In diretta dalla Globe Arena di Stoccolma, è appena iniziata la finale dell’Eurovision Song Contest 2016: fra poche ore conosceremo il vincitore della manifestazione e, conseguentemente, il Paese ospite della prossima edizione. La seguiamo con voi dalla sala stampa dell’Hovet, l’arena del ghiaccio attigua al Globen.
Una breve introduzione con un dinamico backstage, e si inizia con la passerella dei cantanti in gara. Ciascuno di loro è preceduto da un membro del corpo di ballo che indossa un curioso costume in carta bianca.
I presentatori Måns Zelmerlöw e Petra Mede, prima di far partire la gara, ricordano brevemente lo spirito e l’ideale dell’Eurovision Song Contest, e scambiano qualche battuta sui fans, che viaggiano da tutto il mondo per vedere il festival dal vivo.
Laura Tesoro, dal Belgio, è la prima partecipante alla gara. Su di un ritmo che ricorda “Another one bites the dust” dei Queen costruisce la sua “What’s the pressure”. Glitter argento e ambientazione da discoteca. Un brano senz’altro molto giovane, che potrebbe perciò dividere il pubblico.
Il secondo brano, “I stand” di Gabriela Kournikova per la Repubblica Ceca, ha un’atmosfera totalmente diversa. E’ una ballata interpretata con grande voce, e dalla presentazione estremamente semplice. Gabriela indossa un vestito bianco ornato da una gala in vita, e scioglie i capelli verso la fine dell’esibizione.
“Slow down” è la saggia raccomandazione che ci fa Douwe Bob, dall’Olanda. Insieme ai suoi musicisti canta sopra a un enorme orologio, quasi a volerlo allegoricamente schiacciare. Il sound è molto easy, come si confà alla canzone, da band anni sessanta. Anche la pausa verso il finale è funzionale all’argomento.
Molto fuoco, come al solito, nell’esibizione dell’Azerbaijan. Bianco e oro nei vestiti, sensualità prorompente di Samra, la cantante. Il tutto sembra quasi il classico pezzo studiato apposta per l’Eurovision Song Contest, ma il brano “Miracle” non ci sembra altro che gradevole.
E’ la volta dell’Ungheria con Freddie e la sua “Pioneer”. Coadiuvato da tre coristi e un percussionista, Freddie interpreta il suo brano con molta partecipazione: come sappiamo, il tema della canzone ha a che vedere con la sua vita, anzi, più o meno con quella di tutti. Un pezzo forte che potrebbe attirare molti voti.
E’ il nostro turno: Francesca Michielin è finalmente sul palco con la sua “Nessun grado di separazione”. Dello staging abbiamo già parlato in modo approfondito: la sua scelta di abito di scena è ricaduta sulla tuta fiorita sopra alla t-shirt bianca. La sua interpretazione è stata come sempre molto emozionale, e da questo giardino potrebbe nascere un albero di voti. Chissà?
Un cielo trapunto di stelle accoglie Hovi Star e la sua “Made of stars”, per Israele. Nero e stelle anche nel suo abito. Il suo pezzo è una splendida ballata, dolce e accorata, alla quale la sua bellissima voce infonde molto pathos. Partito quasi in sordina, Israele potrebbe essere un dark horse.
Dalla Bulgaria, ecco la vulcanica Poli Genova con “If love was a crime”. Rispetto alla prima prova, notiamo che il balletto è stato reso meno “carico”, il che è sicuramente un bene: l’abito di Poli, nero con intarsi rigidi bianchi, e la scenografia sfavillante sono già sufficienti. Il brano è estremamente trascinante, ed è sicuramente uno dei tormentoni di questa edizione. Sala stampa particolarmente entusiasta.
Frans, il padrone di casa, interpreta “If I were sorry” con estrema semplicità, vestito casual su di uno sfondo sul quale appaiono alcune parole della canzone. Il tema è piacevole, e ovviamente il ritmo viene sottolineato dai battimani dei fans.
L’esibizione della tedesca Jamie-Lee Krievitz non varia da quella della finale nazionale. Vestita stile manga, canta “Ghost” in una foresta dark, sullo sfondo di una enorme luna. Brano piacevole cantato con buona voce, ma forse è poco per ambire a posizioni alte.
E’ il momento di uno dei favoriti: il francese Amir con “J’ai cherché”. Canta circondato da effetti di luce che ricordano un turbine di stelle e pianeti e il movimento dei cerchi nell’acqua. Il brano trascina ed entra subito in testa, l’interpretazione è molto buona, ma ci chiediamo se questa eccessiva semplicità non possa finire per penalizzarlo.
Per la Polonia, Michał Szpak canta adesso “Color of your life”. Il pezzo non è modernissimo, ma estremamente cantabile, e il vocalizzo del ritornello resta in testa. Bella voce pulita, aspetto rock in contrasto con la dolcezza del brano. Amiamo la sua giacca rossa!
Andiamo adesso in Australia con Dami Im e “Sound of silence”. Appare come una regina, nell’abito bianco dall’enorme monospalla brillantinata, seduta su di un cubo luccicante. Il brano è stile Céline Dion, e cantato a voce spiegata. Sicuramente una grande favorita dei fans.
Si continua con il rock di Cipro: i Minus One attaccano “Alter ego”. Gabbie, giochi di luce, proiezioni di lupi stilizzati caratterizzano un rock tirato ma molto orecchiabile, ben eseguito, al quale la voce del cantante François Micheletto dà ancora più grinta.
La parola, o meglio il microfono, alla Serbia. Sanja Vucic canta “Goodbye (Shelter)” con voce graffiante e drammatica. Il balletto rappresenta la solidarietà fra donne contro la violenza di un uomo che non si stacca dalla propria idea falsa di amore, e che alla fine dovrà soccombere. Pezzo importante e coinvolgente.
Per la Lituania, la seconda volta di Donny Montell, con “I’ve been waiting for this night”. Visivamente piuttosto cambiato, vocalmente più sicuro, Donny interpreta un pezzo accattivante ma sicuramente meno immediato della sua “Love is blind”. La capriola finale è comunque da applauso.
Spiace dirlo, ma il vestito della Croazia, per quanto particolare, è sicuramente il primo candidato per il premio Barbara Dex. Il soprabito semitrasparente con i rami neri sarebbe già di per se abbastanza, anche senza rivelare quell’incredibile mix di tulle, rete e inserti argentati che la cantante indossa sotto. Per il resto il brano è gradevole, anche se stasera si notano incertezze nell’intonazione.
Ed ecco il superfavorito, il russo Sergey Lazarev con “You’re my only one”. La sua coreografia è indescrivibile, ricca di effetti scenici per effetto dei quali il cantante sembra arrampicarsi su cubi sospesi per aria per poi librarsi nello spazio. Il brano cattura, non c’è che dire: sembra proprio un pacchetto confezionato apposta per vincere.
Segue la prima volta della Spagna in inglese: Barei con “Say yay!”. Pezzo ballabile in crescendo, ma con poche particolarità. Barei ha una curiosa canottiera “sportiva” di paillettes, e ripete la gag del video con la caduta, e usa un effetto scenico che la sdoppia. I piedi e le mani del pubblico si muovono a ritmo.
Il cuore della Lettonia batte con Justs e il suo “Heartbeat”. La firma è di Aminata, e si sente nell’atmosfera rarefatta e nell’ampio uso delle percussioni. La voce di Justs è graffiante e aggredisce quasi la canzone, mentre il cantante si muove fra luci che ricordano una strada di notte.
Il brano più drammatico di questa edizione è quello di Jamala, che presenta “1944” per l’Ucraina. Canzone sulla tragedia dei tartari di Crimea, con una riga in lingua originale nel ritornello, non esattamente di facile ascolto. Jamala, in blu, sembra rivivere, nel cantare, l’orrore e il dolore al quale la sua famiglia è stata sottoposta. Sarà capita o liquidata come “troppo difficile”?
Il viso di Ira Losco appare dapprima proiettato sul pavimento, poi in tutta la sua reale bellezza. Avvolta in un sensuale abito dorato, si muove poco (d’altronde sta per diventare mamma), camminando su giochi di luce che suggeriscono l’acqua, mentre intorno a lei si muove un ballerino. Il brano “Walk on water” è arioso e moderno: porterà fortuna a Malta?
Siamo alla sorpresa dell’anno, la Georgia con Nika Kocharov e Young Georgian Lolitaz. La canzone è “Midnight gold”.  E’ un rock non originalissimo, ma sicuramente estremamente coraggioso in questo contesto. Richiama “My Sharona” dei Knack, ma vi si possono rilevare decine di altre influenze. Forse non arriverà alto, ma è una scossa salutare per l’Eurovision.
Arriva l’Austria curiosamente francofona, con Zoë e “Loin d’ici”. Canzoncina orecchiabile con base ritmata, fiori e colori, sembra la versione adulta di Cristina D’Avena. Lei ha l’aria da Brigitte Bardot, e sicuramente colpisce. E’ una delle favorite dei fans e potrebbe riservare sorprese.
In pelle nera, insieme alle due fedeli batterie sullo sfondo, arrivano Joe & Jake per il Regno Unito. L’esibizione non cambia di un pelo rispetto a quella della finale nazionale, ma non ci sembra ci fosse bisogno di molto altro: il brano è accattivante e ben cantato, loro giovani e freschi.
Iveta Mukuchan, per l’Armenia, canta “Love wave” in mezzo al fumo, e con un abito di scena formato da un body di pizzo nero e un mantello. Brano lirico, ma forte e tirato, ha una premessa quasi prog che poi stempera in una conclusione più pop.
E con questa abbiamo finito tutte le esibizioni dei cantanti in gara. A fra poco per il risultato!