Cronaca della seconda serataCronaca della seconda serata

Ed eccoci anche oggi con la cronaca della seconda serata.

La prima semifinale ha ottenuto dati insperati come termini d’ascolto e di gradimento, per quanto non siano mancate le solite polemiche nate nella piccola bolla di eurofan internauti che continuano a voler oscurare la luce che questa edizione sta diffondendo, riuscendo in alcuni casi anche a indispettire il nostro rappresentante Mahmood che si è detto incredulo.

L’anteprima, condotta da Gabriele Corsi, Cristiano Malgioglio e Carolina di Domenico, è servita ancora una volta a fare da apripista all’evento della stagione, ottenendo anche in questo caso un ottimo risultato d’ascolto, per quanto in calo rispetto a martedì: probabilmente i commenti dei tre non hanno convinto, lasciando per strada quasi un milione di telespettatori e oltre un punto di share, mentre l’evento in sé è crescito, per quanto solo di 30 mila spettatori e di 0.65% di share, ma va detto che in questo caso noi italiani non eravamo chiamati in causa e quindi il risultato sembra ancor più soddisfacente, dato che negli anni scorsi la semifinale in cui non votavamo perdeva tanto rispetto all’altra.

Sempre perfetti i nostri padroni di casa, che hanno preso maggiore confidenza con tutto il meccanismo e hanno dimostrato che non serve essere dei robot per essere professionali e che anche lasciando trapelare le nostre emozioni lo spettacolo mantiene quell’allure di istituzionalità che gli è dovuto.

La scaletta della serata ha visto 18 Paesi contendersi gli ultimi 10 posti per la finale ed è stata la seguente:

1. Finlandia – The Rasmus – “Jezebel”

2. Israele – Michael Ben David – “I.M”

3. Serbia – Konstrakta – “In corpore sano”

4. Azerbaijan – Nadir Rustamli – “Fade to Black”

5. Georgia – Circus Mircus – “Lock Me In”

6. Malta – Emma Muscat – “I Am What I Am”

7. San Marino – Achille Lauro – “Stripper”

8. Australia – Sheldon Riley – “Not the Same”

9. Cipro – Andromache – “Ela”

10. Irlanda – Brooke – “That’s Rich”

11. Macedonia del Nord – Andrea – “Circles”

12. Estonia – Stefan – “Hope”

13. Romania – WRS – “Llámame”

14. Polonia – Ochman – “River”

15. Montenegro – Vladana – “Breathe”

16. Belgio – Jérémie Makiese – “Miss You”

17. Svezia – Cornelia Jakobs – “Hold Me Closer”

18. Repubblica Ceca – We Are Domi – “Lights Off”.

La seconda semifinale è aperta da Alessandro Cattelan che, in linea con le altre edizioni, da bravo padrone di casa, contribuisce con la sua professionalità a rendere unico lo spettacolo.

In altre occasioni abbiamo ascoltato i presentatori cantare, in questo caso lui ha evitato, per quanto sappia farlo, per dare vita ad uno stacchetto auto-ironico sull’arte dell’arrangiarsi tutta italiana, che tanto mi aveva terrorizzato leggendo il tema, ma che è stata invece una simpatica scenetta dal titolo “The italian way” partito dietro le quinte e giunto sul palcoscenico con un Alessandro che si improvvisa showman e ballerino, solo aprendo le braccia a tempo e camminando con sicumera.

Al termine dell’opening act viene raggiunto sul palco dai suoi compagni d’avventura e, dopo la breve illustrazione del regolamento, prende il via lo show!

Le cartoline che anticipano le esibizioni sono state girate in 40 siti di interesse turistico, storico, culturale o naturalistico in ogni regione d’Italia, con l’aggiunta, in post produzione, dei cantanti protagonisti.

Questo lo abbiamo già detto, ma è bene ribadirlo perché ben 15 di queste non le rivedremo in finale, anche se si aggiungeranno le 5 girate con i finalisti di diritto.

Finlandia

A rompere il ghiaccio è la Finlandia che ha visto una selezione nazionale interessante conclusasi con la vittoria dei The Rasmus e la loro “Jezebel”, che portano sul palco una esibizione in pieno stile anni zero, riprendendo quel pop-rock che li rese famosi proprio in quel periodo, facendoli esplodere a livello internazionale, anche da noi tra le altre cose.

Un’apertura che richiama alla mente IT, il pagliaccio ballerino e mortale nato dalla penna di Stephen King, ma poi i 3 minuti esplodono in un’incontenibile energia.

Sicuramente la maniera più giusta per aprire la serata.

Israele

A seguire c’è l’inno alla celebrazione di sé portata da Michael Ben-David per Israele, con “I.M”. anche lui vincitore della selezione nazionale israeliana, in realtà un po’ a sorpresa.

Il brano è urban-pop, ma figlio, nemmeno troppo segreto, della cultura “drag” esplosa negli ultimi anni grazie allo show dal successo planetario “Ru Paul’s Drag Race” e a “Pose”.

Sicuramente lui è un ottimo performer, e non sarà l’unico della serata, ma il brano lascia molto a desiderare.

Sa fare spettacolo, questo è indubbio, e prova a farlo anche fuori dai suoi 3 minuti, intrufolandosi in un momento dedicato ai tre conduttori e circuendo Cattelan, stampandogli poi un bacio sulla guancia.

Nulla che non ci avesse già mostrato durante il turquoise carpet a dire il vero.

Serbia

È arrivato il momento della Serbia, che è tra le più attese della serata.

Vincitrice, anche lei, della selezione nazionale, Konstrakta porta “In Corpore Sano” sul palco eurovisivo e lo fa come una performance a cavallo tra l’arte di Marina Abramovich e il teatro dell’assurdo.

Il testo è di quelli impegnati, con una satira sociale non di poco conto, che colpisce il sistema sanitario serbo ma attraverso la salute mentale degli artisti.

Un tema difficile ma portato in scena con un ritornello tormentone su cui tutto il pubblico ha applaudito accompagnandola.

Azerbaigian

Sicuramente una delle migliori esibizioni della serata, checché se ne voglia dire. Dall’Azerbaigian arriva Nadir Rustamli, fresco vincitore di The Voice, ma scelto internamente.

La sua “Fade to Black” è una ballad che passa da toni confidenziali ad aperture epiche, grazie ad una interessante messa in scena.

Ha però un grave difetto: non decolla. A me che scrivo appare come datata e melodrammatica, per quanto meno di altre.

Io resto dell’idea che una bella voce, e la sua è tra le migliori dell’edizione, non sia sufficiente per rendere bella anche una canzone.

Per quanto qui il pacchetto sia quasi completo. Sicuramente fa il suo e, per quanto non mi faccia impazzire, intuisco che abbia tutte le possibilità di colpire pubblico e giurie.

Georgia

È in arrivo uno dei gruppi più misteriosi dell’edizione. Dalla Georgia i Circus Mircus, selezionati internamente, propongono “Lock me in”.

Un brano elettronico dall’arrangiamento un po’ contorto, con un look da freak, che un po’, si è capito, è la loro cifra stilistica.

Ex circensi avvezzi al fare spettacolo, sono riusciti a portare un tormentone trapanante che però non disturba.

Proprio per questo credo che purtroppo non ce l’avrebbero fatta comunque nemmeno con altre circostanze.

Malta

Il primo nome noto in Italia, prima che nel Paese che rappresenta, è quello di Emma Muscat, trionfatrice della selezione maltese.

Durante la selezione il pubblico e le giurie maltesi la premiarono per il brano “Out of sight” a febbraio. Ma le fredde reazioni degli eurofan spinsero la delegazione verso una variazione, cosa non nuova in casa maltese.

Ne è venuta fuori “I am what I am”. Un brano in pieno stile Hannah Montana, interpretato con l’ingenua sensualità di Ariana Grande, ma con messaggi da oratorio.

Eppure quando era ad Amici, nel 2018, è stata ad un passo dal diventare una nuova stella della nostra musica. Ha il sogno di calcare il palco di Sanremo, sicuramente ci riuscirà, sperando con qualcosa di più maturo.

È il primo momento di pausa e mentre la RAI manda in onda la pubblicità, sul canale internazionale, ad esempio lo streaming di YouTube, vede andare in scena un omaggio al Festival di Sanremo, a tutti gli effetti “padre putativo” dell’evento.

San Marino

Dal dovuto omaggio al nostro festival nazionale, vissuto dagli eurofan come la nostra selezione nazionale, per quanto ufficialmente non sia così, si passa ad uno degli indiscussi protagonisti delle ultime 4 edizioni: Achille Lauro.

Una partecipazione che è stata fortemente desiderata da lui, tanto che, nonostante avesse proposto un suo brano per Sanremo, aveva fatto lo stesso anche per la selezione nazionale di San Marino.

Dal suo debutto, 10 anni fa, ne ha fatta di strada, innovando generi e sperimentando, facendo della provocazione un suo cavallo vincente.

Restando sulla cresta dell’onda negli ultimi anni, senza temere di essere oscurato. Partecipando per la selezione nazionale sammarinese dimostra che il desiderio di essere su quel palco è davvero fortissimo e con “Stripper” sbaraglia gli altri concorrenti.

Mette in scena un’esibizione davvero fenomenale, che infiamma tutta l’arena con un brano che segue la scia di rock-citazionista a cui ci ha abituato, questa volta citazioni anche extramusicali, come il toro meccanico che cavalca durante la sua prova e che richiama chiaramente “Urban Cowboy”, film cult di cui, in un certo senso riprende anche il look, caricandolo però con le sue provocazioni che, come ho già detto, da noi rappresentano un cavallo vincente, ma in ottica eurovisiva invece si è rivelato un cavallo di Troia dato che il pubblico dell’evento è avvezzo a questo tipo di staging, così come lo sono anche le giurie.

E lui, che rappresenta una novità sulla scena italiana, non ha saputo aprirsi un varco per poter sfondare anche in Europa.

Australia

Altra selezione nazionale, ma questa volta si torna alle ballatone cantata a tutta voce. Dall’Australia arriva Sheldon Riley con “Not the same”.

Lui partecipò a The Voice qualche anno fa e da quel momento ha saputo conquistare un suo pubblico con la sua voce, con l’intensità delle sue interpretazioni e, importante dirlo, con le cover! In questo caso invece si tratta di un inedito e sembra tutto caricato troppo.

Il brano è troppo gigione e con testo banalotto, la voce c’è ma viene fuori troppo e l’interpretazione è talmente esagerata che fa venire in mente un melodramma ottocentesco o una sceneggiata napoletana.

Tutti ingredienti per obnubilare il giudizio e distogliere lo sguardo dall’inconsistenza del brano in sé.

Cipro

Sempre sulla scia delle sensazioni partenopee, arriva Cipro che con Andromache, selezionata internamente, e il brano “Ela” si pone a metà strada tra le rimembranze neomelodiche (un po’ come per Ana Mena a Sanremo) e un pop “ancheggiabile”.

Nel video ufficiale aveva dato altre sensazioni: un richiamo a quel capolavoro che è “Picnic ad Hangign Rock” di Weir e soprattutto atmosfere oniriche che nascevano dalla sua voce.

Dal vivo invece la voce non c’era, lei è stata messa all’interno di una conchiglia, quasi a voler richiamare “La nascita di Venere” di Botticelli, ma con intenzioni meno nobili, dato che ammicca da reginetta.

Posso dire la delusione più grande della serata.

Irlanda

Dall’Irlanda invece arriva Brooke, che con “That’s rich” ha vinto la selezione nazionale. Il brano di per sé non è malvagio, lei ha grinta e prova a riempire il palco.

Però non riesce a superare la sua inesperienza e alla fine dell’esibizioni si è già mentalmente pronti a ciò che verrà dopo, senza che abbia lasciato nulla.

Ed è un peccato. Leggendo alcuni resoconti delle prove avevo quasi sperato che potesse riuscire a fare il colpaccio, perché in fondo provo tenerezza verso il Paese più vincente di tutti ma che da anni non ne ingrana una.

Macedonia del Nord

Un’altra voce femminile arriva dalla Macedonia del Nord, altra vincitrice di selezione nazionale. Andrea con “Circles” propone soprattutto la sua voce, riconoscibile e interessante, ma nulla di più e come il brano che l’ha preceduta anche lei si perde dopo l’esibizione senza lasciare nulla all’ascolto.

Estonia

Dall’Estonia arriva un interessante Western Country che non ti aspetti. Stefan con “Hope” ha vinto la sua selezione nazionale e ha conquistato il pubblico con il suo modo di fare, la sua voce e uno stile un po’ distante dal paese che rappresenta.

Ascoltandolo non possono non venire alla mente i western di Sergio Leone o le musiche (a dire il vero di tutt’altro livello) di Morricone. Ma porta a casa il risultato e se lo merita.

Mentre la RAI manda la pubblicità in arena si consuma un momento “Fontana di Trevi”, tra richiami cinematografici e turistici.

Romania

Tornati alla gara sul palco arriva WRS dalla Romania, che ha sbaragliato la concorrenza della selezione nazionale con “Llámame”.

Musica latina, un ritonello in spagnolo, una camicia da flamenco. Lui ex ballerino. Il tormentone è servito, Cristiano Malgioglio ha dichiarato settimane fa che lo ama e che vuole duettare con WRS su questo brano.

Ma per me dovrebbe restare qui, ad una sola esibizione… come sono lontano dai gusti del pubblico in genere a volte…

Polonia

L’arena, che con il rumeno si era trasformata in una sala da flamenco, si ricompone e torna ad accogliere un momento intimo raccontato dalla voce solida, sicura, ricca di pathos, di Ochman, rappresentante polacco che con “River” ha vinto la sua selezione nazionale.

Il brano sembra trasudare retorica, ma al contrario di altre ballate presentate durante la serata la sua bella voce sa valorizzare anche il brano che non appare datato, caricato o noioso. Lui è davvero bravo!

Montenegro

Il Montenegro ha scelto la sua rappresentante con una selezione interna e sembra voler richiamare il connubio che ha portato la Macedonia del Nord, nel 2019, a vincere per le giurie.

Una power ballad, “Breath”, cantata da una bellissima voce, quella di Vladana, che ne traccia un’interpretazione intensa. Eppure qualcosa non decolla.

Sembra quasi ostica all’ascolto e, anche se ci ha inserito un inserto in italiano non mi colpisce come aveva fatto la versione studio.

Belgio

Anche il Belgio si affida alla selezione interna puntando su Jérémie Makiese e la sua “Miss You”.

Sano pop-soul annacquato che però dopo una lunga serie di ballatone risveglia un po’ tutti. Non gli si può dire nulla.

Se ascoltato singolarmente non è eccezionale, magari con un altro running order non sarebbe spiccato, ma in questo modo risalta eccome.

Svezia

Arriva il momento della probabile vincitrice della serata. Cornelia Jakobs con “Hold me closer” si è guadagnata il biglietto per Torino vincendo la selezione nazionale più seguita dai fan: il Melodifestivalen svedese.

Un inizio che richiama alla mente un po’ le atmosfere di Lana Del Rey, per quanto Cornelia abbia una carriera più longeva di quella della collega americana.

Ma dopo un inizio che riporta al “pop-noir” sembra tuffarsi negli anni ’90, con un pop di chiara scuola svedese supportato dalle grandi qualità di quest’interprete che sa tirare fuori un’ottima performance da un brano che, fosse stato portato da qualunque altro Paese, probabilmente sarebbe rimasto al palo.

Repubblica Ceca

La gara è chiusa dalla Repubblica Ceca che, a dicembre, ha visto la sua selezione nazionale, la prima della stagione, vinta dal trio “We are Domi” con “Light off”.

Un elettro-pop con richiami anni ’90, qualche originalità, come la chitarra suonata con l’archetto e finalmente una ritrovata forma vocale da parte della cantante.

Interval Act

Chiusa la gara, si apre il televoto e parte anche il primo recap della serata. Ed è il momento dell’interval act che vede protagonisti Mika e Laura Pausini che duettano sulle note di “Fragile” di Sting che si masha con “People have the power” di Patti Smith, coadiuvati dai giovani musicisti del Conservatorio Giuseppe verdi di Torino.

Sicuramente un bel momento.

Il Volo

L’Interval Act prosegue con l’esibizione, inusuale, de Il Volo. Inusuale perché abbiamo sul palco Piero ed Ignazio, mentre Gianluca è sugli schermi con un collegamento da remoto in quanto positivo al Covid.

Presentano la versione internazionale del successo eurovisivo “Grande Amore” col titolo “You are my everything”. Francamente avrei preferito ascoltarla in italiano.

I BIG 5

Segue una breve presentazione dei Big5 con diritto di voto in questa semifinale: Chanel che con la sua “SloMo” punta a riportare in alto la Spagna dopo anni deludenti; Sam Ryder, attualmente secondo per gli odds, che ha lo stesso compito, soprattutto dopo il nul point dello scorso anno, con “Space man” per il Regno Unito; Malik, trionfatore della selezione tedesca con “Rockstars”.

Intanto ascoltiamo un minuto delle loro esibizioni che però saranno in gara solo durante la Finale di sabato. Ecco finalmente gli esiti di questa ricca serata.

I risultati

Il primo Paese ad essere annunciato è il Belgio, poi la Repubblica Ceca, l’Azerbaigian, la Polonia, la Finlandia, l’Estonia, l’Australia, la Svezia, la Romania e per ultima la Serbia.

L’ordine di gara per la finale

Durante la conferenza stampa post show sono stati estratti dai finalisti i bussolotti su cui viene completato l’allocamento dei paesi vincitori della semifinale nella griglia della serata finale e abbiamo così il running order di sabato che è il seguente:

1. Repubblica Ceca

2. Romania

3. Portogallo

4. Finlandia

5. Svizzera

6. Francia

7. Norvegia

8. Armenia

9. Italia

10. Spagna

11. Paesi Bassi

12. Ucraina

13. Germania

14. Lituania

15. Azerbaigian

16. Belgio

17. Grecia

18. Islanda

19. Moldavia

20. Svezia

21. Australia

22. Regno Unito

23. Polonia

24. Serbia

25. Estonia

Ho già sottolineato i dati d’ascolto, decisamente importanti… adesso voglio però soffermarmi su un altro aspetto che evidenzia il successo di questa edizione: il trend topic su Twitter.

Per l’hashtag #eurovision sono stati registrati 488 mila tweet, meno rispetto alla prima semifinale, che ne ha registrati 556 mila, ma in questo caso senza che noi avessimo la possibilità di votare.

Per l’hashtag #escita c’è stato un raddoppiamento rispetto allo scorso anno, anche se in calo rispetto alla prima semifinale.

Con oltre 627 mila tweet, sommando gli hashtag ufficiali, senza contare quelli dei singoli partecipanti. E questo solo sul territorio italiano.

Ci vediamo per la finale di Sabato!