La prima semifinale è volata velocemente, emozionando anche noi che la aspettavamo da due anni e, va detto, assistere allo spettacolo dal vivo, con un pubblico festante, ha commosso un po’ tutti per quel messaggio implicito del ritorno alla normalità che ha trasmesso.

Così come commovente è stato il ricordo che Ema Stokholma e Saverio Raimondo hanno sentitamente offerto per il Maestro Franco Battiato, riproponendo la sua partecipazione proprio all’Eurovision Song Contest del 1984.

Ma torniamo ad oggi, con la seconda semifinale.

La sigla ha quelle esplosioni di colore che irrompono dal buio, che ci accompagnano sul Palco della Ahoy Arena con un Opening Act a cura del pluripremiato breakdancer Redo accompagnato da Eefje de Visser, che anticipano l’ingresso dei quattro conduttori: Edsilia, Chantal, Jan e Nikkie, che si occuperà della Green Room e degli intermezzi.

A loro è dato il compito di ricordare il regolamento e dare le iniziali anticipazioni sulla scaletta.

A rompere il ghiaccio e ad aprire la competizione è Senhit per San Marino che ha modificato la contestata struttura copricapo che ha mostrato durante le prime prove e durante il Turquoise Carpet, oltre ad aver portato sul palco il secondo statunitense nella storia recente dell’Eurovision, questa volta un nome di grande spessore internazionale: il rapper Flo Rida. Le possibilità di qualificazioni sembrano essere elevate per l’altra italiana in gara.

Arriva sul palco anche Uku Suviste per l’Estonia, con una ballad in totale contrasto con il brano precedente e questo non la fa passare inosservata, come la tempesta che si scatena sugli schermi dietro il cantante che riempie la scena pur non facendo nulla di eccessivo.

L’ironia di Benny Cristo diverte, nonostante una regia un po’ confusionaria che però asseconda i ritmi del brano che mostrano anche le abilità di Benny di ricoprire anche un lato coreografico. E per la Repubblica Ceca c’è bisogno di confermare il trend positivo.

Subito dopo arriva Stefania. Anche lei, come Destiny, ha già partecipato allo Junior Eurovision Song Contest, in rappresentanza dei Paesi Bassi, anche se in questa occasione rappresenta la Grecia. Uno staging che si discosta dai toni mitologici del video, ma che merita molto. Questa è senza dubbio la messa in scena più ambiziosa del concorso di quest’anno, con un uso intelligente della grafica dello schermo verde e ballerini in body verdi in modo che sembrino abiti danzanti senza avere un corpo a riempirli.

Arriva Vincent Bueno, per l’Austria, con il secondo Amen dell’edizione, una ballad potente e ben interpretata in cui non manca di mostrare l’emozione, oltre che la responsabilità di portare almeno una delle due Amen in Finale.

La Polonia ci riprova con un Up-tempo, dopo aver provato il folk moderno delle Tulia nel 2019, senza prendere in considerazione la scelta del 2020. Rafal porta un po’ di pop retro, che ci riporta a fine anni 90, ma che non sfigura in questa edizione ricca di richiami al passato, così come anche il palco che si illumina come una discoteca anni 80. Forse il video sullo sfondo distrae un po’, ma in definitiva non è stata una brutta performance.

Nella breve pausa prima dell’arrivo della prossima esibizione, c’è tempo per un saluto da parte di Molly Sanden, candidata agli Oscar per Husavik, che augura buona fortuna a tutti.

Arriva adesso Natalia Gordienko che canta Sugar per la Moldavia. Un brano ricco di immagini non propriamente edulcorate, anche se l’esibizione limita i riferimenti espliciti che abbiamo invece visto nel video.

L’Islanda porta Daði e i Gagnamagnið che purtroppo non hanno modo di esibirsi dal vivo poiché Jóhann, componente della band di supporto, è risultato positivo al Covid. Per questa ragione, l’esibizone che viene mostrata è quella delle prove, quando il pubblico era composto solo da qualche giornalista, mentre loro sono costretti ad assistere alla serata dall’hotel in cui alloggiano. Sicuramente una bellissima performance, che non avrà problemi a raggiungere la serata finale.

Dalla Serbia arrivano le Hurricane che travolgono il pubblico grazie alla loro verve e alla grinta, oltre a capacità vocali degne di nota, ma che avevamo già potuto apprezzare nel 2016 con Sanja, una delle tre componenti. È l’ultima delle ex repubbliche jugoslave ad essere in gara, chissà se riuscirà a raggiungere la serata finale.

Dalla Georgia arriva Tornike Kipiani con una ballad che ci porta in un mondo differente e l’intelligente uso delle luci accompagna il testo che conta più parole di tutta l’edizione.

Una ballata tipica della terra delle aquile. È questo che mi sembra di ascoltare dalla bella voce di Anxhela Peristeri, che con l’aiuto del vento e degli effetti non fatica a restare impressa con la sua Karma che si candida per un posto in finale.

Dal Portogallo, per la prima volta, arriva un brano in inglese, raffinato ed elegante, anche in questo caso con sonorità decisamente retrò che però risultano contemporanee grazie all’uso della voce del cantante dei The Black Mamba. Anche il suo look ci porta in un altro mondo, fatto di jazz e blues, con un bellissimo assolo di chitarra ad accompagnare, in chiusura, la voce del cantante.

Durante questa seconda pausa abbiamo una breve chiacchierata tra Chantal e Helena Paparizou, vincitrice, per la Grecia, nel 2005.

Victoria era tra le papabili vincitrici nel 2020, con un brano dalle atmosfere sospese, quasi disneyane. Quest’anno le atmosfere sono meno sospese, ma le emozioni appaiono quasi invariate con questa introspezione a cui ci porta il suo brano che ci accompagna verso una ricerca dei luoghi che abbiamo dentro in cui ci sentiamo sicuri.

E dalle sonorità familiari e tranquille portate da Victoria, arriviamo invece nella Dark Side con un po’ di rock che richiama alcune altre band, che che risulta comunque riconoscibile con questo eccesso di grinta e “violenza musicale” che sembra quasi fuori posto tra tanto pop, ma che proprio per questo potrebbe far risaltare ancora di più la band finlandese dei Blind Channel.

Sicuramente riconoscibile è invece lo stile di Samanta Tina, con questo brano interessante ed originale scritto per lei da Aminata. Ma a restare impressi saranno sicuramente i gesti e il balletto con le mani che fa concorrenza a quello dei The Roop e di Destiny. Per lei è una grande soddisfazione essere sul palco dell’Eurovision, dopo averci provato praticamente ogni anno dal 2012, sia per la Lettonia che per la Lituania.

La Svizzera ci porta in un mondo quasi onirico con la voce di Gjon’s Tears e la sua ballad down-tempo che si poggia moltissimo sulla sua voce e sulle sue indubbie capacità interpretative. È sicuramente uno dei papabili vincitori di questa edizione.

Ed improvvisamente grazie a Fyr og Flamme ci ritroviamo direttamente nel 1987, con un brano che non è semplicemente citazionista, ma sembra essere stato scritto proprio in quell’epoca e portato a divertire chi quegli anni non ha potuto viverli. Anche solo per aver risvegliato l’amarcord meritano di essere in finale!

E diamo il via al recap e quindi al televoto, dato che le giurie, ricordiamolo, hanno già votato durante la Jury Rehearsal che va in scena la sera prima del Live televisivo.

In attesa del secondo Recap arriva Ahmad che combina la danza classica con quella contemporanea e movimenti sufi per un balletto, sulle note dell’Adagio di Albinoni, porta un potente messaggio di accettazione delle diversità, affiancato anche da Dez Maarsen e la sua bicicletta.

E durante la pubblicità, va invece in scena un bellissimo racconto con una carrellata dei vincitori, con Duncan nella casetta a rivivere le emozioni della sua vittoria.

Un nuovo recap e arriva il momento, come da tradizione consolidata negli ultimi anni, dei tre dei Paesi finalisti di diritto che vengono presentati al pubblico, con una breve intervista e un estratto della loro canzone.

Stasera è il turno della Francia di Barbara Pravi, del Regno Unito con James Newman e di Blas Cantò per la Spagna.

È arrivato il momento di conoscere i 10 finalisti e l’emozione è palpabile. Sarà che con loro siamo sulle spine anche tutti noi.

Il primo finalista annunciato è L’Albania che continua la scia positiva

il secondo finalista è la Serbia, seguita dalla Bulgaria e dalla Moldavia.

Il quindi finalista ad essere annunciato è il Portogallo che ribalta i pronostici, mentre sesti ad essere annunciati sono gli islandesi dalla loro speciale green room.

Il settimo finalista è la nostra amica Senhit che punta in alto.

Mancano solo 3 Paesi.

Ad arrivare in finale è la Svizzera, seguita dalla Grecia.

Mentre l’ultimo Paese finalista annunciato è la Finlandia, che dimostra che quest’anno le giurie amano il rock sul palco dell’Eurovision!

Durante la conferenza stampa che andrà in scena a breve conosceremo anche il running order della finale.

Intanto, rivediamo la seconda semifinale 😉