Cala il sipario sull'edizione più tormentata degli ultimi anniCala il sipario sull’edizione più tormentata degli ultimi anni

Cala il sipario sull’edizione più tormentata degli ultimi anni, tra le polemiche nate prima degli show, prima per un motivo, poi per un altro.

Sempre con l’intento di screditare l’organizzazione per chissà quale recondita motivazione (nemmeno troppo oscura in realtà).

Ma alla fine lo spettacolo è stato eccezionale, un gradino sopra altri, con qualche pecca in alcuni momenti ma è stato un successo innegabile e i numeri parlano chiaro.

Grandi ascolti

Gli ascolti sono stati in linea con gli altri eventi, raggiungendo un picco di quasi 8 milioni di spettatori e uno share in chiusura che supera il 60% di chi era davanti alla TV.

Un dato significativo dato che per anni la televisione italiana si era “dimenticata” dell’evento e la speranza che il trend sia in salita riportando la manifestazione al centro della stagione.

Quando siamo tornati in gara, nel 2011, la serata finale toccò una media di appena il 6,43% di share su Rai2.

Nel 2015 fu spostato su Rai1 grazie al grande hype attorno alla partecipazione de Il Volo, che erano dati come favoriti alla vittoria e il cambio di rete portò nuovo pubblico facendo fare allo show un salto in avanti per numero di spettatori (passando da 1,7 milioni del 2014 a 3,3 del 2015) ma soprattutto in termini di share, che passò dall’8,77 dell’edizione con Emma al 16,35 della prima finale proposta dalla rete ammiraglia.

Rispetto allo scorso anno l’interesse attorno all’evento è cresciuto, complice l’organizzazione interna ma, soprattutto, il fatto che la RAI abbia cominciato a trattare l’Eurovision Song Contest con i giusti riguardi e questo si è tradotto con una platea media di quasi 6,6 milioni di spettatori e uno share del 41,93%.

Numeri impensabili in quest’epoca, con la frammentazione delle proposte tra digitali e piattaforme streaming che offrono agli spettatori possibilità di scelta infinite.

L’Eurovision ha conquistato anche l’Italia. Soprattutto i giovanissimi, con un target che è stato rilevato al 53% tra quelli che guardavano la TV ieri sera.

Come sempre la serata è anticipata dall’anteprima condotta da Cristiano Malgioglio, Gabriele Corsi e Carolina di Domenico, ma personalmente, soprattutto per la finale, ho optato alla visione priva di commenti, e di interruzioni pubblicitarie, poiché spesso ciò che viene offerto durante le interruzioni pubblicitarie vale la visione.

Si inizia

Quando si arriva all’apertura della serata, dopo il Te Deum, siamo accolti dai Rockin’ 1000 che suonano “Give peace a change”, prima di passare a Laura Pausini che presenta un medley di suoi successi (“Benvenuto”, “Io canto”, “La solitudine”, “Le cose che non sai” e “Scatola”) in 5 lingue diverse (Italiano, spagnolo, francese, inglese e portoghese) e con 5 look differenti, cambiando abito e colore ad ogni brano, dimostrando il suo essere internazionale e dando prova del fatto che la scelta della RAI di puntare su di lei non è stata casuale.

Flag Parade

Appena concluso l’Opening Act è la volta della Flag Parade che presenta tutti i protagonisti della serata in ordine di uscita:

  1. Repubblica Ceca – We Are Domi – Lights off
  2. Romania – WRS – Llámame
  3. Portogallo – Maro – Saudade, saudade
  4. Finlandia – The Rasmus – Jezebel
  5. Svizzera – Marius Bear – Boys do cry
  6. Francia – Alvan & Ahez – Fulenn
  7. Norvegia – Subwoolfer – Give that wolf a banana
  8. Armenia – Rosa Linn – Snap
  9. Italia – Mahmood & Blanco – Brividi
  10. Spagna – Chanel – SloMo
  11. Paesi Bassi – S10 – De diepte
  12. Ucraina – Kalush Orchestra – Stefania
  13. Germania – Malik Harris – Rockstars
  14. Lituania – Monika Liu – Sentimentai
  15. Azerbaijan – Nadir Rustamli – Fade to black
  16. Belgio – Jérémie Makiese – Miss you
  17. Grecia – Amanda Georgiadi Tenfjord – Die together
  18. Islanda – Systur – Með hækkandi sól
  19. Moldavia – Zdob și Zdub & Advahov Brothers – Trenulețul
  20. Svezia – Cornelia Jakobs – Hold me closer
  21. Australia – Sheldon Riley – Not the same
  22. Regno Unito – Sam Ryder – Space man
  23. Polonia – Ochman – River
  24. Serbia – Konstrakta – In corpore sano
  25. Estonia – Stefan – Hope

Dopo i saluti di rito e la spiegazione del meccanismo di voto, si parte con lo spettacolo e si comincia subito in maniera energica.

Repubblica Ceca

La Repubblica Ceca è stata l’ultima ad esibirsi nella sua semifinale e la prima in finale. Aprire con loro è una scelta azzeccatissima perché si parte col botto, galvanizzando da subito il pubblico in arena, facendo sentire tutti già partecipi di ciò che si va ad assistere e, dal punto di vista televisivo, un modo per mostrare tutte le potenzialità scenografiche dell’impianto luci.

L’esibizione funziona benissimo e Dominika è sempre più sicura di sé.

Romania

Si procede con un altro brano coinvolgente, ma per un target completamente diverso. Arriva infatti la Romania.

L’arena lo accoglie con fragore e lo accompagna nel ritornello. Sicuramente non è lì per vincere, ma già in fatto di aver riportato la Romania in finale è un ottimo risultato per l’ex ballerino che ha comunque regalato al pubblico un’ottima performance, nonostante le incertezze vocali.

Portogallo

Dopo 2 momenti così coinvolgenti dal punto di vista “fisico”, si passa al coinvolgimento emotivo. Il Portogallo con Maro punta proprio su questo e infatti vediamo Maro sul palco secondario, circondata dalle sue coriste (tutte ex concorrenti del Festival da Canção).

Un brano che è cresciuto nelle intenzioni con l’ascolto e, se prima era un bel brano degno della finale, adesso è capace di riportare alla mente ricordi nostalgici che fanno sempre bene al cuore.

Finlandia

Dalla quarta esibizione comincia l’alternanza tra ballate e pezzi un po’ più movimentati, senza pensare ai generi. Tocca infatti alla Finlandia smuovere l’atmosfera che aveva catalizzato il pubblico.

Con l’energia del pezzo, nostalgica anche questa dato che ci riporta ad almeno dieci anni fa, il pubblico torna a saltare, ma è probabile che sia anche per la forza emotiva del vivere l’evento live.

Svizzera

La Svizzera torna a immergere l’arena in un’atmosfera più sognante grazie alla voce di Marius Bear.

Il brano è supportato solo dalle qualità vocali del cantante, ci immerge in un mondo che sembra quello prenatalizio in cui tutti proviamo ad essere più buoni ed empatici. Ma il pubblico, soprattutto quello televotante, manca e lo vedremo più avanti.

Francia

La Francia porta sul palco un rito pagano a tutti gli effetti. Luci verdi, fuoco, gesti e vocalizzi evocativi. Un mix tra elettronica e tradizione che a tutti gli effetti spiazza e non lascia prestabilire cosa possa succedere a livello di classifica.

Ma a tutti gli effetti lo spettacolo è servito, anche più rispetto all’epicità di “Voilà” lo scorso anno.

Norvegia

L’alternarsi tra ballate e brani movimentati viene interrotta, complice l’estrazione della metà in cui esibirsi. Infatti dopo il grande ritmo del brano francese, arriva la Norvegia.

Oppure la Luna, come il loro banner per il televoto ricorda. Una finta “Joke Entry” costruita alla perfezione, con una produzione impeccabile e uno show confezionato in maniera ottimale con una coreografia virale, come anche il look.

Magari non conquisterà le giurie ma do per scontato un ottimo risultato da parte del pubblico.

Armenia

L’Armenia ha una brava interprete, una importante messa in scena ma, soprattutto, una posizione sfavorevole, schiacciata tra due brani sicuramente di maggior impatto rispetto al suo.

Il richiamo ad una produzione musicale di qualche anno fa, su tutti mi vengono in mente il Lumineers, potrebbe risvegliare ricordi e voglia di votarla, ma per me è buona come sottofondo di un telefilm adolescenziale o di uno spot della Mulino Bianco con la famiglia perfetta e felice.

Prima della nostra esibizione c’è l’interruzione pubblicitaria per le TV nazionali, e per permettere di smontare la cameretta di Rosa Linn.

Mentre per chi guarda senza commento parte un video montaggio con i momenti più belli della prima semifinale.

Italia

Tocca finalmente a noi.

I padroni di casa non hanno mai vita facile. Nelle ultime edizioni sono stati relegati nelle ultime posizioni in classifica anche con brani di eccellete fattura e qualitativamente alti come ad esempio successe al Portogallo nel 2018.

Questo per varie ragioni, tra le quali una sorta di desiderio del andare oltre andando in un nuovo Paese per l’edizione successiva.

Ma a questo si va ad aggiungere il timore che le polemiche accese nei giorni prima dello show, soprattutto da alcuni blog che hanno avuto il dente avvelenato per l’assenza di accrediti, possa poi tradursi con la decisione delle giurie di non premiare la Host Entry.

Al televoto in genere l’Italia ha uno zoccolo duro, ma anche per il pubblico vale il discorso legato alla voglia di cambiamento.

Sicuramente l’emozione che il brano suscita resta immutata anche al netto di qualche imprecisione vocale, ma la parte importante è che durante la serata dedicata alla giurie la loro esibizione sia stata perfetta.

Spagna

È il momento di una delle possibili vincitrici, stando al giudizio di molti.

La Spagna porta un’artista a tutto tondo, ottima interprete di musical, ballerina, attrice, bellissima e performer eccezionale. Questo va riconosciuto a Chanel.

Nello staging sono presenti vari cliché eurovisivi e questo potrebbe portarla a conquistare sia le giurie che il pubblico.

Personalmente non sono un grande estimatore del brano in sé, ma l’esibizione è perfetta e senza sbavature ed è talmente forte visivamente che sarà senza dubbi il miglior risultato per la Spagna dopo molti anni.

Per mesi non mi ha fatto nemmeno muovere il piedino, ma ieri, durante il suo momento, mi sono sentito anche io pervadere dalla gioia di sentirla, pur restando fermo sul mio giudizio per il brano.

Paesi Bassi

Si torna ad atmosfere più oniriche. I Paesi Bassi portano un’interprete di classe, provano a colpire con la loro lingua nazionale, come non facevano dal 2010, solo che in quell’occasione si ha più l’idea che si trattasse di una presa in giro.

Un’esibizione intima, semplice, evocativa e fortemente emozionante. Sicuramente da applauso sentito e convinto.

Ucraina

Sul palco arriva l’Ucraina, designata come vincente da tutti. Vorrei spezzare una lancia in favore del brano. Sicuramente la vittoria sarà spinta dalla situazione interna vissuta dal Paese e dal desiderio di dare supporto, in questo caso emotivo, al popolo ucraino.

Ma…  Stefania è un brano qualitativamente alto, una canzone di classe, un ibrido tra il folk e una sonorità più moderna, in questo caso il rap, messa in scena in maniera superba, coerente con ciò che ha portato l’Ucraina ad essere apprezzata sempre dal pubblico eurovisivo, tanto che è l’unico Paese ad avere il 100% di qualificazioni.

Purtroppo l’idea che possa vincere solo per una questione compassionevole porta ad oscurare tutte le qualità che il brano ha. Sicuramente in altre circostanze non starebbe gareggiando per la vittoria, ma per un buon piazzamento in top10 sicuramente sì.

Il problema vero è dato alla fine dell’esibizione, quando il cantante prima di lasciare il palco si lascia andare ad un appello politico: “Aiutate il popolo ucraino, aiutata Mariupol”, che sarebbe sanzionabile anche con la squalifica secondo le regole della manifestazione.

Germania

È il momento dell’unica Big5 che non sembra si sia impegnata troppo quest’anno. Il brano che viene presentato dalla Germania è molto personale, merita rispetto nell’esibizione e nell’interpretazione, che è sicuramente buona, però è priva di appeal, ci fa sentire vicini a chi canta, non coinvolti.

Purtroppo non sarà questo l’anno in cui la Germania lascerà la Bottom5.

Lituania

La Lituania arriva portando classe ed atmosfere retrò. La posizione nel running order non la fa risaltare come sarebbe stato possibile con un’estrazione differente, complice il fatto che a causa del sorteggio adesso ci saranno 6 brani down-tempo, in una sequenza che non permetterà a nessuno di loro di lasciare davvero il segno.

Lei ha carisma, si muove sinuosa e sensuale, porta calore ad un brano che solitamente lascia distaccati.

Azerbaigian

Si giunge alla quindicesima esibizione della serata, con l’Azerbaigian. Il rappresentante azero è un vero interprete.

Un cantante con la “C” maiuscola. Voce, interpretazione, carisma, presenza scenica, magnetismo, che è merito anche di una messa in scena impeccabile.

Ma gli manca il brano che al netto delle sue qualità di interprete lascia pochissimo. Però lui è davvero un portento.

Belgio

Lo stesso varrebbe anche per l’interprete scelto per il Belgio. Con un brano non all’altezza della voce del cantante.

Al contrario dell’esibizione precedente però qui manca il carisma e la messa in scena è più basic, con una coreografia che richiama alla mente altro, ma senza un vero lavoro di ricerca dietro.

Personalmente sono stupito di vederlo in finale.

Grecia

La Grecia è perfetta su quel palco, con la cantante che interpreta impeccabilmente, però al contrario di quanto avvertito durante la sua semifinale, non sembra concorrere per la vittoria.

Probabilmente a causa dell’ordine di esecuzione perderà voti sia per le giurie che per il televoto. A volte queste circostanze mettono fortemente in evidenza quanto sia importante il running order giusto.

Islanda

Lo slot composto da ben 6 ballate consecutive si chiude con l’Islanda. Un brano elegante, sobrio, semplice, d’atmosfera.

E anche dovesse finire in bottom 5 sarebbe un successo poiché un brano simile in altri anni sarebbe stato fermato in semifinale.

Moldavia

Si torna a scatenarsi grazie alla Moldavia che riporta il gruppo Zdob și Zdub per la terza volta alla manifestazione e che per la terza volta conquista la finale.

L’arena sembra impazzita, merito anche del fatto che venga dopo mezz’ora buona di ballate.

Sicuramente saranno premiati dal televoto, probabilmente bloccati solo dal grande consenso che il pubblico accorderà agli ucraini.

Svezia

La Moldavia ha indubbiamente sconvolto le righe in un’arena scatenata. Ma la Svezia le ricompone in fretta. Sicuramente in corsa per la vittoria.

Un inizio più “Dark” che si apre in qualcosa di più familiare. Il tutto supportato da un gioco di luci e soprattutto dal talento vocale e interpretativo di questa magnifica interprete.

Non è nella mia top10, perché non apprezzo il brano che mi pare pecchi di troppa gigioneria, ma è sicuramente un momento meritevole di essere ricordato e soprattutto premiato.

Australia

È il momento dell’Australia che propone un interprete di grandissima qualità vocale, un tema toccante, che sarà probabilmente premiato dalle giurie, ma con un eccesso di teatralità nell’interpretazione che a me personalmente disturba.

Troppo carica al punto da apparire artificiale e distante da un intento empatico, anche quando togliendo la maschera rivela al mondo di non essere lo stesso, di essere se stesso.

Io lo trovo stucchevole e Rococò, al limite del kitsch. Potete linciarmi se volete.

Prima di procedere con gli ultimi 4 Paesi in gara c’è un breve montaggio dedicato ai momenti migliori della seconda semifinale, ad esclusivo appannaggio di chi guarda l’evento senza commenti su Youtube. Oltre ad un momento imprevisto con il “Volare” intonato dalla Pausini in Green Room.

Regno Unito

Forse per il Regno Unito è la migliore proposta dal 1997. Per alcuni dal 2009 ma credo per puro confronto con i risultati finali, dato che fu l’ultima top 5. Si gioca la vittoria, e questo pare indubbio.

Lui si inerpica tra note sempre più alte, arriva nello spazio. Spettacolo incredibile sia se si guarda la messa in scena, sia se si chiudono gli occhi e si ascolta questo magnifico esempio di ciò che la BBC potrebbe proporre ogni anno, se volesse.

Sicuramente sarebbe una vittoria meritatissima, qualora arrivasse.

Polonia

Per la Polonia spesso si è sentito l’accostamento tra il Brano presentato quest’anno e “Arcade”, come se una buona ballad presentata da una voce maschile sia un’esclusiva del vincitore del 2019.

Per Ochman siamo davanti ad un’eccellente vocalità, tra le migliori di tutta l’edizione, per quanto forse la messa in scena non sia delle più memorabili.

Serbia

La Serbia porta un brano, un tema, uno staging, coraggiosissimo. Non pare difficile vederla in top10, ma anche più in alto grazie al tormentone nato con “Biti Zdrava”.

Ma al di là della facile presa del ritornello, lascia attonita la capacità interpretativa, il suo sguardo fermo e attoriale, la messa in scena da performance artistica. L’essere quasi a ridosso dell’apertura del televoto potrebbe giovarle ancor di più.

Estonia

La gara si chiude con il buon pezzo dell’Estonia. Forse la chiusura perfetta, con un up-tempo che mantiene accesa tutta l’arena anche durante i momenti dedicati all’interval act.

Sicuramente Stefan sa fare il suo con i cambi di tonalità e con una presenza scenica non indifferente.

Inizia il televoto e arrivano gli ospiti

È il momento del primo recap ed anche dei Måneskin che presentano in anteprima “Supermodel”, il loro nuovo singolo, prima di accennare “If i can dream” di Elvis Presley, che saranno chiamati ad interpretare nella colonna sonora del biopic dedicato al re del rock.

Damiano è a mezzo servizio, a seguito di un infortunio durante la registrazione dell’ultimo video.

Dopo un breve momento riempitivo è il momento di passare dagli ultimi vincitori italiani alla prima vincitrice che intona “Non ho l’età” che la portò a trionfare nel 1964, appena sedicenne. Un brano mai dimenticato, come dimostra il pubblico che canta con lei.

Lo show di Mika

È arrivato un altro momento internazionale con l’esibizione di Mika in un medley dei suoi successi, tra “loe today”, “Grace Kelly”, “Yo Yo” e “Happy ending” infiamma l’arena e accende i cuori, tra cui uno gigante alle sue spalle.

Viene chiuso il televoto e ci si collega con lo spazio per un brevissimo collegamento, per me incomprensibile, con Samantha Cristoforetti.

Iniziano le votazioni

È arrivato il mio momento preferito: il voting!

I conduttori sono due, pesa l’assenza di Laura Pausini che per fortuna arriverà poco dopo.

Le giurie si susseguono, una dopo l’altra. Ad aprire è la giuria nazionale del Paese che aveva organizzato l’edizione precedente, a chiudere la giuria del Paese organizzatore e nel frattempo giungono i voti.

I famigerati “Douze points” sembrano avere sempre gli stessi destinatari, infatti per ben 8 volte a testa vengono assegnati al Regno Unito e alla Spagna.

Sorprende vedere la Grecia conquistarli per 6 volte, più sia della Svezia che dell’Ucraina, ferme a 5.

Ma ce ne sono anche per l’Azerbaigian che li conquista 3 volte, per Italia e Serbia che li incassano 2 volte e per i Paesi Bassi che si meritano i 12 punti della giuria italiana, tra l’altro l’unica a non aver assegnato punti alla Spagna.

Il risultato finale per le giurie vede il Regno Unito in testa:

  1. Regno Unito – 283
  2. Svezia – 258
  3. Spagna – 231
  4. Ucraina – 192
  5. Portogallo – 171
  6. Grecia – 158
  7. Italia – 158
  8. Paesi Bassi – 129
  9. Australia – 123
  10. Azerbaigian – 103
  11. Serbia – 87
  12. Svizzera – 78
  13. Belgio – 59
  14. Polonia – 46
  15. Estonia – 43
  16. Armenia – 40
  17. Norvegia – 36
  18. Lituania – 35
  19. Repubblica Ceca – 33
  20. Moldavia – 14
  21. Romania – 12
  22. Finlandia – 12
  23. Islanda – 10
  24. Francia – 9
  25. Germania – 0

Quegli zero punti per la Germania pesano.

Arriva il televoto

È il momento della comunicazione dei dati del televoto che dà questi risultati:

  1. Ucraina – 439
  2. Moldavia – 239
  3. Spagna – 228
  4. Serbia – 225
  5. Regno Unito – 183
  6. Svezia – 180
  7. Norvegia – 146
  8. Italia – 110
  9. Polonia – 105
  10. Estonia – 98
  11. Lituania – 93
  12. Grecia – 57
  13. Romania – 53
  14. Paesi Bassi – 42
  15. Portogallo – 36
  16. Finlandia – 26
  17. Armenia – 21
  18. Islanda – 10
  19. Francia – 8
  20. Germania – 6
  21. Repubblica Ceca – 5
  22. Belgio – 5
  23. Azerbaigian – 3
  24. Australia – 2
  25. Svizzera – 0

E i risultati finali

Con un prevedibile plebiscito per l’Ucraina e un altrettanto risultato freddo per la Svizzera.

Almeno non abbiamo nessun nul point nella classifica finale che vede:

  1. Ucraina – 631
  2. Regno Unito – 466
  3. Spagna – 459
  4. Svezia – 438
  5. Serbia – 312
  6. Italia – 268
  7. Moldavia – 253
  8. Grecia – 215
  9. Portogallo – 207
  10. Norvegia – 182
  11. Paesi Bassi – 171
  12. Polonia – 151
  13. Estonia – 141
  14. Lituania – 128
  15. Australia – 125
  16. Azerbaigian – 106
  17. Svizzera – 78
  18. Romania – 65
  19. Belgio – 64
  20. Armenia – 61
  21. Finlandia – 38
  22. Repubblica Ceca – 38
  23. Islanda – 20
  24. Francia – 17
  25. Germania – 6

L’Italia mantiene la top10 sia per le giurie che per il televoto e sommando i dati li migliora chiudendo con un ottimo sesto posto.

L’assenza di Laura Pausini all’inizio del voting è stata dovuta ad un calo di pressione, subito notata da Mika che, mi dicono dall’arena, è andato di corsa, dopo il suo momento di spettacolo, ad accertarsi delle condizioni della collega, che è riuscita a tornare in forma in brevissimo tempo.

Uno spettacolo eccellente di cui si parlerà a lungo.

Grazie a tutti e tutte!