Non capita tutti gli anni che il vincitore dell'Eurovision
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Non capita tutti gli anni che il vincitore dell’Eurovision Song Contest approdi in Italia con il tour ufficiale

Non capita tutti gli anni che il vincitore dell’Eurovision Song Contest approdi in Italia con il tour ufficiale.

Anche perché nel corso degli anni l’evento non è stato particolarmente sentito dal pubblico che quasi mai ha permesso agli artisti eurovisivi, che altrove vengono visti come star internazionali, di fare capolino anche nelle classifiche di vendita.

Quest’anno qualcosa è cambiata e ci siamo ritrovati la compilation ufficiale nella nostra top50 FIMI.

Abbiamo visto i brani che sono stati presentanti sul palco di Torino primeggiare nelle classifiche di streaming, ma anche in quelle di vendita ufficiali.

Tutt’ora troviamo la rivelazione dell’anno, quella Rosa Linn che, da perfetta “Dark Horse”, sta conquistando tutto il mondo con la sua Snap.

Non è frequente, dicevamo, che un vincitore ESC venga col tour in Italia poco dopo la vittoria e, facendo un salto indietro nel tempo, ne abbiamo la conferma.

Alcune eccezioni del passato

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È successo nel 2014 con Conchita Wurst che però fu invitata dagli organizzatori del Village della vicina Padova in occasione del Pride di quell’anno.

È capitato nuovamente nel 2015 con Måns Zemerlöw che arrivò al Fabrique di Milano il 7 ottobre, dopo una rapida ospitata al Coca Cola Summer.

Di nuovo nel 2019 con Duncan Laurence che il 14 novembre fece tappa al Santeria Toscana di Milano.

Loreen saltò a piè pari il nostro Paese nel suo tour europeo, come fece anche Netta.

Per Salvador Sobral la situazione è un po’ più complessa dato che non potè sostenere il peso di un tour nell’anno della sua vittoria ma nel 2020 fece doppia tappa nel Bel Paese.

Sarà che la vittoria in Italia fa sì che si senta forte un legame con il nostro Paese, ma fatto sta che la Kalush Orchestra ha deciso di inserire tra le tappe del suo tour mondiale anche una data italiana.

Se vogliamo fare collegamenti simbolici ne troviamo anche alcuni importanti.

Tra i tanti ad esempio possiamo dare un peso al fatto che nella stessa giornata del concerto, nella stessa città che lo ha ospitato, è attraccata la prima nave, carica di olio di semi, salpata da un porto ucraino da prima dello scoppio del conflitto.

Un simbolismo non di poco conto

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Un simbolismo non di poco conto che rappresenta un raggio di sole e una speranza in più.

Ma è proprio su questo che si è basata la decisione da parte di Monopoli, comune pugliese in cui è andato in scena il concerto, di chiamare in causa la Kalush Orchestra.

Il sindaco Angelo Annese voleva dare un ulteriore segno di vicinanza al popolo ucraino a sei mesi dall’inizio del conflitto.

Per una sensibilizzazione continua avevano cominciato a vagliare alcune possibili alternative.

Ed ecco che sono venuti in aiuto due nomi che con l’Eurovision Song Contest sono legati a doppia mandata.

Oleksii Zhembrovskyi e Maksim Pasyuk, coreografi e registi di scena per il Vidbir e per l’esibizione torinese dei vincitori dell’edizione torinese.

Si sono stabiliti a Monopoli da qualche mese e resteranno ancora a lungo stanziati in Italia, dove lavorano per nuove esperienze che si sono dimostrate vincenti.

La conferenza stampa

Durante la conferenza stampa di presentazione del concerto, che rientrava nelle celebrazioni della festa patronale, molto rilievo è stato alla natura di sensibilizzazione che il tour ha.

Più volte è stato ribadito che tutti i guadagni saranno devoluti ad associazioni ucraine che si occupano dei bambini perché è su loro che ripongono tutte le speranze del futuro.

L’intera conferenza stampa è stata improntata su questo aspetto della loro campagna di mobilitazione internazionale verso il conflitto di cui si parla meno ma che non ha smesso di far paura.

Prima del concerto abbiamo avuto modo di porre qualche domanda al gruppo, sperando che potessero sbottonarsi un po’ di più.

Ma alcune risposte ambigue hanno fatto sorgere dubbi che non avevamo nemmeno in mente.

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La nostra breve intervista

Abbiamo chiesto loro se avessero davvero aspettative di vittoria all’Eurovision Song Contest, per quanto fossero arrivati come vincitori annunciati.

La risposta non ci ha sorpresi.

Speravano con tutte le loro forze di riuscire a conquistare la vittoria perché avevano lavorato molto per presentare al meglio il loro brano.

Ma soprattutto perché ogni vittoria, in qualunque ambito, contribuisce a dare una speranza al popolo ucraino, rappresenta una luce nel buio e aiuta a tenere alto l’umore.

Quando abbiamo chiesto come fosse stata l’esperienza torinese e lavorare su quel palco, avevamo in mente una domanda sugli aspetti tecnici.

Ma probabilmente il limite linguistico ha avuto un peso maggiore di quello che pensavamo, infatti la risposta non ha tenuto conto del palco.

Ci hanno risposto che l’esperienza torinese è stata particolarmente difficile per via delle notizie continue che non permettevano di vivere in tranquillità quell’importante vetrina internazionale.

Affrontare con la mente pesante il tutto ha reso difficile la resa sul palco.

Ma è proprio grazie a quella preoccupazione che Stefania, la madre cantata nel loro brano, è diventata la madre di tutti gli ucraini.

È diventata simbolicamente l’Ucraina stessa, madre di tutti loro.

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Personalmente mi sono sempre domandato se la presenza in un ensemble di un componente che suona in un altro gruppo, di uguale successo, possa in realtà contaminare la produzione di uno o dell’altro.

La risposta è stata secca; un chiaro NO che ha cancellato ogni dubbio. Eppure Ihor Didenčuk è tra i fondatori sia della Kalush Ochestra che dei Go_A.

Il prossimo Eurovision in UK

Un altro evento di cui volevamo conoscere il loro parere è quello dell’organizzazione della prossima edizione dell’Eurovision in un Paese diverso rispetto a quello del vincitore.

Non è la prima volta che capita, ma l’ultima volta fu nel 1980 per cui desta una particolare attenzione la reazione dei vincitori che volevano portare a casa la manifestazione.

Tutta l’attenzione mediatica che dal concorso musicale poteva essere spostata anche su altro.

La risposta, anche in questo caso non sorprende.

Dicono infatti che la notizia li ha rattristiti ma che dato che l’evento non arriva in Ucraina faranno di tutto per portare l’Ucraina nell’evento, la cultura, l’atmosfera.

Ma non sono mancati i ringraziamenti verso il Regno Unito per l’onere di questa organizzazione.

Quando un amico di OGAE pone il punto su un altro argomento arriva una risposta che risveglia la curiosità: “Avete artisti italiani con cui vi piacerebbe collaborare?”.

La risposta non dice nulla, ma… “Non vogliamo dare anticipazioni che possano spoilerare il nostro lavoro e cancellare le sorprese, ma lo scoprirete presto.”

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E la mente di ognuno dei presenti, quelli interessati alla musica, ha cominciato a macinare ogni featuring possibile.

Il concerto

Il concerto, come detto precedentemente, rientrava nei festeggiamenti del Santo Patrono, quindi gratuito e in piazza.

In Est Europa è la modalità più frequente per i concerti che infatti sono quasi quotidiani da una piazza all’altra.

In Italia è un’abitudine legata soprattutto al periodo estivo e nelle piazze più importanti spesso i cittadini si aspettano grandi nomi della musica italiana.

Proprio per questo prima del concerto ho provato anche a testare gli umori dei cittadini che si sono detti un po’ delusi, ma ottimisti sulla resa.

Le voci di dissenso che erano state a decine sui canali social del comune facevano pensare al peggio, ma come spesso accade si sono limitate alla tastiera.

La piazza era gremita

La piazza era gremita! La comunità ucraina pugliese era in attesa davanti al palco già dalle prime ore del pomeriggio, ma non c’erano solo loro.

Il concerto è stato aperto da un gruppo di supporto, a sua volta legato in un certo senso all’Eurovision Song Contest: i Terraròss.

I Terraròss furono selezionati da Madonna, ospite d’onore internazionale per l’edizione 2019, per allietare i suoi ospiti per i festeggiamenti del suo compleanno in due occasioni.

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A loro è stato dato il compito di riscaldare il pubblico, di prepararlo ad un concerto di cui avrebbero capito poco e di cui conoscevano forse una sola canzone.

E per farlo hanno intonato, tra le altre, “Nel blu dipinto di blu”, in chiave pizzicata.

Sul palco la Kalush Orchestra arriva con gli stessi abiti che avevano anche a Torino, con 7 membri, quindi con la composizione orchestrale al completo.

Dopo pochissimo il pubblico che ancora passeggiava è stato conquistato.

La scaletta ha coperto i loro 3 anni di storia musicale, con circa un’ora e mezza di barre rappate alternate al suono tradizionale dal Sopilka e del Telenka.

Due flauti armonici tipici della musica tradizionale ucraina, che danno al loro repertorio la caratteristica che ha conquistato l’Europa.

Una gradita sorpresa

Al pubblico italiano hanno regalato una sorpresa: una versione speciale, accompagnati da bambini di un coro italiano e di un coro ucraino, di Stefania, di cui hanno comunque intonato il bis per chiudere il concerto.

A metà della loro esibizione hanno ricordato che ogni live del loro tour ha un’importanza maggiore in quanto grazie a quello raccolgono i fondi per l’associazione che si occupa della salvaguardia dei bambini ucraini.

Non mi aspettavo tanto calore da parte del pubblico, ma va detto che hanno dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, di aver meritato la vittoria eurovisiva.

Non è da tutti saper intrattenere, tenere alta l’attenzione di un pubblico restio che, partecipando ad un evento gratuito, non ci penserebbe 2 volte prima di andar via se non gradisce, soprattutto in una lingua poco comprensibile.

Invece loro sono riusciti a veder aumentare il pubblico che a fine serata sembrava raddoppiato e che toccava almeno un paio di decine di migliaia di persone (cosa molto comune in questo tipo di eventi).

A sorprendere è stata soprattutto la loro disponibilità.

Non mi sorprenderei troppo nel vederli ancora dalle nostre parti.