Un racconto sull’Eurovision – Seconda Puntata

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Se vi è piaciuta la prima puntata, eccovi la seconda.
I riferimenti a persone e fatti reali, se da una parte danno un’atmosfera di realtà indispensabile al racconto, sono tuttavia quasi sempre frutto della fantasia verosimile. Anche se sembra che alcuni dei cantanti citati abbiano effettivamente avuto l’intenzione di partecipare all’Eurovision.
Ecco per voi:
3.
Mentre Fausto camminava sul vialone assolato, verso il teatro parrocchiale dove aveva appuntamento con gli altri iscritti del fan club italiano, la luce gli oscurava la vista. Troppo sole gli colpiva gli occhi e gli impediva di vedere con chiarezza.
In fondo alla strada, radunati intorno ad una scaletta di pietra, scorse due o tre persone. Uno gli sembrò abbastanza grasso, un altro era calvo, e il terzo sembrava avere degli occhiali dalla montatura di plastica che imitava l’osso di tartaruga, e le lenti spesse.
Gli sembrava, perché per colpa del sole non riusciva a distinguere i particolari.
“Saranno loro?”, pensò.
Arrivato in fondo alla strada, il civico corrispondeva all’indirizzo del teatro. Quell’istante di esitazione davanti al numero basta, e: “Tu sei il ragazzo nuovo?” “Eeeh, voi siete il fan club dell’Eurovision?”. Si presentano, Antonio, Filippo, Luigi, e Fausto. “Altri stanno arrivando” gli dice Filippo prendendo in mano la situazione “e, per intrattenerci prima di sera, abbiamo organizzato dei quiz sulle edizioni passate dell’Eurovision, prima della cena e della Finale”. “Io conosco al massimo i cantanti di quest’anno….” “Beh, abbiamo dei giochi anche sulle canzoni che non si sono qualificate quest’anno. Vieni, entriamo dentro”.
Nel frattempo arrivavano altre persone. La sala non era particolarmente grande, ma sembrava anche troppo grande per quella ventina di persone che si ritrovavano ad essere.
Filippo divise la platea in due squadre e fece partire il gioco dei quiz. Fausto ci si stava impegnando, ma non ne sapeva una. Tutte le domande si concentravano sulle edizioni degli anni ’70 e ’80, oppure sulle partecipazioni dell’Italia, che comunque si fermavano al 1997.
Gli rimase impressa la canzone che aveva vinto nel 1980, What’s another year, perché era il suo anno di nascita.
Poi si passò al gioco di eleggere la migliore canzone tra quelle che non erano passate in finale. Almeno in questo caso le conosceva quasi tutte, ma la sua preferita, Love is blind, arrivò ultima. 
Mentre scorreva il video, Fausto sentì venire da dietro un commento: “Guarda, questo Donny Montell sarebbe il mio ragazzo ideale, e quindi da quel punto di vista…”.
Il commento veniva dal gruppo che Fausto aveva classificato come quello dei più giovani tra i presenti, e che comunque dovevano avere una decina di anni più di lui.
Si gira e fissa per un attimo di troppo il ragazzo che aveva parlato. Si scambiano un sorriso. Fausto interrompe il suo imbarazzo chiedendo: “Vi piace questa canzone?” “Insomma” – rispondono – “sembrano due canzoni diverse messe insieme…”.
Alla cena, che si teneva a buffet e quindi in piedi, tutt’intorno a lui si erano formati diversi capannelli di persone, sembrava che nessuno ne fosse escluso…
“Tu sei quello nuovo, vero? Da dove vieni?”
“Da Roma”
“Ah… quindi ti ricorderai sicuramente dell’edizione del 1991, quella dopo che avevamo vinto, che è stata organizzata a Roma, a Cinecittà”.
“Veramente, a quei tempi non sapevo neanche che esistesse, e comunque avevo undici anni, ero troppo piccolo”
Sembrava che questo signore conoscesse a memoria anche tutte le classifiche dei cantanti che avevano partecipato a SanRemo, che però a Fausto non piaceva. Anzi, si era avvicinato all’Eurovision proprio perché gli era sembrato totalmente diverso, nel ritmo e nella struttura dello spettacolo. Alla terza considerazione sul nono classificato del SanRemo 1964, Fausto riuscì a defilarsi, avvicinandosi al tavolo del buffet.
La sera, dopo la finale, Fausto venne invitato ad uscire dal gruppo dei “giovani”, ed accettò perché accettava sempre quelle rare volte che qualcuno gli proponeva di uscire, e poi perché glielo chiese Marco. “Bucarest, possibilità di rovesci; Cluj-Napoca, cielo coperto, Costanza, sole; Timisoara… eh, adesso diventa difficile, se nuvola è “nor”, allora vorrà dire “cielo parzialmente nuvoloso”.
Erano collegati alla TVRInternational, canale sul quale stavano aspettando di vedere la finale dell’Eurovision, e Fausto sentiva Marco tradurre così le previsioni del tempo che scorrevano in sovraimpressione durante il telegiornale.
Fausto si sentì liberato da una catena. Allora esistevano altre persone appassionate alle lingue straniere come lui.
Fernando aveva incontrato Fausto sul Forum di Facebook, e Fausto gli era apparso subito simpatico, da come scriveva, perché sembrava entusiasta dello spettacolo e pieno di voglia di partecipare. Amava l’Italia e gli italiani, e ne conosceva la lingua, perché in Spagna era cresciuto guardando la televisione italiana, e l’aveva imparata in maniera quasi naturale. Gli era già capitato, poi, di andare a Roma, ma anche a Venezia, a Napoli e a Firenze, per vedere le città, ma soprattutto per vivere dal dentro la vita degli italiani, il loro modo di concepire l’esistenza e di affrontare le prove e il tempo.
Tuttavia difficilmente si sarebbero potuti incontrare in un posto diverso da internet.
Fausto gli era subito venuto simpatico per l’entusiasmo che ci metteva. Aveva scoperto da poco l’Eurovision e già aveva annunciato che sarebbe andato alla festa annuale degli appassionati Sloveni, a passare un fine settimana tra i divertimenti e le canzoni che avrebbero partecipato quell’anno. La Festa organizzata ogni anno dal fan club sloveno era conosciuta, tra i fan degli altri Paesi, in particolare perché si sviluppava in un’atmosfera serena e tranquilla, molto intima, molto vicina ad una cena in casa di amici piuttosto che una festa piena di luci, all’aperto e con un palco, come facevano per esempio i portoghesi.
Il convento benedettino che datava al diciassettesimo secolo era stato ristrutturato dal nuovo proprietario, che lo aveva riadattato ad albergo. Aveva tuttavia mantenuto la struttura principale, e vari particolari architettonici originali, come i soffitti di legno e le mura del chiostro interno.
“Marco però era più che simpatico. Non sembra che abbia quasi dieci anni più di me… e poi sa il romeno, e gli sembra una cosa così normale… e poi Filippo… ci si è impegnato a coinvolgermi nei giochi, non è colpa sua… vorrei solo incontrare un coetaneo, che non mi consideri un marziano quando gli dico che ho imparato il romeno. Forse questo Eurovision non è l’ambiente giusto”.
“Sei pensieroso?”
Un sussulto, alza gli occhi “Fernando!”
“Fausto!”
“Sei qui per la festa degli sloveni? Perché sul gruppo non l’avevi scritto…”
“Sì, una scelta dell’ultimo minuto. Quelle registrazioni con la televisione sono state spostate, e allora ho colto l’occasione di venire qui.”
“Mi sembra un posto tranquillissimo qui. Hai sentito che silenzio c’è nel chiostro?”
“Sì, mi era già capitato di venire. Ogni volta che posso vado, tutte le volte che un gruppo di fans si incontra da qualche parte in Europa”.
“Io invece ho paura che non sia l’ambiente per me. Su facebook ci sono tanti ragazzi che hanno la mia età, ma quando sono andato all’incontro in Italia ero il più giovane…”
“Ti hanno isolato?”
“No, sono stati gentili, ma mi sentivo fuori luogo. La canzone più nuova di cui mi hanno parlato era Italia 1997”.
“Non hai legato con nessuno?”
Fausto ripensa a Marco. Si adagia un momento sul ricordo. “C’era un ragazzo del gruppo dei “giovani”… non era coetaneo ma… sapeva il romeno, Fernando! Sapeva il romeno! E’ la prima volta che parlo con un italiano che sa il romeno!”
“Guarda che all’Eurovision è normale. Mi è già capitato di andarci, come giornalista, e ti assicuro che è abbastanza facile incontrare lettoni che parlano italiano, francesi che parlano romeno, e serbi che parlano tedesco”
“E l’età media?”
“In Sala Stampa o all’Euroclub? In Sala Stampa magari ci trovi più persone che seguono l’Eurovision come lavoro. All’Euroclub si fanno le feste e ci si trova gente di tutte le età. E poi vuoi mettere? Sono esperienze che vanno colte ogni volta che si ha l’occasione. Sono irripetibili. Per due settimane quel posto diventa il centro dell’Europa e si fraternizza al di là di tutte le barriere. Le occasioni non vanno sprecate. E neanche la vita”.
“I passeggeri del volo AZ Airlines per Baku Heydar Aliyev sono pregati di presentarsi al Gate D4 per le operazioni di imbarco”.
Fausto rimise il libro nel suo zainetto e si avviò, sorridendo. L’iPad, nelle cuffie, girava… “I’ve been down, down so long, but those days are gone now. I’ve got the will, I’ve heard the right to show you it’s my time, tonight.”
4.
La luce calda del sud Europa, trapiantata sulle rive del Mar Caspio, rimbalzava sulle mattonelle color sabbia e passava attraverso le grandi vetrate della sala stampa di Baku.
Fausto stava seduto al tavolo, ripensando alla settimana più straordinaria della sua vita.
Era stato accreditato come giornalista, per quel sito internet che aveva trovato quando aveva scoperto l’Eurovision, e questo gli aveva dato la possibilità di vivere dal vivo un’esperienza molto diversa dalle altre.
Aveva la capacità di mettere in fila le parole, e l’ansia di raccontare le emozioni, i luoghi e le persone che vivevano intorno allo spettacolo.
Non aveva fatto recensioni nello stretto significato del termine, e aveva scelto di non redigere elenchi enumerando le canzoni passate in finale, il numero di punti e il numero di punteggi massimi, facendo raffronti statistici con le passate edizioni dal 1956 in poi.
Non era così, secondo lui, che si raccontava la bellezza dell’evento.
Voleva raccontare lo straordinario. Voleva raccontare il colore di questa luce calda che lo avvolgeva, voleva fermarsi un momento sulle sfumature di giallo e oro e ambra e zafferano che aveva visto nella città vecchia di Baku, voleva trasmettere l’emozione del contatto con le persone, gli occhi d’acqua e i movimenti di quella guida che avevano trovato al tempio di Ateshgah, un ragazzo che poteva avere venticinque anni, che parlava inglese con lentezza rassicurante. Voleva far sentire l’emozione che gli dava poter vedere da vicino, ma proprio da vicino, praticamente in braccio, un bravo cantante che canta, i movimenti del viso e del corpo, le note che escono precise e ampie.
Aveva ricevuto degli apprezzamenti per quello che aveva scritto. Il messaggio più bello che gli era arrivato veniva da uno dei suoi contatti di Facebook. In realtà Fausto non aveva proprio presente chi fosse, rientrava nel mare delle conoscenze con cui ci si scambia l’amicizia, ma magari non ci si è mai visti di persona, oppure si ha al massimo una passione in comune, ma nient’altro da condividere. Il messaggio diceva: “Se sabato ho visto l’Eurovision Song Contest 2012 è tutto merito dei tuoi post su Facebook. Eri troppo preso per non farmi venire la curiosità di vedere cosa fosse. E non sono rimasto deluso”.
Ripercorrendo quella settimana, Fausto ripensava a quando aveva letto a uno dei suoi colleghi giornalisti italiani un pezzo dei suoi articoli:
“Diario da Baku. Giorno 3. 22.05.2012
Ore 16.57. Press Center di Baku. A Donny Montell piace l’insalata cruda. Nelle foto che passano in loop in press room, che tra l’altro ho l’impressione che siano sempre le stesse, si vede il piccolo Donatas che  guarda con occhio felino una ciotola di insalata, prima di agguantare un cetriolo con sguardo sorpreso. Mentre mi sto concentrando sull’espressione meravigliata, alcuni miei colleghi giornalisti hanno addirittura avuto il coraggio di farsi una fotografia con Rambo Amadeus.”
Finito di leggere, Fausto aveva alzato gli occhi, e la prima reazione del collega giornalista era stato un silenzio di alcuni secondi. “… Cosa ne pensi?” “Per la verità…. avrei qualche dubbio a qualificare l’Eurovision con questa ironia decisamente eccessiva. Sminuisce l’importanza dell’evento e lo fa passare per una baracconata messa insieme all’ultimo momento”.
Sul blog della signorina Adele Stellato, era apparso un commento ai suoi Diari, intitolato “In diretta da Baku: i Diari al testosterone del piccolo Fausto”. La signorina Adele Stellato era una appassionata di musica, sempre presente nelle discussioni sul panorama musicale italiano che si svolgevano online. Questa signorina conosceva e apprezzava, diciamo a suo modo, l’Eurovision Song Contest. In realtà un po’ tutti, nel campo degli addetti ai lavori e degli appassionati della manifestazione, la consideravano una zitella inacidita e dicevano, a parole, di non dar mai troppo peso a quello che scriveva. E però le sue valutazioni, soprattutto le più istrioniche, diventavano sempre oggetto di discussione e dibattito anche agguerrito.
La vita aveva messo Adele davanti ad una dura prova. Rinunciare ai suoi sogni di diventare educatrice dell’infanzia, maestra, e accontentarsi di un grigio lavoro da passacarte di una televisione pubblica, un posto di lavoro decentemente sicuro ma senza molte prospettive di sviluppo. E anche in famiglia non andava bene. Si trovava a convivere con una persona ormai quasi per abitudine, senza trovare il coraggio di spezzare il filo e cambiare vita. Arrivata alla sua età sarebbe stato quasi troppo difficile. E per questo si odiava, e di riflesso odiava il suo compagno e odiava tutte le persone che si trovava intorno, ancor di più se sembravano serene, felici o appagate.
E quindi quando le capitò di leggere i resoconti che Fausto scriveva e pubblicava quasi in tempo reale, la infastidì quella gioia, quella spensieratezza, quelle emozioni raccontate.
Fausto aveva prima cercato di non leggere, poi mentre leggeva si era sforzato di pensare che in fondo l’autrice non aveva veramente un gran credito tra gli addetti ai lavori, e poi, quando aveva finito era caduto nello sconforto, al pensiero che, vero o non vero, qualcuno l’aveva detto e se ne sarebbe parlato. Di colpo erano scomparsi tutti i commenti positivi che aveva ricevuto. Aveva sbagliato tutto? Veramente scriveva sotto la dettatura dei suoi istinti? E non è che magari anche altre persone la pensavano nello stesso modo, ma poi semplicemente non erano venuti a dirglielo, e quindi lui non lo sapeva?
In questo stato d’animo era rimasto seduto immobilizzato davanti al computer, quando sente una mano sulla spalla.
– Perso nella contemplazione di Kurt Calleja?
Si scuote improvvisamente – Fernando! – ma la parola gli esce pronunciata diversamente, senza “e” e senza “r”, cioè “F’nendo”, come dicono gli Abba nella canzone e come Fausto in genere pensava al suo amico, senza però averlo mai chiamato così direttamente.
– Sì, ci sono diverse persone che mi chiamano così.
– Come va?
– Eh, in realtà non credo di aver dormito. Ieri notte Dima, Vladi e Jacopo mi hanno aggregato al loro gruppo, e siamo partiti per un giro della Baku notturna. Siamo finiti in un locale con l’intento di trovare caviale e vodka, e però, oltre a quello, abbiamo trovato anche altro, tipo donne, e abbiamo passato lì la notte fino a mattina. Ci siamo salutati poco fa. Tu come stai?
– Fammi la domanda di riserva.
– Domanda di riserva: Che ti è successo?
– Dieci minuti fa ti avrei detto che avevo appena finito la settimana più straordinaria della mia vita. Poi è successo che ho letto la nostra cara amica Adele.
Fausto fa un cenno verso il computer. Fernando si avvicina e da un’occhiata, legge due righe e si gira nuovamente verso Fausto.
– Diari al Testosterone? Forse ne avrebbe bisogno lei… Gli vuoi dare importanza?
– Sai com’è… e se qualcun altro ha pensato la stessa cosa ma non me lo viene a dire? E se ha ragione lei? Perché ci sono due o tre frasi dei miei Diari che forse riscriverei….
– Guarda, eccola là. Ci andiamo a parlare?
– In realtà non è che mi vada di incontrarla….
– No, Fausto, tu adesso vieni con me. Andiamo a dirgliene quattro.
Adele Stellato stava seduta ad uno dei tavoli forniti di computer. Ce l’aveva acceso davanti ed era circondata di briciole. Erano gli avanzi dei dolcetti che il governo azero metteva gentilmente a disposizione degli accreditati, e di chi si trovava a girare in sala stampa. I capelli grigio argentati e scarmigliati terminavano nel piattino di plastica, insieme ai resti dei dolcetti. Vede Fausto e Fernando arrivare.
– “Oggi ci riesci, a tenere a bada il tuo testosterone?
– All’incirca quanto te riesci a tenere a bada i tuoi capelli – le risponde prontamente Fernando, perché Fausto è rimasto in silenzio un momento di troppo.
– Com’è che scrivevi? “Ho toccato la mano, il braccio e l’avambraccio di Donny Montell”. E che c’hai fatto poi, con quella mano? Io dico che sei sceso anche più giù.
– Non lo farei mai – riprende Fausto.
– E perché non te la sentiresti? Hai paura? Pensi di non essere all’altezza? Com’è che dicevi con quell’altro? “Dmitry Karyakin è sempre un’esplosione di ormoni”. Una descrizione più adatta ad un giornaletto pornografico che a un resoconto giornalistico.
Fausto prova ad obiettare: – Io non faccio resoconti giornalistici, faccio un Diario…
– … pieno di sesso ….
– Raccontare del braccio di Donny Montell è fare sesso? Ma che sesso fai te, se lo fai?
Adele si gira verso Fernando – E pure te che lo difendi. E’ il tuo amico o il tuo amichetto?
– Meglio amichetto che donna frustrata – gli risponde Fausto, prendendo coraggio
– Senti, ragazzino, io ho una carriera alle spalle, e te sei appena arrivato, e io sono conosciuta e apprezzata….
– … e frustrata. Quand’è stata l’ultima volta che hai parlato bene di una canzone?
gli risponde Fernando mentre Fausto lo guarda con sguardo di approvazione.
Intanto intorno ai tre che discutevano si era creato un gruppetto vario di giornalisti, ballerini e coristi, qualcuno italiano, qualcuno che capiva l’italiano e apostrofava i duellanti con brevi parole come “Sì”, “Ecco”, “Bravo”, e altri che non capivano l’italiano ma trovavano comica Adele Stellato che si agitava e si dimenava quando non riusciva a dominare il suo avversario.
– Insomma – Adele prova la piazzata – non c’è nessuno qui dentro che la pensi che questo ragazzino dovrebbe controllare i suoi sommovimenti e piantarla di sprecare tempo a raccontare le sue insulse giornate?
Un momento di silenzio che sembra lunghissimo. Si gira e fissa negli occhi tutte le persone che ha intorno. C’è chi la guarda con un sorriso divertito di compassione, chi la guarda con gli occhi sbarrati per la scenata che ha messo in piedi, e chi ha uno sguardo quasi annoiato perché non capisce il senso delle parole.
Adele emette un grido isterico, afferra con violenza la sua borsa e se ne va borbottando tra di sè l’ingiustizia della vita.
– Fai meglio ad accettare l’idea – gli grida dietro Fernando – Questi Diari, anche se non ti piace, sono una bomba.
– E il testosterone fa parte della vita – aggiunge Fausto.