Home #ESC2021 Zitti e buoni. Storia di un folle volo

Zitti e buoni. Storia di un folle volo

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L’Eurovision 2021 si è concluso da poco e abbiamo ancora nel cuore e negli occhi della mente l’euforia e l’emozione della vittoria. I Måneskin sono riusciti dove anche i più grandi non ce l’avevano fatta dal 1990 in poi.

Abbiamo fatto il pieno di riconoscimenti, perché la nostra canzone “Zitti e buoni” ha conquistato la giuria anche dal punto di vista testuale, guadagnandosi anche l’Eurostory Best Lyrics Award per il miglior testo. Ma cosa ha colpito, oltre alla grinta musicale, chi lo ha giudicato il miglior testo del 2021?

Andiamo nel dettaglio ad analizzare il testo di questo brano.

Loro non sanno di che parlo
Vestiti sporchi, fra’, di fango
Giallo di siga’ fra le dita
Io con la siga’, camminando
Scusami, ma ci credo tanto
Che posso fare questo salto
Anche se la strada è in salita
Per questo ora mi sto allenando.

E cosa ci possiamo aspettare da quattro giovani ventenni se non esattamente l’energia dei vent’anni, come recitava proprio un altro brano degli stessi Måneskin? Quasi come un segno premonitore da chi svetta sul tetto d’Europa, i Måneskin ci raccontano una storia. La loro storia, di polvere e sudore. Di fatica fatta sempre tenendo viva e vivace la speranza di quel salto.

E che salto, hanno fatto!

Buonasera, signore e signori
Fuori gli attori
Vi conviene non fare più errori
Vi conviene stare zitti e buoni
Qui la gente è strana tipo spacciatori
Troppe notti stavo chiuso fuori
Mo’ li prendo a calci ‘sti portoni
Sguardo in alto tipo scalatori

Seppure epurata di bad words qui viene fuori tutto il coraggio della autenticità di chi non indossa maschere ed estromette dal discorso chi non ha la stessa autentica veracità. La tenacia di chi ha visto troppe porte, davvero troppe, chiuse in faccia. Ricorda tanto gli inizi modesti del gruppo che suonava per strada e che già dimostrava il loro valore.

Ora li prendono a calci i portoni, sgomitano senza insolenza, ma con l’ardore e il coraggio di chi ormai può fare il salto della vita. Hanno guardato dal basso la vetta, e ce l’hanno fatta, l’hanno raggiunta. Come vette altissime ha raggiunto il nostro orgoglio italiano. È incredibile quanto questo testo sia stato premonitore!

Quindi scusa, mamma, se sto sempre fuori, ma
Sono fuori di testa, ma diverso da loro
E tu sei fuori di testa, ma diversa da loro
Siamo fuori di testa, ma diversi da loro
Siamo fuori di testa, ma diversi da loro

Ed è un voler prendere le distanze che ha il carattere della giustezza interiore, che non ha nulla a che fare con la puzza sotto il naso di chi vuole prevaricare, tutt’altro. È il coraggio di essere diversi dalla massa. E come abbiamo visto, sono davvero un altro pianeta, questi ragazzi. Puliti e veraci. È un essere diversi non in un senso elitario, ma di distanza dalla omologazione. C’è veramente tutto il gusto giovanile della vita presa a morsi!

Io ho scritto pagine e pagine
Ho visto sale poi lacrime
Questi uomini in macchina
E non scalare le rapide

Qui c’è tutta la sofferenza di una gavetta di rifiuti ripetuti, di tristezza e sconforto anche. Di ragazzi nati dal basso che guardano con un po’ di normale invidia chi ce l’ha fatta. Ma non mollano.

Ho scritto sopra una lapide
“In casa mia non c’è Dio”
Ma se trovi il senso del tempo
Risalirai dal tuo oblio
E non c’è vento che fermi
La naturale potenza
Dal punto giusto di vista
Del vento senti l’ebbrezza
Con ali in cera alla schiena
Ricercherò quell’altezza
Se vuoi fermarmi, ritenta
Prova a tagliarmi la testa
Perché
Sono fuori di testa

Questa hybris, questa volontà di potenza la lasciamo definire proprio a loro:

“La nostra non è una rabbia nei confronti di qualcuno, ma un’ira che smuove, che crea le rivoluzioni, un’ira catartica rivolta alle oppressioni e agli oppressori, che porta a sfogarsi e a ribellarsi verso tutto ciò che ti fa sentire sbagliato e che, come risultato, porta a una rinascita e a un cambiamento.”.

Come novelli Dedalo e Icaro hanno preparato, nei momenti di sconforto, ali di cera e le hanno sempre più perfezionate, a suon di sacrifici. Hanno cercato il vento giusto, come i surfer aspettano l’onda perfetta. E hanno trovato il momento giusto per scaraventare il banco, per rivoluzionare il palco di Sanremo, dove hanno portato proprio un vento nuovo. E da ottimi visionari non si sono fermati. Su un altro palco, quello eurovisivo, hanno dimostrato che anche in giovane età si può avere tanto da dire.

Parla, la gente purtroppo parla
Non sa di che cosa parla
Tu portami dove sto a galla
Che qui mi manca l’aria
Parla, la gente purtroppo parla
Non sa di che cosa parla
Tu portami dove sto a galla
Che qui mi manca l’aria

I Måneskin hanno predetto il loro destino. Hanno smentito la visione “sesso droga e rock’n’roll” e hanno portato un’immagine energica ma pulita, di una musica fatta con passione. Hanno lasciato parlare la gente, allontanando da loro tutti i sospetti e le malelingue.

Auguriamo loro di rimanere a galla per più tempo possibile, perché danno un’immagine della musica italiana in continua evoluzione e non stereotipata. Grazie Måneskin!

Rossella Vitucci