La notizia adesso sembra avere i crismi dell’ufficialità ed è stata rilanciata anche dalle agenzie di stampa internazionali: il governo ucraino ha deciso di vietare l’ingresso in Ucraina per tre anni alla rappresentante della Russia per la prossima edizione dell’Eurovision a Kiev. La colpa di Julia Samoylova, secondo le autorità ucraine, è quella di essersi recata a cantare in Crimea nel 2015, dopo che la penisola sul Mar Nero era stata unilateralmente unita alla Russia. Un’apposita legge di Stato vieta infatti le visite nella regione senza le necessarie autorizzazioni da Kiev, benché di fatto essa sia ormai sotto il controllo di Mosca.

La Crimea, abitata in maggioranza da russi ma assegnata all’Ucraina fin dal 1954 sotto l’Unione Sovietica, è stata annessa alla Russia nel marzo 2014 in seguito a un referendum e a un trattato di adesione non riconosciuti dal governo di Kiev.

Lo scorso anno l’Ucraina aveva già diramato un elenco di celebri artisti russi sgraditi: la Samoylova non era compresa nella lista, forse perché non abbastanza nota per essere presa in considerazione, ma poi l’annuncio della sua scelta aveva scatenato immediate polemiche, sia per alcune dichiarazioni della cantante stessa sui rapporti tra i due paesi, sia per le accuse da parte del ministro degli Esteri ucraino Pavel Klimkin che aveva definito una provocazione la scelta fatta dalla tv russa Pervyj kanal.

Altri ancora avevano visto nella decisione di mandare una rappresentante disabile il tentativo della Russia di evitare i fischi e le critiche degli scorsi anni, sfruttando in tal modo lo stato fisico della giovane cantante, costretta alla sedia a rotelle fin dall’infanzia per un’atrofia muscolare spinale.

Nei giorni scorsi alcuni media russi hanno gettato benzina sul fuoco affermando che anche l’armena Artsvik Arutyunyan si trovi nella stessa situazione della Samoylova, per essere andata in Crimea dopo l’annessione alla Russia.

L’Ebu, pur nel rispetto delle leggi di ogni Paese membro, ha espresso in un comunicato il proprio disappunto per l’accaduto e anche il capodelegazione Rai Nicola Caligiore ha sottolineato come questa azione contraddica lo spirito del contest.

Una crescente politicizzazione dell’Eurovision che non può che far male. Del resto appare difficile pensare che a Mosca non immaginassero le conseguenze della scelta di una cantante che si era apertamente espressa sulla questione della Crimea o che a Kiev non avrebbero cercato cavilli per obiettare nei confronti di qualsiasi candidato russo. Non ci si può che augurare una soluzione positiva per una vicenda che da tempo sta mettendo a repentaglio l’atmosfera di gioia di quella che dovrebbe essere soltanto una grande festa dei popoli e della musica.

Ecco le dichiarazioni dell’EBU nella persona del responsabile per l’Eurovision Jon Ola Sand.