E’ stato un vero e proprio evento, quello che si è svolto ieri sera al Teatro Verdi di Firenze, con replica questa sera, proprio mentre stiamo scrivendo. Rivedere Alice e Franco Battiato esibirsi insieme, a 24 anni dalla loro partecipazione all’Eurovision Song Contest in Lussemburgo, è stata una vera e propria magia. Un concerto da sold out: i biglietti erano andati a ruba in pochi giorni, tanto da richiedere una data supplementare, andata anch’essa esaurita in men che non si dica.
Non c’è da stupirsene: Alice e Franco Battiato rappresentano non solo la storia della musica italiana, ma anche la nostra, e sfidiamo chiunque a non lasciarsi andare all’onda dei ricordi sulle note dei loro brani più famosi, o a non battere le mani a tempo canticchiando le parole di quelli più ritmati. Nessuno, quindi, ha voluto perdere questa splendida occasione, e chi non è riuscito a procurarsi i biglietti spera ovviamente in una replica quanto prima.

 

Ad accompagnare i due cantautori sul palco, la Ensemble Symphony Orchestra, non nuova a collaborazioni con Battiato. Il concerto si è svolto all’insegna della più grande semplicità, senza effetti speciali se si esclude qualche proiezione sullo sfondo, e senza trovate sceniche. Nessuno, d’altronde, ne ha sentito la mancanza: quando la musica è straordinaria come quella di Alice e Franco Battiato, tutto il resto passa in secondo piano.

 

Battiato è stato il primo a salire sul palco, iniziando il concerto con “L’era del cinghiale bianco”: una partenza con l’acceleratore premuto. Subito dopo, il cantautore ha proposto il suo nuovo brano, “Le nostre anime”, per tornare subito ai classici con la suggestiva “Shock in my town”.

 Imprescindibile, “La cura” ha commosso il pubblico, come era logico che fosse. Molta partecipazione anche per “Povera patria”, che è parsa, purtroppo, ancora estremamente attuale, e ha strappato un applauso a scena aperta durante il passaggio più scottante. Ancora, “L’animale”, “No time no space” e “La stagione dell’amore” hanno entusiasmato e catturato i presenti.

Non sarebbe stato giusto negarci una delle splendide cover contenute nell’album “Fleurs”: Battiato ha scelto “La canzone dei vecchi amanti”, versione italiana de “La chanson des vieux amants” di Jacques Brel, nella quale la dolce malinconia del cantautore siciliano si sposa perfettamente con la tristezza esistenzialista del suo compianto collega francese.

E’ arrivato poi il momento di farsi da parte per presentare Alice, se di presentazioni avesse ancora bisogno.

 

Per la cantante, il tempo sembra quasi non essere passato. Sempre bella, elegante e carismatica, non ha avuto alcun cedimento vocale, e ha interpretato i suoi pezzi come se fossero stati incisi solo il giorno precedente.

 

 

Riascoltare “Il vento caldo dell’estate” è stato davvero come volare via sull’onda del passato, ma anche del futuro: è un brano che risulta ancora attualissimo e che non ha perso un briciolo della propria suggestione.

 

“Per Elisa”, la sua trionfale vittoria sanremese, è certamente il pezzo più celebre del repertorio di Alice. Chi l’avrebbe mai detto, nel 1972, quando, ancora come Carla Bissi, presentò al festival una dimenticata “Il mio cuore se ne va”?

 

Oltre ai grandi successi del passato, Alice ha eseguito anche brani della sua attuale produzione. Fra tutti, ci fa piacere segnalare una splendida “Veleni”, che niente ha da invidiare alle sue canzoni più universalmente famose.

 

La parte centrale del concerto è stata ovviamente rappresentata dai duetti, quasi tutti su brani non nati come tali. Ci ha incantati la delicatissima “Prospettiva Nevski”, ma non sono state da meno “Sentimiento nuevo”, “Nomadi”, e l’accorato omaggio allo scomparso amico Claudio Rocchi, “La realtà non esiste”.

Battiato ha tenuto per la parte finale le cartucce migliori, in termini di maggiori successi della sua carriera. “Summer on a solitary beach”, “Cuccurucucu”, “Bandiera bianca” e “Centro di gravità permanente” non hanno davvero bisogno di spiegazioni ne’ di commenti.
Due i bis: uno del solo Battiato, “Io chi sono?”, e, finalmente, il duetto atteso da tutti, non solo dagli eurofans, “I treni di Tozeur”, in una versione leggermente accelerata, sicuramente trascinante. Nella presentazione, Alice e Franco hanno accennato che “Prima dell’Eurofestival c’è stata un poco di maretta, ma poi ci siamo molto divertiti.” Alla fine, come si vede, tutti i partecipanti all’Eurovision Song Contest se ne portano dietro un buon ricordo.
E noi siamo onorati di essere stati rappresentati da artisti di questo livello. Grazie Franco, grazie Alice.
(©Foto: Alessandro Banti)