Eurovision? “Tale e quale”!

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Come abbiamo scritto la scorsa settimana, Riccardo Fogli ha dovuto lasciare il cast di “Tale e Quale Show” per far posto ad alcuni partecipanti della scorsa stagione. Ma pensavate, cari eurofans, di poter smettere di seguire il programma? Niente affatto! Anche Venerdì scorso si sono registrate tre esibizioni di grande interesse.

Iniziamo con la “ritrovata” Serena Autieri, che ha avuto l’onore di imitare Lara Fabian nel suo “Adagio”. La voce di Serena è indiscutibile, e, se non estremamente somigliante all’originale, l’esibizione è stata comunque emozionante. Da registrare, però, l’estrema disinformazione di quasi tutti i giudici che, oltre a confessare candidamente di non conoscerla, hanno continuato a chiamare la rappresentante del Lussemburgo 1988 “Làra Fàbian”! Speriamo che seguano tutti l’esempio di Christian De Sica che ha promesso di affrettarsi, il giorno seguente, ad acquistare un suo CD.

Roberta Lanfranchi ha avuto un compito altrettanto arduo: interpretare la nostra commentatrice del rientro (2011) nonché mito assoluto Raffaella Carrà. Brano scelto, la celeberrima “Rumore”, enorme successo che, a suo tempo, fu anche oggetto di una lunga contesa con Donatella Moretti. Precise le mosse, tanto che da lontano si aveva l’impressione di vedere davvero Raffaella. Un po’ meno la voce e la somiglianza facciale, ma non si può avere tutto.

E veniamo alla “Mission impossible” di Gabriele Cirilli, che stavolta, “Mamma mia!”, ha fatto riunire virtualmente gli Abba. Non si tratta, ovviamente, della stessa reunion ventilata da Agnetha. La performance mancava un po’ di grinta, e l’impressione è stata quella di vedere una puntata del “Benny Hill Show”. Ma questo, d’altronde, è lo scopo di Cirilli: strappare una risata con un affettuoso omaggio a un complesso straordinario.

Ma, dopo tutte queste esibizioni, una riflessione è d’obbligo: è ancora possibile pensare che l’ESC non sia di grande interesse per il pubblico italiano? Visti i soggetti scelti per queste imitazioni così nazional-popolari, non si direbbe!