Dal nostro inviato: Marco ci racconta la finale slovena!

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«Questa canzone non ha bisogno di circo»: ha le idee
chiare Marjetka Vovk, voce del progetto Maraaya a cui ha dato vita un anno fa
insieme al marito, il produttore e autore Raay. La dichiarazione, arrivata a
caldo pochi minuti dopo il trionfo a Ema, lascia intuire che l’intenzione sia
quella di non creare coreografie particolarmente elaborate in vista di Vienna,
puntando tutto sull’originalità (almeno per i palchi eurovisivi) di Here For
You
, un moderno brano pop con elementi soul.
Il suo era il pezzo più atteso della serata, sostenuto in rete da
gran parte degli eurofans e in patria dalla spinta propulsiva guadagnata con Lovin’
Me
, fortunato debutto pubblicato nei mesi scorsi dall’etichetta italiana Danceandlove,
con cui usciranno anche il nuovo singolo e il primo EP. I risultati finali non
hanno smentito i pronostici, ma la superfinale si è rivelata più ardua del
previsto: 7.311 televoti per Maraaya, 5.449 per Rudi Bučar e la sua Šaltinka.

In generale, RTV può davvero festeggiare la ventesima edizione di EMA:
nonostante le ristrettezze economiche, la scelta degli ultimi due anni di
puntare più sulla qualità che sulla quantità ha attirato nomi di primo piano
della scena musicale con un’ampia panoramica di generi musicali. Otto i brani
in gara, tutti molto diversi tra loro, dal rock degli I.C.E. al folk di Rudi
Bučar fino alla potente ballata di Martina Majerle. Oltre a Rudi – che arrivava
sull’onda delle vittorie a Melodije Morja in Sonca e a Slovenska Popevka – gli
avversari più temibili per Maraaya, almeno sulla carta, sembravano essere Alya
– popstar assoluta, alla sesta presenza a EMA, questa volta in duetto con Neno
Belan, una delle voci più note della Dalmazia – e Jana Šušteršič, fresca
vincitrice di “Slovenija ima talent”.

Ma la formula particolare che, come nel
2011, ha lasciato nelle mani di una minigiuria tutta femminile la scelta dei
due brani da sottoporre al giudizio del pubblico, non ha
consentito di misurare il gradimento al televoto di tutti gli artisti in gara. Alla
fine, però, tutti apparivano soddisfatti: per Jana, così come per gli I.C.E.,
per Tim Kores e per Clemens, si è trattato di un grande trampolino di lancio
per proporsi al pubblico, mentre Rudi, Alya e Martina hanno posto un nuovo
tassello delle rispettive carriere: in un Paese piccolo come la Slovenia, alle
prese con una drastica diminuzione del numero di cd pubblicati e in cui vivere
solo facendo musica è quasi impossibile, l’opportunità di utilizzare una
vetrina come EMA è già una vittoria, soprattutto considerando che i brani
candidati a partecipare erano stati ben 145.

La serata è stata piacevole anche al di là delle canzoni in gara:
ad affiancare il simpatico presentatore Nejc Šmit sono state Darja Švajger,
Maja Keuc e Tinkara Kovač, nelle triple vesti di co-conduttrici, giurate e
(naturalmente!) cantanti. Se l’apertura è stata dedicata all’intramontabile Dan
ljubezni
eseguita insieme, l’attesa dei risultati è stata allietata dalle
tre protagoniste della Slovenia eurovisiva tra l’entusiasmo del pubblico: prima
Tinkara con Round And Round, poi Maja con una splendida interpretazione
di Euphoria, Darja che ha omaggiato la vittoria di Conchita con una sua
intensa versione di Rise Like A Phoenix, infine di nuovo Tinkara che ha
proposto il suo nuovo singolo tutto in italiano, Cuori d’ossigeno, un
ritorno all’amato rock dopo la felice parentesi eurovisiva, scritto insieme a
Bungaro e ad Alberto Zeppieri.
Come sempre, EMA è anche l’occasione di vivere un’esperienza
speciale in cui, una volta terminato lo show, si respira un’atmosfera distesa,
di allegria e condivisione. Tutti i cantanti restano a chiacchierare a lungo
tra loro e con i presenti, che si tratti di giornalisti, fans o spettatori.
Adesso non resta che attendere la versione definitiva di Here
For You
, che non dovrebbe subire cambiamenti significativi rispetto a
quella presentata sabato. Per Raay la scommessa è rischiosa, perché in Slovenia
tutti confidano di poter accedere alla finale per il secondo anno consecutivo,
un’impresa mai riuscita dall’introduzione delle semifinali nel 2004. Ma le
premesse per centrare l’obiettivo sembrano esserci tutte.
Marco Mosca
Con la collaborazione di Yoel Naori.
Un ringraziamento particolare a Miran Cvetko, presidente di Ogae
Slovenija.