La prima serata è andata.

Una durata forse eccessiva, ma che alla fine, al netto di alcune lungaggini evitabili e di gag ripetute, è scivolata via in maniera piacevole.

Sarà che l’ascolto è stato più concentrato su uno sguardo in ottica eurovisiva, ma è come se avessi (io, come molti di noi) guardato il Festival con il compito di scovare il prossimo volto italiano all’Eurovision.

Se la prima serata era quella del collaudo, la seconda invece serve come conferma per Amadeus, Fiorello e Achille Lauro, in ruoli differenti e con le interazioni nuove con il nuovo volto femminile della serata, la magnifica Elodie.

Le poltrone non sono più nude, ma sono popolate da palloncini.

La serata si apre con la gara dei giovani in gara.

Non poteva che aprire il giovane con la personalità più riconoscibile, Wrongonyou, con Lezioni di volo. Un pop contaminato da un po’ di folk, un riferimento alla ricerca della felicità. Si sente che non è stata scritta pensando a Sanremo ed è la forza del brano.

Subito dopo arriva Greta Zuccoli, raggiante e bravissima. Probabilmente l’avremmo vista come corista a Rotterdam con Diodato, ma non potremo mai saperlo. Il brano, Ogni cosa sa di te, è un insieme di echi congiunti, dal cantautorato classico al trip-hop, la voce che sembra voler esprimere anche un po’ di folk.

Notiamo con piacere che è sparito il carrello a favore di una persona che consegna i fiori con le dovute accortezze.

Il terzo giovane in gara è Davide Shorty. Regina è un meltin pot tra vari stili e generi, hip hop, soul, funky e jazz. Forse è tutto troppo, ma lui è bravo e questo si evince anche da come sta sul palco.

A chiudere la gara dei giovani arrivano i gemelli Dellai con Io sono Luca, un brano leggero, popolare, ma con influenze cantautorali ma rivolto ad un pubblico di loro coetanei, anche se mi ha portato a sorridere con la malinconia dei miei vent’anni.

A superare la selezione sono Davide Shorty e Wrongonyou, che torneranno sul palco Venerdì alla ricerca del trionfo.

Parte ufficialmente la gara dei Big con Orietta Berti e la sua Quando ti sei innamorato, un brano tipico del repertorio di Orietta, un tuffo negli anni sessanta e sembra davvero di essere immersi in quella atmosfera. Senz’altro Orietta è una certezza. È spero per lei in un buon piazzamento, ma l’Eurovision forse è troppo.

Ecco che arriva Elodie, terza classificata all’OGAE Second Chance 2020 con Andromeda e a suo agio anche in veste di conduttrice. Lei, eterea e terrena allo stesso tempo, è un vero piacere da ascoltare e guardare.

Arriva Bugo, senza Morgan. E invece sì ha un taglio classico, con un minimo di malinconia che ci riporta negli anni 70 e un piglio anche romantico. Non riesco ad immaginare il brano, o forse non immagino lui, sul palco di Rotterdam.

Arriva Laura Pausini, ospite d’onore della serata, dopo la vittoria ai Golden Globes con Io sì (See). È lei il vero ospite internazionale dell’intera edizione. Lei ha dichiarato che non le dispiacerebbe partecipare all’Eurovision ma anche che, quando gliel’hanno proposto, era impegnata in un tour mondiale e fu costretta a rifiutare.

Il gioco con Fiorello e Amadeus però è più divertente di qualunque uscita di Fiorello vista ieri.

Subito dopo Laura, notissima soprattutto in Sud-America, arriva Gaia, di origini brasiliane, con un brano, Cuore amaro, che la racconta anche a livello musicale, portando tutti noi in Brasile, in un modo fresco e moderno. Intenso ma allo stesso tempo ballabile, l’evocazione della spensieratezza con chitarre che sembrano senza confini. Lei potrebbe essere perfetta su un palco europeo.

Subito arrivano i ragazzi de Lo Stato Sociale che, con Combat Pop, portano energia e la voglia di una nuova rivoluzione popolare. Molteplici sono le citazioni tra la dimensione popolare e il rock classico. Sembra di ascoltare la sigla di un Anime, ma anche un percorso musicale che dagli anni 70 ci porta ad oggi e non si sente la mancanza della vecchia che balla. Io personalmente non li vedevo bene all’Eurovision nel 2018, ma con questo brano, con questa messa in scena, con questa grinta, forse una chance a loro la darei.

Dopo il pop surreale arriva la musica orchestrale. Prima con la tromba di Nello Salza e poi con una delle stelle più brillanti tra quelle che hanno illuminato l’Eurovision con i colori dell’Italia: Il Volo, accompagnati dall’orchestra diretta da Andrea Morricone, nel ricordo dedicato ad Ennio Morricone e da Enzo Avitabile per la celebrazione di Renato Carosone.

La serata prosegue con La Rappresentante di Lista. Amare ha una struttura armonica molto classica, ma è l’uso della voce a fare la differenza. Dal pianoforte iniziale ad un ritornello che prende il sopravvento in un “urlo liberatorio” grazie ad un dialogo tra l’orchestra e la voce di Veronica che si fa sempre più incalzante grazie anche alle percussioni. Loro potrebbero essere una vera sorpresa anche sul palco eurovisivo di Rotterdam.

Dopo l’ennesima uscita di Fiorello, arriva Malika Ayane con Ti piaci così. Il brano è pieno di sfaccettature musicali e vocali. Sembra voler raccontare un po’ un’evoluzione musicale non solo personale. Il suo mood internazionale sarebbe l’ideale sul palco dell’Eurovision.

Lo sport si fa protagonista grazie alla presenza di Alex Shwarzer, e la sua storia di rivalsa dopo i problemi col doping e le false accuse, prima e di Cristiana Girelli, campionessa della nazionale di calcio femminile italiana e centravanti della squadra femminile della Juventus dopo, con il racconto del suo sogno da bambina.

Dopo questo momento talk si torna allo spettacolo con una bellissima prova di Elodie che in ricco medley intona anche Soldi, seconda classificata all’Eurovision 2019, cantata sulla base di Crazy in Love di Beyoncé.

Altro importante personaggio Eurovisivo, e grande stella della nostra musica, è Gigliola Cinquetti che dimostra come l’età è solo un numero. Canta sia il brano che ci ha regalato la nostra prima vittoria nel 1964 a Copenaghen, Non ho l’età, sia il nostro unico “null points” nel 1966, con Dio come ti amo, portata però a Lussemburgo da Domenico Modugno. Con lei sul palco arrivano Fausto Leali, anche lui con un passato eurovisivo, avendo rappresentato l’Italia nel 1989 con Avrei voluto, in coppia con Anna Oxa, e Marcella Bella, che cantano rispettivamente Mi manche e Io amo il primo e Senza un briciolo di testa e Montagne verdi la seconda.

Dopo questo parterre di stelle, ne arriva un’altra. Ancora un sapore eurovisivo con il ricordo della scalata che nel 2018 lo portò al quinto posto a Lisbona, in coppia con Fabrizio Moro.

Ermal Meta porta Un milione di cose da dirti, con il pianoforte sempre in primo piano, in un’indole romantica ed emozionale, con sonorità non proprio definite ma tutto a servizio delle capacità interpretative di Ermal Meta. Lui sarebbe un graditissimo ritorno sul palco dell’Eurovision Song Contest.

È il momento degli Extraliscio con Davide Toffolo. Bianca luce nera ha sonorità dissonante, dal punk al liscio da balera, tra fisarmonica e clarinetto. Sono talmente originali che non si fa fatica a vederli all’Eurovision, anche se magari non necessariamente in rappresentanza dell’Italia.

Un nuovo ospite, Gigi D’Alessio, presenta un nuovo singolo Guagliune, accompagnato da esponenti napoletani della scena urban contemporaneo, Enzo Dong, Ivan Granatino, Lele Blade e Samurai Jay.

È il momento del secondo quadro di Achille Lauro, questa volta non è da solo, ma accompagnato da Claudio Santamaria e Francesca Barra. Il quadro è dedicato al Rock ‘n Roll e sulle note di Bam Bam Twist mostra la sua poliedricità da artista a tutto tondo, con un richiamo estetico a Mina, ma che a noi eurofan non può non aver fatto venire in mente Slavko nel 2017.

La scaletta sembra fatta apposta e con un collegamento diretto tra un momento e quello successivo.

Arriva infatti Random, giovanissimo trapper che con Torno a te mostra una pagina diversa, con sonorità intime ed emozionali, con sfumature R’n’B. Non è certo il genere che vedrei bene all’Eurovision, ma su quel palco tutto assume un senso nuovo.

Il decimo campione in gara è Fulminacci che con Santa Marinella riesce a dare alla semplicità il senso primario di ogni cosa. Totalmente in linea con il suo esordio e, infatti, la qualità è elevatissima, nonostante si tratti del racconto della classica storia d’amore, ma con ispirazione a carattere cantautorale di ottima ispirazione. Lui non sfigurerebbe all’Eurovision proprio grazie al fatto che questa semplicità è un linguaggio comprensibile a tutti.

Un altro cantautore, ma in chiave più contemporanea e rap, Willie Peyote, con mood e citazioni legate alla satira sociale e, perché no, riferimenti a Boris, già nel titolo, presenta Mai dire mai (La Locura) con moltissimi riferimenti all’attualità. Forse non è il nome giusto perché potrebbe non essere capito fino in fondo.

Ancora Elodie, ancora un cambio d’abito, ancora le sue doti vocali. Peccato che sia solo per mettere ancora una volta al centro Fiorello. La canzone scelta per questo momento è Vattene Amore, terza classificata a Sanremo 1990, ma soprattutto vincitrice dell’edizione di Ogae Song Contest, presentata da un club nato da pochi mesi.

Siamo quasi in chiusura e arriva Gio Evan. Un poeta anche nel modo in cui si presenta, naif e molto sopra le righe, quasi surreale. Un brano etereo, ricco di archi che accompagnano un testo che è sicuramente condivisibile. Una sorpresa vera e potrebbe essere un dark horse a tutti gli effetti.

Ultimo big in gara è Irama che ha scongiurato la squalifica ma che si mostra attraverso il video delle prove ufficiali. La genesi del tuo colore è un brano colorato, ricco di sfumature e sorprese. Ricorda le hit estive a cui ci ha abituato ma l’apporto dell’orchestra lascia quella sensazione nuova e inattesa. Ecco, è questo l’Irama che riconosco anche io possa andar bene anche all’Eurovision.

Nell’attesa dei risultati Elodie racconta la sua storia, che è la storia di tutti coloro che coltivano un sogno senza però avere i mezzi per poterlo realizzare. E con Mauro Tre, Stefano Rielli e Marco Girardo si esibisce in Mai così di Mina.

La serata si conclude con la seconda classifica provvisoria, ancora una volta definita dalla giuria demoscopica.

Questa è la classifica della seconda serata:

1 – Ermal Meta

2 – Irana

3 – Malika Ayane

4 – Lo Stato Sociale

5 – Willie Peyote

6 – Gaia

7 – Fulminacci

8 – La rappresentante di lista

9 – Extraliscio con Davide Toffolo

10 – Gio Evan

11 – Orietta Berti

12 – Random

13 – Bugo

La classifica generale, con i voti della giuria demoscopica, vede queste posizioni:

1 – Ermal Meta

2 – Annalisa

3 – Irama

4 – Malika Ayane

5 – Noemi

6 – Fasma

7 – Francesca Michielin con Fedez

8 – Lo Stato Sociale

9 – Willie Peyote

10 – Francesco Renga

11 – Arisa

12 – Gaia

13 – Fulminacci

14 – La rappresentante di lista

15 – Måneskin

16 – Max Gazzé e la Trifluoroperazina Monstery Band

17 – Colapesce e Dimartino

18 – Coma_Cose

19 – Extraliscio con Davide Toffolo

20 – Madame

21 – Gio Evan

22 – Orietta Berti

23 – Random

24 – Bugo

25 – Ghemon

26 – Aiello

Anche questa seconda serata è stata lunga e migliorabile, ma anche questa volta si è lasciata godere fino in fondo.

Adesso che abbiamo ascoltato tutte le 26 canzoni possiamo cominciare a farci un’idea sempre più delineata di chi vorremmo vedere a Rotterdam.