Home #ESC2021 Dal 1983 al Technicolor: L’Australia si prende facilmente un posto in Europa.

Dal 1983 al Technicolor: L’Australia si prende facilmente un posto in Europa.

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La storia dell’Australia all’Eurovision Song Contest non è breve come si crede.

La SBS ha trasmesso per la prima volta l’evento nel 1983, dopo essersi associata all’UER nel 1979, e da quel momento non ha mai interrotto la messa in onda, facendo crescere interesse e apprezzamenti tra gli australiani.

Inizialmente, e fino al 2001, veniva semplicemente trasmessa la versione della BBC, ma poi ci fu una piccola “rivoluzione” grazie all’attrice Mary Coustas che commentò l’evento nelle vesti del suo noto personaggio comico “Effie” e fu un successone. Da quel momento quindi, pur senza partecipare, è stata organizzata una vera trasmissione con commento personalizzato dell’evento europeo.

Addirittura dal 2010 era stato addirittura aperto il televoto per avere una classifica australiana dell’evento (naturalmente non conteggiata ai fini ufficiali) e dal 2012 in sede eurovisiva è stata presente anche una delegazione australiana di telecronaca diretta.

La prima apparizione ufficiale dell’Australia all’interno dell’Eurovision è un semplice, ma significativo saluto.

Durante la prima semifinale del 213 a Malmö viene trasmesso un video intitolato “Saluti dall’Australia”, trasmesso durante l’Interval Act: un modo per celebrare 30 anni di interesse verso la manifestazione da parte di un Paese dall’altra parte del globo; senza contare che poco prima della settimana eurovisiva fu trasmesso un documentario (The heart of Eurovision).

La seconda apparizione ufficiale invece vede proprio un’esibizione sul palco di Copenaghen nel 2014. La seconda semifinale fu dedicata all’Oceania e fu scelta Jessica Mauboy per un’esibizione sulle note di “Sea of flags”.

Sebbene l’Australia sia fuori dallo spazio radiotelevisivo europeo, l’EBU e la ORF (organizzatrice in quell’occasione) hanno pensato di invitare l’Australia a partecipare alla 60° edizione dell’Eurovision Song Contest, ammettendola direttamente in finale per non limitare la possibilità di accesso ai Paesi europei e da regolamento era stato messo nero su bianco che se avesse vinto l’Australia l’organizzazione sarebbe comunque rimasta in Europa in una città scelta dalla SBS e l’Australia avrebbe partecipato nel 2016.

Artisti australiani avevano già partecipato e persino vinto, in anni non sospetti e proprio questo contribuì alla diffusione dell’evento nei territori australiani.

Con un annuncio per una partecipazione straordinaria, Una Tantum, l’Australia appare tra le Nazioni in concorso per l’edizione del 2015 dell’Eurovision Song Contest e Guy Sebastian, con la sua “Tonight Again” la porta in top5.

Ma Guy Sebastian non era l’unico australiano in gara nel 215. infatti tra i membri dei Genealogy c’era Mary-Jean O’Doherty, soprano australiano di origine armena, oltre al fatto che tra gli autori del brano secondo classificato c’era Katrina Noorbergen, autrice australiana, che era presente anche sul palco come voce di supporto.

Ciò che sembrava un evento straordinario diventa però una regola e già nel 2016 torna, questa volta però passando dalle semifinali.

Dami Im fu annunciata come scelta per rappresentare l’Australia durante un concerto di Conchita Wurst a Sydney e qualche giorno dopo fu presentata “Sound of silence” con cui vinse la sua semifinale, arrivando seconda in finale nonostante l’inutile polemica che l’ha travolta, legata alla presenza nel testo delle parole “face time” che ricordano il marchio Apple “FaceTime”.

Oltre al secondo posto in classifica, la canzone riceve un importante riconoscimento, vincendo il premio Marcel Bezençon alla miglio composizione musicale, attribuito dai compositori partecipanti alla gara.

Dopo il grande successo ottenuto nel 2016, anche il 2017 vede la partecipazione australiana con il vincitore dell’edizione locale di X-Factor, Isaiah Firebrace, e un brano scritto dagli stessi autori dell’edizione precedente. L’Australia arriva ancora una volta in top10, fermandosi però al nono posto.

Ancora una volta il team autoriale viene chiamato per la canzone con cui l’Australia partecipa nel 2018.

La selezione dell’artista cade su Jessica Mauboy, già presente in qualità di ospite nel 2014. Il brano non ottiene il successo sperato e, pur raggiungendo la serata finale, si ferma al ventesimo posto registrando solo 9 punti dal televoto e, quindi,per la prima volta l’ultimo posto per una parte delle votazioni.

Viene confermata la partecipazione dell’Australia anche per l’edizione del 2019, ma con un piccola novità: non ci sarà più una selezione interna, ma una finale nazionale che dovrà decretare il rappresentante australiano all’Eurovision.

Fu organizzato quindi il percorso selettivo “Eurovision – Australia Decides” a cui parteciparono anche gli Sheppard. A trionfare in quell’occasione fu Kate Miller-Heidke con “Zero Gravity” che riporta l’Australia in top10, dopo aver vinto la sua semifinale, e conquista il premio Marcel Bezençon Artistic Award.

Considerato il successo ottenuto dalla selezione nazionale e dal brano che ne è uscito vincitore, anche per il 2020 fu considerata la stessa formula di selezione sperimentata nel 2019.

Ad essere incoronata come rappresentante australiana all’Eurovision Song Contest 2020 fu Montaigne con “Don’t break me”.

A seguito dell’annullamento dell’edizione lei è stata confermata e porterà “Technicolor” sul palco di Rotterdam.

Come dicevo all’inizio di questo breve percorso, la storia eurovisiva dell’Australia non è così breve come ci si può immaginare e non voglio perdere l’occasione di ricordare il contributo dato alle varie edizioni anche del passato.

Nel 1972 il Regno Unito partecipa con i New Seekers, piazzandosi al secondo posto. Il gruppo vedeva Peter Doyle e Marty Kristian, entrambi australiani, tra i componenti e Tony Cole, anch’egli australiano, tra gli autori.

Nel 1974 il Regno Unito sceglie di farsi rappresentare da Olivia Newton-John che diventerà una stella di prima grandezza nel panorama musicale mondiale.

Nel 1975 un altro australiano come parte della band in concorso, sempre per il Regno Unito. Si tratta di John Farrar.

Johny Logan, vincitore nel 1980 e nel 1987, oltre che come autore nel 1992, nasce in Australia, per quanto poi sia cresciuto in Irlanda.

Nel 1996 Gina G rappresenta il Regno Unito ad Oslo, pur essendo cittadina australiana.

Nel 2006 invece è la Germania a vedere un’australiana, Jane Comerford, tra i componenti della band che porta in gara.

Sono solo autori nel 2009, ma contribuiscono al successo del brano di Sakis Rouvas per la Grecia, Craig Porteils e Cameron Giles-Webb; come autrice è Katrina Noorbergen nel 2015 che scrive il brano per la Russia e Tonino Speciale per il brano tedesco dello stesso anno.

Il 2015 vede, come già detto, un’altra cantante australiana in gara, Mary-Jean O’Doherty, questa volta per l’Armenia.

La rappresentante danese del 2017, Anja Nissen, è nata e cresciuta in Australia, pur avendo origini danesi.

Infine anche il 2020 avrebbe visto in gara un altro nome australiano, oltre a quello di Montaigne: si tratta di Alfie Arcuri contemplato come autore del brano che sarebbe stato portato in gara da Sandro Nicolas per Cipro.

E voi cosa pensate del percorso australiano all’interno dell’Eurovision Song Contest?