Seconda semifinale, le sorprese continuano!

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E’ davvero l’anno delle sorprese per l’Eurovision Song Contest! Anche stasera ne abbiamo avuto la nostra bella razione. Sorprese negative, come il mancato accesso alla finale di Israele, una delle canzoni preferite dai fans. Ma anche positive, come l’insperata promozione di un pezzo di classe come quello della Slovenia. Ma andiamo per ordine.
La serata è stata aperta dalla ballata country di Malta, interpretata con allegria e impegno. La gioia dei fratelli Micallef e dei loro amici ha contagiato la platea. Secondo Paese a esibirsi Israele, e sembra che la maledizione del numero due, purtroppo, funzioni anche in semifinale. Non è bastata la grinta di Mei Feingold né l’essenziale ma incisiva presentazione scenica.
Carl Espen, il norvegese, ha incantato la platea con la sua fine e impalpabile ballata, evocando una notte stellata del nord. Dopo di lui la Georgia, con una canzone veramente troppo di nicchia per essere apprezzata dal grande pubblico, con quella fusione di prog e jazz. Peccato.
La Polonia ha convinto con il ritmo incalzante e moderno mescolato con elementi etnici, e anche con l’avvenenza di Cleo e delle sue amiche. La vera e propria ovazione è però arrivata con Conchita Wurst, definita “la regina d’Austria” dalla presentatrice: quasi non la si sentiva cantare in mezzo alle urla del pubblico.
Originale la prestazione lituana, con la Vilja di “Attention”, ma forse un poco troppo azzardata. Un buon pop rock, invece, per la Finlandia, che strizza l’occhio all’airplay.
La dance dell’Irlanda, invece, non ha convinto malgrado gli elementi etnici e la bellezza di Casey. Gli spettatori hanno invece trovato molto gustoso il cheesecake del bielorusso Teo, mandandolo agevolmente in finale.
Ci dispiace molto per Tijana e Tamara, che non sono riuscite a portare avanti la Macedonia. Siamo invece felici per SebAlter, che con la sua spensieratezza e il suo violino ha assicurato la promozione della Svizzera.
Spettacolare la prestazione della Grecia, con tanto di acrobata sul tappeto elastico. Ritmo coinvolgente che ha infiammato l’arena. Per la Slovenia, Tinkara ha affidato al suo flauto le sue speranze e la sua voglia di andare avanti, e non è stata delusa.
Ultima a esibirsi la Romania, forse un poco sottotono rispetto alla fortissima “Playing with fire”, ma sicuramente aiutata non solo dal sorprendente pianoforte circolare dal quale Ovi “emerge”, ma anche dalla sempre splendida voce di Paula.
Passano quindi in finale: Malta, Norvegia, Polonia, Austria, Finlandia, Bielorussia, Svizzera, Grecia, Slovenia e Romania.

Conferenza stampa gremita con ovazioni per Conchita, ma domande interessanti anche per gli altri partecipanti. La presidente di OGAE Italy ha domandato a Tinkara, musicista oltre che cantante, se non le fosse risultato strano dover fare finta di suonare per regolamento. Tinkara ha detto che in effetti non era stata una cosa molto piacevole, e che vuole chiedere all’EBU di cambiare la regola e di permettere all’artista principale di suonare il suo strumento. Siamo d’accordo!
La polacca Cleo ha sottolineato come un passaggio in finale non dipenda esclusivamente da un certo tipo di presentazione, ma anche da una canzone forte. Richard dei Firelight si è detto convinto che la posizione nella quale ci si esibisce non abbia alcuna influenza sul risultato, si tratta solo di impegnarsi e dare il massimo, e ha dichiarato di essere pronto ad accogliere qualsiasi sorteggio. A dimostrazione del fatto che le cose belle arrivano a chi non le cerca, ha estratto la seconda metà della finale.
Conchita è stata splendida come al solito nel sottolineare che non si sta battendo per i diritti dei gay, ma di tutti, perché ciascuno di noi deve essere quello che preferisce. Ha anche confermato che non si taglierà la barba, almeno per il momento, perché non vuole diventare una donna ma essere semplicemente sé stessa.
E così, questa serata completa il cast della finale. Pronti per il batticuore di Sabato?