Nicola Caligiore: passo su passo si ottengono grandi risultati! Intervista al nostro Head of Delegation

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Ricordate il 2010, l’anno dell’Eurovision Song Contest di Oslo? In quell’occasione, durante la festa di OGAE International, io, la presidente di OGAE Italy, sono stata chiamata sul palco malgrado non avessi nessun rappresentante da proporre al pubblico, e ho potuto soltanto esprimere a tutti la mia speranza e la mia grande voglia di rivedere il mio Paese in gara.

Se, in quel momento, mi avessero detto che il mio desiderio si sarebbe realizzato già l’anno successivo, penso che mi sarei messa a ridere. E, invece, di lì a pochi mesi, ho avuto questa straordinaria sorpresa, e ho conosciuto l’uomo al quale tutti i fans italiani devono essere grati: Nicola Caligiore.

Nicola è una persona decisa, tenace, seria nel lavoro quanto simpatica nella vita. Sulla scia della nomina della nostra rappresentante a Copenaghen, ci siamo fatti una chiacchierata incentrata, ovviamente, sull’ESC. Eccovela, e buona lettura!

Ciao Nicola, innanzitutto voglio ringraziarti per la tua disponibilità, per la tua gentilezza, per il tempo che impiegherai per rispondere alle nostre domande, e per mille altri motivi che ormai tutti conoscono a memoria, ma che sono fondamentali per ogni fan eurovisivo che si rispetti!  

Iniziamo dalla nostra scelta per quest’anno, che, ormai tutti lo sanno, è Emma. Per tre anni la scelta del nostro rappresentante è stata legata al Festival di Sanremo, mentre quest’anno la RAI ha optato per la selezione interna. Quali sono i motivi di questo cambiamento di rotta, e prevedete di seguire questa strada anche in futuro?
la Rai ha deciso  di scegliere Emma per svariate ragioni: prima di tutto perché è brava, diciamolo! L’ho ascoltata dal vivo ed ha una carica incredibile, perfetta per un palco così competitivo come quello dell’Eurovision. A prescindere poi dal gusto, che è sempre soggettivo, non dimentichiamoci che è stata una delle cantanti che più ha venduto in Italia ed è estremamente popolare in maniera trasversale su generazioni giovani e meno giovani. La sua casa discografica, inoltre,  ha un progetto importante per lei e la linea della Rai è stata in questi anni quella di evitare personaggi creati ad hoc per la manifestazione ma di portare qualcosa di “reale”, un progetto concreto, che potesse beneficiare della grande vetrina eurovisiva creando una sinergia proficua tra il servizio pubblico e l’industria culturale del paese.
Pensi che sia possibile immaginare anche in Italia, in un futuro, un evento creato “ad hoc” per la scelta del nostro rappresentante, un po’ come il Melodifestivalen o la Kanzunetta Maltija? 
Onestamente credo che, qualora la scelta editoriale dovesse cadere nuovamente su una selezione nazionale piuttosto che una scelta interna, la Rai abbia già la selezione più bella di tutte (il Festival di Sanremo, ovviamente) da cui attingere talenti, un vantaggio competitivo incredibile rispetto a tanti altri paesi. Ovviamente poi cosa succederà l’anno prossimo non sono in grado né nella posizione di dirlo.
Gualazzi, la Zilli, Mengoni, e adesso Emma: l’Italia continua a scegliere nomi prestigiosi e allo stesso tempo popolari per presentarsi in Europa. Quali sono le armi con le quali Emma affascinerà il pubblico europeo? Secondo te, qual è il suo principale punto di forza?
Sono sicuro che Emma farà benissimo sul palco: ha grande grinta e talento. Dal 2011 abbiamo cercato di portare storie e modi di intendere la spettacolo diversi, cercando di tracciare un panorama della nuova scena musicale italiana quanto più vario possibile. “La mia città”, tra l’altro, è una canzone scritta proprio da Emma, credo sia un bel segnale in un mondo di canzoni preconfezionate.
Le esibizioni italiane, dal 2011 a oggi, sono state eleganti e sobrie: Gualazzi con la sua band, Nina Zilli con tre coristi e uno sfondo in bianco e nero, per arrivare a Mengoni, la quintessenza dell’essenzialità proprio come il suo brano. Emma proseguirà su questa strada o piuttosto vivacizzerà un poco la scena? Puoi anticiparci qualcosa?
Ancora è presto, stiamo ragionando. Non ti nascondo però che quest’anno mi piacerebbe che la grande carica di Emma fosse catalizzata da qualche elemento di scena in più, sempre mantenendo alta l’asticella della qualità. Vedremo, ancora è tutto da decidere.
La promozione che la RAI fa all’evento è andata in crescendo anno dopo anno, ma questa volta è veramente partita in quarta. Annuncio al telegiornale, interviste, e sono passati pochi giorni dall’ufficializzazione. Cosa possiamo aspettarci da qui a Copenaghen, in termini di promozione sia di Emma che dell’evento in sé?
Al di là delle indubbie qualità artistiche Emma è anche un personaggio mediatico. I media le prestano grande attenzione e questo è ovviamente funzionale alla promozione. In generale poi devo dire che , anno dopo anno, stiamo riuscendo a “re-innamorare” gli italiani a questa bellissima festa europea. E’ stata una grande salita dal 2011, ma si incominciano a vedere i frutti.
A proposito di attenzione sull’evento, vorrei sottolineare il fatto che quest’anno la RAI trasmetterà, su RAI4, entrambe le semifinali: pochi Paesi, fra quelli in gara, lo fanno! Questo è davvero un enorme passo avanti e ci rende orgogliosi. Come si è arrivati a questa scelta?
Come sopra, è la tecnica dei piccoli passi. Un successo ha bisogno di essere costruito con calma ed in maniera da essere metabolizzato dal pubblico. Speriamo che la scelta delle due Semifinali paghi in termini di ascolti.
Parliamo del tuo incarico nel Reference Group dell’EBU. Anzi, parlacene tu: potresti spiegarci in due parole di cosa, in pratica, si tratta, e in che modo svolgete il vostro compito?
Per me è allo stesso tempo un grande onore ed una grande scuola essere stato eletto nel Reference Group in rappresentanza non solo di Rai ma anche di tutti i membri partecipanti. Questo gruppo di lavoro del EBU (European Broadcasting Union) ha il compito di supervisionare il concorso, il regolamento ed accompagnare l’host broadcaster nella pianificazione dell’evento che, come ben sapete, è una produzione davvero impegnativa.
Guardiamo al futuro: chi sono i cantanti e/o i gruppi che vorresti vedere rappresentare l’Italia sul palco dell’Eurovision?
La nostra musica è piena di grandi artisti che mi piacerebbe vedere sul palco eurovisivo  ma direi che, per il momento, è bene concentrarsi sul 2014 e la nostra Emma. Non dimentichiamo che la scelta che ogni anno la Rai fa è molto complessa: le variabili da tenere in conto sono tantissime! Se ripenso però alla strada fatta dal 2011 non posso che essere fiero di come l’azienda per cui lavoro abbia interpretato questa sfida eurovisiva, e credo che lo possano essere anche i fan della manifestazione.
E, sempre in ambito eurovisivo, pensi che un giorno la RAI possa essere interessata a partecipare anche al Junior Eurovision, seguendo l’esempio di San Marino?
Al momento non ci sono piani , che io sappia. Vedremo nel futuro.
Un’ultima domanda: riguardo, ovviamente, all’Eurovision, qual è il tuo più grande sogno e quale il tuo peggiore incubo?
Beh, quello di fare gli stessi ascolti della Svezia, eh eh. Incubi? non saprei davvero.. è una bellissima avventura.

E come non dargli ragione? Speriamo che sia un’avventura senza fine! Intanto ringraziamo ancora Nicola Caligiore, e iniziamo a percorrere fianco a fianco la lunga e impegnativa strada per Copenaghen! Forza Italia, e viva l’Eurovision Song Contest!