li porterà adesso, insieme a questa tradizione, all’Eurovision Song Contest 2013 di  Malmö.

D – Quindi avete fatto tutto il percorso, e infine avete vinto! Che cosa avete pensato in quel momento? Vi aspettavate la vittoria? Come vi siete sentiti?

R – Nel momento in cui abbiamo iniziato quest’avventura, non pensavamo a vincere. Poi però i media hanno iniziato a occuparsi molto del nostro gruppo, e a quel punto abbiamo pensato a qualcosa di più grande. Ma vincere è stata proprio la ciliegina sulla torta.

D – Poi è arrivato il grosso problema: non vi era permesso usare il vostro nome ne’ le vostre uniformi sul palcoscenico dell’ESC. Avete dovuto scegliere fra il cambiare nome e costumi e il non partecipare del tutto. Siete stati tentati di lasciar perdere? Perché invece avete deciso di adeguarvi alle regole e confermare la vostra partecipazione?

R – Ci siamo adattati alle regole dell’EBU perché non avevamo bisogno di provocare. Ci vediamo come ospiti, e per questo abbiamo scelto un dress code classico in bianco e nero, che permette l’individualizzazione. Il nostro membro più giovane è contento di indossare le sue scarpe bianche e i jeans, mentre Emil Ramsauer, che ha 95 anni, preferisce le sue scarpe nere e pantaloni scuri. Anche se il loro stile è diverso, sono riconosciuti come membri della band.

D –  “Takasa” vuol dire “pulito, pulire” in swahili, ma è anche un acronimo per “The Artists Known as Salvation Army”. Chi ha avuto l’idea del nuovo nome?

R – Per la precisione “takasa” vuol dire “purificare” in swahili, e sottolinea la pura gioia di vivere e l’amore per la musica che la band impersona. Rappresenta anche la sua spiritualità. E’ un nome pensato di “Hakuna matata” dal “Re leone”. E’ pensato per irradiare sentimenti positivi.
Se poi qualcuno vuole interpretare le lettere come abbreviazione, faccia pure.

D – “You and me” parla di un amore fortissimo che niente può separare o distruggere. Un sentimento di questo tipo potrebbe essere anche riferito all’amore per l’umanità, l’amore fra popoli diversi?

R  – La canzone ha lo scopo di irradiare emozioni e sentimenti positivi e per questo si adatta molto bene al contesto dell’Eurovision Song Contest. Il festival intende unire culture e popoli per mezzo della musica e questo è anche ciò che noi facciamo e crediamo. Crediamo che solo le relazioni che implicano sostegno possano durare per lungo tempo e alla fine creare una comunità sana. Si tratta di rispetto, fiducia e amore.

D – Normalmente, dopo il filmato della finale nazionale, viene creato il video vero e proprio. Voi invece avete girato prima un video e poi un altro totalmente diverso dal primo. Ha ancora a che vedere con il cambio di nome e look, immagino?

R – Abbiamo dovuto creare un nuovo video dopo avere adattato il nostro nome da “Heilsarmee” a “Takasa”. Mentre il primo era più un video musicale classico, il secondo integra il messaggio della canzone: essere amici con uno scopo comune.  

D – Avete avuto la possibilità di ascoltare le altre canzoni in gara? Avete qualche canzone preferita, qualche interprete che vi ha impressionati positivamente?

R  – Pensiamo che Gianluca di Malta abbia una canzone che può incontrare il gusto dello stesso pubblico che segue noi. E ci sono altre buone canzoni. Troviamo che Krista Siegfrieds, malgrado non sia una nostra diretta concorrente, abbia una fantastica coreografia d’insieme! Ma prima pensiamo alla semifinale. Non appena (speriamo!) arriveremo in finale, penseremo agli altri candidati. Rifateci la domanda a Malmö!

Ringraziamo i Takasa per essere stati così gentili nel rispondere alle nostre domande, auguriamo loro buona fortuna a Malmö, e il nostro grazie va anche a Michaela Leuenberger che ha reso possibile questa intervista.