Conchita: è una vittoria per tutti

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Una folla mai vista ha riempito la sala conferenze attendendo l’arrivo di Conchita Wurst, la vincitrice dell’ESC 2014. Giornalisti e fotografi si sono accalcati, tanto che si è reso necessario far entrare le persone a scaglioni e dividere la conferenza in due parti, la prima dedicata alla stampa internazionale e la seconda a quella austriaca.
Avete mai visto una conferenza stampa con lancio di coriandoli dorati? No? Dopo stasera non potrete più dirlo: alla conferenza stampa di Conchita è successo anche questo. E se ci pensate, è in linea con il personaggio: chi è più sfavillante di lei?
Conchita è apparsa felice e commossa, mentre il suo manager René Berto ha ringraziato tutti coloro che hanno collaborato a questo progetto e ha invitato tutti in Austria per il prossimo anno, avanzando anche l’ipotesi di una conduzione dell’ESC a cura di Conchita stessa.
Dopo la lunga premessa, è partita la ridda delle domande, che hanno ovviamente riguardato principalmente l’argomento dei diritti dei gay. Conchita ha però tenuto a sottolineare ancora una volta che lei non si batte solo per i diritti di una particolare cerchia, ma per quelli di tutti, e che auspica un mondo nel quale non sia più necessario parlare di cose marginali come l’orientamento sessuale, le scelte personali e i rapporti amorosi.
La presidente di OGAE Italy, ricordando il suo secondo posto alla finale nazionale due anni fa, e sottolineando che è davvero rinata come una fenice, le ha chiesto se ci sia mai stato un momento in cui si sia sentita sfiduciata e abbia avuto voglia di mollare tutto. Conchita ha risposto con sicurezza che non c’è mai stato e che dalle piccole sconfitte ha solo imparato moltissimo e ha trovato la forza per andare avanti.
Le domande sono state tante, alcune frivole ma originali (se accetterebbe di fare la Bond girl? Accetterebbe tutto, le interessa ogni esperienza), altre, come sempre succede, più banali. Conchita non riuscirà a dormire, stanotte, fra l’adrenalina della vittoria e la consapevolezza di avere fatto un piccolo grande passo sulla strada della comprensione e della tolleranza.