Un racconto sull’Eurovision

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Stavolta vi presentiamo, in esclusiva per OGAE Italy, il primo (a nostra memoria), e se non è il primo sarà, al momento, uno dei pochissimi, pezzi di letteratura in lingua italiana che abbia come tema l’Eurovision Song Contest.
E’ un racconto, scritto da me in occasione di un corso di scrittura creativa che ho seguito quest’anno, e che è anche già stato utilizzato per una messa in scena teatrale il 9 giugno 2015 presso la ONLUS Insieme Per Fare.
A tratti autobiografico, è ambientato in un periodo che va dall’Eurovision di Baku (2012, Azerbaijan) alle soglie dell’Eurovision di Copenaghen (2015), ed è come un ponte di musica e parole, sul quale cammina il protagonista, Fausto, che nel percorso, scopre l’Eurovision, sé stesso e l’amore.
Ve lo presentiamo in quattro puntate, che pubblicheremo ogni Sabato, da oggi al 22 Agosto.
Sicuri che vi piacerà, ecco la prima puntata:
1.
“Je ne veux pas ratée ma vie, ratée mon train, touchée l’infini comme si j’mourrai demain”, e sotto, probabilmente appunti di una traduzione, stava scritto “SPRECARE”, maiuscolo e sottolineato. “Perdere  l’occasione” e “toccare l’infinito” sono invece a caratteri minuscoli. E sotto ancora, scritto in rosso “SPRECARE LA MIA VITA”. Tre punti esclamativi.
Con le cuffie ancora attaccate alle orecchie, Fausto teneva la penna leggermente sollevata mentre rifletteva su quello che aveva sentito e visto.
Cercando di non pensare agli occhi del cantante, cercava di fissare il senso di quelle parole, ma non ci riusciva. Quegli occhi erano troppo coinvolgenti. E gli facevano l’effetto di togliergli la concentrazione.
“Proviamo a cambiare canzone…. dov’è che stava? Sì, questa… oh…. Δεν φεύγω, όσο και αν θες δεν φεύγω….e meno male che c’è l’inglese…. allora, è “Non me ne vado, anche se vorresti, non me ne vado…” Κι ας έρθει χειμώνας και βροχή… e vengano l’inverno e la pioggia, Τα βράδια θα ματώνει η ψυχή… LE NOTTI! LE NOTTI è il soggetto, le notti faranno sanguinare l’anima… e non l’anima farà sanguinare le notti… per forza, perché poi Ο ήλιος θα καίει το πρωί… Il sole brucerà di giorno…” e mentre cercava di concentrarsi su questo πρωί che se era un complemento di tempo non rispettava lo schema del verso prima, finiva a rimanere a bocca aperta a guardare il cantante.
“Ma ti piace anche la musica?” si chiedeva, mentre provava a passare alla scrittura. Aveva visto, qualche giorno prima, l’ultimo video musicale di un altro dei suoi cantanti preferiti, ed era rimasto così colpito, probabilmente più dal senso delle parole che dal cantante, al punto da aver rivisto il video per una decina di volte, praticamente trascrivendo il testo ad orecchio, e in un momento di fantasia aveva messo insieme una specie di composizione, dove la descrizione delle immagini del video si intrecciava con la traduzione libera delle parole e inventava anche una interazione e un dialogo con il cantante. Forse era il caso di vedere se si reggeva da sola:
“In un’aria spessa, umida e carica di pioggia di un freddo pomeriggio autunnale, su una strada sterrata in mezzo a due campi, che un tempo sono stati dorati, attraverso una piccola porta blu, la little blue door del primo verso della tua canzone, ora che sono dentro, al suono della musica che mi circonda, profonda, morbida e gentile, mi rendo conto che per tutta la mia vita non ho voluto rendermi conto che c’era questo posto per me. E sul mio taccuino rosso, dove scrivi… No, il taccuino non è il mio, ma vorrei che lo fosse, e che tu ci scrivessi sopra una pagina del mio diario, mentre ti sto accanto e te lo tengo aperto… su una pagina sporca di terra: “La vita è cambiata, e così sono cambiato io”. E’ li che mi trovi, mentre contemplo quest’aria spessa e l’odore della pioggia e della terra bagnata, mentre rabbrividisco leggermente ai soffi del vento del nord, perché sono così immedesimato da traspormi nelle tue sensazioni, e penso: “Qual è il senso della vita?”, e tu, sì, Andrius, vorrei parlare proprio con te, con quello sguardo dimesso, quasi timido, che guarda distrattamente altrove, con gli occhi abbassati e concentrato, mi dici, ansiosamente, ripetutamente: “Dai un senso alla tua vita, gioca il tuo gioco, in ogni caso, ad ogni condizione, anche se ti sembra che non ti vada, anche se ti senti stanco, afflitto e atterrito.
E non c’è una strada stabilita. Ci succederà che esauriremo il nostro tempo, lasciando il mosaico per qualcuno, che provi a metterlo insieme, che capisca, qual è il gioco, e  qual è la fine. Ma tu intanto gioca il tuo gioco, perché questo è il senso, in ogni caso, sempre, e sempre e poi sempre.
E io vorrei essere lì e risponderti: “Ho paura. Vorrei poterlo fare insieme a te”.
Non si era mai sforzato di incontrare persone che condividessero la sua passione di imparare le lingue straniere. 
Aveva imparato tutto quello che sapeva attraverso internet e il suo computer, facendosi recapitare via posta i vocabolari, o utilizzando, con qualche sforzo, quelli online se non li trovava. Aveva guardato decine di video di parole base, di frasi, colori e momenti della giornata. E poi le canzoni. Erano bastate alcune belle ballad, quelle canzoni dove si le parole sono più lente rispetto al parlato, per familiarizzarlo con i suoni delle altre lingue, e poi dai suoni era passato al significato delle parole. Ma gli era rimasto di saper ripetere quasi perfettamente i suoni anche di lingue e parole che non poteva dire di conoscere.
E non era mai andato ad un concerto. 
I cantanti che avrebbe voluto ascoltare, certo, non fissavano date in Italia. Una volta aveva avuto la tentazione di scrivere al suo gruppo romeno preferito, chiedendo loro una data a Roma, sarebbe andato bene anche se fosse stata organizzata per la comunità romena e l’avessero fatta sul sagrato della Chiesa Ortodossa di Fonte Nuova, ma poi non aveva avuto il coraggio, pensando che potevano addirittura sentirsi offesi per il modo in cui si riferiva alla comunità romena in Italia.
La sua attività preferita, dopo il lavoro, era sedersi davanti al computer, collegarsi alle cuffie, sentire musica, imparare lingue, vedere video, e soprattutto cantanti, fantasticando su cosa sarebbe potuto succedere se un giorno ne avesse incontrato uno.
2.
Fausto aveva imparato il romeno. L’interesse era iniziato alla fine degli anni ’90, perché alla mensa della CARITAS della stazione Termini metà degli ospiti erano romeni. Aveva familiarizzato con i nomi e i cognomi scritti sui moduli. Ogni ospite aveva un modulo preparato per ogni mese, e doveva firmare in corrispondenza del giorno, le volte che si presentava alla mensa. Quei nomi che sembravano italiani senza la vocale finale, e quell’abbondanza di u, lo affascinavano.
All’inizio degli anni 2000 gli era stato proposto di fare un viaggio in Romania e Moldova, ma alla fine non era andato, perché era troppo lontano, perché non conosceva la lingua, perché aveva paura di trovarsi da solo e abbandonato in mezzo al niente.
Quello stesso anno era arrivata in Italia, quasi da non credere, una canzone in romeno. Si chiamava Dragostea din tei, ed era cantata da un gruppo che si chiamava O-Zone, ma Fausto era rimasto colpito dal video, dove si vedevano scene dei tre cantanti che si muovevano e cantavano sulle ali di un aereo, intervallate da scene a disegni animati che ritraevano gli stessi cantanti. In una di quelle scene, dietro al lead singer, appariva una bandiera che sembrava quella romena.
E allora poco tempo prima, quando ancora non riusciva a trovare lavoro, e si sentiva vorticare intorno un abisso senza luce, il romeno, e quei cantanti, erano stati la scintilla che lo aveva spinto ad alzarsi presto la mattina. Perché voleva conoscere, voleva capire, voleva imparare.
Il simbolo in alto a destra è quello della TVR, la televisione romena, i cantanti sono gli Akcent, un altro gruppo che ha imparato a conoscere, e ormai gli stanno anche simpatici, Marius subito dall’inizio, poi Adrian, poi Mihai, e quasi alla fine Sorin, che ha anche la sua stessa età. Una boy band di grande successo in Romania, e Fausto li sta usando per imparare il romeno. “Quindi “Buchet” è il mazzo di fiori, come in francese, e Dragoste è lo stesso di quell’altra… “amore”… Dragoste de inchiriat, “amore in affitto”…
“Ma questa non è in romeno…. Direi invece spagnolo e inglese. Però guardalo là Adrian, come sta meglio così…” I capelli tagliati molto corti ai lati e dietro la testa, i ciuffi sul davanti, più lunghi, pettinati verso l’alto all’indietro tenuti fermi da poca lacca. La camicia celeste molto chiara, che sembra quasi bianca sotto le luci dei riflettori, aperta al secondo bottone a lasciare spazio alla fantasia, le maniche rimboccate e tenute ferme all’altezza del gomito. “Jokero, il Jolly, ma a pronunciarlo suona come “Io voglio”. E questo sembra uno studio televisivo, ma fatto apposta per le esibizioni dal vivo”. “Selectia nationala” vorrà dire “Selezione nazionale”? “The song took place in the Romanian national final for Eurovision Song Contest 2006”. Mai sentito nominare. Dev’essere una qualche competizione locale dove hanno partecipato. E’ il caso di fare una ricerchina”…
Pagina di Google. Eurovision Song Contest 2006. Ricerca per video. Una scorsa veloce delle pagine. Primo risultato. Carola – Invincible (Sweden) 2006 Eurovision Song Contest. Click. …..
Le luci, le inquadrature panoramiche dall’alto sul palco, le bandiere che sventolano, Grecia… Regno Unito…. Svezia… “E’…. E’…. Voglio stare là! VOGLIO STARE LA’. Sul palco, in mezzo a quelle luci, dentro alle bandiere!
Di corsa sulla Pagina di Google. Secondo risultato. Dima Bilan – Never let you go (Russia). La canotta bianca di Dima Bilan, con il numero 10 in blu, il numero dell’ordine di esibizione, lascia in mostra le spalle e le braccia.
Ancora. Hari Mata Hari – Lejla (Bosnia and Herzegovina). Il violino! Il violino delle ballate balcaniche. Senti che bella musica. Tutto vestito di bianco. I riflettori spenti e mille piccole luci come tante stelle.
Ok. Fermati. Non è possibile che non ne hai mai sentito parlare. Eppure il nome non mi dice niente.
Ricerchina! Dunque, c’è un sito, e questo dev’essere quello ufficiale. E vabbeh, ma in Italia? Ricerchina! Google! “Eurovision Song Contest Italia”.
Oh! Questo sembra un forum. Eurofestival Italia, un sito italiano per l’Eurovision Song Contest. Direi che ci possiamo anche iscrivere. Possibile che di una cosa così grande in Italia non se ne parli? Ci sarà da qualche parte qualcuno che ne sappia qualcosa? Ah! Firenze MMVII. OGAE Song Contest. Il Fan Club ufficiale dell’Eurovision Song Contest. Si vedono? Si incontrano? Guarda, a Livorno. Ecco, direi che ho trovato un posto dove mi va di andare…
———————————————————————— Fine Prima Parte. Continua….