La Bosnia ed Erzegovina è uno di quei Paesi che da qualche anno mancano dall’elenco dei partecipanti, non per scarso interesse, come per alcuni di essi, ma per problemi finanziari che effettivamente, soprattutto in periodi come questo, sembra non mostrare segni di ripresa.

La storia della Bosnia ed Erzegovina all’interno dell’Eurovision Song Contest è molto più lunga di quanto possa sembrare.

Infatti, facendo parte della federazione Jugoslava, ha preso parte della competizione già in passato, essendo stata protagonista per volte con cantanti bosniaci selezionati per la manifestazione, nel 1964, portando l’unico NUL POINT della Jugoslavia, oltre che l’unico ultimo posto, con Sabahudin Kurt e il brano “Život je sklopio krug”, nel 1973 con Zdravko Čolić con “Gori vatra”, nel 1976 con gli Ambasadori e il brano “Ne mogu skriti svoj bol” e nel 1981 con Seid-Memić Vajta che ha proposto “Lejla”.

Dopo la dissoluzione della Federazione Jugoslava, a seguito della dichiarazione di indipendenza, rientra tra le nazioni che vorrebbero prendere parte alla manifestazione europea e debutta nel 1993, partecipando alla selezione Kvalifikacija za Millstreet, una preselezione ideata per selezionare quale tra i 7 Paesi che non avevano mai partecipato all’Eurovision avrebbe potuto debuttare nel corso di quell’edizione.

Una semifinale fuori dall’edizione ufficiale, che ha di fatto rimandato il debutto di chi non aveva fatto breccia nelle giurie che erano chiamate ad esprimere il proprio parere in quell’occasione.

L’interesse bosniaco verso la manifestazione è stato sempre molto alto e infatti ha partecipato ad ogni edizione, tranne che nel 1998 e nel 2000, quando il regolamento imponeva lo stop per quei Paesi la cui media voti delle ultime cinque partecipazioni fosse risultata bassa, per permettere la partecipazione a quelli che invece si erano fermati nell’edizione precedente.

Nel 2012 cominciano ad esserci problemi di natura economica per l’emittente nazionale che decide di ritirarsi dalla competizione, senza però perdere la speranza per un ritorno in gara, cercando sponsor che potessero coprire i costi della partecipazione, come avviene nel 2016.

Infatti già nel 2014 era stata annunciata la partecipazione, poi ritirata per mancanza di sponsor, come anche nel 2015.

Dopo il ritorno nel 2017, la situazione si fa più complicata.

Infatti non si trattava più di semplice mancanza di sponsorizzazioni, ma di un debito accumulato di circa 6 milioni di Franchi svizzeri che aveva portato l’EBU ad imporre sanzioni alla BHRT a seguito dei debiti insoluti, fino ad un deferimento da parte dell’ente europeo, fino a che il debito non sarà saldato. Ma questa situazione non ha scoraggiato Lejla Babović, dirigente della BHRT, che ha ribadito, dopo l’edizione del 2019, che l’obiettivo dell’emittente è quello di tornare a prendere parte alla competizione europea.

Il miglior risultato in termini di classifica è stato un terzo posto nel 2006 con “Lejla” cantata da Hari Mata Hari, ma non vanno dimenticati due importanti riconoscimenti, nel 2006 e nel 2009.

Ottiene infatti il Marcel Bezençon Composer Award per la miglior composizione musicale, votata da una giuria di compositori, sia per la già citata “Lejla” che per “Bistra voda” portata in gara dai Regina.

Ripercorriamo un po’ la storia della Bosnia ed Erzegovina nella competizione, senza dimenticare le presenze come parte di un’altra realtà, dato che a tutti gli effetti fa parte della sua storia.

La Jugoslavia organizzava una selezione nazionale aperta agli artisti provenienti da ognuna delle 8 unità territoriali di cui era composta, sei repubbliche e due regioni autonome, e per quattro volte il rappresentante scelto proveniva dalla Bosnia ed Erzegovina.

Sabahudin Kurt, con il brano “Život je sklopio krug”, ottiene il pass per la manifestazione eurovisiva, ma non è apprezzato dalle giurie che lo relegano all’ultimo posto, condiviso con altri 4 Paesi, e all’unico Nul Points della storia jugoslava e bosniaca.

Nel 1973 torna all’Eurovision un cantante bosniaco, Zdravko Čolić con “Gori vatra” senza brillare nemmeno questa volta.

Il 1976 regala un po’ di suspense: il gruppo bosniaco degli Ambasadori, in gara con il brano “Ne mogu skriti svoj bol”, risulta ultimo in classifica dopo il voting ma il supervisore annuncia che la giuria francese non avesse effettivamente dato i suoi 4 punti che sono quindi stati assegnati alla Jugoslavia, permettendo alla band di evitare l’ultima posizione.

Dopo questa ennesima delusione la Federazione Jugoslava decise di ritirarsi dal concorso, tornando solo nel 1981, ancora una volta da un cantante bosniaco, per l’ultima volta fin quando la Jugoslavia è stata in concorso come unità nazionale. Il vincitore della selezione nazionale in quell’anno fu Seid-Memić Vajta che ha proposto “Lejla”.

Il debutto effettivo della Bosnia ed Erzegovina, come entità nazionale indipendente, si ha dunque nel 1993.

Un piccolo antefatto è doveroso in questo caso, limitandoci a spiegare gli aspetti legati alla partecipazione all’Eurovision Song Contest, senza entrare in ambiti dolorosi e indimenticati della storia europea.

La Federazione Jugoslava non esisteva più già dal 1991 a seguito della dichiarazione di indipendenza di Slovenia, Croazia e Macedonia, ma la JRT, emittente statale jugoslava dell’epoca, decise di portare avanti la partecipazione della federazione come entità governativa ancora esistena e organizzò un’ultima selezione nazionale , tenutasi a fine marzo del 1992 e che vedeva la partecipazione di Serbia, Montenegro e Bosnia ed Erzegovina, nonostante quest’ultima avesse in realtà dichiarato l’indipendenzail primo marzo dello stesso anno.

Dopo questa finale nazionale l’emittente sub-nazionale bosniaca della JRT divenne di fatto la TV di stato bosniaca col nome di RTVBiH e fu subito accolta nell’EBU, con decorrenza dal 1° gennaio del 1993.

Nel 1991 la situazione politica europea fu turbolenta, per non dire altro, e questo portò alla dissoluzione di ben tre realtà nazionali: la già citata Jugoslavia, l’Unione Sovietica e la Cecoslovacchia.

Dallo scioglimento di queste realtà sono nati nuovi Paesi che mostrano da subito interesse per l’Eurovision Song Contest e l’EBU si trovò a dover cercare un modo per arginare il sovrannumero di partecipanti al concorso.

Fu così decisa l’organizzazione di un concorso per selezionare i 3 Paesi che avrebbero potuto aggiungersi ai 22 storici.

A questa per-selezione, la Kvalifikacija za Millstreet, hanno preso parte 7 Paesi, come fu per la prima edizione dell’ESC nel 1956, e di questi riuscirono a strappare il pass per l’edizione del 1993 la Bosnia ed Erzegovina, la Croazia e la Slovenia.

Gli artisti bosniaci in gara furono i Fazla con “Sva bol svijeta”, che vinse la selezione nazionale bosniaca con un brano che raccontava il dolore della guerra ancora in corso, chiudendo al 16° posto su 25 Paesi in gara.

Un commosso e caloroso applauso risuonò nella sala in cui era in corso l’evento quando sono stati annunciati i voti bosniaci, facendone uno dei momenti più intensi della storia della manifestazione.

Gli stessi applausi echeggiarono in sala prima dell’esibizione di Alma & Dejan, che vinsero la selezione nazionale col brano “Ostani Kraj Mene”. Un applauso che emozionò il cantante che perse l’attacco, per quanto riuscì ad arrivare 15° nella graduatoria finale.

Anche per il 1995 fu organizzata una selezione nazionale che vide primeggiare Davorin Popović con “Dvadeset prvi vijek” che però non ebbe un buon riscontro per le giurie eurovisive che lo relegarono in 19° posizione su 23 partecipanti.

Nel 1996 si ripresentò una situazione simile a quella del 1993, con 30 Paesi iscritti per la partecipazione. Fu quindi organizzato un turno di qualificazione in cui furono selezionate 22 delle 29 canzoni iscritte (la trentesima era la padrona di casa che quindi risultò essere l’unica finalista di diritto) che furono valutate solo dopo l’ascolto di una versione audio.

La Bosnia ed Erzegovina riuscì a superare questa selezione con Amila Glamočak, che fu selezionata internamente, col brano “Za našu ljubav” che fu invece scelto con una finale nazionale.

Ottenne solo 13 punti piazzandosi al 22° posto e registrando il peggior piazzamento per il Paese, almeno fino al 2016.

Per il 1997 la Bosnia ed Erzegovina avrebbe dovuto essere in pausa secondo il regolamento che prevedeva le relegazione per i Paesi con una media voto bassa negli ultimi 5 anni. Riuscì però ad entrare in gara grazie al rifiuto della partecipazione di Israele, che decise di ritirarsi poiché la finale si sarebbe tenuta nel giorno della Memoria dell’Olocausto. A gareggiare fu Alma Čardžić con “Goodbye” che condivise il 18° posto con la Germania.

Lo stop previsto per il 1997 fu quindi solo rimandato di un anno e la Bosnia ed Erzegovina torna in gara nel 1999 con Dino Merlin & Béatrice che portarono in gara il brano “Putnici” che regalò al Paese la prima top10 grazie alla settima posizione raggiunta.

In realtà la selezione nazionale aveva incoronato come vincitore Hari Mata Hari col brano “Starac i more” che fu squalificato poiché il brano era stato pubblicato nel 1997 da un cantante finlandese.

Nonostante il piazzamento favorevole, la Bosnia mantiene una media voti bassa negli ultimi 5 anni, per cui è costretta ad un nuovo anno di pausa.

Nel 2001 torna in gara con “Hano” interpretata da Nino Pršeš che riesce a battere la concorrenza agguerrita della selezione nazionale, dove si scontra con Amila Glamočak, già rappresentante nel 1996, Deen (presente con suo nome Fuad Backović) che rappresenterà la Bosnia ed Erzegovina nel 2004 e nel 2016, e Mija Martina che invece sarà sul palco eurovisivo nel 2003.

La posizione raggiunta, seppur non alta come per la partecipazione precedente, permette al Paese di gareggiare anche l’anno successivo senza ulteriori stop forzati.

Nel 2002 è quindi in gara con Maja Tatić che interpreta “Na jastuku za dvoje”, con cui vince la selezione nazionale e che si porta in 13° posizione su 24 partecipanti.

Al terzo tentativo Mija Martina riesce ad affermarsi e ad essere scelta come rappresentante con “Na Brini” per l’edizione del 2003. È lei a seguire pedissequamente ogni aspetto della sua esibizione, dalla coreografia alla scenografia, dando anche indicazioni di regia.

Il brano raggiunge la 16° posizione in classifica e questo porta alla necessità di partire dalla semifinale per l’edizione successiva che vede l’introduzione di una fase di selezione per permettere a tutti i Paesi che ne fanno richiesta di partecipare.

Il 2004 vede finalmente l’affermazione di Deen, il cui vero nome è Fuad Backović, che è stato il cantante della boyband “Seven Up” prima di tentare la strada dell’Eurovision arrivando terzo nella finale nazionale del 1999, settimo nel 2001 e secondo nel 2003.

In realtà Deen fu selezionato da una commissione interna e la finale nazionale serviva solo a decidere quale sarebbe stato il brano più indicato per l’Eurovision.

La scelta fu oculata e la messa in scena coerente, creando un riferimento alla discoteca per accompagnare scenicamente quella “In the disco” che non solo supera agevolmente la semifinale, ma che gli permette di raggiungere la Top10, al 9° posto, dandogli l’accesso in finale assicurato per l’edizione successiva.

Per il 2005 su apportata qualche modifica al regolamento della selezione nazionale. Mentre per l’anno precedente era possibile inviare brani in qualsiasi lingua composti da autori con cittadinanza bosniaca, in questa edizione ad essere rigorosamente cittadini della repubblica devono essere solo gli interpreti, mentre gli autori, compositori o parolieri che siano, possono essere di qualsiasi nazionalità.

Questo permette ad Andrej Babić di prendersi una rivincita dopo la squalifica incassata nel 2004, portando la sua “Call me” nella finale di Kiev, interpretata dal trio delle Feminnem.

In finale all’Eurovision riscuotono un buon successo, ma si fermano fuori dalla top10, dovendo ripartire quindi dalla semifinale per il 2006.

Anche il 2006 è l’anno del riscatto per un artista precedentemente squalificato.

È il caso di Hari Mata Hari che subì la squalifica nel 1999 ma che viene selezionato internamnete con “Lejla”, scritta da Željko Joksimović, che aveva portato Serbia e Montenegro ad un passo dalla vittoria nel 2004 e che tornerà nel 2012.

Il brano conquista 229 punti e la terza posizione, il piazzamento più alto per la storia della Bosnia ed Erzegovina, permettendo l’accesso automatico in finale per l’edizione successiva.

Inoltre, come già anticipato, il brano ottiene il Marcel Bezençon Composer Award per la miglior composizione musicale.

Grazie all’ottimo piazzamento raggiunto da Hari Mata Hari, la Bosnia ed Erzegovina è finalista di diritto per l’edizione del 2007 e opta per una selezione interna per la scelta dell’interprete, che è ricaduta su Marija Šestić, mentre per il brano il processo di selezione fu comunque un po’ più lungo, essendo stato aperto un bando pubblico, e Marija portò sul palco di Helsinki “Rjieka bez imena” della quale preferì portare la versione in serbo nonostante ne avesse pronta anche una in inglese. La classifica la vede fermarsi ad un passo dalla top10, che non è però più fondamentale ai fini della partecipazione all’edizione successiva, poiché a partire dal 2008, la nascita di una seconda semifinale, comporta anche che solo i Paesi che costituiscono i Big5 e il Vincitore dell’edizione precedente siano qualificati di diritto.

Proprio per il fatto che si doveva ripartire necessariamente dalla semifinale, fa sì che la BHRT si metta in moto per cercare il miglior rappresentante possibile. Il bando prevedeva che per candidarsi bisognasse avere almeno 3 anni di concerti o apparizioni televisive che avessero consacrato la notorietà in patria del futuro candidato, oltre che la pubblicazione di almeno due album. In definitiva non era ammesso che si potesse dare questa importante occasione ad un debuttante.

La scelta ricade su Laka, artista che ha nella sua storia personale anche la guerra e 6 anni di lavoro in associazioni internazionali, prima di tornare alla musica nei primi anni 2000.

Sul palco presenta “Pokušaj” con sua sorela Mirela, che però non è accreditata, con una esibizione sopra le righe che regala un’altra Top10 alla Bosnia ed Erzegovina.

Per il 2009 c’è ancora una volta una selezione interna che ha visto la scelta della band Regina che con “Bistra Voda” intraprendono un tour promozionale in mezza Europa prima di arrivare all’evento eurovisivo, nel quale conquistano la 9° posizione e il Marcel Bezençon Composer Award per la miglior composizione musicale, come già successo nel 2006 a “Lejla”.

Il successo ottenuto grazie alle selezioni interne, fa optare ancora una volta in questo senso e ad avere l’onore di rappresentare il Paese all’Eurovision Song Contest sarà Vukašin Brajić con “Thunder and Lightning”, versione inglese del brano “Munja i grom” ufficialmente presentato nel Gala organizzato per l’occasione.

La presenza della Bosnia ed Erzegovina è però messa fortemente a rischio a causa di ingenti debiti che l’emittente BHRT ha accumulato nei confronti dell’EUR, che ammontavano a 2,9 milioni di Franchi Svizzeri. Il rischio squalifica rientra a seguito del pagamento di un acconto richiesto di 250.000 CHF, in maniera tale da poter restare in gara, dove raggiunge agevolmente la serata finale, fermandosi però in 17° posizione.

Le problematiche economiche saltate fuori durante il 2010 sembrano superate e la partecipazione bosniaca è assicurata anche per il 2011 con un artista che ha già degnamente rappresentato il Paese degnamente nel 1999: torna in gara Dino Merlin che con “Love in rewind” conquista il pubblico che si contrappone alle giurie durante la semifinale permettendogli di passare quindi alla serata conclusiva e di raggiungere la sesta posizione durante la classifica finale, mentre le giurie lo avrebbero relegato, entrambe le volte, in undicesima posizione.

Maya Sar è la rappresentante, selezionata internamente, come anche il brano “Korake ti znam”, per rappresentare il Paese nell’edizione del 2012 a Baku. Grazie a questa ennesima qualificazione, la Bosnia ed Erzegovina è tra i pochi Paesi a poter vantare il 100% delle finali raggiunte, pur dovendosi accontentare in questo caso della 18° posizione.

I problemi finanziari però tornano prepotenti e impongono uno stop per la partecipazione del 2013 poiché non aveva fondi sufficienti e una notevole difficoltà a garantire la copertura dei costi di partecipazione. L’emittente BHRT ha sempre tenuto toni ottimistici riguardo alla possibilità del rientro in gara, tanto che sia per l’edizioni del 2014 che per quella del 2015 aveva inoltrato la domanda preliminare di partecipazione al concorso, in entrambe le occasioni ritirate per l’assenza di sponsor che finanziassero la presenza in gara.

Per il 2016 il finanziamento è coperto e la Bosnia ed Erzegovina torna in gara con la canzone “Ljubav je” eseguita da Dalal e Deen con Ana Rucner e Jala. Il supergruppo metteva insieme realtà differenti: Deen, già noto al pubblico eurovisivo per la sua partecipazione nel 2004; Dalal è membro attivo del duo Erato con cui si ricongiunge dopo l’esperienza eurovisiva; Jala è un rapper; Ana Rucner è invece una violoncellista ed è l’unica del quartatto a non avere cittadinanza bosniaca, ma croata. Al gruppo si sarebbe dovuta aggiungere anche la cantante Zuzi Zu che però poco dopo si è defilata dal progetto.

Purtroppo questo ritorno in gara è coinciso con la prima eliminazione per il Paese che deve fermarsi in 11° posizione in semifinale, dovendo salutare per la prima volta la manifestazione prima del dovuto.

Quest’ultima partecipazione bosniaca era comunque partita con il piede sbagliato già in patria: Almir Ajanović, compositore del brano, si è reso protagonista di un episodio violento scatenando una rissa televisiva, aggredendo il cantante Šaćir Ameti e il co-autore e interprete del brano Jala. Dopo aver esaminato i rapporti della polizia, la BHRT ha deciso di interdire la partecipazione a Stoccolma di Almir Ajanović che non è riuscito a placare le ire del team bosniaco nemmeno dopo una lunga missiva di scuse pubbliche.

È proprio questo episodio increscioso e la mancata qualificazione l’ultimo ricordo della Bosnia ed Erzegovina all’interno di un evento che l’ha sempre vista protagonista, ed è anche per questa ragione che va auspicato un ritorno del Paese balcanico in gara, per quanto la difficile situazione finanziaria dell’emittente non permette di immaginarla in un futuro prossimo.

Intanto noi riascoltiamo i brani che hanno accompagnato la partecipazione come Paese indipendente, per le 4 partecipazioni come membro della Jugoslavia le ascolteremo più in là.