L’Azerbaijan è tra i debuttanti più recenti, anche se aveva mostrato un legame con l’Eurovision Song Contest, in chiave di protesta, già qualche anno prima.

Non solo perché la İTV aveva acquistato i diritti per la trasmissione già nel 2006, commentandola in azero nel 2007.

Infatti nel 2006 i media azeri criticarono e sollevarono una protesta verso gli organizzatori dell’evento e l’EBU per aver formalmente riconosciuto la Repubblica del Nagorno-Karabakh che, nonostante si sia autoproclamata indipendente nel 1992, resta parte integrante del territorio azero. Il riconoscimento avvenne con l’indicazione del luogo di nascita del rappresentante armeno, André, nato a Stepanakert, capoluogo dell’Oblast autonomo. La protesta venne accolta e fu rimosso il luogo di nascita di André dal sito ufficiale.

Dopo questo primo episodio di contatto, la TV governativa AzTV chiede di partecipare all’Eurovision 2007, ma non essendo membro attivo dell’EBU la partecipazione fu negata, come anche la richiesta di adesione, in quanto non si trattava di una semplice televisione pubblica, ma di un’emittente direttamente collegata al governo. Questo rifiuto è stato registrato il 18 giugno 2007, mentre poco più di due settimane dopo, il 5 luglio, viene registrata l’adesione dell’emittente İTV a cui fu concessa l’iscrizione all’edizione 2008 dell’evento.

Già dal debutto si mostra competitiva riuscendo ad agguantare l’ottava posizione su 43 partecipanti.

Fu deciso di organizzare una selezione nazionale, Land of Fire 2008, che fu trasmessa anche in Turchia, Lituania, e Georgia, oltre che in diretta sul sito dell’emittente, aperta a tutti i cittadini azeri o che facessero parte della diaspora. Su 28 artisti che parteciparono alle audizioni, ne furono scelti tre, tra cui Elnur Hüseynov come solista. Ognuno dei tre finalisti aveva due brani tra cui la giuria di esperti poteva scegliere.

A trionfare fu il grano che Elnur presentò in duetto con Samir Javadzadeh, “Day after day” che incorpora elementi lirici al folk mugham, in un connubio pop molto riconoscibile. Un brano contro la guerra, un dialogo eterno tra bene e male che viene eseguito interpretandolo proprio in chiave letteraria.

Nonostante l’ottimo risultato della prima partecipazione e l’intenzione iniziale di replicare una selezione nazionale, İTV optò per una selezione interna poiché non riteneva valide le proposte ricevute. Una giuria di esperti scelse quindi Aysel Teymurzadǝ a cui fu affiancato uno degli autori del brano selezionato, “Always”.

Il 2009 quindi vede ancora una volta un duetto in gara, con Aysel e Arash Labaf, che conquista il pubblico e le giurie che portano il brano azero al terzo posto.

A fare da contraltare alla performance piacevole del duo, ci sono le questioni politiche che accompagneranno sempre il Paese nel concorso, oltre al fatto che già durante le prove il duo fu visitato dal premier russo Vladimir Putin.

Infatti prima fu sollevata una questione legata ad un monumento presente su territorio azero come riferimento della cultura armena nella cartolina che accompagna quest’ultimo Paese, poi risolta con l’eliminazione dell’immagine dalla cartolina in finale. Ma mentre fu rimosso il monumento legato alla cultura armena, nella cartolina azera restavano i monumenti di Maqbaratoshoara e Segonbad, legati alla cultura azera ma in territorio iraniano.

Ma le vere polemiche nascono a causa dei voti telefonici.

Prima emersero delle fake news sul fatto che la messa in onda fosse stata manomessa per non mostrare il numero per votare l’Armenia, però rientrate grazie alle prove fornite dall’emittente.

Poi però il caso si spostò a livello governativo.

Un totale di 43 cittadini azeri espressero il loro voto per “Jan Jan”, il brano armeno, e questi furono convocati dal Ministero della Sicurezza Nazionale con l’accusa di essere “non patriottici e una potenziale minaccia per la sicurezza”. A seguito di ciò, Svante Stockselius, supervisore esecutivo dell’ESC, annunciò un’indagine su quanto accaduto. La İTV ammise che due votanti furono convocati, mentre il Ministero chiamato in causa rassicurò che nessuno fosse stato interrogato.

A queste dichiarazione si contrappose quella del Ministro della gioventù e dello sport che negò le convocazioni, accusando organi di stampa internazionali di aver montato il caso.

Le indagini proseguirono e furono riconosciute e confermate le accuse che però portarono solo ad una ammenda pecuniaria e alla modifica delle regole sulla privacy che facevano delle emittenti nazionali il soggetto responsabile dei dati per la “divulgazione di informazioni che potrebbero essere utili per identificare i votanti”.

Oltre a queste questioni interne, furono sollevati dubbi anche sui voti.

Infatti i media bielorussi dichiararono che furono organizzati 10 autobus da trasportare al confine con la Lituania e che alcuni studenti fossero stati pagati per esprimere i propri voti con SIM bielorusse prima e lituane dopo, fornite dagli organizzatori. Una accusa che però non stava in piedi in quanto tutta Europa mostrò apprezzamento per il brano grazie alla melodia orecchiabile e alla buona esecuzione.

Tuttavia però European Radio for Belarus comunica di aver avuto conferma che si tratti di una pratica comune in Bielorussia.

Dopo un anno di polemiche e di verifiche, torna la selezione nazionale, che però era prevista anche per l’anno precedente.

Land of Fire 2010 presenta in giuria due rappresentanti governativi, oltre al Gotha della musica in Azerbaijan e ha visto la selezione di “Drip Drop” nell’interpretazione di Safura Alizadeh, appena diciassettenne.

Il brano secondo nella sua semifinale e mantiene la top5 conquistata l’anno precedente.

Dal debutto nel 2008 il concorso è sempre stato molto popolare in Azerbaijan, fino a diventare motivo di orgoglio nazionale, oltre che l’evento televisivo più seguito ogni anno dal 2009 in poi, nonostante vada in onda a mezzanotte, dato lo scarto di fuso orario rispetto all’Europa centrale.

Dopo tre top10 consecutive, il 2011 rappresenta l’anno della consacrazione.

Milli Seçim Turu 2011 è il nuovo format di selezione, con una durata maggiore, dal 15 novembre 2010 all’11 febbraio 2011.

La selezione contava 9 spettacoli, di cui 7 ad eliminazione con due Jolly dati dalle giurie. Tra i concorrenti che non hanno avuto fortuna troviamo Chingiz, Fǝrid Mǝmmǝdov, Sǝbinǝ Babayeva e Dihaj che però calcheranno il palco eurovisivo in futuro.

Curiosamente i due vincitori finali, nelle fasi selettive ottengono il pass jolly per accedere alle semifinali e anche lì avanzano soprattutto grazie al voto della giuria, dato che al televoto Eldar Gasimov e Nigar Jamal risultano rispettivamente sesto e ultima (per dare i numeri il primo al televoto ha 31453 voti, mentre Eldar ne ottiene 8556 e Nigar solo 731).

Durante la serata finale vari ospiti hanno riempito l’attesa per il verdetto finale, tra cui Senhit che avrebbe rappresentato San Marino proprio in quell’edizione.

Ad essere selezionati, come detto sono Eldar e Nigar che, pur presentandosi come artisti singoli, vengono scelti per esibirsi in coppia, prendendo il nome di Ell & Nikki e portando il brano “Running Scared”.

Pur con il record negativo di punti medi ottenuti, solo 5,26 per Paese, da quando è in vigore l’assegnazione dei 12 punti, il brano vince davanti al nostro Raphael Gualazzi che però vinse il voto delle giurie.

L’Azerbaijan è quindi l’ultimo Paese caucasico a debuttare e il primo, l’unico fino ad ora, a vincere.

La vittoria fu particolarmente celebrata, tanto che fu coniato un francobollo per l’occasione con i due artisti col microfono di cristallo.

L’onore di ospitare l’evento portò a ingenti investimenti.

Fu scelta la città, senza pensare a quale potesse avere la sede più adatta, per il semplice fatto che fu deciso di costruire da zero la il palazzo per ospitare il concorso, dando vita al Baku Chrystal Hall che portò a nuove polemiche, tra residenti sfollati forzatamente per poter avere un’area abbastanza ampia su cui erigere il cantiere e accuse di corruzione, e una spesa di 160 milioni di Euro.

Ma non è questa l’unica polemica che investe l’Azerbaijan nell’anno della sua ribalta europea.

Nonostante la modifica temporanea per la legge sui visti per permettere alla delegazione armena di prendere parte all’evento, un incidente al confine ha sollevato accuse e tentativi di boicottaggio da parte armena, che ha trovato terreno fertile nelle dichiarazioni del presidente azero che apostrofava come corrotti e pericolosi tutti i politici armeni. Fu proprio questo a portare al ritiro dell’Armenia che aveva comunque già selezionato e presentato il proprio rappresentante e fu sanzionata per questo.

Anche per cercare il rappresentante per l’edizione di casa, l’Azerbaijan si affida alla selezione Milli Seçim Turu 2012, con l’aggiunta di una fase di preselezione, portando le serate da 9 a 10 e all’apertura verso artisti con cittadinanza diversa, come dimostrano la presenza di due cantanti statunitensi e uno russo.

In questa edizione stranamente viene Jolly dato dalle giurie, che invece aveva portato in finale e alla vittoria Ell & Nikki nel 2011.

A trionfare è Sǝbinǝ Babayeva a cui viene affidato il brano “When the music dies” che si ferma ad un passo dal podio, ottenendo un ottimo quarto posto e il premio Marcel Bezençon Press Award.

Milli Seçim Turu si conferma quindi una modalità di selezione ottima e viene confermata anche per il 2013. con la differenza che in finale i candidati alla vittoria eseguono già il brano con cui si presenterebbero sul palco eurovisivo. A vincere è Fǝrid Mǝmmǝdov con “Hold me” che ottiene il secondo posto e il premio Marcel Bezençon Artistic Award.

Abbiamo già visto come la manifestazione musicale fosse diventata importante in Azerbaijan, ma nel 2013 diventa evidente anche a livello internazionale. Questo perché il presidente Ilham Aliyev avviò un’indagine che facesse luce sui motivi per cui non furono assegnati punti alla rappresentante russa da parte delle giurie e del pubblico azeri.

Per scegliere il rappresentante per l’edizione 2014, nonostante il grande successo della precedente selezione nazionale, si decise di cambiare format a favore di Böyük Səhnə, un talent show già esistente, con l’aggiunta di una serata dedicata proprio al brano eurovisivo.

Alla selezione troviamo Efendi, ma la vittoria è andata a Dilarǝ Kazlımova che porta “Start a fire” in finale, ma fermandosi solo al 22° posto.

Dopo una lunga e ininterrotta serie di Top10, e ben cinque top5 consecutive, questa rappresenta una battuta d’arresto e da quel momento la conquista della top10 è stata ardua, tornando solo nel 2019.

La delusione per questo piazzamento, porta a optare per una selezione interna che vede spuntare Elnur Hüseynov, già rappresentante nel 2008 e fresco vincitore dell’edizione turca di The Voice, che ha dunque modo di farsi conoscere anche come solista con “Hour of the wolf” che lo vede scalare la classifica anche in finale, fermandosi però al 12° posto.

Anche per il 2016 si è preferito optare per una selezione interna, scegliendo un nome noto in patria che aveva preso parte precedentemente alle selezioni nazionali senza però raggiungere la finale. Viene quindi selezionata Samra che porta “Miracle” in finale, ma perdendo qualche posizione rispetto all’anno precedente, dovendosi accontentare del 17° posto.

La delegazione azera ha portato avanti la scelta di un’artista nota e che avesse partecipato alle selezioni nazionali in precedenza, anche per il 2017.

il nome prescelto è quello di Diana Hajiyeva, che aveva tentato la strada dell’Eurovision nel 2008, la quale con il progetto Dihaj aveva ottenuto buoni riscontri. La sua “Skeletons” raggiunge la 14° posizione in finale.

Fino a questo momento l’Azerbaijan è tra le poche nazioni, esclusi i Big5, a non aver mai mancato la finale.

Ma nel 2018 perde questo primato, lasciandolo solo all’Ucraina e all’Australia.

Ancora una volta la selezione è interna e vede primeggiare Aisel su altri e il brano “X my heart” vedeva la firma rassicurante di Dimitris Kontopoulos, firma dietro la quale si celano alcuni grandi successi eurovisivi. Complice la posizione nel running order che la vede aprire la sua semifinale, rompendo il ghiaccio, per la prima volta l’Azerbaijan si ferma in semifinale, risultando solo undicesima.

L’Azerbaijan però non molla e punta ancora una volta su una selezione interna, tornando a scegliere un artista noto che avesse già partecipato ad una selezione precedentemente. Questa volta le audizioni interne vedevano contrapposti quattro nomi, tra cui anche Efendi che sarà invece scelta l’anno successivo.

L’onore di rappresentare il Paese va a Chingiz Mustafayev che porta la sua “Truth” nuovamente in top10, all’ottavo posto.

Dei ricalcoli dovuti ad errori registrati nella comunicazione dei voti di una giuria incidono anche sulla posizione in classifica finale di Chingiz che passa dal settimo all’ottavo posto.

Dopo alcuni anni di tranquillità dal punto di vista delle polemiche, eccone però una nuova, ancora legata al Nagorno-Karabakh. Infatti dopo la finale di Tel Aviv, la İTV ha presentato un reclamo ufficiale verso l’EBU per la grafica mostrata durante il voting, in quanto il territorio autonomo non era stato incluso nei confini dell’Azerbaijan.

Samira Efendi, in lizza come rappresentante per l’edizione del 2019, la spunta per l’edizione del 2020. Avrebbe dovuto portare in concorso “Cleopatra”, una canzone sulla libertà, una celebrazione di tutte le culture, tutte le sessualità, un’ispirazione per tutti per accettare ed essere orgogliosi di ciò che si è.

Già i versi iniziali vanno verso questa strada:

Cleopatra was a queen like me

Just like me, yeah, just like me

Straight or gay or in between

In between, yeah, in between…”

mostrando un’attenzione verso un argomento decisamente tabù in Azerbaijan.

Dopo l’annuncio avvenuto il 10 marzo, fu rilevato che lo stesso brano fu proposto a Senhit, con tanto di registrazione di una demo, ma gli autori del brano decisero poi di affidarla ad Efendi che ne ha registrato la versione che conosciamo tutti.

Efendi è stata confermata anche per il 2021 con “Mata Hari” in cui si autocita, mostrando tutta la sua forza interpretativa.

Prima di lasciarci a ripercorrere i brani che hanno rappresentato l’Azerbaijan in questi anni, mi sembra doveroso sottolineare due curiosità:
Innanzitutto è l’unico Paese che non ha mai gareggiato con un brano nella lingua nazionale, ma solo con brani in inglese;

Inoltre ha sempre messo l’Armenia ultima in ogni classifica sia delle giurie che del televoto, tranne che nel 2016, quando in semifinale “LoveWave” arrivò 14° su 17.