Un racconto sull’Eurovision – Quarta Puntata

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Eccoci arrivati all’ultima puntata del nostro racconto estivo, perché tutte le cose belle, prima o poi, finiscono. Ma il racconto rimane, e ve lo potrete anche rileggere e ri-rileggere…
Ecco a voi il finale della storia:
8.
Una lacrima scende dall’occhio sinistro di Fausto, riga la guancia e si asciuga prima di arrivare al collo. Un momento, e rivede la scena. La gamba di Luke che sbatte sul bordo del tavolo, gli occhi che lo guardano dopo averlo baciato, quegli stessi occhi che tremano nell’acqua e Luke che se ne va. Un’altra lacrima segue il solco della prima. Fausto fissa il desktop del suo computer e la foto con Luke, concentrato e perso, seguendo la logica della sua tristezza.
Apre le Risorse e fa partire la playlist “Momenti Ispirati”. E’ la successione dei video delle canzoni che lo hanno colpito di più, per le immagini, per le musiche, per i cantanti o per le parole.
In questo universo, di cui Fausto conosce tutti i confini e tutte le singolarità, mentre ascolta e non conta più le singole lacrime, una parola, una parola sola gli fa scattare la connessione che lo fa abbandonare alle sensazioni.
Dalle rive dell’Oceano che bagna il Portogallo, insieme a Davìd al tramonto del sole, fino alla neve e al vento di quello strano anfiteatro di pietra di Sergej, appoggiato da qualche parte tra la provincia di Leningrad e San Pietroburgo, l’atmosfera spessa e carica di pioggia di quel tappeto d’erba in Samogizia, dove Andrius trova l’ispirazione e il senso della vita. “So play your game, even if you don’t want to play, even if you’re sad, man, just follow it ’til the end. It will happen to us, to run out of time, leaving the puzzle for someone to try, to put toghether, to understand, what the game is, and how it will end”.
Il raccoglimento di Rasmuss all’Operaen Kongelige Teater di Copenaghen, quando racconta cantando del rapporto sereno che ha avuto con suo padre, la chiarità del volto di Mathieu, chiuso in quella casa atélier vicino al Sacré Coeur di Montmartre. “Je ne veux pas ratée ma vie, ratée mon train, touchée l’infini comme si j’mourrai demain, Je ne veux pas qu’tu m’oublies au comptoir des chagrins, en attendant la fin”.
La luce della spiaggia di Larnaka, sull’isola di Cipro, quando attraverso le rovine dei templi color sabbia si sente il suono acuto dell’aulos di Michalis, il vocalizzo etnico che fa da sottofondo a un branco di renne che corre appresso a un gatto delle nevi, in un’immensa distesa di ghiaccio in Lapponia, la tundra finlandese, gialla, verde e marrone, con le rocce dove cresce il muschio e qualche residuo di neve, dove la luce del nord illumina Antti che corre verso il mar Baltico per costruire un tumulo di rocce a ricordo delle emozioni che ha vissuto, l’ampiezza dello spazio tra le sponde del Danubio, quando navighi verso il delta in mezzo a rocce color antracite, coperte di una neve stentata che si scioglie al sole di marzo. “Viața n-are buton de rewind, să poți să întorci ce-ai pierdut, nu poți nici să o pui pe pauză când nu știi ce-i de facut. Dacă mâine noaptea n-ar mai avea vreo stea, dacă întruna vântul spre mine ar sufla tu ai fi motivul să pot s-o iau de la capăt”
Assorto nei pensieri, pensava e mormorava: “Il motivo per cui posso rivivere di nuovo e dall’inizio la mia vita…..”
“Luke…..” – una lacrima
“Luke…..” – due lacrime…. riduce a icona la playlist e guarda la foto di Luke, quel volto sorridente e l’espressione serena di quando si erano incontrati la prima volta a Malmoe.
“Luke…..” e ha deciso.
9.
Fausto prende l’aereo e arriva a Luqa, sull’isola di Malta. Il viaggio è breve, non fa neanche in tempo a salire in quota che già si prepara all’atterraggio, ma ancora di più il suo tempo scorre più velocemente. Non c’è il Mar Tirreno che riflette la luce del sole, non c’è la Sicilia sotto di lui. Roma è poco sopra Qrendi, e lui sta correndo da Luke.
I colori di Malta, nel frattempo, gli rimangono impressi nella memoria. La luce calda del sud Europa, la luce calda che aveva visto a Baku, nella sua settimana spettacolare, è anche la luce di Malta, che gli appare appena sceso con tutte le sue sfumature di giallo e oro e ambra e zafferano.
Subito prova a cercarlo al McDonald di Luqa, perché è un punto di ritrovo dei giovani dell’isola, e Luke gli aveva raccontato delle serate passate lì tra amici, ma non lo trova.
Poi prova al lungomare di Sliema. Il taxi preso all’aeroporto corre per strada con una lentezza esasperante, e lo lascia davanti alla chiesa parrocchiale di Gesu di Nazareth.
Fausto si fa di corsa la strada dei negozi e dei ristoranti, dove c’era una probabilità di trovare Luke, ma non lo trova.
Riprende il taxi e arriva nella piazza antistante ai bastioni del centro della Valletta. Fausto attraversa d’un fiato il ponte, passa accanto al nuovo edificio del Parlamento e arriva correndo allo slargo di Via della Repubblica, e lì, davanti al Caffé Cordina, vede Luke seduto ai tavolini insieme ad un gruppo di altri ragazzi.
“Luke!”
Luke lo vede e fa per andarsene. Fausto attraversa di corsa la piazzetta e lo raggiunge. Luke è circondato dai suoi amici, quegli stessi che gli facevano da backing a Malmoe, che adesso squadrano Fausto con espressione tra il difensivo e l’ostile.
Luke cerca di apparire fermo “Non voglio parlare con te.”
“No, senti, prendimi a sberle, a pugni, quello che vuoi, ma fammi parlare. Sei la persona più spettacolare che ho mai conosciuto e io voglio stare con te, prima di tutto. E…. ti amo! TI AMO! Ti amo quando sorridi, ti amo per come ti muovi, ti amo per l’emozione che mi trasmetti quando ti guardo e quando canti, ti amo fino all’ultima nota, fino alla fine dei miei giorni, e prima e durante”.
Luke ha guardato la tensione dei muscoli del viso, l’espressione degli occhi di Fausto quando dice “ti amo”.
“Ho sbagliato anch’io, a sentirmi messo in discussione da quella frase.”
“Il lavoro in Slovenia non è più importante di te. Posso anche dirgli di no.” e sta quasi piangendo. I suoi occhi tremano in un mare d’acqua.
“So di essere un bravo cantante. E so che lo pensi”.
Si avvicinano. Il gruppo di amici rimane fermo. Luke allunga le mani a sfiorare le guance di Fausto. Fausto allunga le mani a toccare le spalle di Luke e la giacca leggera giallo pastello. Il contorno delle labbra di Luke, i suoi occhi neri. Si baciano. Gli occhi chiusi, i capelli neri di Luke, i capelli marroni di Fausto. Sopra, il cielo limpido. Sotto, il pavimento giallo, oro, ambra e zafferano, illuminato dalla luce del sole. Intorno, non esiste più nessuno.
Riaprono gli occhi. Si guardano.
Fausto sorride: “Quest’anno l’Eurovision si fa a Copenaghen. Ti va di andarci?
“Solo se ci andiamo insieme.”. Sorride anche Luke. E i sorrisi si trasformano in una risata nervosa che scarica la tensione.
“E adesso invece dove andiamo?
“Vieni.”
Il battello attracca sul molo, fissato su una muraglia di roccia sull’isola di Comino. Lo spazio coperto dalla sabbia non è grande, ma basta per due persone. Tutt’intorno rocce a picco sul mare e immerse nell’acqua, celeste più che blu, e davanti, le isolette minori.
Fausto e Luke sono sdraiati sulla sabbia dello scoglio. Si tengono la mano. Sono rimasti a piedi nudi, e Luke si è tolto la giacca. “Ti devo far sentire assolutamente questa canzone”. Fausto cerca nell’IPod, alla lettera Emme. “Senti…” e gli passa una delle due cuffie.
“On se retour vers Dieu, quand ça tourne mal…. Il y a des jours comme ça, ou rien ne va, enfermé dans ton mal etre…. Ecoute moi crier, au portes de l’Infer…. ” “Adesso, ascolta adesso, è il momento più importante: “Je ne veux pas ratée ma vie, ratée mon train,…” “Sprecare la vita….” “Sì, sprecare la vita…” “Je ne veux pas qu’tu m’oublies au comptoir des chagrins”….
– Neanche io ti voglio dimenticare, Luke. Sei la cosa più bella che mi sia successa, e sento che sprecherei la mia vita, se ti lasciassi andare. Sei più importante di tutto, per me. Sei il punto di arrivo del mio percorso. Ne è passato di tempo da quando piangevo per il rapporto con mio padre, e non accettavo la sua mancanza, quando guardavo sconsolato quello che avevo perso, quelle scarpe una rossa e una blu che rappresentavano solo l’adolescenza che non ho mai vissuto. Viața n-are buton de rewind, să poți să întorci ce-ai pierdut, la vita non ha un pulsante per tornare indietro, per poter avere indietro quello che hai perso, e continuando a piangere non mi rendevo conto di quello che stavo perdendo. E adesso non ti voglio perdere. Non mi dimenticare, come se fossi un punto della lista dei tuoi dolori.
– Non stai sprecando la tua vita, con me?
– Con te sono felice.