Come di consueto la corsa delle selezioni nazionali si conclude con la finale, attesissima, del Melodifestivalen su cui sono spesso puntati gli occhi di tutti gli eurofan.

Tanto che quest’anno viene inaugurato anche il commento in inglese per tutti i fan che guardano la selezione da ogni parte d’Europa e non solo.

A condurre la serata saranno Måns Zelmerlöw e Shima Niavarani, che affiancheranno Christer Björkman al suo ultimo anno come capo delegazione svedese.

Sono Måns e Shima ad aprire la serata con un’esibizione intima, fin quando non viene vuori la verve ironica di entrambi che porta l’ìapertura ad un altro livello, e alla nostra memoria ricorda l’iconica esibizione con Petra nel 2016.

Il running order sembra fatto apposta per immergere subito lo spettatore.

Danny Saucedo – “Dandi Dansa

diverte con il suo brano uptempo, in svedese, e con una esibizione che sembra un videoclip in diretta. Un’esibizione colorata, ricca e interessante ma probabilmente lontana dai fasti a cui ci aveva abituato.

Klara Hammarström – “Beat of Broken Hearts

porta una classica ballad eurovisiva dai sapori un po’ disneyani e si poggia molto sulla sua bellissima voce, ma forse non basta, soprattutto in un contesto agguerrito come quello della selezione svedese in cui si cerca, ogni anno, l’artista che possa regalare il record di vittorie.

Anton Ewald – “New Religion

è indubbiamente bellissimo lui, mentre il pezzo non mi sembra possa ambire alla vittoria della competizione. Eppure gli ingredienti ci sarebbero tutti: presenza scenica, ritmi incalzanti, raggi laser, ammiccamenti…

The Mamas – “In The Middle

tornano dopo la vittoria della scorsa edizione e la mancata conferma come rappresentanti della Svezia all’Eurovision Song Contest di Rotterdam, ma questa volta il loro pop-gospel sembra più scialbo, forse per il déjà-entendu che non permette di ottenere l’effetto sorpresa che le permisero di imporsi per un solo punto sulla seconda classificata, con cui sarà una sorta di gara nella gara.

Paul Rey – “The Missing Piece

una ballad intima, dedicata alla figlia, che raggiunge la finale grazie al ripescaggio avvenuto durante il Second Chance, ma che probabilmente non riuscirà ad imporsi.

Charlotte Perrelli – “Still Young

è una veterana e lo si percepisce dalla sicumera che dimostra sul palco. Ma è capace e professionale e la sua “passerella” diverte e non dispiace visivamente. È sicuramente la parte migliore della sua esibizione.

Tusse – “Voices

è sicuramente il favorito dopo aver conquistato le classifiche di vendita, degli streaming e degli scommettitori (che lo danno vincente con oltre la metà dei consensi). Un brano orecchiabile, una sfumatura soul, una messa in scena evocativa. Ma anche la sua storia difficile e il messaggio che trasmette potrebbero dargli la spinta finale, che meriterebbe.

Alvaro Estrella – “Baila Baila

ha sicuramente sonorità latine ma ciò che salta subito all’occhio, prima che all’orecchio, è la palese e continua citazione della viralità da tiktoker. Da “dame tu cosita” ai balletti tipici del social, molto richiama proprio quella piattaforma.

Clara Klingenström – “Behöver inte dig idag

rappresenta una versa sorpresa che però si è imposta sempre più dopo l’affermazione al Second Chance. Sicuramente aver avuto questa nuova opportunità ha giovato a lei e al brano, per quanto non compete per vincere.

Eric Saade – “Every Minute

lui sempre eccellente nelle sue performance moderne ed energiche, anche se è sempre un piacere ricordare la corsa al secondo posto che lo vide perdere proprio contro il nostro Raphael Gualazzi nel 2011. non sarebbe male vederlo, 10 anni dopo, cercare una rivincita, ma superarlo ancora una volta.

La sua esibizione sembra quasi un videoclip e sottolinea la sua propensione verso la spettacolarità.

Dotter – “Little Tot

è in cerca di riscatto dopo la sconfitta, che brucia ancora, del 2020, per un solo punto. Forse anche per lei, come per le Mamas, il brano di quest’anno è un gradino sotto rispetto al brano che le ha regalato la fama tra i fan eurovisivi, per quanto la grinta e la qualità sembrino invariate rispetto alla scorsa edizione.

Arvingarna – “Tänker inte alls gå hem

una messa in scena elegante e divertente allo stesso tempo, quella degli Arvingarna. Un midtempo simpatico e un po’ vintage che ha meritato un posto in finale ma che, probabilmente, non brillerà.

A decretare il vincitore è stata una commistione tra i voti delle giurie internazionali e il televoto, entrambi con il peso del 50%.

Proprio per le Giurie internazionali abbiamo avuto un po’ di polemiche che hanno varcato i confini.

Il 9 marzo, infatti, contemporaneamente al polverone legato al brano bielorusso, è stata aperta (e chiusa) una polemica che vede protagonista niente meno che la Karin Gunnarsson, produttrice del Melodifestivalen, che ammette l’errore di aver incluso tra le 8 giurie internazionali anche quella bielorussa.

Una scelta politica quella di escluderla dalla serata finale, questa la motivazione:
“La situazione riguardante la libertà dei media è molto seria nel paese – ha spiegato la Gunnarsson – perciò abbiamo deciso di
sostituire la giuria bielorussa con la giuria del Regno Unito.”

In attesa dei risultati non manca una bella esibizione corale con i tre padroni di casa, che ha messo al centro Christer Björkman, rappresentante svedese all’Eurovision 1992, in un medley che ha visto anche Måns e Shima esibirsi.

Ed ecco le giurie, che regalano anche alcune sorprese e dei problemi tecnici, prontamente recuperati.

I portavoce sono rapidi e diretti, prima la Francia, poi l’Albania, Islanda, Israele e, quando è il turno del Regno Unito, si presentano alcuni problemi tecnici con un audio che non arriva. Un inconveniente che rovina anche il collegamento con la Svizzera, ma Christer non si scompone ed è lui a comunicare i punteggi delle due giurie “mute”. si chiude con i voti della giuria cipriota e con i Paesi Bassi, prossimi padroni di casa.

Questa la classifica delle giurie, prima del televoto:

1 – Tusse – “Voices“ con 79 punti

2 – Eric Saade – “Every Minute“ con 69 punti

3 – Dotter – “Little Tot“ con 57 punti

4 – The Mamas – “In The Middle“ con 50 punti

5 – Klara Hammarström – “Beat of Broken Hearts“ con 43 punti

6 – Clara Klingenström – “Behöver inte dig idag” con 39 punti

7 – Danny Saucedo – “Dandi Dansa“ con 39 punti

8 – Charlotte Perrelli – “Still Young“ con 32 punti

9 – Arvingarna – “Tänker inte alls gå hem“ con 22 punti

10 – Paul Rey – “The Missing Piece“ con 18 punti

11 – Anton Ewald – “New Religion“ con 9 punti

12 – Alvaro Estrella – “Baila Baila” con 7 punti

In attesa dei voti racconti dal televoto possiamo godere di due splendide esibizioni, ancora una volta opera della grande professionalità di Måns prima e di Shima poi.

Il televoto ha smosso un po’ la classifica e assistiamo ancora una volta alla beffa subita da Dotter che, come nel 2020, si vede superata di un solo voto dalle The Mamas. Che però si fermano al terzo posto.

1 – Tusse – “Voices“ con 175 punti

2 – Eric Saade – “Every Minute“ con 118 punti

3 – The Mamas – “In The Middle“ con 106 punti

4 – Dotter – “Little Totcon 105 punti 

5 – Clara Klingenström – “Behöver inte dig idag” con 91 punti

6 – Klara Hammarström – “Beat of Broken Heartscon 79 punti 

7 – Danny Saucedo – “Dandi Dansa“ con 74 punti

8 – Charlotte Perrelli – “Still Young“ con 60 punti

9 – Arvingarna – “Tänker inte alls gå hem“ con 44 punti

10 – Alvaro Estrella – “Baila Baila” con 26 punti

11 – Anton Ewald – “New Religion“ con 25 punti

12 – Paul Rey – “The Missing Piececon 25 punti

L’argento va dunque ad Eric Saade, mentre a Rotterdam arriverà la Voce di Tusse che commosso ha prima abbracciato, saltando letteralmente in braccio ad Eric, per poi inginocchiarsi davanti alle vincitrici della scorsa edizioni che gli hanno passato il trofeo.