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Eurovision 2021: I Måneskin zitti e buoni hanno riportato il microfono di cristallo in Italia!

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Ed eccoci giunti alla serata finale, con tutte le emozioni che assistere ad una nuova edizione, dopo l’annullamento della precedente, ha comportato.

Le winner vibes le sentiamo e pesano, come sempre accade, ma quest’anno sono tanti i fattori che ce le fanno tenere alte.

Intanto, nell’attesa che la serata cominci ascoltiamo il racconto dei nostri commentatori Gabriele Corsi e Cristiano Malgioglio che hanno come ospite anche il nostro Diodato, rappresentante mancato lo scorso anno, ma che ha comunque tenuto alti i nostri colori durante lo speciale “Europe shine a light”.

Da Rotterdam tutto è pronto e si apre con un video in cui Duncan Laurence sogna un ritorno alla condivisione, all’essere tutti insieme. Un invito alla speranza, alla resilienza, alla gioia, messaggio implicitamente trasmesso anche dalla formula della messa in scena che ha visto la presenza del pubblico.

E dopo l’ormai consueta sfilata dei finalisti, in ordine di esibizione, accompagnati da Pieter Gabriel, giovane DJ olandese e da Chantal, Jan ed Edsilia che cantano “Venus”, successo intergenerazionale, mentre a Nikkie Tutorials sono lasciati i momenti di “favolosità”.

A dare inizio a tutti gli effetti al Gran Finale è Elena Tsagrinou, per Cipro e non poteva esserci inizio migliore. Tra paillettes e tentazioni, si parte col fuoco per accendere da subito lo spirito degli spettatori, che ogni anno sono sempre più degli anni precedenti.

Anche Anxhela Peristeri per l’Albania porta in dote paillettes e fascino, per quanto l’esibizione sia totalmente differente rispetto a quella cipriota, decisamente meno pop e più personale.

Con Eden Alene si comincia a ballare senza dimenticare le difficoltà vocali del suo brano, messe in evidenza dalle note più alte di questa edizione.

Subito dopo il palco si riempi dello charme e dell’esperienza degli Hooverphonic, rappresentanti del Belgio, primo gruppo della serata, in una ballad indie, sobria e di gran classe, che non ha bisogno di nulla per restare impressa.

Manizha per la Russia porta messaggi di emancipazione femminile e di voglia di cambiamento. Un messaggio, quello della sua canzone, che sottolinea come ogni donna debba essere ciò che vuole. Lei è la prima concorrente Tajika della storia dell’Eurovision e vederla interagire con un muro di 500 donne di cui è idealmente portavoce, dà grande emozione.

Il tema dell’emancipazione femminile è caro anche a Destiny che con una potente vocalità soul e un brano pop punta molto in alto per Malta.

Dal Portogallo arriva la seconda band, The Black Mamba, che portano una ballad dai sapori blues. Per la prima volta i Paese lusitano porta un brano in inglese che ha premiato, grazie anche all’assolo finale.

La Serbia coinvolge tutti con le Hurricane e la loro “capellografia” che rendono trascinante questo brano che sembra voler essere un tormentone estivo.

Prima di procedere con i restanti 18 artisti in gara, una piccola parentesi a cura di Nikkie Tutorials e dei suoi aneddoti, senza far mancare un saluto da parte di Valentina, campionessa in carica dello Junior Song Contest, che andrà in scena da Parigi il 19 dicembre.

Si riparte con James Newman e la sua trascinante “Embers”, che ricorda come il nostro fuoco interiore non si sia spento e a cui bisogna solo ridare la carica. E lui sa farlo bene, anche se non riesco a vedere questo brano a sinistra sullo schermo durante il voting.

La Grecia, con Stefania, prova a sfruttare a pieno le potenzialità del green screen, mostrando una creatività che altri Paesi non hanno avuto o semplicemente, dimostrando di aver voluto osare, seppur con un brano non troppo incisivo.

All’incisività ci pensa lo svizzero Gjon’s Tears che porta un brano decisamente emozionale, romantico e interpretato con trasporto, anche grazie ad una voce limpida ed impeccabile. Forse, se vogliamo trovare un difetto alla sua esibizione, possiamo dire che i suoi movimenti non sono proprio congeniali. Ma solo se vogliamo cercare il pelo nell’uovo.

Arriva il momento di Daði Freyr & Gagnamagnið, ancora bloccati in hotel ma presenti con le loro ultime prove, sperando non sia penalizzante.

Arriva adesso il romanticismo di Blas Cantó che mostra tutte le sue dote vocali in questa ballad intima, da ascoltare al chiaro di luna, come suggerisce l’oggetto di scena da cui ha deciso di farsi accompagnare: una luna gonfiabile di 6 metri di diametro, che rappresenta il più grande oggetto di scena della storia dell’Eurovision.

Dopo il romanticismo arriva lo zucchero metaforico e allusivo di Natalia Gordienko che ha un’esibizione che racchiude tutti i must dell’edizione: Abito paillettato, neon, 4 ballerini, up-tempo e inoltre, alla fine ci regala un inaspettato Mic Drop.

Arriva il momento del brano più bizzarro dell’intera edizione. Inizialmente percepito come una Joke Entry, ha mostrato le sue potenzialità col tempo, esprimendosi come un perfetto esempio da musical off-Broadway. Tutto sul palco regala gioia, dal suo ukulele alla corista/ballerina vestita da mano che alterna, a seconda dei movimenti coreografici, due messaggi inequivocabili. In questa edizione molti portano la “Hand dance”, ma qui siamo su altri livelli.

Anche in questo caso c’è la sequenza tra due brani con tematiche similari, ma espresse in maniera opposta.

Arrivano i Blind Channel dalla Finlandia con il loro rock a raccontare la loro rabbia.

Dopo le scelte estetiche di tutte le cantanti in gara, colpisce vedere Victoria in un casual, come colpisce la tuta da benzinaia di Manizha. Ma soprattutto sono le atmosfere che richiama ad attirare l’attenzione, sospendendoci da questa materialità a cui la serata ci stava abituando.

La Lituania diverte ancora grazie soprattutto alla capacità di tenere il palco e al bisogno di leggerezza.

E teniamoci stretta questa leggerezza perché il “rumore” ucraino dei Go_A sembra volerci portare in un mondo post apocalittico. Un folk elettronico spinto dalla voce a tratti asettica di Kateryna che si sposa totalmente con le atmosfere raccontate nello staging, al limite di un rito di passaggio ancestrale.

E dopo le capacità alienanti della band ucraina, arriva Barbara Pravi, per la Francia, a portarci in un mondo onirico, sospeso, grazie alla teatralità della sua interpretazione e alla voce che, nel suo utilizzo, richiama la grande tradizione cantautoriale francese che mancava da tanto. Un’esibizione intima e magnetica allo stesso tempo. È lei, apparentemente, il concorrente da battere.

Dopo l’alienazione dalla realtà grazie ai due brani precedenti, arriva Efendi con Mata Hari, che richiama fortemente il brano che avrebbe dovuto portare la scorsa edizione, e riporta la coreografia che ormai da qualche esibizione mancava e, sinceramente, non ne ho sentito la mancanza.

Il Brano che segue parla di addomesticare i propri demoni per essere pienamente se stessi. Un racconto autobiografico portato da Tix per la Norvegia, che è cresciuto con la sindrome di Tourette. Però il brano ha dei riferimenti musicali che sembrano portarla cronologicamente fuori tempo massimo, e non in chiave vintage.

È il momento del padrone di casa, accolto da un boato, dato che la maggior parte del pubblico in sala è olandese. Una storia di resilienza, con parti nella lingua ufficiale del Suriname, di cui Jeangu Maccroy è originario.

È finalmente il nostro turno e i Måneskin si confermano gli animali da palcoscenico che hanno dimostrato di essere da quando hanno raggiunto il successo. Sensualità e Rock insieme, ed una verve che sembra voler contagiare tutti.

Un crescendo anche nelle intensità delle riprese, con Damiano che coinvolge anche il pubblico.

Dati per vincitori dai Bookmakers, loro si divertono sul palco senza sentire, apparentemente, questo peso.

Dopo il Rock dei Måneskin arriva il pop scandinavo di Tusse che però porta anche la storia personale del cantante e il suo uso della scena da cui sembra staccarsi come a simboleggiare una rinascita dal periodo nero.

A chiudere le esibizione è Senhit, accompagnata da Flo Rida. Per lei un brutto spavento durante le Jury Rehearsal: la grande base metallica su cui parte l’esibizione non si è fermata al momento della discesa, rischiando di travolgerli, ma per fortuna, a parte momenti di distrazione, non è successo nulla.

È il momento del Recap: questa edizione è stata davvero bellissima!

Dopo questo prima recap è il momento del primo interval act, con Afrojack, accompagnato da un’orchestra completa e da Wulf, dall’esterno, mentre tornando alla Rotterdam Ahoy Arena, ad accoglierci è Glennis Grace con l’Eurovision Dance Crew, che intona Titanium, di David Guetta.

Dalle storie di Elettra Lamborghini, moglie di Afrojack, abbiamo visto che anche lei è lì in arena e un po’ ho sperato potesse salire sul palco regalando un momento da “twerking queen”

Un altro riassunto delle esibizioni prima del prossimo interval act.

Mentre la RAI è in pubblicità, e durante il collegamneto con i Måneskin, un bel racconto della storia eurovisivo ripercorrendola attraverso alcuni vincitori.

I vincitori del passato vengono celebrati al al ritorno in arena, col secondo Interval Act dat titolo “Rock the Roof” che vede la partecipazione di Måns Zelmeröw, vincitore nel 2015 e da allora quasi sempre presente in ogni edizione, Getty Kaspers con i Teach-In, vincitori per i Paesi Bassi nel 1975, Sandra Kim, unica vincitrice Belga nel 1986, Lenny Kuhr vincitrice olandese nel 1969, Helena Paparizou che ha vinto per la Grecia nel 2005 e i Lordi, vincitori finlandesi nel 2006, in un medley a distanza, sui tetti di alcuni edifici simbolo per la musica olandese.

È la volta di Duncan Laurence, non presente fisicamente in Arena, ma che presenta “Arcade”, con cui ha vinto nel 2019 e “Stars”, sui ultimo singolo.

Bello il countdown con la Eurovision Dance Crew.

Ed eccoci arrivati al momento topico.

Le giurie sono sempre state fin troppo parche che il Rock, tanto che in 65 edizioni è successo solo una volta che abbia vinto un brano che rientra in questo genere. Ma noi incrociamo le dita.

Dopo i saluti di Martin Österdahl, nuovo supervisore esecutivo dell’Eurovision Song Contest, arrivano i primi voti.

La giuria ha rispettato le aspettative, ma siamo comunque quarti, con 206 punti.

Ci sono tutti i voti della giuria e la Top 5 si presenta così:

  1. Svizzera – 267 punti
  2. Francia – 248 punti
  3. Malta – 208 punti
  4. Italia – 206 punti
  5. Islanda – 198 punti

Ma il televoto può ribaltare tutto!

Si comincia come di consueto dal basso.

E sorprendentemente gli ultimi per le giurie hanno ottenuto tutti 0 punti al televoto, portando il Regno Unito a chiudere con un Nul Points che mancava dal 2015, da quando è stata istituita questa nuova forma di votazione.

San Marino non migliora il suo Record, ma ci ha provato e Senhit ne è comunque uscita rafforzata e credibile.

Il televoto regala 318 punti all’Italia. Balziamo in testa con 524 punti.

Malta ottiene 47 punti, Destiny soffre, ma noi restiamo primi…

251 punti per la Francia che non bastano per superare l’Italia.

Quindi è un testa a testa con la Svizzera. Servono 258 punti a Gjon’s Tears per vincere…

Ma non arrivano!

ABBIAMO VINTO!!!