Un percorso all’interno dell’Eurovision potrebbe essere un buon passo avanti per aumentare il nostro grado di conoscenza dell’evento musicale più seguito al mondo, per capirne le problematiche e, soprattutto, le potenzialità.

Avevo in mente due possibilità, ma l’aver optato per una delle due, non vuol dire che sia esclusa a priori l’altra, che potrebbe tornare dopo questa prima rubrica dedicata alla Storia dell’ESC.

L’idea al momento è quella di ripercorrere le vicissitudini di ogni singolo Paese che ha preso parte all’Eurovision Song Contest, anche solo per un’edizione, ma con un extra per quei Paesi che hanno sfiorato la partecipazione, come il Libano nel 2005 o la Tunisia nel 1977, oltre che tutti quelli che vorrebbero prenderne parte.

Mi piacerebbe che questo percorso possa tradursi anche in una rubrica collaterale, un contest interno, ma aperto anche ai lettori, con la scelta dei migliori brani dell’ultimo periodo, dal 2000 in poi (per quanto alcuni Paesi possano in realtà essere esclusi dai giochi in quanto non più partecipanti o semplicemente dissolti in altre realtà).

Sono ben 52 le Nazioni che hanno partecipato, dal 1956 ad oggi, anche se alcune hanno deciso di mettere in stand-by il loro interesse, tra cui uno dei Paesi fondatori, il Lussemburgo, che ormai manca dal 1993.

Con il percorso nella storia dei partecipanti vedremo come questa manifestazione abbia seguito (e a volte dettato) i gusti musicali della nostra Europa, i suoi aspetti politici, che per quanto esclusi dalla competizione, sono sempre strettamente legati alle vicende interne e non solo, con stralci evidenti in tempi più recenti.

Ma ci saranno anche momenti goliardici, delle belle sorprese, soprattutto per chi segue la manifestazione solo dal nostro rientro, confronti e, mi auguro, la partecipazione di tutti, anche per aggiungere aneddoti personali che possono solo migliorarci.

L’EBU (European Broadcasting Union), che nacque nei primi anni ’50 con l’intento di unire i Paesi europei attraverso le trasmissioni televisive trans-frontaliere, dopo i primi tentativi di eurovisione testati nel 1954, commissionò un concorso musicale internazionale, grazie ad una idea del nostro Sergio Pugliese, all’epoca dipendente RAI, e di Marcel Bezençon, a cui verrà poi intestato uno dei premi collaterali di maggior prestigio associati all’Eurovision Song Contest.

L’Eurovision Song Contest prese quindi “spunto” dal Festival di Sanremo che in quegli anni aveva dimostrato come la musica potesse essere un vero trait d’union per tutta una Nazione in un periodo difficile in cui si aveva comunque bisogno di leggerezza.

Tenendosi ogni anno dal 1956, ad eccezione del 2020, ma comunque con un evento parallelo (Eurovision: Europe Shine a Light), è la trasmissione musicale internazionale più longeva al mondo, nonché la più seguita in termini di ascolti e popolarità, guadagnando appassionati anno dopo anno grazie a quel mix che ne fa un evento kitsch e di alto profilo qualitativo allo stesso tempo, diventando anche un riferimento per la comunità LGBT mondiale, ma non solo.

L’influenza nella cultura popolare è innegabile, giungendo anche ad essere di ispirazione ad uno dei maggiori successi di Netflix nel 2020, Eurovision Song Contest: The Story of Fire Saga, che vede la canzone Volcano Song in lizza per un Grammy Award.

Dalla partecipazione all’Eurovision è esplosa la carriera di alcuni dei nomi internazionali più acclamati di sempre, basti pensare agli ABBA, a Celine Dion, Julio Iglesias e Olivia Newton-John.

La manifestazione ha subito molti cambiamenti e adattamenti al regolamento dalla sua inaugurazione, un po’ per regolamentare il numero di richieste di partecipazione che anno dopo anno diventavano sempre più elevate, un po’ per i criteri linguistici, a volte davvero restrittivi.

Con le regole per la partecipazione, si modificavano anche di volta in volta i metodi di votazione, facendo della fase finale dell’evento uno show nello show, che mantiene il suo lato “ansiogeno”, soprattutto negli ultimi anni, a seguito di un’ulteriore piccola variazione che ha contribuito a creare momenti ad alto livello adrenalinico.

La prima edizione vide 7 Paesi in gara, Belgio, Francia, Germania Ovest, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Svizzera, che però presentavano due brani in gara, con un solo vincitore e nessuna classifica finale. L’edizione che aspettiamo invece avrà 41 partecipanti, anche se non va dimenticato che abbiamo visto 43 brani in gara e, ancora che sono 52 i Paesi che ne hanno preso parte, anche se 2 di questi (Jugoslavia e Serbia & Montenegro) non esistono più.

L’Eurovision Song Contest iniziò a espandersi rapidamente quando nuovi paesi richiesero di entrare in gara. Si passò così dai 7 del 1956 ai 18 del 1965, fino a dover organizzare un concorso di preselezione nel 1993 a causa della richiesta di poter gareggiare di alcuni paesi dell’est, dopo la fine della guerra fredda. Una preselezione che si mostrò necessaria anche nel 1996 per tener fronte alle richieste di 30 Paesi che chiesero di iscriversi.

Dopo una serie di tentativi di gestione delle partecipazioni, con una serie di alternanze (il sistema di relegazione) o premi per la costanza nella parte alta della classifica (secondo cui i Paesi con la più alta media voti sono di diritto presenti nell’edizione successiva), a partire dal 2004, vengono ufficializzate le semifinali, che diventeranno due dal 2008.

Questi sistemi di regolamentazione delle partecipazioni ha visto nascere un gruppo di Paesi privilegiato che vengono spesso invisi: i BIG 5.

I BIG 5, in cui rientra anche l’Italia, altro non sono che i 5 maggiori finanziatori dell’EBU che hanno accesso diretto alla finale, insieme al vincitore dell’edizione precedente. Non si tratta dunque dei Paesi fondatori della manifestazione come alcuni sostengono.

I Paesi che hanno dunque diritto di essere direttamente in finale sono la Francia, la Germania, l’Italia, il Regno Unito e la Spagna.

I preparativi per il concorso di ogni anno iniziano in genere dopo la conclusione del concorso dell’anno precedente.

Alla conferenza stampa del vincitore dopo il Gran Finale, il supervisore esecutivo del concorso tradizionalmente fornisce al capo delegazione del paese vincitore un pacchetto di benvenuto contenente informazioni relative alle regole condivise relative all’ospitare il concorso.

Tra gli elementi distintivi di ogni edizione non può mancare il logo e lo slogan, che appare a partire dall’edizione del 2002 e ne determina il tema su cui si svilupperà l’organizzazione.

Oltre al concorso musicale stesso, la trasmissione televisiva presenta regolarmente esibizioni di artisti e musicisti che non partecipano al concorso, così come possono includere anche apparizioni di personalità locali e internazionali.

Le esibizioni degli ospiti furono viste per la prima volta alla prima edizione del concorso e sono diventate un punto fermo dello spettacolo dal vivo dagli anni ’60.

Questi spettacoli sono variati ampiamente, con esibizioni musicali, arte, danza e circo presenti nelle corso delle varie edizioni, anche con spettacoli fuori dai canoni come fu col nostro bravissimo Arturo Brachetti che allietò il pubblico durante l’Interval Act del 1991.

Anche i precedenti vincitori del concorso sono presenti regolarmente, con il campione in carica che tradizionalmente torna per eseguire la canzone vincitrice dell’edizione precedente, oltre a eseguire a volte una nuova canzone dal loro repertorio.

L’intervallo, tenuto dopo che la l’ultima canzone in gara viene eseguita e prima dell’annuncio dei voti di ogni paese, è diventato una parte memorabile del concorso e ha visto artisti di fama internazionale e star locali, come anche l’Opening Act, da qualche anno a questa parte.

Data la natura internazionale del concorso e i diversi gusti musicali del pubblico, in molti casi artisti e cantautori in competizione cercano di assecondare il più possibile i gusti di pubblico televotante e giurie nazionali, a volte contribuendo alla diffusione di un genere che possa sembrare tipicamente eurovisivo.

Ciò ha portato ad alcune critiche nonostante la musica offerta copra una vasta gamma di stili musicali passando dall’heavy metal al jazz, dal country all’elettronica, dall’R&B all’hip hop, accanto a pop bubblegum, ballad potenti o brani con sonorità folk.

Proprio questo è uno dei punti di forza dell’Eurovision.

L’Eurovision Song Contest ha conquistato un seguito globale inarrestabile e può vantare un pubblico che supera abbondantemente i 100 milioni, per quanto si stimi che abbia anche toccato punte da 600 milioni di spettatori nel mondo.

Il concorso ha avuto anche in passato un’influenza culturale tale da essere anche approdato come argomento di parodia in sketch televisivi, come The Benny Hill Show in cui oltre a parodiare il genere, compare la vincitrice lussemburghese dell’edizione precedente e Monty Python’s Flying Circus nel Regno Unito.

La grande popolarità dell’evento ha fatto sì che nascessero vari gruppi di appassionati.

Uno dei più antichi e grandi fanclub dell’Eurovision è OGAE, fondato nel 1984 in Finlandia e attualmente formato da una rete di oltre 40 filiali nazionali in tutto il mondo.

Le filiali nazionali ospitano regolarmente eventi per promuovere e celebrare l’Eurovision e diverse emittenti partecipanti lavorano a stretto contatto con queste filiali durante la preparazione delle loro iscrizioni.

L’OGAE organizza ad esempio il concorso OGAE Eurovision Song Contest Poll, dal 2007, che è stato vinto dall’Italia nel 2015, 2017 e 2019;

  • OGAE Second Chance Contest, dal 1987, che ci ha visti vincitori nel 1997, con Anna Oxa, nel 2015 con Nek e nel 2018 con Annalisa, ma a cui possiamo aggiungere altri 5 podi;
  • OGAE Video Contest, dal 2003, che abbiamo portato a casa nel 2006, nonostante non partecipassimo all’ESC e nel 2012;
  • OGAE Song Contest, dal 1986, che abbiamo vinto 4 volte, con Vattene Amore nel 1990, La Solitudine nel 2013, Da Grande nel 2005 e Per Sempre nel 2012.

Come risultato della popolarità del concorso, negli anni sono stati sviluppati e prodotti numerosi spin-off e imitatori, sia a livello nazionale che internazionale.

L’European Broadcasting Union ha organizzato una serie di concorsi correlati incentrati su altri aspetti della musica e della cultura, come parte del loro marchio “Eurovision Live Events”.

  • Eurovision Young Dancers, che ha debuttato nel 1985, a cadenza biennale, anche se manca dal 2017.
  • Eurovision Young Musicians, dal 1982, anch’esso biennale, ha visto l’edizione del 2020 annullata nonostante fosse già stata organizzata.
  • Eurovision Choir, nato nel 2017, anche questo biennale, che ha avuto solo due edizioni al momento.
  • Ma soprattutto lo Junior Eurovision Song Contest che è considerato il “fratello minore” dell’Eurovision Song Contest, con cantanti di età compresa tra i 9 ei 14 anni che rappresentano principalmente i paesi europei.

Basato sul concorso scandinavo MGP Nordic, l’EBU ha organizzato questo concorso internazionale di canzoni dal 2003, che si tiene tipicamente a novembre o dicembre, seguendo molte delle stesse regole del concorso per adulti: ogni emittente partecipante invia una canzone originale di non più di tre minuti di durata da eseguire da un cantante / gruppo scelto, con non più di sei persone sul palco. La canzone vincitrice viene quindi decisa dalle giurie nazionali e dal pubblico di spettatori attraverso il voto su Internet. In tutto, sono stati organizzati 18 concorsi dalla sua prima trasmissione, con 40 paesi che hanno gareggiato almeno una volta.

Dopo questa breve, e spero esaustiva, piccola premessa, dalla prossima settimana saremo pronti con la storia eurovisiva di ogni Paese protagonista dell’evento.