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Bielorussia: dal debutto alla squalifica, sempre al centro dell’attenzione.

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La Bielorussia è uno dei Paesi più controversi nel suo rapporto con l’Eurovision Song Contest, e dal suo debutto nel 2004 ha centrato la qualificazione solo 6 volte su 16 partecipazioni effettive.

Più volte il presidente Aljaksandr Lukašėnka ha interferito con la scelta del rappresentante, in maniera più o meno indiretta, anche solo suggerendo temi trattati o genere musicali.

Solo in due occasioni, prima del 2021, si è avvalsa di una scelta interna, che ha comunque portato ad esiti contrapposti, con una qualificazione e una bocciatura, mentre solitamente si è avvalsa di una selezione nazionale che è stata fucina di talenti anche per il bacino dell’intera area ex sovietica. Dal 2004 al 2013, fatta eccezione nel 2010 e 2011, ha avuto quindi luogo l’Eurofest, mentre dal 2014 la scelta del rappresentante è nel format Nacional’nyj Otbor, che per il 2021 non ha avuto una sua edizione.

Il debutto nella competizione risulta essere tardivo rispetto all’ingresso nell’EUR, datato 1993, dell’emittente Belaruskaja Tele-Radio Campanija (BTRC), nello stesso anno in cui sono state istituite le semifinali.

Nel 2004 la BTRC organizzò la prima edizione dell’Eurofest che vide la partecipazione anche di Natalia Podolskaya, che rappresenterà la Russia nell’edizione successiva dell’Eurovision, e di Polina Smolova, che dopo alcuni tentativi riuscirà a rappresentare proprio la Bielorussia nel 2006. Ma a vincere la selezione furono Aleksandra & Konstantin con “My Galileo”.

Al contrario di quanto avviene nelle selezioni nazionali di altri Paesi, in questo format era esplicitamente richiesto che almeno una parte del brano fosse in inglese, tanto che, nonostante i titoli in russo, quasi la totalità delle canzoni presenti alla selezione avevano come lingua di esecuzione l’inglese.

Le preselezioni vedono da subito la presenza del governo bielorusso, dato che la commissione selezionatrice era composta da 4 rappresentanti del Ministero della Cultura, 3 rappresentanti del Ministero dell’Informazione e 3 rappresentanti dell’emittente pubblica.

Già in questa prima edizione abbiamo una squalifica legata ad un interprete, Jur’ya, colpevole di non aver firmato per tempo il contratto di partecipazione.

Come detto, il debutto della Bielorussia coincide con l’istituzione delle semifinali, per poter permettere a tutti i Paesi che si fossero prenotati per la partecipazione, di partecipare senza dover quindi utilizzare il metodo di relegazione.

Questo passaggio obbligato ha dunque rappresentato un ostacolo per il duo che vede precluso l’accesso alla serata finale con il loro brano dal sapore Country bielorusso.

Nonostante l’esito non proprio entusiasmante, la BTRC conferma l’organizzazione di Eurofest, aggiungendo un passaggio rispetto alla prima edizione: dopo la decisione del pubblico, arriva una giuria a scegliere il vincitore tra i tre qualificati nella fase finale.

A vincere la selezione fu Angelica Agurbash, cantante con una carriera di lungo corso, avendo cominciato come membro di una girl-band nel 1990, e un passato da modella dopo la vittoria della fascia di Miss Bielorussia prima e anche, qualche anno dopo, quella di Mrs Russia nel 2002.

Angelica riesce a conquistare le giurie con “Boys and Girls” che però non la convince fino in fondo, tanto da valutare la sostituzione del brano, avendo la possibilità di scegliere tra due brani proposti da autori internazionali: un’autrice Israeliana le propinò “Show me your love”, mentre un’equipe greca offrì alla cantante “Love me tonight” che la convinse e divenne quindi la entry bielorussa per quell’edizione. Pur con un miglioramento rispetto alla classifica del 2004, anche questa volta la Bielorussia non riuscì ad accedere alla serata finale.

Dopo due tentativi non andati a buon fine, Polina Smolova riesce a vincere la selezione nazionale e a rappresentare la Bielorussia per l’edizione del 2006. la carriera della Smolova inizia con la partecipazione a gruppi folk per bambini ma è dopo la laurea in canto tradizionale che ottiene successo, diventando la cantante solista dell’Orchestra del Dipartimento di Stato per gli Affari Interni.

Alle selezioni si presenta con “Sait Odinochestva” che preferisce poi sostituire con “Mama” in vista della finale dell’Eurofest, scelta che le porta fortuna, permettendole di vincere l’edizione nonostante nomi che poi si riveleranno di grande successo in patria e non solo, come i Litesound, che saranno presenti ogni anno dal 2006 al 2012, anno in cui riescono a calcare il palco eurovisivo, e Dmitry Koldun che otterrà uno strepitoso successo all’edizione dell’Eurovision 2007.

Per l’Eurovision Song Contest il titolo del brano ha subito una variazione, diventando “Mum” e nonostante il carattere energico del brano, anche questa volta la finale resta lontana.

Come detto, nel 2007 la Bielorussia riesce ad ottenere un insperato successo grazie al brano di Dmitry Koldun che ha come autore e produttore Philip Kirkorov, lo Zar del pop, che è da sempre tra i Re Mida all’Eurovision.

Durante la semifinale di Eurofest 2007 Dmitry Koldun gareggia con un brano differente, “Angel Mechty” e viene votato dal pubblico che gli attribuisce più del doppio dei voti dei secondi classificati, i Litesound, mentre le giurie portano nella finale a tre altri due artisti, tra cui la georgiana Diana Gurtskaya che riuscirà a salire sul palco eurovisivo nel 2008 per rappresentare la Georgia. Durante la finale di Eurofest però il brano che Dmitry interpreta è diverso: si tratta di “Work your magic”, brano che poi porterà ad Helsinki e che permetteranno per la prima volta l’accesso in finale, dove raggiungerà la sesta posizione, la più alta mai raggiunta da un brano bielorusso e l’unica in Top10 nella breve storia eurovisiva del Paese. Durante l’evento europeo Dmitry mantiene solo il nome di Koldun per giocare sul significato del termine che in russo vuol dire Mago, mentre il brano ottiene inaspettatamente un buon successo e popolarità anche in occidente, come ad esempio in Spagna ed Irlanda, per quanto l’unico Paese occidentale ad attriburirgli un punto sia stato il Portogallo.

Una piccola curiosità ce la regala il commento della BBC poiché il commentatore si è concentrato sulle somiglianze che percepiva tra Koldun e la principessa Diana, mentre dagli eurofan arriva un tentativo di polemica, sostenendo che il loop di archi che ritorna nel corso del brano fosse in vendita nel catalogo Sony.

Dopo il successo di “Work your magic” arriva una nuova battuta d’arresto per la Bielorussia che ancora una volta haselezionato il suo rappresentante con Eurofest.

A vincere è Ruslan Alekhno con “Hasta la vista”, un brando dance-pop che subisce un revamp per renderlo pop-rock, più simile alla precedente entry. Questo nuovo adattamento non piace e la Bielorussia torna a fermarsi in semifinale.

Lo stesso esito si ha con la proposta del 2009, “Eyes that never lie” portata da Petr Elfimov, riesce a vincere la selezione nazionale battendo i Litesound e anche Teo che partecipa con il suo nome Yuriy Vashchuk, che però vedremo sul palco eurovisivo nel 2014.

Nonostante le cattive prestazioni in termini di classifica, è proprio un bielorusso a trionfare battendo ogni record fino a quel momento nell’edizione del 2009: si tratta di Alexander Rybak che, in rappresentanza della Norvegia, sbanca tutto con “Fairytale”. Rybak non ha mai nascosto il suo interesse verso la selezione bielorussa e firmò “Accent” che nel 2015 arrivò quarta, senza quindi poter prendere parte all’Eurovision.

Proprio dopo l’edizione del 2009 il presidente Aljaksandr Lukašėnka espresse il suo disappunto per le divisioni interne tra la BTRC e la delegazione ed espresse la necessità di riformare per intero i vertici.

Proprio a causa di questo l’emittente di Stato optò per la selezione interna per l’edizione successiva.

Quindi furono selezionati internamente i 3+2, accompagnati dal pianista svedese Robert Wells con “Butterfly” che riuscirono a superare lo scoglio delle semifinali pur fermandosi solo al 24° e penultimo posto in finale. La canzone che presentarono all’Eurovision fu una seconda scelta, dato che il brano inizialmente presentato era “Far Away.

Inizialmente era stato pianificato un passaggio di testimone tra la BTRC e la ONT per ciò che concerne la responsabilità eurovisiva, ma l’EBU respinse la richiesta di affiliazione dell’emittente più gradita al governo. La ONT nell’estate del 2009 lanciò addirittura la nuova finale nazionale “Song for Eurovision”, pur senza aver ancora ottenuto l’esito della sua affiliazione all’EBU che sarebbe stata discussa solo dopo la chiusura delle candidature per la partecipazione e quindi il direttore dell’EBU suggerì che fosse la BTRC a presentare la candidatura e nel caso di affiliazione della ONT avrebbero dovuto gestire internamente la cosa, ribadendo che fino a quel momento la ONT non aveva alcun titolo per utilizzare il marchio Eurovision.

L’edizione del 2011 comincia con una falsa partenza dato che nel gennaio del 2011 fu annunciato che Željko Joksimović avrebbe composto un brano come entry bielorussa, che sarebbe stato interpretato da Irina Dorofeeva. Ma la BTRC smentì annunciando un concorso per l’invio di proposte per l’Eurovision e, tra quelle pervenute, la spuntò Anastasia Vinnikova con “Born in Byelorussia”, poi ribattezzata “I am Belarusian” dopo alcune modifiche al testo.

Il brano però fu squalificato poiché è risultato già pubblicato durante l’estate del 2010, quindi prima del limite del 1° settembre.

Per questa ragione Anastasia dovette cambiare il brano e a Düsseldorf portò “I love Belarus” ma rimase ancora una volta in semifinale.

Per il 2012 torna Eurofest e una nuova bufera si abbatte sull’emittente.

Durante la selezione nazionale a vincere fu Alyona Lanskaya con “All my Life” grazie al voto del pubblico, mentre il voto delle giurie vide il trionfo, dopo numerosi tentativi, dei Litesound con “We are the heroes”.

Dopo la vittoria di Alyona si vociferava che lei e i suoi produttori avessero truccato il televoto e Lukašėnka ordinò un’indagine per far luce su questa vittoria che definiva “ingiusta”. A seguito dell’indagine venne fuori che fossero stati acquistati dei call canter e quindi Alyona Lanskaya fu squalificata e interdetta per un anno dalle manifestazioni nazionali, mentre a Baku andarono i Litesound, che avevano tra i componenti anche l’italiano Jacopo Massa.

Dopo l’accaduto il Presidente Lukašėnka firmò un decreto di “rimprovero” rivolto agli allora Ministro della Cultura e Presidente di BTRC, intimando di licenziare chiunque fosse coinvolto in questa organizzazione.

Tutto questo clamore intorno alla situazione mise quasi in secondo piano il fatto che i Litesound non riuscirono a raggiungere la serata finale.

L’esilio di Alyona Lanskaya non dura troppo, dato che è proprio lei a rappresentare la Bielorussia nel 2013. Vince la selezione nazionale con il brano “Rhythm of Love”, ma decide di sostituirlo con “Solayoh” che ritiene più eurovisivo. La decisione si rivelò fortunata e infatti la Bielorussia riuscì a raggiungere la finale per la terza volta dal debutto, 10 anni prima, fermandosi al 16° posto.

La posizione in finale fu confermata anche da Teo nel 2014 che riesce a superare le semifinali con “Cheesecake”.

La scelta del brano è frutto da un cambio del processo di selezione che vede archiviata l’esperienza di Eurofest e la nascita di Nacional’nyj Otbor.

Questo cambio pagina non rende la selezione priva di ombre, dato che dobbiamo registrare il ritiro di Alexey Gross con la sua “If i could do it all again” che risultò già eseguita, seppure non incisa, durante la selezione nazionale maltese del 2011.

Cheesecake ha dovuto cambiare alcune parti del testo per eliminare il riferimento a “Google Maps” che diventa “All Maps”.

Nella selezione è presente per la prima volta anche il progetto NAPOLI che sarà una costante per le finali nazionali fino ai tempi più recenti, raggiungendo sempre la Top10, ma senza disdegnare anche presenze all’estero, come ad esempio la partecipazione alla selezione polacca nel 2016.

Uzari, che aveva tentato la strada per l’Eurovision altre volte, riesce a vincere la selezionee il diritto di rappresentare la Bielorussia a Vienna con “Time”, in coppia con la violinista Maimuna, ma senza fortuna, restando in semifinale.

La finale viene preclusa anche a Ivan con “Help you fly” che aveva invece trionfato durante la selezione nazionale.

Per la prima volta dal debutto all’Eurovision Song Contest, la BTRC invita caldamente ad inviare brani in lingua bielorussa e vediamo, grazie a questa apertura, i NAVI band che rivedremo, protagonisti, nel 2017.

Intanto Ivan, dopo la vittoria della selezione nazionale, ha intrapreso un tour promozionale in giro per l’Europa.

L’apertura al bielorusso per la selezione nazionale porta ad una soddisfazione per la cultura bielorussa, dato che i NAVIBAND, già presenti nella selezione precedente, riescono a trionfare con un brano in lingua, che fino a poco tempo prima non sarebbe nemmeno stato ammesso. Il brano “Historyja majho žyccia” cambia però titolo per l’Eurovision Song Contest, traducendolo in inglese in “Story of my life”, senza modificare il testo che resta in lingua. Il brano non solo raggiunge la finale agevolmente, ma ottiene anche il secondo risultato, in termini di punteggio, più alto per la Bielorussia.

Per il 2018 una nuova tegola di abbatte sul processo di selezione nazionale.

Presente tra i finalisti, abbiamo Alekseev con “Forever” ma viene presto fuori che la versione in russo del brano fosse stata pubblicata prima del termine minimo del 1° settembre, imposto dall’EBU e anche nel regolamento della selezione nazionale.

In seguito a questa notizia, sette degli altri finalisti scrissero una lettera aperta alla BTRC dichiarando che si sarebbero ritirati se Alekseev non fosse stato squalificato applicando il regolamento, tanto più che molti brani di Sofi Lapina erano stati respinti poiché eseguiti prima di quella data.

Nella lettera parlano anche di concorso truccato proprio per far vincere Alekseev che infatti trionfa venendo però bloccato in semifinale una volta a Lisbona.

La BTRC organizza ancora una finale nazionale per il 2019 e tra gli iscritti alla preselezione abbiamo anche Mihai, il cantante rumeno che nel 2004, con “Tornerò” riuscì a conquistare le giurie e il pubblico, ma non si presentò alle audizioni.

A vincere la finale nazionale è la giovanissima ZENA con “Like it” che riesce a portare per la sesta volta la Bielorussia in finale dove si ferma in 24° posizione.

Il 2019 è un anno da ricordare più che per la canzone di ZENA, per la giuria bielorussa.

Infatti la giuria fu licenziata dopo la prima semifinale per aver parzialmente rivelato i risultati in anticipo, senza però essere sostituita da un’altra giuria, tanto che per la finale il voto bielorusso corrisponde in realtà ad una media di voti delle giurie di Paesi con record di votazioni simili, anche se a causa di un errore in diretta è stato presentato il voto sbagliato, corretto soltanto diversi giorni dopo.

Anche per il 2020 era prevista la partecipazione bielorussa all’Eurovision Song Contest e fu quindi stata organizzata la selezione Nacional’nyj Otbor che vide la vittoria dei VAL con “Da vidna” ma purtroppo l’edizione fu cancellata per via della situazione pandemica e per i VAL si è chiusa una importante porta.

Questo perché il duo non è stato selezionato internamente a seguito delle proteste nel periodo precedente e successivo alle elezioni bielorusse nell’agosto 2020.

Infatti i VAL dimostrarono sostegno verso la candidata dell’opposizione e appoggiarono il movimento per la democrazia bielorussa e questo è alla base della loro mancata conferma, ufficializzata il 25 settembre 2020.

Ma Aljaksandr Lukašėnka non ne ha fatto una questione personale verso i VAL, poiché ha imposto la squalifica di tutti gli artisti reputati vicini alla protesta, inclusi anche i NAVIBAND.

A seguito di questa decisione è stata lanciata una campagna internazionale per chiedere all’EUR di squalificare la Bielorussia e di rimuovere la BTRC dai membri attivi, a cui l’emittente ha risposto che non si trattava di censura ma del fatto che il duo non “ha avuto coscienza”.

Per il 2021 quindi la BTRC ha selezionato internamente la band folk Galasy ZMesta con il brano “Ja Nauču tebja (I’ll teach you)” che però non viene accolta dall’EBU a causa dell’ “ovvio sottotesto politico” rivolto alla critica verso i manifestanti bielorussi.

A poche ore dal rilascio su Change.org è apparsa una petizione per richiedere la squalifica a causa di un testo che è stato interpretato come una celebrazione di “oppressione politica e schiavitù”. Nella stessa giornata l’organizzazione del Melodifestivalen ha annunciato che non avrebbe più dato spazio alla giuria bielorussa per la finale della selezione svedese

Nonostante la richiesta di squalifica richiesta a gran voce anche dal partito svedese Liberalerna e dalla Fondazione Bielorussa per la Solidarietà Culturale, l’EUR concede un’altra possibilità al Paese, permettendo di selezionare un’alternativa e, nonostante la possibilità di scegliere tra una rosa di artisti che si erano proposti, tra cui ZENA, l’emittente conferma i Galasy Zmesta, proponendo “Pesnyu pro Zaytsa (Song acout Hares)” che sembrava più una provocazione dato che conteneva ancora un sottotesto politico, portando alla decisione finale di squalificare definitivamente la Bielorussia dal concorso per il 2021, con una dichiarazione in cui si afferma: “Si è concluso che anche la nuova candidatura violava le regole del concorso che garantiscono che il Concorso non sia strumentalizzato o messo in discredito. Poiché BTRC non ha presentato una candidatura idonea entro il termine prorogato, purtroppo, la Bielorussia non parteciperà al 65° Eurovision Song Contest a maggio.”

In questa sede ci occupiamo solo di ripercorrere la storia eurovisiva di ogni Paese che ha preso parte all’Eurovision Song Contest, ma in questo caso è sembrato difficile non fare riferimenti politici, dato che più volte il Presidente stesso è intervenuto sulla questione.

L’augurio è quello di rivederli nel 2022 e che non seguano la scia di altri Paesi che al momento hanno deciso di non fare ritorno.

Intanto queste sono le proposte bielorusse in questi 18 anni.