E si parte! La Sala Stampa Lucio Dalla è pronta per l’inizio del Festival di Sanremo 2017. Siamo tutti qui, attenti agli schermi, in attesa di scoprire le prime 11 canzoni di questo Festival e, per quanto ci riguarda, di renderci conto di chi potrebbe essere il nostro rappresentante a Kiev.

Inizia il Primafestival con Federico Russo che, in un suo personale TG, presenta i cantanti in gara, e con il siparietto comico di Tess Masazza, elegante “parvenue” al Festival, mentre Herbert Ballerina funge da improbabile inviato sul Red Carpet. Poco più di un brevissimo siparietto a fare da introduzione alla serata.

Il vero inizio, però, si ha con una videocompilation delle canzoni che, pur non avendo vinto Sanremo, sono entrate nel cuore degli italiani e non solo. Vediamo sfilare Lucio Dalla, Mia Martini, Andrea Bocelli, Giorgia, e molti dei nostri rappresentanti eurovisivi. Se volevate farci cantare e ballare come bambini, ci siete riusciti.

Si prosegue con un collage di riprese effettuate sul Red Carpet e durante il photoshooting di TV Sorrisi e Canzoni. E’ un’apertura molto in stile talent, con i cantanti che parlano l’uno dell’altro, giocando sul fatto che molti di loro sono ancora giovani e non esattamente nazionlpopolari.

Uno stacco pubblicitario, e gli spettatori sono tutti per Tiziano Ferro, che ha scelto “Mi sono innamorato di te” per il suo accorato omaggio a Luigi Tenco. La voce accorata e potente di Tiziano dà di questo brano un’interpretazione più netta e vagamente più lirica dell’originale, pur rendendogli la debita giustizia. L’atmosfera in seppia accentua la nostalgia per il grandissimo cantautore che troppo presto ci ha lasciati.

Senza soluzione di continuità, in un turbinio di luci e orchestra che riprende in chiave sinfonica “Vedrai, vedrai”, si entra nel vivo, e Carlo Conti appare sul palco, seguito poco dopo da Maria De Filippi.

Per fortuna la presentazione è breve, e la gara inizia subito con Giusy Ferreri e la sua “Fatalmente male”. Giusy appare in un completo casacca/pantalone molto pop. La sua canzone è quasi una ballata tradizionale alla quale sia stato applicato un ritmo più sostenuto. Probabilmente è l’emozione, ma la sua voce ci appare appannata. D’altronde, dare il via al festival è un compito che resterebbe ostico a chiunque.

Fabrizio Moro, in completo nero lucido, presenta “Portami via”, un brano nel suo stile che ricorda altre sue proposte sanremesi. Inizia come una ballata classica, per esplodere, nella seconda strofa, nella sua vocalità ruvida, che ci presenta echi di Vasco Rossi (a proposito, di nuovo Buon Compleanno, Vasco!). Coinvolgente.

Niente di personale contro Raul Bova, ma da sempre sosteniamo che i siparietti con attori, sportivi e quant’altro ce li potremmo risparmiare. Distraggono dalla gara e allungano il brodo, sfibrando il pubblico. Un consiglio: prendete a esempio l’Eurovision Song Contest!

Se non altro, Bova ha il merito di presentare Elodie, che arriva fasciata in un originale vestito che sembra quasi ricavato da un foulard. Sì, in effetti si sente che “Tutta colpa mia” porta la firma di Emma, e la voce di Elodie, del resto, è molto affine alla sua. Anche qui si tratta di un brano che parte come ballata ma poi acquista ritmo nella seconda strofa. Echi di anni 60-70 ci risuonano nelle orecchie.

Doveroso momento con gli eroi di tutti i giorni, gli eroi delle grandi tragedie che hanno segnato l’Italia negli ultimi tempi. Guardia di Finanza, Croce Rossa, Soccorso Alpino, Esercito, Protezione Civile e Vigili del Fuoco portano la loro testimonianza.

Se si parla di originalità, il vestito di Lodovica Comello, con le mani sul seno, i fiori e il contrasto bianco/nero, li batte tutti. La voce, vagamente infantile, è chiara e intonata, la canzone è un midtempo gradevole e cantabile, ma poco più.

Si prosegue con Maurzio Crozza, che non è sul palco ma in collegamento, forse memore delle contestazioni dell’ultima volta. Parla di Festival “di larghe intese” fra RAI e Mediaset, di beneficenza, di polizze e attualità varia, senza dimenticare i soliti riferimenti alla politica.

E poi, con Fiorella Mannoia, entra la sobrietà, che non significa pochezza. “Sia benedetta” inizia con un “quasi parlato”, e, come molti pezzi di quest’anno, si apre nella seconda strofa. Un pezzo di altra classe, uscito dalla penna di Amara, che nella grande interpretazione di Fiorella trova la sua esaltazione. Il risultato non possiamo ancora conoscerlo, ma a noi questa canzone parla di vittoria.

Compito difficilissimo, per Alessio Bernabei, esibirsi dopo la Mannoia. “Nel mezzo di un applauso” è un pezzo ritmato e gradevole, ma manca di quel “non so che” che aveva la sua “Noi siamo infinito”. Comunque, è una canzone radiofonica che probabilmente sentiremo molto nei prossimi mesi. Voce leggermente appannata, ma provateci voi a uscire dopo Fiorella…

Ancora un grande, ma stavolta è fuori gara: Tiziano Ferro sale di nuovo sul palco per cantare “Potremmo ritornare”. Ma in gara a Sanremo non ci vieni mai, Tiziano? Guarda che potresti trionfare! Dopo una breve intervista da parte di Carlo, arriva Carmen Consoli per interpretare insieme a Tiziano “Il conforto”.

“Di rose e di spine” è una romanza classica, lirica, di costruzione non facile. Albano torna al festival dopo i problemi di salute degli ultimi tempi, e si sente che la voce ha ancora tutta la sua potenzialità, ma stasera è forse l’emozione che lo trattiene. O forse si risparmia per le prossime serate. In ogni caso, grande fibra!

Ecco Samuel, senza i Subsonica. “Vedrai” ha un incedere da disco anni 70, è un brano di classe e ritmato che sentiremo molto nei prossimi mesi. Samuel sa come stare su di un palco e davanti a un microfono: militare in una band ha il suo peso, e il professionismo si riconosce.

Siparietto comico di Paola Cortellesi e Antonio Albanese, nei panni del duo Nicola e Valeria. Il titolo della canzone “Un mondo di parole” già ci ricorda qualcosa, ma poi arriva la citazione vera e propria. E i Jalisse dove sono?

Ron è una certezza che non si discute. “L’ottava meraviglia” è, secondo il gusto corrente, una canzone che inizia in modo confidenziale per aprirsi nel secondo ritornello. Ron la affronta con la sua solita dolcezza, aumentando la grinta nei momenti topici. La melodia è cantabile e dolce. Un ottimo pezzo.

Forse ancora più doveroso il siparietto dedicato ai piccoli iniziatori del movimento antibullismo “MaBasta”. A volte si scoprono delle realtà che rendono la fiducia nel mondo e nelle persone.

Sempre sorridente, arriva Clementino. Rispetto a “Quando sono lontano”, “Ragazzi fuori” è più sottilmente cupa, ma rivela anche una maggiore classe. Si passa da un quasi-rap spensierato a uno più soft, quasi più intimo. Non ci sembra male.

Dopo di che il palco diventa appannaggio di Ricky Martin, che esegue un medley dei suoi successi. Con quella barba lo troviamo irriconoscibile, e ci sembra che, in realtà, non vada neppure troppo d’accordo con il personaggio. Comunque, niente da dire, materiale per chi ha voglia di muovere piedi e mani.

Ultimo big in gara, Ermal Meta con “Vietato morire”. Troviamo l’andamento un po’ troppo ritmato e cantabile per un testo così importante, che avrebbe forse avuto bisogno di una melodia un po’ più drammatica. Comunque la professionalità si sente, e il portare a Sanremo un argomento del genere è già da applauso.

Parte adesso il recap in stile eurovisivo, e poi verrà dato il via al televoto. In attesa dei risultati, ci apprestiamo a seguire la carrellata dei vari ospiti.

Siamo quasi all’una, e abbiamo i tre artisti a rischio di eliminazione: Clementino, Ron e Giusy Ferreri.