Sanremo, serata revival e ancora nuove proposte

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Sta iniziando la terza serata del Festival di Sanremo, quella in cui i venti Campioni interpreteranno brani della tradizione musicale italiana, con una “gara dentro la gara” che eleggerà un vincitore assoluto.

Prima, però, occupiamoci degli altri quattro giovani che si contendono la seconda eliminatoria. Non è per niente probabile che uno di loro venga scelto come nostro rappresentante a Vienna, ma non si può mai dire!

La prima sfida è tra Giovanni Caccamo e Serena Brancale. Caccamo, con “Ritornerò da te”, sembra quasi rispondere a Chanty, che ha cantato ieri sera. Il brano è arioso e scorrevole, con un buon ritmo, estremamente radiofonico. Giovanni lo esegue seduto al pianoforte. Il difficilissimo e splendido cool jazz “Galleggiare”, eseguito da Serena Brancale, ricco di dissonanze ed eseguito quasi con un filo di voce, si deve arrendere all’orecchiabilità del brano del suo occasionale “nemico”.

Seconda sfida tra Amara e Rakele. La prima presenta “Credo”, un brano dolce dall’andamento tradizionale cantato con voce roca e “vissuta”. Bungaro ha scritto invece il brano di Rakele, “Io non so cos’è l’amore”. Il brano è suggestivo, e Rakele lo inizia quasi “in punta di fiato” per poi risultare più decisa nell’acuto. La spunta Amara, malgrado Carlo Conti si sbagli chiamandola Rakele (tutta la nostra solidarietà alle due malcapitate: non avremmo voluto trovarci al loro posto in quell’istante).

Dopo la gara dei giovani, parte la sigla. Segnatevi questo nome, perché ne sentirete presto parlare: Federico Paciotti, tenore e chitarrista, ha proposto un’incredibile fusion tra rock e opera con una particolarissima versione di “E lucean le stelle” dalla “Tosca” di Giacomo Puccini. Scioccante e incantevole.

Si inizia poi con la gara delle cover: saranno divise in quaterne, da ciascuna delle quali uscirà una finalista. Raf si cimenta con “Rose rosse” di Massimo Ranieri, e per farlo si presenta con un completo stampato proprio a rosa rossa. La versione, piuttosto strana, parte come un reggae intimista, con un inciso completamente riscritto in musica e parole, per poi finire nel modo più tradizionale.

Da Firenze a Firenze, arriva Irene Grandi. Il titolo originale è “The time has come”, quello italiano “Se perdo te”, originariamente interpretata da Patty Pravo. Irene accelera il tempo e ne ricava un motivetto gradevole, ma che perde, purtroppo, il fascino e la magia della versione di Patty.

Moreno vira decisamente sul reggae per “Una carezza in un pugno” di Adriano Celentano. Sorprendentemente, è la cover meglio riuscita finora. L’intonazione è buona e il ritmo trascinante. Come è logico, si chiude con qualche strofa rap.

L’unico brano eurovisivo della serata, “Dio, come ti amo” di Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti, ci viene presentato da Anna Tatangelo. La versione ricorda un arrangiamento da piano bar, con i tempi accelerati nel punto in cui l’emotività raggiunge il culmine.

Dopo il collegamento con l’astronauta Samantha Cristoforetti, viene dichiarato il vincitore della prima quaterna: Moreno.

La seconda quaterna viene aperta da Biggio e Mandelli con “E la vita, la vita” di Cochi e Renato. Il brano viene eseguito in stile swing, con buona intonazione e grande classe. Sicuramente ha il suo peso l’ottima direzione di Roy Paci.

Chiara ha scelto “Il volto della vita” di Caterina Caselli, cover di “The days of Pearly Spencer”. L’arrangiamento onirico ha lasciato il posto a uno più classico, con l’introduzione di un key change. Il brano risulta forse più moderno, ma meno sognante.

Nesli inserisce un canto rock su di una base rap per “Mare mare” di Luca Carboni. La canzone perde il sussurrato per spostarsi su di un ritmo sostenuto. Rischioso, ma Nesli se la cava benissimo.

Moderna e tirata la “Se telefonando” di Nek, cover di Mina. Ottima la voce, con la difficoltà supplementare dell’intonare il primo ritornello senza l’ausilio della base. Il pezzo diventa aggressivo ma non perde la sua suggestione.

Siparietto con Luca e Paolo, che uniscono una commemorazione di vari cantanti che ci hanno lasciati nel corso degli anni a una feroce e impietosa critica… alla mania delle commemorazioni televisive. Alla fine viene annunciato il vincitore della seconda quaterna: Nek.

“Io che amo solo te”, nell’interpretazione dei Dear Jack, apre la terza quaterna. La canzone è stata trasformata in una ballata rock, cantata in modo gentile e convincente.

Vestiti sgargianti e vacanzieri, una vettura rossa e Platinette che è tornata Platinette, per l’esibizione di Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi. Si tratta di “Alghero” di Giuni Russo, che nell’introduzione ricorda piuttosto “Gianna” di Rino Gaetano. Perdendo la liricità, il brano acquista spensieratezza e diverte.

Bianca Atzei ha una voce ancora più graffiante nell’interpretazione di “Ciao amore ciao” di Luigi Tenco. Una grandissima prova di coraggio, specialmente dopo l’inarrivabile exploit di Marco Mengoni di due anni fa. Bianca ne dà una versione più “maledetta”, ma non disprezzabile.

Alex Britti affronta “Io mi fermo qui” di Donatello e dei Dik Dik. Lo fa a suo modo, con il sound della sua chitarra che ormai è diventato il suo marchio di fabbrica. Nel ritornello viene sostenuto dall’orchestra, Il risultato è grezzo, diverso, apprezzabile.

Alla fine della quaterna, trionfano i Dear Jack.

Pausa nostalgica e incantevole con gli Spandau Ballet, appena un poco invecchiati negli anni, con un medley “True/I’ll fly for you/Gold/Through the barricades”. Alzi la mano chi non ha sospirato almeno due o tre volte.

Eccoci al quarto gruppo. Omaggio a Ron per Lorenzo Fragola, con “Una città per cantare”. Come in altri brani, anche qui c’è una batteria preponderante che dà ritmo, ma toglie quella tremula atmosfera di sogno e malinconia, riportando il brano bruscamente sulla terra.

Il Volo ha scelto “Ancora” di Eduardo De Crescenzo. Partono soft, sussurrando quasi, per poi andare sui toni alti, ma senza mai raggiungere la vocalità lirica che ci si aspetterebbe da loro. Buona interpretazione, comunque.

Scelta difficile per Annalisa: “Ti sento” dei Matia Bazar. Con un arrangiamento più marcatamente dance, Annalisa cerca di dare un altro sapore al brano. Buona prova, ma la voce di Antonella Ruggiero è inarrivabile, inutile quindi mettersi in competizione.

Da anni la canta in francese come “Je suis malade”, ma stasera Lara Fabian interpreta la versione italiana di Ornella Vanoni “Sto male”. Il tempo si ferma durante la sua interpretazione, senza tema di smentita una spanna sopra tutte le altre.

Altro siparietto di Luca e Paolo sui matrimoni gay, poi il risultato della sfida: ovviamente Il Volo.

Ancora una cover di Luigi Tenco: “Vedrai vedrai” per Gianluca Grignani. Non si capisce cosa c’entri la medusa sullo sfondo, ma il brano, impreziosito dal pianoforte e liberato dalla pesantezza di certe cover più parlate che cantate, diventa “maledetto” al punto giusto.

Nina Zilli è sempre una grande diva a partire dalla mise, in bianco prezioso con un mantello color cedro rivestito in arancio. In linea con il personaggio la scelta di “Se bruciasse la città” di Massimo Ranieri. La voce e la grinta di Nina non si discutono, ed è bello riscoprire brani anche meno scontati.

“Vivere” di Vasco Rossi è invece la scelta di Malika Ayane. Una buona decisione: sembra quasi di ascoltare un pezzo originale di Malika. Quando si dice “far propria una canzone”.

Una scelta già di per se commovente quella di Marco Masini, che ha deciso per “Sarà per te” di Francesco Nuti. In certi punti l’orchestra sembra stridere con la voce, non capiamo se per troppa emozione dell’interprete; quando il motivo si apre, però, dà forti sensazioni.

Dopo il TG, torna Federico Paciotti, e ci viene svelato che in passato è stato il chitarrista dei Gazosa. Stavolta “rockizza” “Nessun dorma”, dalla “Turandot”, sempre di Puccini. Niente vie di mezzo: o si ama o si odia. Sicuramente è qualcosa di diverso dal solito.

Prevedibilmente, Marco Masini vince l’ultima quartina. Poi, in attesa del risultato finale, ospitata dei Saint Motel con “My type”. Carlo Conti consegna loro il disco di platino, poi introduce la loro “Cold cold man”.

Arriviamo finalmente alla proclamazione del vincitore: ecco la classifica finale.

5 – Dear Jack
4 – Moreno
3 – Marco Masini
2 – Il Volo
1 – Nek

Il festival ha quindi il suo primo vincitore! Appuntamento a stasera per la finale delle nuove proposte, e a sabato per conoscere il vincitore del festival.