Eurovision 2016: Ira Losco, un camaleonte per Malta

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Ed è andata così, come tutti pensavano: il 2016 segna il ritorno all’Eurovision di Ira Losco, che rappresenterà Malta con la sua “Chameleon”!
Tutto è iniziato ieri sera, con la prima semifinale della Malta Song for Europe, che quest’anno ha riscosso particolare interesse anche per la presenza in gara, con ben due canzoni, di quella Ira Losco che, nel 2002, portò Malta al secondo posto dell’Eurovision Song Contest dovendo cedere, per pochi punti, alla Lettonia di Marie N. Quello che tutti i fans si sono chiesti è stato: questa Malta Song for Europe 2016, sarebbe andata davvero come si credeva, o ci sarebbe stata qualche sorpresa?
La semifinale di ieri ha visto, dopo l’apertura con Amber e la sua “Warrior”, l’esibizione dei 19 cantanti in gara con le venti canzoni (due, come già detto, erano eseguite da Ira Losco).  Di seguito, in attesa dei risultati, è stato il gruppo pop-rock “The crowns” a eseguire alcuni brani come interval act; nel frattempo, il presentatore si è mosso per i tavoli della green room raccogliendo impressioni ed emozioni dei cantanti in gara. E’ stata poi la volta di un altro gruppo, “The new victorian”, prima che arrivasse, finalmente, l’annuncio fatidico.
Dedichiamo quindi due righe alle canzoni che non hanno raggiunto la finale, ma che non per questo verranno messe nel dimenticatoio: si tratta, infatti, di altrettante potenziali hit in terra maltese.
Primo degli eliminati, in ordine di esibizione, Stefan Galea, in gara con “Light my fire”; ricordava molto, come abbigliamento, Eric Saade. La messa in scena è stata una classica routine eurovisiva, con due ballerine, due coriste e un chitarrista. La canzone è comunque di facile presa e molto allegra, e sarà certamente un successo estivo.
Si è presentata, invece, da sola sul palco Domenique, con un brano non facile dagli accenti drammatici, “Empty hearted”. Avvolta in una sexy tuta rossa, la giovane cantante ha dato il massimo sperando di lasciarsi alle spalle la delusione dello scorso anno, quando mancò la finale con l’ottima “Take me as I am”. Purtroppo, ha dovuto incassare un’altra delusione: niente finale per lei, neppure quest’anno.
Eliminato anche Dario, che si è presentato con la canzone dal titolo più banale, “I love you”. Intorno a lui, una dance routine con tre ragazze in nero e una in rosso. Una canzone facile, dal sapore estivo, con ampi spazi per dare prova dell’ottima voce dell’interprete.
Sarah Crystal ha cantato “Right here with you” su di un piedistallo, mentre due ballerini si muovevano vicino a lei. Si tratta di un pezzo vagamente dance, cantato con voce sottile e con un rallentamento del tempo nel bridge. Il finale ci ha lasciati un poco in sospeso, come se la canzone non fosse finita. Niente da fare per lei.
Un brano di classe, per niente scontato, la “Frontline” di Danica Muscat. Sullo schermo, immagini di paesaggi quasi incontaminati da attraversare, magari proprio con questa canzone nel lettore CD. Il look della cantante è parso un po’ troppo serio, ma ci era sembrata comunque una concorrente interessante per la vittoria. Un’eliminazione che brucia.
Fuori anche il secondo brano presentato da Ira Losco “That’s why I love you”, una ballata nel più puro stile eurovisivo. In effetti, anche se avessimo dovuto scegliere solo fra i suoi due pezzi, saremmo stati davvero in imbarazzo. Il vestito rosso è parso straordinario, il complesso di accompagnamento ha confuso forse un poco la scena. Bisogna chiarire che una nuova regola prevedeva che, nel caso in cui due canzoni presentate dallo stesso cantante ottenessero entrambe i punti necessari per la finale, solo la più votata fra le due venisse promossa: quindi, in teoria, Ira potrebbe anche essere arrivata prima con “Chameleon” e seconda con questo brano.
E veniamo alla serata di stasera, aperta da una sfavillante Destiny, che, insieme a un corpo di ballo di bambini, ha rinverdito l’energetica “Not my soul” con la quale ha vinto il Junior Eurovision Song Contest tenutosi in Novembre a Sofia, in Bulgaria. Dopo la sua esibizione, si entra subito nel vivo della gara.
Si inizia con un DJ per Deborah C., diventata quest’anno rossa e grintosa. Un bel brano dance, intitolato “All around the world”, prende bene le distanze dalla sua “It’s OK” dello scorso anno. Deborah è un’artista che, anno dopo anno, sta dimostrando grande versatilità e interesse in generi diversi.
Torna anche quest’anno in gara Franklin, stavolta senza il sostegno di Alexander Rybak. Una splendida voce, la sua, che interpreta una ballata ancora più potente di “I’m still here”. Il titolo è “Little love”, ed è uno di quei brani che non hanno bisogno di costruzioni sceniche per risplendere.
A seguire, ritroviamo un’altra vecchia conoscenza, Daniel Testa con “Under the sun”. Molto applaudito dal pubblico, si presenta su di uno sfondo “solare” e con quattro ballerini. A proposito: guardateli bene. Riconoscete qualcuno? Ma sì, è proprio Samaria Bezzina! La canzone è piacevole, ma forse meno grintosa di quella “Something in the way” che tanto interesse riscosse lo scorso anno.
“Golden” è la canzone di Brooke, ancora un midtempo molto ben interpretato che parla del potere che si trova in ciascuno di noi: tema, anche questo, non nuovissimo.  Non ci convince molto, in questo caso, la scelta del vestito, un grigio lungo con un ampio colletto di fiori dorati.
La dolce Raquel è tornata castana, e ci presenta “Flashing lights”. Il vestito pensato per dare un effetto “rock” la fa un po’ troppo signora, ma la sua voce suggestiva e particolare si adatta bene a questo midtempo un poco anni ottanta. La canzone, molto suggestiva, ci riporta echi di quella dello scorso anno, “Stop haunting me”.
L’anno scorso Christabelle mancò per poco la vittoria. Quest’anno ci riprova con la grintosa “Kingdom”, venendo acclamata dal pubblico. Inizia sola, ma il corpo di ballo non tarda molto ad arrivare. Il brano è coinvolgente e anche lei potrebbe arrivare in alto.
Segue Corazon, con “Falling glass”, una canzone molto dolce e suggestiva che ricorda la sua “Secretly”. E’ accompagnata sul palco da ballerini, e sfrutta la sua voce molto particolare per conferire pathos al brano. Potrebbe essere una buona concorrente per la vittoria finale.
Dominic è sempre esuberante e allegro, stavolta con “Fire burn”. E’ un uptempo classico, per presentale il quale il cantante e i suoi quattro ballerini si presentano in eleganti abiti scuri. Un tipico pezzo e un tipico staging da Eurovision Song Contest.
Appare poi Jessika, e vorremmo simpaticamente aggiungere “Rabbit” per gli splendidi capelli rossi e la procace bellezza avvolta in un abito bianco e lungo, quasi da sposa. “The flame” è un bel midtempo molto più elegante della “Fandango” dello scorso anno, ma potrebbe patire l’eccessiva staticità dell’interprete.
Un bel midtempo è anche “Alive” di Jasmine, che lo interpreta, sempre comunque in modo abbastanza statico, su di uno sfondo stellare. L’unico rimprovero che possiamo fare a questo brano è quello di insistere ancora sul tema del guerriero: “a fighter, a survivor…”. Già l’anno scorso di guerrieri ce n’erano tre, e non è che i risultati siano stati eccelsi. Urge un cambio di tema.
Ieri sera c’è stato un attacco leggermente incerto per Lawrence Gray, in gara con “You’re beautiful”, ma è stato un peccato veniale: la sua bellissima e preziosa voce non può certo essere intaccata da un poco di emozione. Si presenta stavolta non al piano, ma con un quartetto d’archi femminile. La sua aria piuttosto rétro lo fa assomigliare a certi tenori del passato, il che aggiunge suggestione a suggestione.
Maxine canta la canzone più spensierata del festival, “Young love”. Un quadretto anni cinquanta con tanto di coriste in giallo, un’atmosfera da prom americana, nostalgia di film come “American graffiti” o “Grease”. OK, tutto molto revival, ma vi sfidiamo a non ballare!
Finalmente, tra le ovazioni, arriva proprio lei, Ira Losco, con la superfavorita “Chameleon”. In un candido costume, anche questo quasi da sposa, Ira si affida solo alla propria performance, senza fronzoli ne’ coreografia. E’ di gran lunga la più professionale fra i partecipanti, malgrado ieri sera l’emozione del rientro e dell’avvio “a freddo” si sia fatta sentire. Stasera, però, la performance è molto più sicura e decisa. Il brano è molto eurovisivo, con qualche reminiscenza conchitesca, e Ira lo interpreta con molto trasporto.
Dapprima in bianco e nero e poi a colori, Kim imbraccia la chitarra per cantare “Lighthouse”, un brano lento, di sapore americano, che si apre nel ritornello. Quattro lampade, intermittenti come fari, completano l’ambientazione per questa ariosa ballata che chiude la gara.
Dopo la chiusura del televoto torna in scena Destiny, con un altro brano spiccatamente soul, più lento ma ottimo per esaltare la sua voce miracolosa, una versione molto soft di “At last” di Etta James, degna di una cantante adulta e smaliziata, e un’energetica “Freedom” che non ci permette di stare seduti tranquilli. Quando esce un suo CD, per favore?
Il palco ospita poi Amber, in un mix fra “Warrior” e le nuove canzoni, fra uptempo e blues. Notevole la trasformazione visiva dallo scorso anno: il nuovo taglio le dona, e i vestiti meno “impiccati” la rendono sensuale e adulta.
Dopo una votazione serrata e una battaglia con Brooke, Ira Losco, che ha vinto anche il televoto, è stata acclamata vincitrice. Ci vediamo a Stoccolma, e intanto eccovi “Chameleon”!