Home #ESC2021 Rotterdam 2021 prima serata: dieci per la finale!

Rotterdam 2021 prima serata: dieci per la finale!

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E finalmente ci siamo! I raggi di luce della sigla stanno ancora completando il loro percorso attraverso le “casette” sparse per Rotterdam, e noi siamo già tutti qua in fibrillazione per la prima semifinale. Quali saranno i dieci Paesi che verranno ammessi alla serata finale?

Per ora canta, come da tradizione, Duncan Laurence, il vincitore della passata edizione, e sulle note della sua canzone entrano i quattro presentatori. Qualche minuto per spiegare il regolamento, e iniziamo!

Protagonista delle cartoline è sempre la “casetta” del press center, che di volta in volta viene spostata in diverse località e “arredata” nello stile dei cantanti. Un’idea simpatica e molto originale per rinverdire queste “mini-presentazioni”.

Si parte con i lituani The Roop e la loro “Discotheque”. Superfavoriti dello scorso anno, sono leggermente indietro nelle quote per il 2021, ma questo non impedisce loro di metterci tutta la loro grinta e professionalità. Fedeli al colore giallo per quanto riguarda i vestiti, si muovono su di uno sfondo di proiezioni astratte blu e viola. Il brano è la giusta partenza per la gara, uno di quelli che ti prendono i piedi e ti costringono a ballare, ma con stile e classe. In effetti i due ballerini appaiono a momenti un poco eccessivi nelle mosse, ma l’insieme è ottimo.

Sappiamo che il numero 2 di solito non porta fortuna, ma la slovena Ana Soklič può affrontare la sfida. Sola, in bianco, sullo sfondo della Terra proiettata sullo schermo, affronta la sua “Amen” con la grinta e la voce che ormai conosciamo.

Manizha, rappresentante della Russia, si presenta infagottata in un gigantesco abito tipico che ben definisce la “Russian woman”. Ma sappiamo bene che la canzone è tutto meno che conformista e tradizionale, e infatti la cantante ben presto salta fuori per rivelare una tutina rossa che rivoluziona l’antica idea della donna lavoratrice. Certo, non capendo il testo si perde l’essenza dell’esibizione, e questo potrebbe essere di ostacolo, ma Manizha canta e padroneggia il palco con grinta.

L’esibizione dello svedese Tusse non si discosta di molto da quella del Melodifestivalen: il vestito, seppure leggermente diverso, è sempre rosso, e gli dona molto. Ci sono i ballerini, la coreografia è più o meno la stessa, ma, ci pare, con più vivacità nel finale. Qualche incertezza vocale, più dovuta a emozione che altro: del resto, la canzone ha un significato molto forte per lui.

L’australiana Montaigne, come sappiamo, è costretta a usare il live on tape. La sua vivace “Technicolor” è esaltata dalle tute lucide e dai giochi di luce sullo sfondo. Folgorante il look della cantante, dal “piccolo clown” dello scorso anno a una sorta di aliena pop. Peccato non poter apprezzare la voce dal vivo.

Vasil, per la Macedonia del Nord, inizia la sua “Here I stand” nel buio, fino a che una luce non nasce dal suo petto, diramandosi e dando inizio a una serie di effetti in oro che culminano nella rivelazione di una camicia rifrangente. La voce è indiscutibile, e questo bel brano quasi gospel potrebbe conquistare molti cuori.

Si prosegue con l’Irlanda. Lesley Roy vaga in una specie di foresta virtuale cercando di ritrovare le sue “Maps”. La canzone trasmette molta energia e voglia di ballare, ma ci è sembrato di sentire qualche difficoltà vocale nel ritornello, e troviamo un poco straniante quella corsa statica. Verso la fine, comunque, viene rivelato il trucco.

Cipro è una delle favorite dei fans, ma francamente suona davvero troppo come “Bad romance” di Lady Gaga. Niente da dire, “El diablo” è una canzoncina che resta in mente ed Elena Tsagrinou è certamente una “queen” per vocazione. Solo che tutto appare e suona molto già sentito.

Ed ecco il nostro Tix, il “fidanzato” di Efendi. Dalla Norvegia con la sua “Fallen angel”, e ovviamente si presenta vestito da angelo glamour, con tanto di pelliccia bianca e brillantini. La canzone è molto anni Ottanta, e sinceramente ci piace per questo. Lo staging con i quattro diavoli alati funziona, e francamente vediamo il tutto molto bene.

Arriva ora Albina, per la Croazia, con “Tick-tock”. Classica dance routine con quattro ballerini, vestiti quasi spaziali, brano ballabilissimo, sicuramente gradevole ma che non sappiamo quanto possa distaccarsi dalla media. La parola ai voti.

Il nome di punta di questa edizione sono sicuramente gli Hooverphonic, rafforzati dal ritorno di Gertje, che presentano “The wrong place” per il Belgio. Staging estremamente essenziale, con i componenti della band su pedane e un’atmosfera molto dark. Il pezzo è molto bello, e Gertje sa come cantarlo.

Straordinaria la pettinatura di Eden Alene, in gara per Israele. Solita dance routine con quattro ballerini e proiezioni sullo sfondo, ma il brano e l’esibizione sono forse più convincenti di altri. Cambio d’abito molto sexy, ma non volgare. La vedremmo molto bene in finale.

Meno convincente, secondo noi, il look “anticheggiante” di Roxen, e notiamo incertezze vocali. Molto fumo per simboleggiare l’amnesia, un balletto suggestivo, un brano di classe, ma al momento non sapremmo fare un pronostico.

Ed ecco la “fidanzatina” di Tix, Efendi dall’Azerbaijan. Il look è estremamente provocante, la dance routine la solita, con quattro ballerine. Il brano è dance, ci piacciono i suoni etnici nel ritornello e le proiezioni sullo sfondo. Buona e grintosa esecuzione.

E ora, i Go_A per l’Ucraina con “Shum”. Bello lo staging con gli alberi secchi, bello l’outfit di Kate che richiama il verde della natura. Esecuzione impeccabile. Ma avete notato che quest’anno due delle canzoni musicalmente più “difficili”, quella ucraina e quella russa, sono in lingua originale? Sarà che la musica parla una lingua tutta sua?

Chiude questa prima parte della gara Destiny, che porta la sua “Je me casse” per Malta. Il genere della canzone è indubbiamente fuori dalla media. Dance routine un poco statica, ma la gestualità di Destiny è impagabile. Bellissimi anche i giochi di colore, che fanno molto anni Sessanta. Quanto alla voce, oramai è una sicurezza.

Dopo i recap e lo splendido interval act “The power of water” di Davina Michelle, viene dato lo stop al televoto. Dopo un tutorial francamente dimenticabile su come “non” vincere il concorso e un siparietto di Duncan Laurence, come da tradizione degli ultimi anni tre dei Paesi di diritto in finale vengono presentati al pubblico, con una breve intervista e un estratto della loro canzone. Stasera è il turno della Germania, dei Paesi Bassi e della nostra Italia.

E finalmente abbiamo i risultati: passano in finale Norvegia, Israele, Russia, Azerbaijan, Malta, Lituania, Cipro, Svezia, Belgio e Ucraina.